San Benigno (quartiere di Genova)
Coordinate: 44°24′31″N 8°54′12″E / 44.40861°N 8.90333°E
| San Benigno | |
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| Le Torri del complesso San Benigno viste dalla strada sopraelevata poco prima del casello autostradale di Genova Ovest | |
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| Provincia | |
| Città | |
| Circoscrizione | Municipio II - Centro Ovest |
| Quartiere | Sampierdarena, San Teodoro |
| Mappa dei quartieri di Genova | |
Coordinate: 44°24′31″N 8°54′12″E / 44.40861°N 8.90333°E
San Benigno è un moderno quartiere direzionale e di servizi nel comune di Genova, compreso nelle ex circoscrizioni di Sampierdarena e San Teodoro, che insieme formano il Municipio II - Centro Ovest.
Indice |
[modifica] Descrizione del quartiere
La zona di San Benigno, oggi sede di centri direzionali, infrastrutture e servizi, in gran parte legati alle attività portuali, si è sviluppata a partire dal dopoguerra sull'area ricavata negli anni trenta dallo sbancamento dell'omonimo colle, parte terminale del crinale che fino ad allora rappresentava il confine tra Genova e Sampierdarena.
La maggior parte degli edifici del moderno quartiere direzionale sono stati costruiti tra gli anni ottanta e novanta. Tra questi il World Trade Center e il Matitone (terminato di costruire nel 1992).
Vi hanno sede la CULMV, la storica "Compagnia Unica dei lavoratori portuali", gli scaricatori del porto un tempo chiamati camalli e la caserma che ospita il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova.[1]
[modifica] Storia
Storicamente il colle di San Benigno era la parte terminale del crinale che separava Genova dal limitrofo comune di Sampierdarena, chiudendo a ponente l'anfiteatro naturale alle spalle della città e del porto antico. Il colle prendeva il nome dalla storica Abbazia di San Benigno, costruita nel XII secolo, nome attribuito anche al moderno quartiere direzionale.
Il crinale collinare terminava a picco sul mare con il promontorio di Capo di Faro, dove sempre nel XII secolo era stata costruita la primitiva Lanterna. Oggi la roccia su cui poggia la Lanterna rappresenta l’ultimo resto del colle di S. Benigno.[2] La strada che collegava Sampierdarena a Genova, fino all'apertura di una prima galleria nel XIX secolo doppiava il capo sul quale si erge tuttora il faro.
Tra il 1626 e il 1632, lungo il crinale furono costruite a difesa della città le "Mura Nuove", che inglobarono all'interno della cinta difensiva l'antica abbazia. Con la costruzione delle mura, tra il 1633 ed il 1643 fu aperta nei pressi del faro la Porta della Lanterna, lungo la strada che da Sampierdarena immetteva in città.
Intorno al 1850 sul sito dell'antica abbazia, abbandonata dai monaci per le leggi di soppressione del 1798, fu costruito il grande complesso delle caserme, scomparse nel secolo successivo con lo sbancamento dell'intero colle.
Negli anni venti del Novecento, l'ampliamento del comune di Genova con l'annessione dei comuni limitrofi e la contemporanea decisione di ingrandire il porto a ponente della Lanterna resero necessario migliorare la viabilità, creando nuove strade di raccordo tra il porto, la città e la costruenda "Camionale", nonché spazi a terra a servizio delle attività portuali.
