Basilio Magno

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San Basilio Magno
Basil of Caesarea.jpg

Vescovo

Nascita Cesarea in Cappadocia 329
Morte Cesarea in Cappadocia, 1º gennaio 378
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 2 gennaio
Attributi È rappresentato con il pallio; spesso raffigurato con una colomba dello Spirito Santo sulla spalla.
Patrono di Cappadocia, monaci basiliani, responsabili degli ospedali, riformatori; località (vedi Patronati)

Basilio Magno, il Grande; in greco: Βασίλειος ὁ Μέγας, Basíleios ho Mégas; in latino Basilius Magnus (Cesarea in Cappadocia, 329Cesarea in Cappadocia, 1º gennaio 378), è stato un vescovo e teologo greco antico, venerato dalle Chiese cristiane, di cui fu anche confessore e Dottore della Chiesa e primo dei Padri cappadoci.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un ricco retore e avvocato, suo nonno morì martire nella persecuzione di Diocleziano e sua nonna, Macrina, fu discepolo di Gregorio Taumaturgo del Ponto. Sua nonna Macrina, la madre Emmelia, i fratelli Gregorio, vescovo di Nissa e Pietro, vescovo di Sebaste e la sorella primogenita, Macrina, sono pure venerati dalla Chiesa cattolica come santi. Fu molto amico di Gregorio Nazianzeno, venerato come santo e commemorato nello stesso giorno, il 2 gennaio.

Ancora fanciullo venne mandato dalla nonna Macrina a Neocesarea sul Ponto dalla quale apprese i principi cristiani, al riguardo Basilio affermerà:

« Io non dimenticherò mai in vita mia, i forti stimoli che davano al mio cuore, ancora tenero i discorsi e gli esempi di questa piissima donna. »

Ebbe come primo maestro suo padre Basilio, ma in seguito continuò gli studi a Cesarea, Costantinopoli ed Atene, la capitale culturale del mondo ellenico e pagano; qui studiò sotto il sofista pagano Imerio e conobbe Gregorio Nazianzeno.

Fece ritorno in patria nel 356, dopo un breve periodo come insegnante di retorica, su esortazione della sorella si ritirò a vita ascetica, dopo essere stato battezzato. Fece visita a molti anacoreti dell'Egitto, della Siria, della Palestina e della Mesopotamia per comprendere meglio il loro stile di vita.

Icona di Basilio Magno risalente al XV secolo e conservata presso il Monte Athos. Secondo la rappresentazione orientale è assente la mitria, mentre, come anche per le raffigurazioni occidentali, tiene con la mano sinistra un rotolo del vangelo, attributo iconografico principale dei vescovi avendo questi come precipuo compito l'annuncio dello stesso. Da notare la fascia bianca con croci nere detta pallio, altra caratteristica iconografica dei vescovi. Il pallio (dal lat. pallium, mantello) era anticamente l'abito dei filosofi greci e simbolo per i cristiani dell'attività pastorale.

Ritornato in patria si ritirò sulle rive del fiume Iris vicino a Annosi nel Ponto, dove redasse la Grande Regola (Fusius Tractatae) e la Piccola Regola (Brevis Tractatae), come orientamento per la vita dei monaci che da lui presero il nome di monaci basiliani.

Intorno al 360 il vescovo Eusebio chiamò Basilio e gli conferì l'ordine del presbiterato. Nel 363 il santo ebbe l'apparizione della Madonna, che gli promise la sua protezione sul suo operato. Dieci anni dopo, nel 370, dopo la morte di Eusebio, venne eletto vescovo di Cesarea in Cappadocia, metropolita ed esarca dell'intera regione del Ponto.

Combatté molto contro le dottrine ariane che, con l'appoggio dell'imperatore Valente, stavano prendendo piede nella Chiesa. Lo stesso imperatore tentò a più riprese di piegare Basilio a queste dottrine considerate dalle Chiese cristiane conciliari eretiche, ma non lo contrastò mai direttamente, limitandosi a dividere in due diocesi la Cappadocia per sottrargli potere. Basilio difese l'ortodossia delle Chiese cristiane conciliari anche contro i Macedoniani e l'imperatore Giuliano.

