Sacro Monte di Ossuccio

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Coordinate: 45°58′26.94″N 9°10′47.6″E / 45.97415°N 9.17989°E45.97415; 9.17989

La via delle cappelle

Il Sacro Monte di Ossuccio fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti prealpini inseriti nel 2003 dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Questo complesso si situa sulla riva occidentale del lago di Como, a 25 km dalla città omonima, nel territorio comunale di Ossuccio. Giace su un dirupo a 419 metri sul livello del mare, di fronte all'isola Comacina.
È completamente isolato da ogni altra costruzione, circondato da campi, da piantagioni di ulivi e da boschi.

Immagine del Santuario che compare negli affreschi della XIV cappella

Fin dalla romanità è attestato questo luogo come centro cultuale dedicato a Cerere che attirava grande afflusso di popolo soprattutto alle idi di settembre, come riportato da Plinio il Giovane, console nell'anno 100 d. C. ed amico dell'imperatore Traiano che sul Lario possedeva due ville. Recenti scavi sotto il santuario hanno evidenziato tracce di impianto polivolumetrico tipico dei santuari pagani romani[1].

Le quattordici cappelle, tutte costruite tra il 1635 e il 1710, a pianta centrale, sono in stile barocco impreziosite da 230 statue in stucco e terracotta, a grandezza naturale, realizzate da diversi artisti: Agostino Silva, Carlo Gaffuri e Innocenzo Torriani. I costumi delle statue riproducono fedelmente l'abbigliamento signorile e popolare degli abitanti della zona in quel tempo.
Le cappelle rappresentano i Misteri del Rosario e conducono al santuario che rappresenta la quindicesima tappa ed è dedicato all'Assunzione della Madre di Dio.

Il Santuario della Beata Vergine del Soccorso[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è stata costruita su terreno impervio, su rocce di aspra e selvaggia bellezza, dove già sorgeva un precedente edificio di culto: il suo corpo principale fu completato nel 1537[2]. L'abside e i due bracci della chiesa sono opere più tarde. L'alto campanile fu completato nel 1719, dopo 25 anni di lavoro: è opera dell'architetto ticinese Giovanni Battista Bianchi.

L'aula è a navata unica, formata da quattro campate; vi si accede attraverso un porticato posto sulla facciata. All'interno la navata è decorata da lesene con capitelli a stucco, da statue e da marmi di gusto barocco. In particolare, l'apparato decorativo del soffitto, con i suoi eleganti stucchi ed i suoi scomparti affrescati costituisce un notevole esempio di arte barocca volta a celebrare il culto mariano: le scene principali sono dedicate alla Assunzione ed alla Incoronazione della Vergine; altri scomparti contengono figure di Angeli con cartigli e di Angeli musicanti. Gli affreschi del soffitto, assieme a quelli della controfacciata (Nascita della Vergine e due Profeti ai lati) ed a quelli dell'arco trionfale (l’Annunciazione, a destra, e la Visitazione a sinistra), sono opera di Salvatore Pozzi di Puria[3].

Altare maggiore: statue dell'Incoronazione della Vergine

Il pavimento bicromatico risale al 1655, è in marmo bianco di Musso e nero di Varenna.

Sulla parete sinistra, a metà navata, è posto un marmoreo altare laterale, sopra il quale, tra due nere colonne tortili, è messa in evidenza una icona cara alla devozione popolare: si tratta di un affresco di autore ignoto, datato 1501, raffigurante la Madonna col Bambino e Sant'Eufemia. Di fronte, sul lato opposto della navata, si trova una pala d'altare ottocentesca raffigurante San Giuseppe; proveniente dalla Basilica di San Pietro in Vaticano, è stata donata al Santuario nel 1963 da Papa Giovanni XXIII.

Nel presbiterio è posto un raffinato altare maggiore in marmo, sormontato da un tempietto, anch'esso in marmo, che racchiude un gruppo di statue lignee raffiguranti l'Incoronazione della Vergine, opera del 1896. Il tempietto funge come ultima stazione del Rosario nel percorso che si snoda lungo la salita con le cappelle del Sacro Monte.

Al fondo della navata, il braccio sulla destra porta alla Sacrestia (costruita nel 1710); quello sulla sinistra conduce alla Cappella della Madonna costruita nel 1878 e riccamente decorata: essa custodisce la veneratissima statua della Beata Vergine del Soccorso. Si tratta di un’opera risalente verosimilmente all’inizio del XIV secolo proveniente forse da un preesistente edificio di culto[4] Esiste, espressa secondo una struttura narrativa ricorrente, una ricostruzione leggendaria del ritrovamento della statua che avrebbe dato origine alla speciale venerazione della statua.[5]

Le pareti della cappella sono ricoperti da ex voto che testimoniano la speciale devozione esistente sul territorio. Il santuario accoglie fedeli devoti e visitatori provenienti da tutte le terre del Lago di Como. La Madonna del Soccorso è venerata come protettrice della Diocesi di Como.

Curiosità sul Santuario della Beata Vergine del Soccorso[modifica | modifica sorgente]

Al Sacro Monte di Ossuccio l'8 settembre si celebra una grande festa religiosa in coincidenza con la Natività di Maria, la solennità è tra le più antiche del Lario e della Valle d'Intelvi; una volta i pellegrini arrivavano in processione da Ponna Intelvi, attraverso il Tellero, Boffalora e San Benedetto in Val Perlana.

