Società Sportiva Lazio
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| Calcio |
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| Biancocelesti, Biancazzurri, Biancoblu, Aquile, Aquilotti | |||
| Segni distintivi | |||
| Uniformi di gara
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| Colori sociali: | |||
| Simboli: | Aquila imperiale | ||
| Inno: | Vola Lazio Vola Toni Malco (1983) |
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| Dati societari | |||
| Città: | |||
| Paese: | |||
| Confederazione: | UEFA | ||
| Federazione: | |||
| Campionato: | Serie A | ||
| Fondazione: | 1900 | ||
| Presidente: | |||
| Allenatore: | |||
| Stadio: | Olimpico di Roma (72.698 posti) |
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| Sito web: | www.sslazio.it | ||
| Palmarès | |||
| Scudetti: | 2 | ||
| Trofei nazionali: | 5 Coppe Italia 2 Supercoppe italiane |
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| Trofei internazionali: | 1 Coppe delle Coppe 1 Supercoppe UEFA 1 Coppa delle Alpi |
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| Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio | |||
| « La Lazio è un ente morale, molto di più rispetto ad una semplice società di calcio. » | |
La Società Sportiva Lazio S.p.A., nota come S.S. Lazio o più semplicemente Lazio, è una società polisportiva di Roma fondata il 9 gennaio 1900. È una delle principali squadre del massimo campionato italiano di calcio. Nata come società podistica agli inizi del secolo, ha incrementato nel corso degli anni il numero di discipline praticate, tanto da divenire la più grande polisportiva d'Europa ed una delle più grandi del Mondo.[1]
Insieme a Juventus e Roma, è una delle tre società italiane di calcio quotate in Borsa. E' stata la prima società di calcio italiana a fare il suo ingresso sul mercato di Piazza Affari.[2]
La Società Sportiva Lazio è stata anche insignita con due importanti onorificenze: la Stella d'Oro al Merito Sportivo e il Collare d'Oro al Merito Sportivo, ricevuti rispettivamente nel 1967 e nel 2002.[3] La sezione calcio fu istituita nel 1902 e ufficializzata nel 1910,[4] sesta in Italia per ordine di antichità tra quelle attualmente attive.[5]
Nel corso della sua storia ultracentenaria si è classificata due volte prima in campionato, tre volte seconda e sei volte terza. Tra i trofei più importanti conquistati figurano: due scudetti (1973/1974, 1999/2000), cinque Coppe Italia (1958, 1998, 2000, 2004, 2009), due Supercoppe italiane (1998, 2000), una Coppa delle Coppe (1999) ed una Supercoppa europea (1999), oltre alla Coppa delle Alpi (1971). Attualmente è l'unica squadra della Capitale ad aver vinto trofei internazionali riconosciuti dalla UEFA.[6]
La Lazio è una delle cinque squadre in Italia ad aver centrato quello che gli inglesi chiamano "Double", ossia la conquista del titolo e della coppa nazionale nello stesso anno; vi è riuscita nella stagione 1999-2000.[7]
Storica è la rivalità della sua tifoseria con i tifosi della Roma con cui la Lazio condivide lo Stadio Olimpico. Gli ultras della curva hanno stretto gemellaggi con i tifosi di Inter, Hellas Verona e con gli ultras internazionali di Real Madrid, Chelsea ed Espanyol.[8]
Attualmente, la Lazio è la sesta squadra d'Italia per numero di tifosi, dietro Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma.[9]
Il simbolo della squadra è l'aquila, mentre i colori sociali sono il bianco e il celeste, colori scelti in onore della Grecia, patria dello sport e dei Giochi olimpici, dove proprio nel 1896 si disputò la prima Olimpiade dei tempi moderni.
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia della Società Sportiva Lazio. |
[modifica] La fondazione
La Societa Sportiva Lazio nota come SS Lazio o più semplicemente Lazio (nata come società podistica) fu fondata a Roma il 9 gennaio 1900 a Piazza della Libertà, tra il rione Prati e l’odierno quartiere della Vittoria, dal sottoufficiale dei Bersaglieri Luigi Bigiarelli insieme ad altri suoi amici: il fratello Giacomo, Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Alceste Grifoni, Giulio Lefevre, Galileo Massa, Alberto Mesones ed Enrico Venier. I colori sociali scelti sono quelli della bandiera dell'antica Grecia, patria delle Olimpiadi, mentre il simbolo è attualmente uno scudo con i colori sociali sormontato dall'aquila imperiale, emblema delle antiche legioni romane.
