Salerno Capitale

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Salerno Capitale è la dicitura colloquiale che si riferisce al periodo di quasi sei mesi della Storia d'Italia, durante la seconda guerra mondiale, in cui Salerno fu sede del governo italiano dal febbraio all'agosto 1944.[1]

Situazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Prima riunione del gabinetto Badoglio a Salerno

Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, la città di Salerno (e la costa del suo golfo, fino ad Agropoli) fu teatro del cosiddetto Sbarco di Salerno ovvero dell'operazione Avalanche: con questa operazione gli Alleati accedevano alla costa tirrenica della penisola italiana ed aprivano la strada per avanzare verso Roma.

« "A decorrere dalle ore 0.00 del giorno 11 febbraio 1944, l'esercizio di tutti i poteri dello Stato, viene riassunto dal Governo Italiano nei seguenti territori sin qui sottoposti all'Amministrazione Militare Alleata". Con queste parole, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III sancisce la riassunzione dei poteri, da parte del Governo italiano, sui territori liberati dall'occupazione tedesca. E al contempo, è questo l'ultimo atto del 'Governo dei sottosegretari', costituito a Brindisi nell'estate del 1943 per guidare il Regno del Sud, e il primo decreto emesso a Salerno. "Le Nazioni Unite - scrive il Maresciallo Pietro Badoglio nel decreto ufficiale - aderendo alla richiesta del governo, hanno disposto che la maggior parte del nostro territorio sinora occupato dalle forze alleate ci sia restituito. Pertanto, tutti i territori della penisola, a Sud dei confini settentrionali delle province di Salerno, Potenza e Bari ritornano all'amministrazione italiana" »
(Carlo Alfani)

Nel periodo che seguì lo sbarco (specificamente dal febbraio 1944) la città ospitò i primi governi dell'Italia post-fascista e la famiglia reale divenendo di fatto Capitale fino a dopo la liberazione di Roma (inizio agosto 1944). In questo frangente si ebbe la cosiddetta Svolta di Salerno, con cui gli antifascisti, la monarchia e Badoglio trovarono un compromesso per un governo di unità nazionale.[2]

Vicende storiche[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1944 la città di Salerno fu scelta per ospitare i primi governi del dopo fascismo: dall'11 febbraio al 15 luglio 1944 Salerno fu sede del Governo e residenza reale.[3]

Statua del ministro salernitano Giovanni Cuomo nella Villa Comunale di Salerno

A Salerno la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno ed il Ministero dell’Educazione Nazionale furono ospitati nel "Palazzo Comunale", mentre il Ministero dei lavori Pubblici e quello dell’Agricoltura e Foreste andarono nel "Palazzo Natella" del centro storico, che ospitava anche gli uffici di collegamento con il Ministero della Marina e con quello della Guerra (rimasti a Brindisi in Puglia). Il Ministero di Grazia e Giustizia fu ospitato nel "Tribunale cittadino"; il Sottosegretariato delle Poste e Telegrafi fu al "Palazzo delle Poste", il Ministero degli Esteri al "Palazzo Barone", il Ministero delle Finanze presso l’edificio delle Corporazioni; il Ministero dell’Industria e Commercio era invece sistemato a Vietri sul Mare nelle scuole elementari locali.[4]

L'11 febbraio 1944 si trasferì a Salerno il primo governo di Pietro Badoglio (Governo Badoglio I), a cui parteciparono due ministri salernitani (Giovanni Cuomo all'educazione nazionale e Raffaele Guariglia agli esteri). Nell'aprile successivo fu creato il Governo Badoglio II: il 27 aprile 1944 si riunì il primo Consiglio dei ministri del governo di unità nazionale dopo la caduta di Benito Mussolini e del Fascismo, primo passo verso la restaurazione della democrazia in Italia.

Il ministro Cuomo, durante il Governo Badoglio II, ottenne la creazione del "Magistero" di Salerno con sede a Palazzo Pinto nell'antica "Via dei Mercanti". In questa forma si concretizzò la rinascita degli studi universitari a Salerno, dopo che - sciolta la Scuola Medica Salernitana nel periodo napoleonico[5] - anche l'ultimo scampolo di università salernitana era stato abolito dal ministro Francesco De Sanctis subito dopo l'Unità d'Italia. Cuomo infatti riuscì a far aprire a Salerno una Facoltà di Magistero, difendendola dai tentativi di soppressione. Tale Facoltà, in seguito a lui dedicata, è diventato il nucleo costitutivo della risorta Università di Salerno.

Ivanoe Bonomi (Governo Bonomi II), divenuto Presidente del consiglio il 18 giugno 1944, sostituì Pietro Badoglio e realizzò con Togliatti la Svolta di Salerno. Questa "Svolta" dei comunisti italiani (per creare un governo di unità nazionale) fu fatta da Togliatti giustificando l'ingresso del PCI nel governo Badoglio con la necessità di rafforzamento della guerra contro i tedeschi, della democratizzazione del paese e della realizzazione dell'unità del popolo italiano, contro il progetto inglese di un'Italia debole nel Mare Mediterraneo.[6]

Gli Alleati in quei mesi fecero pressione sul Re d'Italia per farlo abdicare in favore del figlio Umberto II.

