Felice (martire)

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San Felice
Facciata del santuario di San Felice in Parabiago, nella nicchia la statua del santo, opera di Dante Parini (1946 ca.)
Facciata del santuario di San Felice in Parabiago, nella nicchia la statua del santo, opera di Dante Parini (1946 ca.)

Martire

Nascita Mauritania, III secolo
Morte Laus Pompeia (Lodi Vecchio), 303
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 12 luglio

Felice (Mauretania, III secoloLaus Pompeia, 12 luglio 303) fu un soldato di origine nordafricana, che giunse a Milano come mercenario e ivi conobbe la fede cristiana. Morì martire nell'odierna Lodi Vecchio ed è venerato dalla Chiesa cattolica come santo.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Felice è ricordato insieme a Nàbore anch'egli probabilmente arrivato dalla Mauretania, in forza nell'esercito romano sotto l'imperatore Massimiano, in servizio nella zona di Milano. Questi, insieme ai compagni d'arme mauritani Vittore e Nabore, si convertirono alla fede cristiana.

Con la persecuzione contro i cristiani, nel 303 venne ordinata un'epurazione dell'esercito e i tre soldati, secondo un racconto di Ambrogio da Milano, disertarono. Vennero quindi processati e condannati a morte per decapitazione presso Lodi il 12 luglio, giorno in cui ancora oggi se ne ricorda il martirio. La sentenza fu eseguita sulla sponda del Sillaro a Laus Pompeia, odierna Lodi Vecchio, dove già esisteva una numerosa collettività cristiana, allo scopo di terrorizzare la popolazione.

Questa vicenda si intreccia con quella di santa Savina, che si prese cura di Nabore e Felice, confortandoli in carcere prima della loro morte e poi nascondendone i corpi che successivamente portò a Milano.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il reliquiario contenente il "corpo santo" di Felice, martire romano estratto dalle catacombe di Priscilla, situato nella chiesa di San Michele Arcangelo di Busto Arsizio

Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 12 luglio.

Il corpo fu portato nella basilica milanese detta «naboriana». Il culto pian piano decadde, e con esso la chiesa, fino a che nel XIII secolo i frati francescani non ravvivarono tutt'e due. Nel 1799 fu traslato nella basilica di Sant'Ambrogio, ma alcune reliquie dei due martiri (Nabore e Felice) sparirono e furono ritrovate nel 1959, presso un antiquario a Namur, in Belgio[1].

Felice martire romano[modifica | modifica sorgente]

Le reliquie di un san Felice ("corpo santo" estratto dalla catacombe di Priscilla) furono donate da papa Innocenzo X al padre gesuita Giovanni Battista Crespi di Busto Arsizio (5 aprile 1650)[2] e si trovano nella chiesa di San Michele Arcangelo di Busto Arsizio, della quale san Felice diventò copatrono. Sono conservate in un'urna nella cappella dedicata al santo. Il Santo Martire non è il compagno di Nabore, ma un omonimo martire romano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Santi e beati
  2. ^ Chiesa di San Michele, origine e storia. pag. 134.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]