[modifica] I primi anni: Lega Sud, la Lazio regina del meridione
La prima partita di calcio (seppure non ufficiale) viene disputata il 16 maggio 1902 in Piazza d'Armi, vicino a Piazza Mazzini, e vede la Lazio battere la Virtus (squadra nata da una polemica scissione dalla stessa Lazio) per 3-0 con tripletta del centrattacco Sante Ancherani. La Lazio, pertanto, rivendica l’introduzione del calcio - nella forma oggi conosciuta - nella Capitale.
Le prime partite giocate a Roma secondo le regole dell’Association football stabilite dall’IFAB si tengono nel 1901 tra squadre composte da associati della Lazio, laddove altre formazioni estemporanee, di cui rimangono frammentarie tracce nelle cronache di fine secolo, giocano un calcio non aderente alle regole del gioco, in quanto praticato come forma ibrida tra calcio e rugby.[10]
Negli anni successivi la Lazio inizia a confrontarsi con altre realtà calcistiche italiane, in particolare del centro-Italia, anche se tali confronti non si svolgono mai a livello ufficiale[11]. Nel 1907 la Federazione Italiana Football (futura FIGC) sponsorizza il Campionato Romano di I Categoria, che si conclude con la vittoria della Lazio in finale sulla Virtus. Tale successo, tuttavia, non costituisce titolo per un'eventuale ammissione ufficiale alle fasi successive del campionato nazionale.
Con l’estensione del campionato nazionale da parte della FIGC al centro-sud, il Campionato Romano viene declassato a III Categoria, impedendo così nuovamente la partecipazione della Lazio al torneo nazionale. Nel 1913 la FIGC riforma il campionato e ammette alla Prima Divisione le squadre del centro-sud, che giocano in un girone autonomo. La finale scudetto viene giocata tra le vincitrici dei gironi nord e quelle del centro-sud.
È la Lazio la prima squadra campione del centro-sud. La finale scudetto viene disputata contro la Pro Vercelli, ed è vinta dai piemontesi per 6-0. In seguito la Lazio, prima dell'introduzione del Girone Unico, giungerà alla finale nazionale per lo scudetto in altre due occasioni, nel 1914 sconfitta dal Casale, e nel 1923 sconfitta dal Genoa.
Nel 1927, il P.N.F cioè il Partito Nazionale Fascista è nel pieno dello sforzo propagandistico per tentare di ridisegnare una nuova mappa dell’identità culturale italiana. Nei piccoli borghi vengono ricreate sagre e feste paesane, i grandi centri urbani vedono, tra l'altro, il sorgere delle squadre cittadine. Così, in modo analogo a quanto accadeva a Firenze, Napoli, e nel resto d'Italia, si decise di unificare le squadre di calcio romane in un unico club; cinghia di trasmissione della propaganda mussoliniana nel cuore dei ceti popolari romani.
A contrastare il tentativo di unificazione c'è il Luogotenente Generale della Milizia Fascista Giorgio Vaccaro, che riesce a convincere i gerarchi a non includere la Lazio nella nuova associazione[12][13]. Dopo la guerra, Vaccaro diventerà membro della Corte Federale della Federcalcio, nonché presidente della Lazio dal 1964 fino al 1965.
[modifica] Gli anni trenta: campionato a girone unico
A partire dalla stagione 1929/30 viene istituito il campionato a girone unico. L'esordio in Serie A dei biancocelesti avviene il 6 ottobre 1929 contro il Bologna campione in carica, allo Stadio della Rondinella sulla via Flaminia. Gli inizi sono dei più benaugurati, il risultato è infatti di 3 a 0 per la Lazio; ma il resto della stagione sarà tutt'altro che esaltante, con un quindicesimo posto raggiunto all'ultima giornata.