« Il 10 aprile 1944 gli inglesi Mac Millan (poi primo ministro), Mac Farlane e Charles e l' americano Murphy andarono a Ravello e Salerno, e costrinsero l' indispettito Vittorio Emanuele III a nominare luogotenente Umberto. Il Re, con un ultimo guizzo, riuscì ad ottenere un rinvio della nomina fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno. La scomparsa dalla scena di Vittorio Emanuele III e la sostituzione di Badoglio col presidente del Cln Bonomi aprirono una fase nuova, segnata dalla collaborazione tra il luogotenente Umberto di Savoia e i governi espressi dal Cln. La dinastia dei Savoia era sostanzialmente delegittimata.[7] »

Infatti all'inizio di giugno nel 1944, poco prima della liberazione di Roma, Vittorio Emanuele III a Salerno nominò il figlio Luogotenente Generale del Regno in base agli accordi tra le varie forze politiche che formavano il Comitato di Liberazione Nazionale, e che prevedevano di «congelare» la questione istituzionale fino al termine del conflitto. Umberto, dunque, esercitò di fatto le prerogative del sovrano senza tuttavia possedere la dignità di re, che rimase a Vittorio Emanuele III, rimasto a Salerno. Si trattava di un compromesso suggerito dall'ex presidente della Camera Enrico De Nicola, poiché i capi dei partiti antifascisti avrebbero preferito l'abdicazione di Vittorio Emanuele III, la rinuncia al trono da parte di Umberto e la nomina immediata di un reggente civile. Il Luogotenente si guadagnò ben presto la fiducia degli Alleati grazie alla scelta di mantenere la monarchia italiana su posizioni filoccidentali.

Inoltre la nascita della Costituzione della Repubblica italiana in pratica avvenne nella Gazzetta Ufficiale dell’8 luglio 1944, l’ultima del "Governo Bonomi II" a Salerno, che conteneva il testo di legge che rimandava alla fine della guerra la promulgazione dell’Assemblea Costituente e il relativo Referendum istituzionale sulla Monarchia o Repubblica.

Villa Guariglia (Raito), dove il Re Vittorio Emanuele III alloggiò nei mesi di Salerno Capitale

Spiega del resto lo storico Nicola Oddati: «Non è azzardato ritenere che la Carta costituzionale sia stata concepita a Salerno, nel Salone dei Marmi, il 22 giugno del 1944, nella prima seduta del governo presieduto da Ivanoe Bonomi e di cui facevano parte, tra gli altri, Benedetto Croce, Carlo Sforza, Meuccio Ruini, Alberto Cianca, Giuseppe Saragat, Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, quando all’unanimità fu deciso il percorso della Costituente»[8].

Il 4 giugno 1944 Roma fu liberata dai tedeschi ma il governo continuò a riunirsi a Salerno fino a metà agosto 1944, quando effettivamente si trasferì a Roma.

In questi quasi sei mesi, il Re Vittorio Emanuele III alloggiò a Villa Guariglia, una villa gentilizia a Raito (frazione di Vietri sul Mare) alla periferia settentrionale di Salerno. Alfonso Menna, che fu sindaco di Salerno negli anni cinquanta (e lo conobbe personalmente[9]), era solito dire che l'idea di costruire il lungomare di Salerno era venuta anche dal Re d'Italia.

Governi a Salerno[modifica | modifica wikitesto]

Nel Periodo costituzionale transitorio a Salerno vi furono tre governi, i primi due con Badoglio e l'ultimo con Bonomi. Il 4 giugno 1944, Roma venne conquistata dalla V armata USA, comandata dal generale Clark ponendo così termine al cosiddetto "Regno del Sud" caratterizzato dai due governi Badoglio. Quindi con il governo Bonomi II Salerno divenne a tutti gli effetti "Capitale" del Regno d'Italia e non solo del momentaneo Regno del Sud.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salerno Capitale d'Italia
  2. ^ Svolta di Salerno
  3. ^ Video di riunione del governo nel Municipio di Salerno, con Benedetto Croce, Carlo Sforza, Palmiro Togliatti ed altri
  4. ^ Locazione dei ministeri a Salerno
  5. ^ Analisi accademico dello sviluppo moderno di Salerno
  6. ^ Maurizio Serra, Raimondo Manzini. "1943-1944: rivelazioni sulla ripresa dei rapporti italo-sovietici" p. 35
  7. ^ La fine dei Savoia
  8. ^ Oddati, Nicola. Dalla guerra alla pace. Italia e alleati 1943-1946. Primo capitolo
  9. ^ Menna ed il Re d'Italia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bertoldi, Silvio. Il Regno del Sud. Quando l'Italia era tagliata in due. Rizzoli. Milano, 2003. ISBN 978-88-17-10664-1
  • D'Angelo, Giuseppe. I giorni di Salerno capitale. Edizioni 10/17. Salerno, 1994.
  • Di Fiore, Gigi. Controstoria della Liberazione, BUR Rizzoli, Milano 2013
  • Mazzetti, Massimo. Salerno Capitale d'Italia, Edizioni del Paguro. Salerno, 2000. ISBN 8887248028
  • Oddati, Nicola. Dalla guerra alla pace. Italia e alleati 1943-1946. Edizioni del Paguro. Salerno, 2000. ISBN 8887248133
  • Serra Maurizio, Manzini Raimondo. 1943-1944: rivelazioni sulla ripresa dei rapporti italo-sovietici in: La Nuova Antologia. Firenze, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]