San Giorgio (incrociatore)

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San Giorgio
RN San Giorgio.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo incrociatore corazzato
Classe San Giorgio
Cantiere Regio Cantiere navale di Castellammare di Stabia
Impostata 4 luglio 1905
Varata 27 luglio 1908
Completata 1 luglio 1910
Destino finale Autoaffondatosi il 21 gennaio 1941
Caratteristiche generali
Dislocamento normale 10167t
a pieno carico 11.300
Lunghezza 140,9 m
Larghezza 21 m
Pescaggio 8 m
Propulsione
  • 14 caldaie Blechynden
  • 2 motrici alternative
  • 2 eliche
    potenza: 18.200 hp
Velocità 23,2 nodi  (43 km/h)
Autonomia 3.100 n.mi. a 12 nodi (8.060 km a 33,3 km/h)
Equipaggio 32 ufficiali, 666-673 marinai
Armamento
Armamento [1]Alla costruzione:

Dal 1917:

  • 4 cannoni da 254/45 mm
  • 8 cannoni da 190/45 mm
  • 10 cannoni Armstrong da 76/40 mm
  • 6 cannoni 76/40 Mod. 1916 R.M.
  • 2 mitragliere da 6,5 mm
  • 3 tubi lanciasiluri da 450mm

Dal 1937:

Dal 1940:

Corazzatura Orizzontale 45 mm
Verticale 200 mm
Artiglierie 180 mm
Torrione 254 mm
Torrette cannoni da 254mm: 200mm
Torrette cannoni da 76/40mm: 160mm
Note
Motto "Tutor et ultor" poi
"Protector et vindicator"

[senza fonte]

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Il San Giorgio fu un incrociatore corazzato della Regia Marina che partecipò prima alla guerra italo turca e successivamente, alla prima e alla seconda guerra mondiale e nel ruolo di nave ammiraglia, alla guerra civile spagnola.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nave venne impostata sugli scali del cantiere navale di Castellammare di Stabia il 4 luglio 1905 e varata nel 1908 venne consegnata il 1º luglio 1910 e ricevette la bandiera di combattimento a Genova il 4 marzo 1911 dalla Duchessa di Genova. Il motto della nave, "Tutor et ultor", venne poi cambiato in "Protector et vindicator" nel corso del primo conflitto mondiale.

All'epoca del varo era armato con 4 cannoni da 254/45 mm in due torri binate, 8 cannoni da 190/45 mm in quattro torri binate, 18 cannoni singoli da 76/40 mm, 2 cannoni singoli da 47/50 mm, due mitragliere e da 3 tubi lanciasiluri da 450 mm, mentre l'apparato motore era costituito da 2 motrici alternative verticali a triplice espansione alimentate da 14 caldaie tipo Blechynden a combustione mista con una potenza di 18.000CV su due assi, che consentivano all'unità una velocità che alle prove risultò di 23 nodi, raggiunta con un dislocamento di 9760 tonnellate e 146 giri alle due eliche.

Lo scafo in acciaio cementato ad elevata resistenza era a quattro ponti: il ponte di coperta, il ponte di batteria, il ponte di corridoio e il ponte paraschegge. La protezione era assicurata da una cintura corazzata da 203mm oltre che dal ponte paraschegge e rivestimenti protettivi sui ponti superiori.

Poco dopo la consegna alla Regia Marina, mentre si apprestava a rientrare in porto a Napoli, il 12 agosto 1910 andò ad incagliarsi presso Gaiola, subendo ingenti danni e imbarcando 4300 tonnellate d'acqua. La nave rimase in secca oltre un mese e per essere trainato il San Giorgio dovette essere alleggerito oltre che dall'acqua imbarcata, dalla torre e dai fumaioli prodieri e da numerose piastre della corazzatura. Analogo incidente si verificò nel 1913, quando andò ad incagliarsi su un fondale sabbioso presso Messina, riportando questa volta danni minimi.

Nel corso della guerra italo-turca operò davanti alle coste libiche.

Nel corso del primo conflitto mondiale, operò principalmente in Adriatico meridionale, impegnato tra Brindisi, Otranto, Valona e nella difesa di Venezia. Durante il conflitto l'azione maggiormente significativa fu un'incursione su Durazzo cui partecipò, insieme al gemello San Marco e al Pisa, partendo da Brindisi, presentandosi davanti al porto ed annientando una flottiglia di navi alla fonda.

Nel periodo successivo al conflitto svolse numerosi viaggi all'estero tra cui un viaggio in America Latina, nell'estate del 1924, in cui ospitò a bordo il principe ereditario Umberto di Savoia.

Nel 1925-26 venne dislocato nel Mar Rosso, quindi essendo ormai obsoleto per missioni operative, tra il 1930 e il 1935 venne dislocato a Pola per l'attività addestrativa degli allievi delle scuole CREM.

