Salvo Lima
| Salvo Lima | |
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| Sindaco di Palermo | |
| Durata mandato | 1958 – 1963 |
| Predecessore | Luciano Maugeri |
| Successore | Francesco Saverio Diliberto |
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| Durata mandato | 1965 – 1968 |
| Predecessore | Paolo Bevilacqua |
| Successore | Paolo Bevilacqua |
| on. Salvo Lima | |
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| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Palermo |
| Data nascita | 23 gennaio 1928 |
| Luogo morte | Palermo |
| Data morte | 12 marzo 1992 |
| Titolo di studio | Laurea in Giurisprudenza |
| Professione | dirigente d'azienda |
| Partito | Democrazia Cristiana |
| Legislatura | V, VI, VII |
| Gruppo | Democrazia Cristiana |
| Collegio | Palermo |
| Incarichi parlamentari | |
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Salvo Lima, all'anagrafe Salvatore Achille Ettore Lima (Palermo, 23 gennaio 1928 – Palermo, 12 marzo 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC.
Indice |
[modifica] Biografia
Figlio di Vincenzo Lima, parlamentare ed europarlamentare per vari anni Lima fu leader della corrente politica vicina all'attuale senatore a vita Giulio Andreotti. Precedentemente apparteneva alla corrente fanfaniana di Giovanni Gioia. Nel 1951, a ventitré anni, Salvo Lima fu eletto per la prima volta Consigliere Comunale di Palermo. Nel 1954 il Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana si celebrò a Napoli e si concluse con il successo dell'onorevole Amintore Fanfani. Anche in Sicilia si affermò la corrente fanfaniana detta Nuove Cronache e Lima vi aderì.
Vicesindaco di Palermo dal 1956 al 1958 e primo cittadino del capoluogo siciliano dal 1959 al 1963 e poi dal 1965 al 1968. La sua fine fu violenta: il 12 marzo del 1992, mentre stava per recarsi a lavoro dalla sua villa di Mondello a bordo di un'auto civile guidata da un docente universitario, Alfredo Li Vecchi, con un suo collaboratore ed assessore provinciale, Nando Liggio, un commando con alla testa due uomini in motocicletta sparò alcuni colpi di arma da fuoco contro la vettura bloccandola. Gli altri occupanti del mezzo non furono stranamente presi di mira dagli assassini che, contrariamente all'abitudine, non distrussero nemmeno la moto impiegata per il delitto. Mentre Lima scendeva dall'auto cercando di mettersi in salvo venne raggiunto dai killer e ucciso a colpi di pistola. La mano che commise il delitto fu sicuramente mafiosa.
[modifica] L'accusa di associazione mafiosa
Come afferma nel 1996 un teste (l'ispettore della Polizia di Stato Salvatore Bonferraro) del processo a carico di Giulio Andreotti, Lima fu in rapporti di affari con Francesco Vassallo, notissimo costruttore palermitano, spesso citato nelle relazioni della Commissione antimafia:[1]
Ho svolto accertamenti anagrafici presso il Municipio di Palermo, dal quale accertamento è emerso che Lima Salvatore Achille Ettore di Vincenzo in altri atti generalizzato, ha risieduto anagraficamente dal 04/08/1961 al 09/07/1979 in un appartamento sito al civico 175 della via Marchese di Villabianca. Vi ha risieduto per diciotto anni. La via Marchese di Villabianca comunemente è nota, per la maggior parte dei palermitani, come via Roma Nuova. Per detto appartamento ho acquisito anche presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Palermo la nota di trascrizione 19866 del 15/07/1961 e dalla quale si evince che l'appartamento è stato acquistato, intestato a Lima Salvatore, dal costruttore Vassallo Francesco nato a Palermo il 18/07/1909 deceduto, noto come costruttore Ciccio Vassallo.
Nel 1974 Paolo Sylos Labini si dimise dal comitato tecnico-scientifico del ministero del Bilancio, di cui faceva parte da circa dieci anni, quando Giulio Andreotti, ministro in carica per quel dicastero, nominò come sottosegretario Salvo Lima, che già all'epoca era comparso varie volte nelle relazioni della Commissione parlamentare antimafia ed era stato oggetto di quattro richieste di autorizzazioni a procedere nei suoi confronti.[2]
Prima delle dimissioni, Sylos Labini sollevò il problema col presidente del consiglio Aldo Moro, il quale affermò di non poter fare nulla in quanto «Lima è troppo forte e troppo pericoloso». Sylos Labini si rivolse allora direttamente ad Andreotti, affermando: «O lei revoca la nomina di Lima, che scredita l'immagine del ministero, o mi dimetto». Andreotti non lo lasciò nemmeno finire e lo liquidò rinviando il discorso.[3][4]
Il pentito Tommaso Buscetta rilasciò nel settembre del 1992 alcune dichiarazioni secondo cui l'onorevole Lima aveva avuto rapporti (senza essere affiliato) con la famiglia mafiosa dei La Barbera (della quale invece era stato parte il padre Vincenzo). Egli inoltre affermò di essersi incontrato con il deputato nel 1980 durante la sua latitanza [5].
Il pentito Gaspare Mutolo ha poi enucleato magistrati inquirenti Pier Luigi Vigna e Paolo Borsellino il ruolo di mediatore ricoperto da Lima tra mafia e politica, riconoscendo responsabilità in capo all'onorevole Giulio Andreotti [6]. Nella sentenza di primo grado del processo contro lo stesso Andreotti (pronunciata il 23 ottobre del 1999), la Corte dichiara nella seconda sezione del provvedimento emanato che dagli elementi di prova acquisiti si desume che già prima di aderire alla corrente andreottiana, l'on. Lima aveva instaurato un rapporto di stabile collaborazione con "Cosa Nostra"[7].
Il pentito Leonardo Messina rilasciò dichiarazioni ai giudici in merito alle responsabilità di Lima nei tentativi di aggiustamento del maxiprocesso alla mafia[8].
[modifica] Curiosità
Compare nel film Il Divo, dove è interpretato dall'attore Giorgio Colangeli.[9]
[modifica] Note
- ^ Processo Andreotti. Banca Dati della Memoria. URL consultato il 7-3-2009.
- ^ [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9]
- ^ Gli Intoccabili Saverio Lodato e Marco Travaglio, ed. BUR
- ^ Andreotti, la mafia, la storia d'Italia Di Salvatore Lupo, Ilvo Diamanti 1996 Donzelli Editore ISBN 88-7989-255-X pag 53
- ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/10/22/in-nome-di-falcone-buscetta-ha.html
- ^ Alexander Stille, Cadaveri eccellenti, p. 378-80
- ^ http://web.tiscali.it/almanaccodeimisteri/andreotti17.htm
- ^ http://www.repubblica.it/online/dossier/andreotti/andreottidue/andreottidue.html
- ^ Divo, Il (2008). Internet Movie Database. URL consultato il 7-3-2009.
[modifica] Collegamenti esterni
- Relazione conclusiva della commissione antimafia - XIV Legislatura (pdf), pp. 502 -506. Parlamento, 20 gennaio 2006. URL consultato il 7-3-2009.
- Menghini Paolo, Nese Marco. La discesa cominciò con i pentiti. Corriere della Sera, 13 marzo 1992. URL consultato il 7-3-2009.
| Predecessore: | Sindaco di Palermo | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Luciano Maugeri | 1958-1963 | Francesco Saverio Diliberto | I |
| Paolo Bevilacqua | 1965-1968 | Paolo Bevilacqua | II |
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
|---|---|---|---|---|---|
| 1979 - 1984
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PPE-DE
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DC
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DC
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