Basilio fece costruire una cittadella della carità con locande, ospizi, ospedale e lebbrosario, chiamata Basiliade: questa fu la sua più grande opera, che gli valse il nome di Magno.

Dopo l'uccisione dell'imperatore Valente da parte dei Goti nel 378, Teodosio I elevò il Cattolicesimo a religione di stato dell'Impero romano, ossia l'unica alla quale venisse riconosciuto diritto di culto pubblico, relegando il paganesimo e il giudaismo a religioni private. Sulla sede episcopale di Costantinopoli, con l'appoggio di Basilio, fu insediato Gregorio Nazianzeno. Di lì a breve, provato dalle austerità, dalle malattie e sfinito dalle preoccupazioni, morì il 1º gennaio 378.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Scrisse molte opere di carattere dogmatico, ascetico, discorsi ed omelie, oltre a un trattato per i giovani sull'uso e il comportamento da tenersi nello studio dei classici pagani, e moltissime lettere sui più svariati argomenti. Scrisse anche l'antologia origeniana "Filocalia" e un trattato sullo Spirito Santo in cui affermava la consustanzialità delle tre Persone della Trinità.

Celebre è la sua preghiera dedicata agli animali, composta nel 370[1], in cui sorprendentemente emergono le tematiche moderne a proposito dei diritti animali:

« O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.[2] »

Tra le opere di Basilio, decisive nel dibattito teologico del IV secolo sulla Trinità, bisogna almeno ricordare Contro Eunomio, diretta contro l'Apologia di Eunomio contenente proposizioni considerate eretiche, e Lo Spirito Santo, indicante la divinità della terza persona trinitaria. Conserviamo di lui anche lettere ed omelie, specie quelle trattanti i sei giorni della creazione (Omelie sull'Esamerone). Il suo Asceticon, rappresenta una tappa cruciale nella storia del monachesimo e della spiritualità cristiane.

Le confutazioni di Basilio sul manicheismo contenute nella Piccola Asketikon, furono tradotte in latino da Tirannio Rufino nel IV secolo[3].

Eredità[modifica | modifica sorgente]

Statua di San Basilio nella chiesa di san Nicola Praga.

Contributi alla liturgia[modifica | modifica sorgente]

Basilio, vissuto alla fine dell'era delle persecuzioni, detiene un posto di grande importanza nella storia della liturgia cristiana. I riti della Chiesa che prima erano affidati alla memoria e alla estemporaneità iniziarono a strutturarsi, la liturgia iniziò ad essere influenzata da brevi rituali. L'influenza di Basilio in questi rituali è ben attestata nelle fonti. Restano dubbi su quali parti della Divina Liturgia siano state ispirate a lui,e da lui poi comunicate, e quali gli siano state semplicemente attribuite, visto i millesettecento anni che ci separano da lui.

Molte delle attuali liturgie delle Chiese cristiane che portano il nome di Basilio non sono interamente frutto del suo lavoro, nella forma attuale, ma conservano comunque un richiamo all'attività di Basilio, che ne formulò le iniziali formule liturgiche e il canto degli inni. Gli studiosi di patristica riconoscono che l'attuale liturgia di Basilio «porta inconfondibile la traccia della sua penna della sua mente e del suo cuore»[4].

La Divina Liturgia di Basilio Magno risulta leggermente più lunga della più comune Divina liturgia di Giovanni Crisostomo. La preghiera silenziosa del sacerdote e l'uso dell'inno della Theotokos con Tutta la creazione invece della Axion Estini di Giovanni Crisostomo.[non chiaro] La liturgia di Crisostomo rimpiazzò quella di Basilio nella messa giornaliera del rito della Chiesa ortodossa e della Chiesa bizantina. La liturgia di Basilio si usa ancora nelle domeniche di Quaresima, nella liturgia del Giovedì e Sabato Santo, nelle domeniche di Avvento e il giorno della sua festa, il 1º gennaio per le chiese d'oriente.