Le cappelle del Sacro Monte[modifica | modifica sorgente]

Le cappelle del Sacro Monte che si snodano lungo le pendici che portano al santuario furono edificate tra il 1635 ed il 1710, realizzando in tal modo un percorso devozionale che invita alla meditazione sui misteri del Rosario. Quattordici sono le cappelle che si incontrano lungo la strada acciottolata che percorre il Sacro Monte: ognuna è dedicata ad uno dei misteri ed è numerata secondo la successione canonica dei cinque misteri gaudiosi, seguiti dai cinque misteri dolorosi e poi dai primi quattro misteri gloriosi. L'ultimo dei misteri gloriosi (L'incoronazione della Vergine) è costituito da una edicola posta all'interno del santuario, sopra l'altare maggiore. L'intenzione del percorso è quella di mostrare al pellegrino le scene delle varie stazioni, in modo da suscitarne la devozione assieme all'esercizio della recita del Rosario.

La decisione di realizzare il Sacro Monte è verosimilmente da attribuire all’iniziativa dei Francescani e delle famiglie nobili locali[6]. Stemmi delle famiglie nobiliari che hanno finanziariamente contribuito all’impresa sono visibili sulla porta di ingresso di alcune cappelle.

V cappella: Agostino Silva, La disputa di Gesù tra i dottori nel tempio

Molti aspetti accomunano questo Sacro Monte con quello di Varese. La comune dedicazione al Rosario, le similitudine morfologiche date dal percorso acciottolato fiancheggiato da bassi muretti, le analogie del complessivo "piano urbanistico", lasciano supporre il Monte di Varese sia stato qui preso a modello, pur senza voler con esso competere in termini di monumentalità.

Le cappelle hanno connotazioni architettoniche barocche, che si esprimono in una varietà di forme, tra edifici a pianta rettangolare e ad aula unica. Singolare è, in talune cappelle, l’apposizione di un pronao piuttosto esteso che ingloba il sentiero in salita.

L'apparato decorativo delle cappelle, con statue policrome, in stucco ed in terracotta, ed affreschi sulle pareti, ha visto l'impegno di significativi artisti dell’epoca. Il plasticatore ticinese Agostino Silva ha avuto il ruolo di protagonista della realizzazione della folla di statue (circa duecentotrenta) che popolano le cappelle, con figure tratte spesso dalla vita di tutti i giorni, vestite con abiti seicenteschi. Si è congetturato – per dar conto di affinità stilistiche – un intervento, assieme ad Agostino, di suo padre Francesco, uno dei plasticatori protagonisti del Sacro Monte di Varese. Certa è invece la presenza Gianfrancesco, figlio di Agostino, operante come aiuto del padre.

Tra i pittori si devono ricordare i citati Carlo Gaffuri, Innocenzo Torriani, e Gian Paolo Recchi. Negli affreschi della prima cappella (Annunciazione) e della XIV cappella (Assunzione della Vergine) è stato riconosciuto l'intervento di Salvatore Pozzi, autore anche degli affreschi che ornano il soffitto del santuario[7]

Il percorso devozionale si snoda tra coltivazioni di ulivi, in un ambiente di grande valore paesaggistico; si gode ad ogni sosta il panorama del lago, avendo di fronte l'Isola Comacina. Come in ogni Sacro Monte, si nota lo sforzo di creare armonia tra architetture e paesaggio. Alcune costruzioni civili sorte a ridosso delle cappelle, quando si poneva scarsa attenzione alla tutela del sito, hanno alterato un poco tale armonia.

È stato avviato, in anni recenti, un piano sistematico di restauro dell'apparato decorativo delle cappelle[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ M. L. Belloni, Hospitales e xenodochi: mercanti e pellegrini dal Lario al Ceresio, Sampietro editore, Menaggio 1997, 38.
  2. ^ Informazione tratta dalla scheda sul sito della Diocesi di Como: Per le altre informazioni storiche, oltre a tale sito, si è fatto riferimento alla Guida citata in bibliografia
  3. ^ Giorgio Mollisi, Salvatore Pozzi a Bironico, in "Arte&Storia", 8, n. 38, marzo-maggio, 2008, p. 70-90
  4. ^ Vedasi la guida al santuario citata in bibliografia
  5. ^ M. Centini, I Sacri Monti nell'arco alpino italiano, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1990, p. 83
  6. ^ Vedasi la scheda sul sito Sacrimonti.net
  7. ^ Daniele Pescarmona, Precisazioni storiche sul Sacro Monte di Ossuccio, in "Il restauro della prima cappella del Sacro Monte di Ossuccio", Quaderni, 1, Como 2007; Giorgio Mollisi, Salvatore Pozzi a Bironico, in "Arte&Storia", 8, n. 38, marzo-maggio, 2008, p. 70-90.
  8. ^ Sono già stati pubblicati i quaderni del restauro delle prime due cappelle: M. Di Salvo (a cura di), “Il restauro della prima cappella del Sacro Monte di Ossuccio”, NodoLibri, Como 2007; D. Pescarmona, P. Villa, “Il restauro della seconda cappella del Sacro Monte di Ossuccio”, NodoLibri, Como 2007

Galleria di immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Guida al Santuario Madonna del Soccorso, a cura dei PP. Cappuccini del Santuario della Beata Vergine del Soccorso.
  • M. Centini, I Sacri Monti nell'arco alpino italiano, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1990.
  • Piera Gatta Papavassiliou, Il Sacro Monte di Ossuccio. Guida alle Cappelle, Fotografie di Carla De Benedetti, Bergamo, 1996.
  • Laura Damiani Cabrini, Francesco Innocenzo Torriani, pittore "di studio" e "d'invenzione", in Laura Damiani Cabrini, Anastasia Gilardi (a cura di), Francesco e Innocenzo Torriani. Opere e vicende di due artisti del Seicento, Mendrisio, 2006, 65-71, 89.
  • Piera Gatta Papavassiliou, Quattro secoli di storia del lago negli ex voto del Santuario della Beata Vergine del Soccorso sul monte di Ossuccio, Sampietro, Menaggio 2008.

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