Salih

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Ṣāliḥ in arabo: ﺻﺎﻟﺢ, che vuol dire "pio", è il nome di un profeta preislamico che fu mandato, secondo il Corano,[1] ad ammonire il popolo higiazeno dei Thamūd per portarli alla vera fede.

In tale occasione, riferendo un'usanza "sacra" in effetti messa in atto dagli Arabi della Jāhiliyya,[2] egli avrebbe ammonito i Thamūd a lasciar pascolare in pace una cammella ma, disubbidendogli, l'animale sarebbe stato invece ucciso, suscitando la collera di Allāh, che provocò la morte di tutta quella gente che non aveva ascoltato il profeta mandato loro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sūra VII:73-79; XI:61-68; XXVI:141-159; XXVII:45-33.
  2. ^ Si veda in proposito Toufic Fahd, Le panthéon de l'Arabie centrale à la veille de l'Hégire, Institut Français d'Archéologie de Beyrouth. Bibliothéque Archéologique et Historique, Tom. LXXXVIII, xv, 321 pp. + mappe. Edito anche a Parigi dalla Libreria Paul Geuthner nel 1968.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle opere citate nel lemma si vedano:

  • J. Halevy, "Le prophète Ṣāliḥ", in Journal Asiatique, V (1905), pp. 146-150.
  • A. Van den Branden, Histoire de Thamoud, Beirut, 1960.
  • Lemma «Ṣāliḥ», su The Encyclopaedia of Islam (Andrew Rippin).
  • Roberto Tottoli, Biblical Prophets in the Qurʾān and Muslim Literature, Richmond, Surrey, Curzon Press, 2002 (trad. dell'orig. italiano I profeti biblici nella tradizione islamica, Brescia, Paideia, 1999).
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