Corrado di Baviera

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San Corrado di Baviera
Saint-Conrad Cathédrale de Molfetta.jpg

Monaco ed eremita

Nascita Ravensburg 1105
Morte Modugno 1155
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Chiesa di San Corrado, a Molfetta
Ricorrenza 9 febbraio
Attributi bordone, cilicio, corona e scettro, modellino della chiesa di San Corrado di Molfetta
Patrono di Molfetta

Corrado di Baviera (Ravensburg, 1105Modugno, 15 marzo 1155) è stato un monaco cistercense ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terzogenito del principe di Baviera e Sassonia, Enrico IX di Baviera, detto il Nero, e da Wulfilda Billinger. La sua famiglia era di origine italiana in quanto il nonno di Corrado era Guelfo IV d'Este che acquisì il Ducato di Baviera. Suo figlio Enrico il Nero, sposando Wulfilda unì al suo ducato il regno di Sassonia diventando uno dei principi più importanti di Germania. Non potendo ereditare il regno del padre, a causa del maggiorascato, venne avviato alla vita ecclesiastica e studiò all'Università di Colonia.

Nel 1127, dopo la morte di entrambi i genitori, decise di lasciare la Germania per entrare del convento dei monaci cistercensi di Chiaravalle, dove operava il celebre abate San Bernardo. Qui Corrado imparò le virtù della penitenza e della meditazione.

All'avvio della Prima Crociata chiese e ottenne di poter intraprendere il lungo e faticoso viaggio che lo condusse in Palestina, dove rimase per qualche anno anche presso l'eremita San Guglielmo.

Al suo ritorno dalla Terrasanta decise di sbarcare in Puglia. Non sappiamo se il suo rientro nel continente europeo fu deciso per motivi di salute, o per recarsi in pellegrinaggio presso la Basilica di San Nicola di Bari o sul Monte Sant'Angelo. Sostò all'ospizio dei Crociati di Molfetta, fatto costruire da Boemondo di Taranto, da dove ebbe notizia della caduta in disgrazia della sua famiglia: il nuovo principe di Baviera e Sassonia, suo fratello Enrico IV detto il Superbo, decise di abbandonare la politica di fedeltà allo Stato della chiesa che era sempre stata della sua famiglia, e si schierò dalla parte dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Lotario III accompagnandolo nel 1137 nella sua discesa in Italia. Gli esiti negativi di quella campagna causarono la perdita dei beni e l'esilio per Enrico IV.

Forse anche per questi eventi, Corrado decise di non far ritorno a Chiaravalle, ma di ritirarsi, nel 1139, in preghiera nella piccola e semisconosciuta abazia benedettina di Modugno, in una grotta carsica. In quel luogo di meditazione e penitenza morì nel 1155, all'età di 50 anni.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di San Corrado a Molfetta.

Il corpo del santo venne, in un primo tempo, custodito nella stessa abbazia che divenne meta del pellegrinaggio di fedeli del santo, molti dei quali erano originari di Molfetta, paese che ospitò il santo al suo arrivo in Puglia. Quando nel 1313 l'abbazia venne soppressa da Roberto d'Angiò e lasciata incostudita, i molfettesi decisero di trasportare nella propria città il corpo del santo. La data di quella traslazione, il 9 febbraio, viene celebrata ogni anno dai molfettesi. In un primo tempo, il corpo venne sistemato in una cripta del duomo di Molfetta, che venne dedicato a San Corrado. Successivamente, a causa dell'umidità presente nella cripta, le reliquie vennero poste in una cappella costruita per lo scopo all'interno del duomo. Infine, il 10 luglio 1785, le ossa del santo vennero sistemate nella nuova cattedrale: il corpo venne sistemato sotto l'altare a lui dedicato e il teschio incastonato all'interno di un busto d'argento. In questa data avviene la festa patronale.

Ancora oggi, alcuni molfettesi si recano in pellegrinaggio a Modugno nel luogo dove il santo visse i suoi ultimi anni. A Modugno è custodita, nella chiesa Maria Santissima Annunziata, una reliquia del Santo.

La ricorrenza liturgica cade il 17 marzo. Dal Martirologio Romano: A Modugno vicino a Bari in Puglia, beato Corrado, che condusse vita eremitica in Palestina, abitando fino alla morte in una misera grotta.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]