Fu così deciso di spianare il colle di S. Benigno con tutte le dismesse infrastrutture militari. Negli spazi creati sorsero capannoni e magazzini a servizio del porto e fu aperta la nuova "via di Francia", che consentiva un comodo collegamento a ponente evitando la strozzatura della Lanterna. I materiali ricavati dalla demolizione furono utilizzati per i riempimenti necessari alla costruzione dei nuovi moli davanti a Sampierdarena.[3]
[modifica] La tragedia di S. Benigno
Il 10 ottobre del 1944, durante la seconda guerra mondiale quanto restava del colle di S. Benigno fu squassato da una tremenda esplosione che distrusse un complesso di gallerie ferroviarie, utilizzate in parte dall'esercito tedesco come deposito di munizioni, ma anche dalla popolazione come rifugio antiaereo. Le cause dell'esplosione, che provocò la morte di centinaia di civili, tra rifugiati nelle gallerie e abitanti dei soprastanti palazzi distrutti, oltre a 200 soldati tedeschi (le vittime sono stimate almeno 1000 ma alcune fonti indicano anche 2000), non furono mai ufficialmente accertate. Una prima inchiesta ipotizzò che la deflagrazione fosse stata innescata da un fulmine, mentre in seguito ci fu chi attribuì la responsabilità ad un'azione di sabotaggio da parte di gruppi partigiani, che non ne avrebbero ben calcolato i devastanti effetti sulla popolazione civile.[4] Nel 2004, in occasione del sessantesimo anniversario del tragico evento, il senatore Franco Servello di Alleanza Nazionale, con riferimento ad un libro sull'argomento pubblicato in quello stesso anno[5] ha presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia.[6]
[modifica] Edifici storici scomparsi
Le vicende storiche e urbanistiche che negli ultimi due secoli hanno modificato completamente l'aspetto del quartiere hanno portato alla totale scomparsa di alcuni storici edifici. Tra questi l'antica abbazia che aveva dato il nome alla zona e le strutture militari sorte nel Seicento a difesa della città.
[modifica] Abbazia di San Benigno
La chiesa di S. Benigno, con l'annesso convento dei benedettini era stata costruita nel XII secolo. Il complesso, comprendente anche un ospitale per viandanti, fu attivo per quasi sette secoli. Dapprima inglobato nelle "Mura Nuove" seicentesche, fu definitivamente abbandonato dai monaci nel 1798 per le leggi di soppressione napoleoniche ed utilizzato come caserma e magazzino dall'esercito sabaudo. Intorno al 1850 quanto restava del complesso fu demolito per costruire le due grandi caserme. [7][8]
[modifica] Le strutture militari
| Per approfondire, vedi le voci Mura di Genova e Difesa costiera di Genova. |
Il tratto delle Mura Nuove che correva lungo il crinale del colle prendeva il nome di Mura di San Benigno e terminava alla Lanterna, dove una monumentale porta consentiva l'accesso in città. L'originaria porta della Lanterna fu demolita nel 1877, nonostante numerosi pareri contrari, e sostituita da un'altra architettonicamente più modesta ma più adatta per il crescente traffico.Questa porta è oggi riposizionata ai piedi della Lanterna, in un luogo diverso da quello originario.[8]
L'antica abbazia, ormai in rovina dopo il forzato abbandono dei monaci nel 1798, ribattezzata "Forte S. Benigno", fu utilizzata come deposito di munizioni e caserma, mentre sul piazzale antistante fu sistemata una batteria composta da due cannoni e otto mortai, collocati a protezione del porto ma anche per contenere eventuali rivolte della popolazione, come esplicitamente dichiarato da rapporti militari intorno al 1840. Cosa che puntualmente accadde il 5 aprile 1849, quando, durante l'insurrezione di Genova contro il governo sabaudo, il generale Alfonso La Marmora da questa postazione fece bombardare la città; repressa l'insurrezione, fu lo stesso La Marmora a suggerire il potenziamento del sito, per prevenire nuove sommosse.[8]
Tra il 1852 e il 1860, demolito completamente l'antico monastero, furono costruite due grandi caserme, che potevano ospitare 1276 soldati ciascuna. Le caserme furono sede di comandi militari fino al 22 giugno 1930, quando con una fastosa cerimonia furono dismesse in previsione della loro demolizione, conseguente al progettato spianamento del colle. I lavori di sbancamento non erano ancora completati durante la seconda guerra mondiale, quando parte dei ruderi furono utilizzati come batteria contraerea, ed ancora nel dopoguerra come ricovero per senza tetto, e furono eliminati definitivamente negli anni settanta, prima della costruzione dei nuovi centri direzionali.[8]