I primi del decennio sono gli anni della Brasilazio, una formazione imbottita di brasiliani che però non ottiene il successo sperato. Le sue, infatti, sono prestazioni altalenanti, i risultati a fine stagione sono un ottavo posto nel 1930/31 e un tredicesimo nel 1931/32. Nell'estate del '32 Karl Stürmer sostituisce come allenatore il brasiliano Amílcar Barbuy e nello stesso anno la Lazio batte la Roma per 2 a 1 nel Derby casalingo, ottenendo il primo successo contro i "cugini". A dimostrazione di come la stracittadina fosse già molto sentita, il Littoriale descriveva così l'ingresso in campo:
| « Sventolio di bandiere biancocelesti e giallorosse, un gigantesco telone con scritto «Forza Lazio» a caratteri cubitali. Si calcola che siano presenti venticinquemila spettatori per un incasso record di 218 mila lire, alle quali bisogna aggiungere le ventimila lire dei soci e degli abbonati. » |
Nel campionato 1932/33 la squadra si piazza al decimo posto, e lo stesso avviene nel 1933/34. Sotto la presidenza di Eugenio Gualdi aumentano anche le ambizioni, vengono acquistati infatti Silvio Piola e Attilio Ferraris IV, e nella stagione 1936/37 la Lazio raggiunge il secondo posto alle spalle del Bologna (all’epoca una delle squadre più forti d’Europa), dopo aver terminato il girone d'andata al comando della classifica e aver visto sfumare lo Scudetto a causa degli infortuni e di riserve non all'altezza dei titolari. In quel periodo la squadra è trascinata da Silvio Piola, uno dei migliori attaccanti della storia del calcio italiano. Piola a Roma gioca per nove stagioni e vanta tuttora il record di marcature in Serie A con la Lazio; (143 su 274 sue reti in totale in Serie A tra Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara, a cui dovrebbero aggiungersi i 27 gol segnati da Piola con la maglia del Torino nel Campionato di Guerra 1943/44 e i 16 con la Juventus del Campionato 1945/46, campionati entrambi non conteggiati a fini statistici.
In quello stesso anno la squadra fa anche le prime esperienze europee ad alto livello, partecipando alla Coppa Europa dove viene sconfitta solo in finale dal Ferencvaros. Gli anni seguenti sono privi di grandi soddisfazioni, fatta eccezione per il derby del 1939 in cui i biancocelesti espugnano il campo Testaccio dei cugini romanisti con un secco 2 a 0; entrambe le marcature furono messe a segno dal bomber Piola. Nella stagione seguente, cioè il campionato 1939/40, viene raggiunto un ottimo quarto posto dietro le grandi squadre dell'epoca: Ambrosiana-Inter, Bologna e Juventus.
[modifica] Gli anni quaranta: l'addio di Silvio Piola, eroe nazionale
Gli anni quaranta sono l'epoca del Grande Torino e la Lazio si attesta su posizioni di mezza classifica. Nel 1943 il campionato viene sospeso per cause belliche. A livello locale viene organizzato il Campionato Romano, con il quale sembra tornare l'epoca pionieristica del calcio. Finita la guerra, nel campionato del 1945/46, diviso in due gironi, la Lazio senza il suo bomber, Silvio Piola, non riesce a raggiungere la fase finale. Nel primo campionato a girone unico nel dopo-guerra 1946/47 la Lazio arriva al decimo posto. Anche quella del 1948/49 è una stagione difficile, con stipendi ridotti al minimo e giocatori che scioperano; a metà stagione, la Lazio si ritrova ultima nonostante l'illusione degli otto gol rifilati al Bologna. Tocca al presidente Zenobi ricostruire la società e i risultati non tardano ad arrivare. La Lazio conclude il campionato al tredecesimo posto, e in una partita casalinga memorabile costringe al pareggio il grande Torino che vinse lo scudetto nonostante la tragedia di Superga. L'anno seguente 1949/50 la Lazio disputa un bel campionato e si classifica quarta mostrando una difesa di ferro e grandi prestazioni del portiere Sentimenti IV, che era stato scartato dalla Juventus perché giudicato ormai vecchio. Il quarto posto in campionato viene confermato l'anno seguente (1950/51) alle spalle di Milan, Inter e Juventus.
