Saiman 202

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Saiman 202
Un Saiman 202 con il paracadute tipo Salvator posto all’estremità dell'ala destra.
Un Saiman 202 con il paracadute tipo Salvator posto all’estremità dell'ala destra.
Descrizione
Tipo aereo da turismo
aereo da addestramento
aereo da collegamento
Equipaggio 2
Progettista Mario Bottini
Costruttore Italia SAIMAN
Italia CNA
Italia SACA
Data primo volo inizio 1938
Data entrata in servizio 1938
Data ritiro dal servizio 1950 (Aeronautica Militare)
Utilizzatore principale Italia Regia Aeronautica
Altri utilizzatori Germania Luftwaffe
Esemplari 390 + 2 prototipi
Costo unitario £. 90 000 (nel 1938)
Sviluppato dal Saiman 200
Altre varianti Saiman 204
Saiman 303
Dimensioni e pesi
Lunghezza 7,65 m
Apertura alare 10,66 m
Altezza 1,91 m
Superficie alare 17,76
Peso a vuoto 670 kg
Peso carico 930 kg
Propulsione
Motore un Alfa Romeo 110 I
4 cilindri raffreddato ad aria
Potenza 120 CV (89 kW)
Prestazioni
Velocità max 221 km/h
Velocità di stallo 95 km/h
Velocità di salita a 3 000 m in 18 min 39 s
Corsa di decollo 235 m
Atterraggio 165 m
Autonomia 602 km
Tangenza 5 050 m

i dati sono estratti da Dimensione Cielo, Aerei Italiani nella 2ª Guerra Mondiale Vol.10, Scuola-Collegamento[1]

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Il Saiman 202 era un monomotore da turismo ad ala bassa sviluppato dall'azienda italiana Società Anonima Industrie Meccaniche Aeronautiche Navali (SAIMAN) nei tardi anni trenta e prodotto, oltre che dalla stessa, su licenza anche da Compagnia Nazionale Aeronautica (CNA) e SACA fino al 1943.

Destinato al mercato dell'aviazione generale venne in seguito utilizzato, principalmente dalla Regia Aeronautica, durante la seconda guerra mondiale come aereo da addestramento e da collegamento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1937 il Ministero dell'Aeronautica emise una specifica per la richiesta di un piccolo velivolo da turismo di produzione nazionale che prevedesse, tra le altre caratteristiche, l'equipaggiamento con un motore radiale Fiat A.50. Al bando di concorso decidono di partecipare alcune delle aziende aeronautiche italiane del periodo tra cui Caproni, SAI Ambrosini e SAIMAN.[2]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Progettato dall'ingegner Mario Bottini, il 202 era l'evoluzione monoplana del biplano da addestramento Saiman 200. Il 202 aveva un aspetto tradizionale ed adottava una fusoliera dalla struttura realizzata in legno rivestita da pannelli di compensato intelato. La cabina di pilotaggio, chiusa ed in posizione leggermente avanzata rispetto alle ali, presentava due posti affiancati raggiungibili tramite due aperture dal ali di gabbiano sul tettuccio. Sotto le ali, montate a sbalzo, era presente un carrello d'atterraggio fisso ed ammortizzato, inizialmente carenato, che veniva completato da un ruotino d'appoggio posteriore, situato sotto il piano di coda dal classico impennaggio monoderiva. Inizialmente progettato per essere motorizzato dal britannico de Havilland Gipsy Major, in fase di produzione adottò la sua versione prodotta su licenza in Italia, l'Alfa Romeo 110 da 120 CV.

Entrato inizialmente in produzione presso la piccola fabbrica SAIMAN adiacente all'idroscalo Carlo Del Prete di Ostia verso la fine del 1938, venne realizzato complessivamente in 390 esemplari fino al 1943, anno in cui cessò la produzione[1]. Alcuni esemplari furono requisiti dalla Luftwaffe, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, ed impiegati in Italia come aerei da collegamento dell'Organizzazione Todt. Dopo il termine della seconda guerra mondiale gli esemplari sopravvissuti vennero integrati nella rifondata Aeronautica Militare, la designazione della nuova forza aerea della Repubblica Italiana, ed in seguito una ventina di Saiman 202 vennero ceduti agli aero club italiani che li impiegarono fino a oltre la metà degli anni sessanta. Un esemplare, perfettamente restaurato, è conservato nel Museo Aeronautico "Gianni Caproni" di Trento.

Dal 202 venne sviluppato un ulteriore prototipo, il Saiman 208, collaudato a Roma Lido il 17 novembre 1941 dal pilota Luigi Pessione, il quale però non venne mai avviato alla produzione.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 202 - prima serie prodotta in 20 esemplari
  • 202I - versione evoluta dotata di comandi a cloche anziché a volantino, flap sul solo tronco centrale dell'ala, piano di coda a corda costante e bordo d'entrata diritto
  • 202M- versione militare da addestramento derivata dal 202I

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Periodo bellico[modifica | modifica wikitesto]

Croazia Croazia
Germania Germania
Italia Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana

Periodo postbellico[modifica | modifica wikitesto]

Italia Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dimensione Cielo Vol.10, p.73.
  2. ^ Dimensione Cielo Vol.10, p.74.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Brotzu, Gherardo Cosolo (a cura di), Dimensione Cielo, Aerei Italiani nella 2ª Guerra Mondiale Vol.10, Scuola-Collegamento, Roma, Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri, settembre 1977, pp. 73-88.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]