Salvatore Burruni

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Salvatore Burruni
Salvatore Burruni.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 155 cm
Peso 51-53 kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi mosca e gallo
Ritirato 9 aprile 1969
Carriera
Incontri disputati
Totali 109
Vinti (KO) 99 (32)
Persi (KO) 9 (2)
Pareggiati 1
 

Salvatore Burruni, confidenzialmente Tore (Alghero, 11 aprile 1933Alghero, 30 marzo 2004), è stato un pugile italiano, campione nazionale (1958-1959), europeo (1961-1964) e, dal 23 aprile 1965 al 14 giugno 1966, campione del mondo dei pesi mosca; l'ultimo ad essere unanimemente riconosciuto da tutte le federazioni della boxe. Fu anche campione europeo dei pesi gallo dal 1968 sino al ritiro dalle competizioni (1969).

Carriera da dilettante[modifica | modifica wikitesto]

Ottimo dilettante, fu campione d'Italia dei pesi mosca nel 1954 e nel 1956, campione mondiale militare nel 1955 e nel 1956 e medaglia d'oro ai II Giochi del Mediterraneo, a Barcellona, nel 1955. Sfortunata fu invece la sua partecipazione alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, dove fu sconfitto ai punti al primo incontro dal sovietico Vladimir Stolnikov.

Carriera da professionista[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto professionista nel 1957, il 27 settembre 1958 divenne campione italiano dei pesi mosca, battendo ai punti Giacomo Spano. Subito dopo la sua carriera si incrociò con quella di Horacio Accavallo un argentino di padre potentino, da poco trasferitosi in Sardegna ed ancora imbattuto. Il 12 ottobre 1958, allo Stadio Amsicora di Cagliari, Accavallo costrinse Burruni alla resa, ai punti in otto riprese. Nella rivincita, tuttavia, allestita a Sassari, il 1° agosto 1959, fu Burruni a prevalere, ai punti in dieci riprese, infliggendo all'italo-argentino la sua prima sconfitta in carriera.

Dopo quattro vittoriose difese del titolo italiano, il 29 giugno 1961, ad Alghero, Burruni conquistò anche il titolo europeo, battendo ai punti il finlandese Risto Luukkonen che lo sovrastava nettamente in altezza. Difese in seguito il titolo, sempre vittoriosamente, contro l'inglese Derek Lloyd (KO tecnico alla sesta ripresa, il 12 agosto 1961 a Sanremo), l'ispano-marocchino Mimoun Ben Alì (ai punti in quindici riprese, il 30 giugno 1962, a Saint Vincent), il francese Pierre Rossi (ai punti, il 14 settembre 1962, al velodromo Vigorelli di Milano), il francese Renée Libeer (ai punti, il 5 luglio 1963, ad Alessandria) e il giovane scozzese Walter McGowan (ai punti, il 24 aprile 1964, allo Stadio Olimpico di Roma). In quest'ultimo match, Burruni riuscì a imporre e sostenere un ritmo indiavolato per tutte le quindici riprese, tanto che lo stesso McGowan fu il primo ad ammettere la sua superiorità[1].

Ormai ultratrentenne, Burruni era stato sinora evitato dai campioni del mondo in carica, ma la vittoria su McGowan gli aveva permesso di collocarsi in cima alle classifiche degli sfidanti al titolo mondiale dei pesi mosca. Finalmente, il 23 aprile del 1965, il thailandese Pone Kingpetch accettò di incontrarlo a Roma, per l'enorme borsa di 60.000 dollari e le spese per quattro persone[1]. Burruni lo travolse sul piano del ritmo, della continuità, della potenza, conquistando il titolo mondiale con un enorme margine di punti[1]. Era il quinto italiano, dopo Carnera, D'Agata, Loi e Mazzinghi a indossare la cintura mondiale.