[modifica] Gli anni cinquanta: la conquista della prima Coppa Italia
Nel frattempo, complice una defezione internazionale della Juventus, la Lazio si riaffaccia sul panorama internazionale giocando la Coppa Latina del 1950 (antesignana della Coppa dei Campioni). I risultati non sono quelli sperati, ma il misurarsi con altre realtà calcistiche contribuisce alla crescita sportiva del club.[14] Nel 1952 nuovo quarto posto in campionato a pari punti con la Fiorentina. Nel 1953 termina l'era Zenobi, sotto la quale la Lazio era riuscita a ridurre la differenza con le squadre del nord e vincere sette derby su otto. Gli succede Tessarolo, e vengono acquistati giocatori importanti ma a fine carriera, politica che non porterà grandi risultati, ma solamente problemi di bilancio. Nella stagione 1955/56 viene effettuata un'onerosa campagna acquisti: spiccano i nomi di Selmosson e Muccinelli. Il campionato si svolge tra alti e bassi e si conclude con un più che dignitoso terzo posto. L'estate successiva, con altri acquisti si cerca di consegnare all'allenatore Carver una squadra che possa vincere finalmente il titolo, ma, complice una partenza a rilento, sarà ancora terzo posto nonostante le vittorie per 3 a 0 su Milan e Fiorentina, le prime due classificate al termine del campionato. Tessarolo lascia così la società con un ingente deficit di bilancio. La gestione successiva si occupa soprattutto di ripianare i debiti, ma arriva comunque la conquista del primo trofeo ufficiale: la Coppa Italia del 1958,[15] con "Fuffo" Bernardini in panchina. La gioia dura poco, visto che in estate viene ceduto Selmosson alla Roma generando una vera e propria rivolta dei tifosi. Con lui partono anche altri giocatori di esperienza, e la Lazio si affida a calciatori promettenti e di prospettiva: il risultato sarà un undicesimo posto. Nel 1959/60 la Lazio, a causa delle perduranti difficoltà economiche, cede anche Humberto Tozzi, l'unico giocatore di livello rimasto.
[modifica] Gli anni sessanta: i primi anni di Serie B
È sicuramente un decennio tra i più altalenanti della storia della Lazio: nel 1961 arriva la retrocessione in Serie B, che condanna così la squadra al primo anno nella serie cadetta dopo l'introduzione del girone unico. Il ritorno nella massima serie sarebbe immediato se l'arbitro Rigato, nella partita decisiva contro il Napoli, vedesse il tiro di Seghedoni entrare nella porta prima di uscirne[16][17]. La squadra è quindi affidata all'allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, che nel 1963 termina il purgatorio della Serie B, e la Lazio conquista la promozione nella partita casalinga contro la Pro Patria davanti ad oltre 60.000 spettatori. Nel 1963/64 Lorenzo ottiene un buon ottavo posto con una squadra giovane, anche se l'anno seguente l'argentino passa sull'altra sponda del Tevere. Con Mannocci in panchina i biancocelesti raggiungono la salvezza, ma a fine stagione si riaffaccia la crisi finanziaria, così la presidenza viene rilevata da Umberto Lenzini, un personaggio che da lì a poco cambierà la storia della Lazio. La sua presidenza inizia però nel peggiore dei modi, dopo una stagione anonima arriva una nuova retrocessione in Serie B (1966/67), forse per la deludente campagna acquisti fatta in estate. Partita per vincere il campionato, la Lazio si ritrova a lottare nelle parti basse della classifica. Subentra come allenatore Lorenzo, di ritorno dalla Roma dove aveva decisamente fallito, che ottiene la salvezza. Nella stagione seguente (1968/69), anche grazie ad acquisti finalmente all'altezza, la Lazio torna in Serie A con due giornate d'anticipo.
[modifica] Gli anni settanta: La "banda" Maestrelli ed il primo scudetto
Nel campionato 1969/70 la Lazio può contare sui gol di Giorgio Chinaglia e sul libero Giuseppe Wilson, arrivati in estate un po' in sordina dall'Internapoli. La squadra raggiunge così una salvezza tranquilla. Nel 1970/71, dopo un girone di ritorno disastroso, la Lazio retrocede nuovamente in Serie B. L'ambiente ha bisogno di una svolta, è così che il presidente Umberto Lenzini pensa a Tommaso Maestrelli, allenatore del Foggia, uno tra gli allenatori in ascesa in quel periodo.
