Sacrario militare di Redipuglia

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Coordinate: 45°51′05.59″N 13°29′22.49″E / 45.851553°N 13.489581°E45.851553; 13.489581

Sacrario militare di Redipuglia
Il sacrario militare di Redipuglia. In primo piano la tomba del duca d'Aosta.
Il sacrario militare di Redipuglia. In primo piano la tomba del duca d'Aosta.
Tipo militare
Confessione religiosa mista
Ubicazione
Stato Italia Italia
Comune Fogliano Redipuglia
Costruzione
Data apertura 19 settembre 1938
Architetto Giovanni Greppi
Tombe famose Margherita Orlando, Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta

Il sacrario militare di Redipuglia è un monumentale cimitero militare situato in Friuli Venezia Giulia, costruito in epoca fascista[1] e dedicato alla memoria di oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la prima guerra mondiale. Sorge all'interno del territorio comunale di Fogliano Redipuglia in provincia di Gorizia.

Il monumento è il fulcro di un parco commemorativo di oltre 100 ettari che comprende una parte del Carso triestino-goriziano, teatro durante la Grande guerra di durissime battaglie (battaglie dell'Isonzo). Le enormi dimensioni e l'ampia area coinvolta a parco della memoria ne fanno il più grande sacrario militare d'Italia e uno dei più grandi al mondo.

Ogni 4 novembre, alla presenza del presidente del Senato, in sostituzione del presidente della Repubblica impegnato in contemporanea in celebrazioni analoghe all'Altare della Patria, il sacrario serve come luogo di commemorazione per tutti i 689.000 soldati morti durante la prima guerra mondiale. La grande scalinata di pietra che forma il sacrario di Redipuglia è collocata direttamente davanti alla collina di Sant'Elia, sede del precedente cimitero di guerra i cui resti furono traslati nell’attuale sacrario monumentale. Tutta l’area è stata convertita a parco del "ricordo" o della "rimembranza": gallerie, trincee, crateri, munizioni inesplose e nidi di mitragliatrice sono stati conservati sul sito a ricordo della guerra.

Il memoriale monumentale è stato progettato da un gruppo di lavoro presieduto dall'architetto Giovanni Greppi e dallo scultore Giannino Castiglioni. I lavori iniziarono nel 1935 con un impiego enorme di uomini e mezzi che dopo 3 anni ininterrotti di lavori permisero l'inaugurazione del monumento il 18 settembre del 1938 alla presenza di Mussolini e di più di 50.000 veterani della Grande guerra.[2] Il monumento dalla nascita è stato amministrato dal Ministero della Difesa, nello specifico dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera, realizzata sulle pendici del monte Sei Busi, cima aspramente contesa nella prima fase della Grande guerra (prima, seconda e quarta battaglia dell'Isonzo), si presenta come uno schieramento militare con alla base la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, comandante della 3ª Armata, cui fanno ala quelle dei suoi generali.

Recinge simbolicamente l'ingresso al sacrario, ai piedi della monumentale scalea, una grossa catena d'ancora che appartenne alla torpediniera "Grado", già appartenuta alla marina austro-ungarica (k.u.k. Kriegsmarine) con il nome di "Triglav" e ceduta all'Italia dopo la fine della guerra. Subito oltre, si distende in leggero declivio un ampio piazzale, lastricato in pietra del Carso, attraversato sulla sua linea mediana dalla via Eroica, che corre tra due file di lastre di bronzo, 19 per lato, di cui ciascuna porta inciso il nome di una località dove più aspra e sanguinosa fu la lotta. In fondo alla via Eroica si eleva solenne la gradinata che custodisce, in ordine alfabetico dal basso verso l'alto, le spoglie di 40.000 caduti noti ed i cui nomi figurano incisi in singole lapidi di bronzo. La maestosa scalinata, formata da 22 gradoni su cui sono allineate le tombe dei caduti, sul davanti ed alla base della quale sorge, isolata quella del duca d'Aosta, comandante della 3ª armata, fiancheggiata dalle urne dei suoi generali caduti in combattimento, è simile al poderoso e perfetto schieramento d'una intera grande unità di centomila soldati. Il duca d'Aosta, morto nel 1931, chiese di avere l'onore di poter essere qui deposto tra le migliaia di soldati che persero la vita sul campo di battaglia. La tomba è ricavata in un monolito in porfido del peso di 75 tonnellate. Seguono disposte su ventidue gradoni le salme dei 39.857 caduti identificati. Le iscrizioni recano tutte la scritta "Presente", che si rifà al rito d'appello dello squadrismo ove il capo delle squadre gridava il nome del camerata defunto e la folla inginocchiata rispondeva con il grido "Presente".[4][5] Nell'ultimo gradone, in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva, riposano le salme di 60.330 caduti ignoti.

