Saléeite

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Saléeite
Classificazione Strunz VII/E.01-30
Formula chimica Mg(UO2)2(PO4)2·10(H2O)
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino  
Sistema cristallino tetragonale
Classe di simmetria  
Parametri di cella a = 7.01, c = 19.84, Z = 2; V = 974.94 Den(Calc)= 3.18
Gruppo puntuale 4/m 2/m 2/m
Gruppo spaziale I 4/mmm
Proprietà fisiche
Densità 3,2 g/cm³
Durezza (Mohs) 2,5
Sfaldatura perfetta secondo {001}, indistinta secondo {010}, {110}
Frattura  
Colore giallo, verde giallo
Lucentezza vitrea
Opacità da trasparente a traslucido
Striscio giallo
Diffusione abbastanza comune
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

La saléeite è un minerale, chimicamente un fosfato idrato di uranio e magnesio, appartenente al gruppo dell'autunite.

È stata inizialmente rinvenuta a Shinkolobwe (Katanga) e descritta da J. Thoreau e Johannes Vaes nel 1932.[1]

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Si rinviene in cristalli lamellari sino a 3 mm di spigolo, in forma di bipiramidi appiattite.
Si presenta anche in gruppi raggiati e aggregati subparalleli, associata a torbernite.[1]

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

Nei giacimenti di uranio.[2]

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Si rinviene a Shinkolobwe (Katanga), associata a torbernite e renardite; a Schneeberg (Sassonia) in una forma arseniata, con uranofane e zeunerite entro una roccia limonitica; a Mina de Quarta Seira (Sabugal, Portogallo) con meta-autunite, fosfouranilite e sabugalite in un granito alterato; a Plessis (presso Mortagne, Francia) entro la quarzite, con autunite e limonite.[1]

Altri luoghi di ritrovamento sono San Leone di Capoterra (Cagliari) [2]; Shaba (Zaire); Dakota del Sud (Stati Uniti); Rum Jungle (Australia settentrionale).[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (FR) Claude Guillemin, Minéraux d'uranium du Haut Katanga, 1958.
  2. ^ a b c Carlo Maria Gramaccioli, Saleeite in I minerali dalla A alla Z vol. III pag. 669, Alberto Peruzzo editore (1988) Milano

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