Il 7 agosto dello stesso anno, Burruni accettò di combattere, senza titolo in palio, nella tana del suo antico rivale Horacio Accavallo, al Luna Park di Buenos Aires, dove l'argentino era rientrato, carico di onori. L'algherese fu sconfitto ai punti in dieci riprese. A questo punto la WBA impose a Burruni di mettere in palio il titolo contro l'argentino Accavallo, ormai considerato il n. 1 degli sfidanti ma l'italiano scelse di combattere contro Rocky Gattellari, un australiano di origine calabrese collocato alcune posizioni più in basso. La WBA, quindi, nel novembre 1965, dichiarò "Tore" decaduto dal titolo. Da allora in poi, non si avrà più un unico campione del mondo, nella categoria dei pesi mosca.

In realtà Burruni, ormai a fine carriera, aveva già da tempo grosse difficoltà a rientrare nelle 112 libbre (51 kg circa) del limite di peso della categoria dei mosca e sapeva che sarebbe stato rischioso per lui salire sul ring troppo debilitato, contro gli avversari più temibili[2]. L'altra federazione, la WBC, riconobbe comunque la validità della sfida con Gattellari che fu sconfitto addirittura per KO alla tredicesima ripresa il 2 dicembre 1965, a Sydney.

A Bangkok, l'8 febbraio 1966, contro il terribile thailandese Chartchai Chionoi, accettò di combattere un incontro praticamente al limite della categoria dei gallo, evitando in questo modo di rischiare il titolo dei mosca. Il match si concluse con un'ininfluente sconfitta per Salvatore, ai punti in dieci riprese.

Il problema del peso si ripropose, per Burruni, nella seconda sfida con titolo in palio, il 14 giugno 1966, nella Empire Pool di Wembley, in Londra, contro il britannico Walter McGowan. Dopo due giorni di digiuno e di saune, sul ring salì l'ombra del grande campione che era stato[2]. Nonostante ciò, Burruni combatté coraggiosamente contro un avversario ormai pienamente maturato, anche se di nove anni più giovane e concluse in bellezza le quindici riprese. Ciò non gli bastò per evitare di cedere il titolo mondiale con un chiaro verdetto ai punti.

Trentatreenne, Burruni proseguì la carriera pugilistica nei pesi gallo e, dopo dieci incontri di rodaggio, conquistò il suo secondo titolo europeo, il 10 gennaio 1968, a Napoli, contro l'ispano-marocchino Mimoun Ben Alì, battendolo ai punti in quindici riprese.

Le sue ambizioni di aspirare al titolo mondiale anche in questa categoria ebbero irrimediabilmente termine dopo un discusso combattimento, il 31 marzo 1968 a Città del Messico, contro l'allora imbattuto Rubén Olivares, uno dei più forti pugili di ogni tempo. Alla terza ripresa, il trentacinquenne campione europeo fu scosso da un sinistro al tronco e voltò la schiena all'avversario; l'arbitro considerò tale comportamento come un gesto di abbandono e decretò il KO tecnico in favore del messicano. Burruni non volle fornire alcun commento ma il suo manager Branchini dichiarò alla stampa che si era verificato un errore arbitrale perché Burruni non aveva affatto abbandonato l'incontro[3].

Difese ancora il titolo europeo dei gallo a San Benedetto del Tronto, il 31 luglio 1968, contro il campione d'Italia Franco Zurlo, vincendo ai punti e impartendogli una vera lezione; lo difese per l'ultima volta a Reggio Calabria il 9 aprile 1969, quando batté per KO al 9º round il francese Pierre Vetroff.

Dopo quest'ultima vittoriosa difesa del titolo, a trentasei anni, Burruni si ritirò, con la cintura continentale ancora indosso. Morì nel 2004 nella città natale di Alghero dove era nato quasi 71 anni prima.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valore atletico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valore atletico
«Campionato del mondo di pugilato professionisti[4]»
— Roma, 1965

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Rino Tommasi, Salvatore Burruni, in: Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, 1982
  2. ^ a b La favola di Burruni, il piccolo pugile che fece grande l'Italia
  3. ^ Olivares-Burruni su boxrec
  4. ^ [1]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]