[modifica] Batterie costiere
- Batterie della Lanterna. A protezione della Lanterna e del porto, fin dall'epoca della costruzione delle mura, nel XVII secolo, ai piedi del faro fu realizzata una prima postazione di pezzi d'artiglieria, rafforzata un secolo dopo con un'altra batteria posta quasi al livello del mare all'estremità del promontorio, denominata "Batteria a fior d'acqua della Lanterna". Durante l'assedio di Genova del 1800 il fuoco di queste batterie costrinse una squadra navale inglese a riprendere il largo. Nella prima metà dell'Ottocento attorno alla Lanterna furono realizzate altre tre batterie. Oggi restano solo le murature perimetrali di una di esse, sul terrazzo a lato del faro.[8]
- Batteria San Benigno. Nel 1878, nel piazzale antistante le due caserme fu sistemata un'altra grossa batteria a difesa del porto, affacciata su due fronti: quello di levante, armato con sei cannoni da 32 GRC (Ret) e quello di ponente con quattro cannonni da 24 GRC (Ret).[8]
[modifica] Trasporti e vie di comunicazioni
Il quartiere è servito dalla piccola stazione ferroviaria impresenziata di Genova Via di Francia in cui, nelle ore di punta dei giorni feriali, fermano alcuni dei treni regionali del nodo genovese. Oltre a questo sono presenti in zona alcuni capolinea delle linee di autobus urbani dell'AMT.
Nell'antistante zona portuale si trova il terminal traghetti progettato dall'architetto Aldo Luigi Rizzo[9] [10] e costruito tra il 1993 e il 1999.
[modifica] Il nodo viario di San Benigno
Nella zona di San Benigno confluiscono alcune delle principali vie di comunicazione del nodo viario genovese, quali l'autostrada A7 con il casello di Genova Ovest, la strada sopraelevata, oltre ad alcune delle principali strade urbane che collegano i quartieri di Sampierdarena e SanTeodoro: via A. Cantore, lungomare G. Canepa, via di Francia e via Milano.
La zona di San Benigno è interessata dagli interventi previsti nel nodo stradale e autostradale genovese, per i quali la Conferenza dei servizi ha già dato la propria approvazione, riguardanti il nuovo collegamento tra la barriera autostradale di Genova-Ovest e il porto e la sua connessione con la viabilità ordinaria. Lo scopo di questi interventi è la separazione della viabilità ordinaria dai flussi di traffico diretti o provenienti dal porto.[11]
Sempre nel quadro della razionalizzazione del traffico in questo snodo cruciale della viabilità cittadina è prevista realizzazione del "Tunnel subportuale", che passando sotto il bacino del porto vecchio, dovrebbe collegare direttamente i quartieri di ponente con quelli di levante, evitando l'attraversamento del centro città; questa opera è inserita dal 2001 nel "Programma delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale" [12][13], anche se non sono ancora stati definiti finanziamenti e tempi di realizzazione.[14]
[modifica] Note
- ^ Sito del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova.
- ^ Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
- ^ Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria e Toscana a nord dell'Arno, Milano 1924
- ^ http://www.radiosavonasoundnews.info/radio_savona_sound_news_read_article.aspx?id_Article=2141
- ^ Raffaele Francesca, "San Benigno: silenzi, misteri, verità su una strage dimenticata: Genova, 10 ottobre 1944", NovAntico, 2004.
- ^ Testo dell'interrogazione del sen. Servello
- ^ Storia dell'abbazia di S. Benigno sul sito www.sanpierdarena.net
- ^ a b c d e f Stefano Finauri, Forti di Genova.
- ^ Scheda del Terminal traghetti, dal sito studio4architetti.com
- ^ Scheda del Terminal traghetti, dal sito fiandre.it
- ^ I progetti riguardanti il nodo stradale e autostradale genovese sul sito della Regione Liguria.
- ^ Il progetto del Tunnel subportuale sul sito www.frontedelporto.org.
- ^ Il progetto del Tunnel subportuale sul sito www.trail.liguria.it.
- ^ Articolo su Repubblica del 02 aprile 2010.
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