Salvatore Alepus

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Salvatore Alepus
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Nato 1503 a Morella
Elevato arcivescovo 29 gennaio 1524
Deceduto 1568 a Sassari

Salvatore Alepus (Morella, 1503Sassari, 1568) è stato un arcivescovo cattolico italiano; resse l'arcidiocesi di Sassari nel XVI secolo.

Figlio di Gabriele e Caterina Manca-Pilo, entrambi nobili, fu educato a Valencia e ricevette a soli diciannove anni il titolo di arcivescovo di Sassari, il 29 gennaio 1524. A causa dell'età non ebbe però il titolo ufficiale fino al 1530, mentre il pallio gli fu concesso nel 1539. Molto probabilmente già nel 1530 fu a Sassari con la madre Caterina. Nel 1532 rimase invischiato in un processo, perché sospettato d'essere il mandante dell'omicidio di un sacerdote inviato in Sardegna dal cardinale Alessandro Cesarini. Nel 1535 la madre risulta ancora sua procuratrice, così come nel 1532 risulta suo procuratore il pittore Giovanni del Giglio, che fa da testimone anche ad un atto interno della curia nel 1535. Nel 1537 i dissapori, già iniziati nel 1532, tra lui e i suoi capitoli sfociarono nell'arresto della madre, ritenuto dal viceré "cosa muy grave y de mucha novedad".

La riluttanza del clero locale verso il giovane presule nacque forse anche dal fatto che questi si circondò subito di una vera e propria corte di letterati, giuristi e artisti a cui affidò anche incarichi di un certo rilievo, ma che non erano all'interno dei capitoli. Tra i protagonisti della rinascita promossa dall'Arcivescovo è da annoverare senz'altro Gavino Sambigucci, medico, filosofo e poeta che fu il punto di riferimento per ben due generazioni di umanisti tra Sassari, Alghero e Bosa, creando quello che Ginevra Zanetti definì il piccolo Parnaso sardo.

Di questa koinè fecero parte, a vario titolo, Angelo Simone Figo, Gavino Sugner, Gavino Sassurello, Gerolamo Araolla, Pietro Delitala e Girolamo Vidini, poeti, Antonio Lo Frasso, scrittore e poeta, Pier Michele Giagaraccio, letterato, giurista, docente e poeta, Giovanni Francesco Fara, storico e giurista, Geronimo Olives, giurista e Alessio Fontana, giurista e segretario dell'imperatore. A questi va aggiunto il pittore Giovanni del Giglio con la sua cerchia.

Tra le cause di malumore della curia poi, vi era la questione del patronato regio, appena ottenuto dall'imperatore, che rivoluzionava in un certo qual modo i rapporti tra potere laico ed ecclesiastico.

Il conflitto tra i capitoli ed Arcivescovo durò per tutto il suo lungo episcopato, sfociando, tra l'altro, in una formale causa intentata del capitolo turritano contro il presule il 18 novembre 1550, quando da Trento annesse le prebende di Bessude e Cossoine al canonicato di Sorres elevandolo a decanato e assegnandolo "a un suo familiare". Per tutta risposta il pontefice, dopo aver confermato la decisione di Alepus, scomunicò l'intero capitolo.

I conflitti, inoltre, riguardavano anche questioni amministrative che fino a quell'epoca erano di stretta competenza canonicale, ma che il presule affidò ad un esterno, Bernardino Mancone, il quale provvedeva non solo a rendicontare, ma anche a rimborsare i membri del capitolo. Nonostante i conflitti, il capitolo, dopo la morte della madre nel 1553, ricompensò Alepus con 1100 fiorini d'oro "in sussidio de grandes despensas ch'at suffertu in sa residentia ch'at fattu in su conziliu tridentinu".

A lui il filosofo Gavino Sambigucci dedicò la sua opera scritta in occasione della riapertura dell'Accademia Bocchiana di Bologna nel 1556. Fu prelato di grande autorità e importanza soprattutto in seno al Concilio di Trento, del quale fu decano e dove promosse importanti riforme della Chiesa. Morì a Sassari dopo aver governato la diocesi Turritana per ben 44 anni.

Fu grande teologo e poeta. Nel 1532 pubblicò presso l'editore Valerio Dorico una Homilia in Libellum certaminis beatorum martyrum Gavini, Proti et Ianuari, che rientrava nell'orbita dei poemi agiografici relativi ai santi martiri turritani la cui tradizione iniziò con Sa Vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu, un poemetto in lingua sarda tradizionalmente attribuito all'arcivescovo di Sassari Antonio Cano (1448-1476), che rimase inedito fino al 1557, quando venne pubblicato dallo stesso Alepus, che nel frattempo aveva fatto stampare anche un Libellum doctrinae christianae idiomate sardo ed un Novum offiucium beati Gavini, in latino, per sostituire l'incunabolo pubblicato a Venezia nel 1497.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M. Ruzzu, La chiesa turritana dall'episcopato di Pietro Spano ad Alepus (1420-1566), Sassari, 1974

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