Dal 1936 prese parte alla guerra civile spagnola per essere poi radicalmente rimodernato, tra il 1937 e il 1938, nei cantieri navali di La Spezia per essere utilizzato come nave scuola per le crociere estive degli allievi dell'Accademia Navale di Livorno.

Lo stesso ruolo di nave scuola sarebbe stato ricoperto dal 1965 al 1980 da un'altra unità con il nome San Giorgio.

Ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Le modifiche riguardarono gli spazi interni destinati ad ospitare gli allievi, le sovrastrutture e l'apparato motore.

Le modifiche alla propulsione videro la rimozione di sei caldaie, con le otto caldaie rimaste modernizzate ed adattate alla combustione a nafta e vennero eliminati anche i due fumaioli estremi.

L'armamento fu completamente rinnovato ad eccezione dei cannoni da 254 e da 190, mentre furono eliminati i cannoni da 76, i lanciasiluri e tutte le armi minori.

L'armamento leggero venne modificato in otto cannoni antiaerei da 100/47 OTO Mod. 1928 in quattro torri binate, sei cannoni da 37/54 mm, dodici mitragliere da 20/65mm e quattro mitragliatrici Breda Mod. 31 da 13,2mm ed al termine dei lavori nel 1938 e nel 1939 effettuò crociere estive nel Mediterraneo.

Successivamente, alla vigilia del conflitto furono installati un'altra torre binata da 100/47mm e altre dieci mitragliatrici da 13,2mm.

L'affondamento[modifica | modifica sorgente]

Dal 10 giugno 1940, giorno di entrata in guerra dell'Italia nella seconda guerra mondiale, venne assegnato, con compiti di difesa aeronavale, al Comando Navale della Libia alla Base di Tobruk, dove già si trovava sin dal 13 maggio 1940, proveniente da Taranto.

Potrebbe essere stato proprio un cannone antiaereo del San Giorgio ad abbattere accidentalmente il 28 giugno 1940 l'aereo su cui viaggiava Italo Balbo, un S.M.79, mentre era di ritorno da un volo di ricognizione su Tobruk.

Fatto oggetto di 10 pesanti attacchi con bombe e siluri, ai quali reagì violentemente con tutte le artiglierie di bordo, abbattendo o danneggiando ben 47 velivoli nemici, venne colpito solo il 21 gennaio 1941 da tre proiettili che misero fuori uso uno dei cannoni antiaerei da 100mm. il comandante del San Giorgio, Stefano Pugliese, chiese l'autorizzazione a lasciare gli ormeggi ed affrontare le navi nemiche in mare. L'autorizzazione non fu concessa perché il comando italiano riteneva il San Giorgio perno della difesa della città ed intendeva farlo rimanere sino all'ultimo a contrastare l'8ª Armata Britannica, effettuando tiri di sbarramento contro le truppe nemiche in movimento intorno a Tobruk. All'occupazione della base da parte del nemico, per non cadere in mano nemica Pugliese predispose l'autodistruzione della nave rimanendo a bordo fino all'esplosione finale. Pugliese fu ferito e catturato dagli inglesi e due marinai persero la vita; la bandiera di guerra venne raccolta e riportata in Italia da alcuni membri dell'equipaggio, sei ufficiali e tre marinai, a bordo del peschereccio requisito Risveglio II mentre il resto dell'equipaggio venne fatto prigioniero[2]. Il San Giorgio e Stefano Pugliese vennero decorati di Medaglia d'oro al Valor Militare.[3]

Nel 1942, quando venne ripresa Tobruk, 3 cannoni da 100/47mm, di cui si era dotato dopo essere stato rimodernato, vennero recuperati, inviati in Italia e rimessi in grado di operare.

Nel 1951, Italia e Libia si accordarono per recuperare il relitto ancora in grado di galleggiare e il recupero venne tentato nel 1952; la nave che poggiava su un metro di fondale venne fatta rigalleggiare e messa al traino del rimorchiatore Ursus ma durante il rimorchio verso l'Italia, in mare aperto, i cavi di rimorchio si spezzarono ed il relitto del San Giorgio colò a picco a circa 100 miglia da Tobruk. Durante le operazioni verranno trovati trentanove siluri impigliati nelle reti poste a protezione[2].

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b schede tecniche delle navi italiane - San Giorgio. URL consultato il 18 settembre 2013. tratto dalla rivista Yatch Digest, articolo di Renato Sicurezza, pagg. 44-47
  3. ^ Motivazione della decorazione del San Giorgio sul sito Web della Marina Militare Italiana

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Gardiner (a cura di). Conway's All the World Fighting's Ships 1906-1921. Londra, Conway Maritime Press Ltd, 1985
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