Influenza su monachesimo[modifica | modifica sorgente]

Con il suo esempio e i suoi insegnamenti Basilio esercitò una notevole influenza nella vita monastica del tempo, moderando l'austerità che fino ad allora aveva caratterizzato la vita monastica[5]. Fornì anche un grande contributo nel coordinare le attività di lavoro e quelle di preghiera per assicurarne un più equilibrato ritmo nella giornata del monaco[6].

Basilio figura tra le più influenti figure che hanno dato sviluppo al monachesimo nella cristianità. Non solo è riconosciuto come il padre del monachesimo orientale; ma gli storici gli attribuiscono anche una grande importanza per lo sviluppo di quello occidentale, in particolare per l'influsso che ebbe su San Benedetto[7]. Benedetto stesso ne riconosce l'importanza quando nella sua "Regola" chiede ai monaci di leggere oltre che la Bibbia anche i Padri della Chiesa e la vita e la «Regola del nostro Santo Padre, Basilio»[8]. A riprova di questa influenza restano i molti ordini religiosi della Chiesa orientale che si rifanno ancora alla sua regola o che portano il suo nome, nell'ambito della chiesa latina si annovera un istituto religioso fondato nel XVIII secolo in Francia, i Preti di San Basilio.

Culto[modifica | modifica sorgente]

I cattolici e gli anglicani celebrano la sua memoria liturgica il 2 gennaio, mentre la Chiesa ortodossa il 1º gennaio. Prima del Concilio Ecumenico Vaticano II la sua festa era celebrata il 14 giugno giorno in cui venne ordinato vescovo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Basilio.

Patronati[modifica | modifica sorgente]

San Basilio è patrono della Cappadocia, dei monaci basiliani, dei responsabili degli ospedali, dei riformatori.

Inoltre san Basilio è patrono di numerose località italiane, tra le quali i seguenti comuni:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jean Prieur, Gli animali hanno un'anima, Edizioni Mediterranee, Roma 2006, p. 188. ISBN 88-272-0828-3
  2. ^ La preghiera è così riportata in Famiglia Cristiana del 14 ottobre 2007, nell'articolo Diversamente giovani di Franca Zambonini, p. 174.
    Si veda, inoltre, un'altra simile preghiera della tradizione basiliana: «Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo anche per gli animali, che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno e offrono le loro semplici vite, aiutandoci a vivere bene. Noi ti preghiamo anche per le creature selvagge, che tu hai creato sapienti, forti, belle. Ti preghiamo per tutte le creature, anche quelle che non sono intelligenti, perché esse hanno una loro missione, sebbene noi siamo incapaci di riconoscerla. E supplichiamo la tua grande tenerezza, perché tu hai promesso di salvare insieme l'uomo e gli animali (cfr. Salmi, 36, 7) e hai concesso a tutti il tuo amore infinito». (cit. in Aa.vv., Animalia, BUR, Milano 2012, p. 74)
  3. ^ Silvas (2002), pp. 247-259, in Vigiliae Christianae.
  4. ^ Bebis (1997), p. 283
  5. ^ Murphy (1930), p. 94.
  6. ^ Murphy (1930), p. 95.
  7. ^ Vedi K.E. Kirk, The Vision of God: The Christian Document of the summum bonun, London 1931, 9.118.
  8. ^ Meredith (1995), p.24

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) George Bebis, Introduction to the Liturgical Theology of St Basil the Great, Greek Orthodox Theological Review 42 (3-4) [1997], pp. 273–285.
  • (EN) Margaret Gertrude Murphy, St. Basil and Monasticism: Catholic University of America Series on Patristic Studies Vol. XXV, New York, AMS Press [1930], ISBN 0-404-04543-X
  • (EN) Anthony Meredith, The Cappadocians. Crestwood (NY), St. Vladimir's Seminar Press [1995], ISBN 0-88141-112-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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