Nella cappella e nelle due sale adiacenti sono custoditi oggetti personali dei soldati italiani e austro-ungarici. Oggi la cappella è arricchita da una statua che raffigura un'Assunta; è la Regina della Pace. Un'Assunta che vuole ricordare la necessità di dare al sacrario il ruolo di raccordo delle genti d'Europa al fine di promuovere una riflessione sulle lacerazioni etiche che producono le guerre.[6]

Il grande mausoleo venne realizzato di fronte al primo cimitero di guerra della 3ª armata sul colle Sant'Elia che oggi è una sorta di museo all'aperto noto come parco della Rimembranza. Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario.

Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune". L'impianto, considerato il più monumentale ossario di epoca fascista, incarna "l'apoteosi dell'uguaglianza, dell'anonimità e della disciplina militare oltre la morte, un trionfo - scolpito nella pietra - dell'istanza collettiva sull'identità individuale".[7]

In concomitanza con l'edificazione del sacrario fu realizzata anche la stazione di Redipuglia, da inquadrarsi nell'ottica di monumentalizzazione della zona di Redipuglia.

L'unica donna seppellita nel sacrario è una crocerossina morta a 21 anni di nome Margherita Kaiser Parodi Orlando. La sua tomba si trova nella prima fila e si distingue perché nella facciata c'è scolpita una grande croce.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Umberto Silva, Ideologia e arte del fascismo, Mazzotta, Milano, 1973, p. 146.
  2. ^ Daniele Pisani, La Memoria di pietra
  3. ^ Cede il sacrario di Redipuglia. Spuntano le ossa dei Caduti, in Il Piccolo
  4. ^ Catello Avenia, Le origini del fascismo, Controcorrente, 2005, p. 133. ISBN 9788889015230
  5. ^ Emilio Gentile, Fascismo: storia e interpretazione, Laterza, Roma-Bari, 2002, p. 225. ISBN 9788842075448
  6. ^ Regina della Pace del sacrario di Redipuglia
  7. ^ "Il più importante di essi [degli ossari] fu quello di Redipuglia. L'impianto incarnava come nessun altro la concezione fascista della guerra e della nazione: era una gigantesca apoteosi dell'uguaglianza, dell'anonimità e della disciplina militare oltre la morte, un trionfo - scolpito nella pietra - dell'istanza collettiva sull'identità individuale" (O. Janz, Memoria della Grande Guerra, in Dizionario del fascismo, a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, vol. I: A-K, Giulio Einaudi editore, Torino 2002, p. 630. ISBN 88-06-15385-4.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Nicoloso, Mussolini architetto: Propaganda e paesaggio urbano nell'Italia fascista, Torino, Einaudi, 2008. ISBN 9788806190866.
  • Cesare Alberto Loverre, Sacrificio e vittoria. Redipuglia dal cimitero degli invitti al sacrario monumentale, in "Bisiacaria. Associazione culturale bisiaca", 1995, p. 23-37.
  • Cesare Alberto Loverre, L'architettura necessaria/Culto del caduto ed estetica della politica, in Un tema del moderno: i sacrari della Grande Guerra, in "Parametro" XXVII, 1996, pp. 18–32.

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