Una scelta azzeccatissima visto che la Lazio torna subito in Serie A. In estate, tra non poche polemiche viene ceduto Giuseppe Massa all'Inter, mentre nella Lazio arrivano Mario Frustalupi, Renzo Garlaschelli, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Luigi Martini.
Si viene a formare un gruppo di giocatori tra di loro eterogenei ma dotati di estro e personalità, guidati e tenuti insieme da Tommaso Maestrelli (allenatore, psicologo e tuttofare), che dà alla squadra un gioco brillante, molto simile al calcio totale reso famoso dagli olandesi di quella generazione ai mondiali di Germania del 1974.
Nel 1972/73, appena rientrata in Serie A, si ritrova a lottare praticamente fino all'ultima giornata per lo scudetto. Prima dell'ultima partita del torneo è al comando il Milan con 44 punti, seguito da Lazio e Juventus appaiate ad un solo punto. La Juventus gioca contro la Roma all'Olimpico, mentre il Milan contro il Verona, la Lazio è di scena a Napoli. Alla fine del primo tempo Juventus e Milan sono in svantaggio, Napoli e Lazio pareggiano. Nel secondo tempo Cuccureddu rovescia le sorti per la Juventus che vince 2 a 1 e si aggiudica lo scudetto, la Lazio viene infilata da una rete del Napoli. I biancocelesti al termine di questa rocambolesca ultima giornata risultano terzi con non poca amarezza.
Il campionato 1973/74 riparte tra lo scetticismo dell'opinione pubblica, che non crede che la Lazio possa ripetersi. La tifoseria è ancora amareggiata per il finale dell'anno prima, ma è consapevole della forza della squadra che esprime un gioco spettacolare. L'unica aggiunta ad un meccanismo già collaudato è la giovane ala Vincenzo D'Amico proveniente dalle giovanili. La stagione è una vera e propria cavalcata, interrotta solo da qualche incertezza in alcune partite. La vittoria per 3 a 1 nello scontro diretto contro la Juventus e la prova di forza nel derby di ritorno vinto 2 a 1, portano saldamente la squadra in testa alla classifica.
La Lazio perde un'ultima partita con il Torino ma riesce comunque a laurearsi Campione d'Italia,[18] con una giornata d'anticipo, nell'incontro casalingo contro il Foggia in un Olimpico stracolmo.[19] Nonostante lo scudetto e i relativi incassi, la società non gode di grande floridezza economica, e in estate è pressoché immobile sul mercato. Il campionato 1974/75 non è trionfale come quello precedente, e inoltre si viene a sapere che Maestrelli è afflitto da una grave malattia e ciò non può che influire negativamente sull'andamento. La stagione si conclude al quarto posto con Lovati in panchina, ma la mente di tutti i laziali è rivolta sicuramente altrove. Viene ceduto Frustalupi, punto di riferimento del centrocampo, la panchina affidata a Giulio Corsini, e Giorgio Chinaglia emigra in America ai Cosmos di New York. La Lazio rimane invischiata nella lotta per non retrocedere, ed è necessario il ritorno di Maestrelli perché venga evitata la Serie B.
Nel campionato 1976/77 Lenzini chiama Luis Vinicio sulla panchina e strappa Franco Cordova alla Roma. È una Lazio che fa forza sul proprio vivaio; oltre a Bruno Giordano e Vincenzo D'Amico, si mettono in luce anche Lionello Manfredonia ed Andrea Agostinelli. A fine stagione la squadra arriva quinta, ma due lutti sconvolgono l'ambiente: quelli di Maestrelli e Re Cecconi, il secondo ucciso da un colpo di pistola mentre faceva uno scherzo simulando una rapina.[20]
[modifica] Gli anni ottanta: un decennio di luci, ombre e tanto cuore
La stagione 1979/1980 è forse la più drammatica di tutta la storia laziale: durante il derby viene ucciso il tifoso laziale Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo proveniente dalla curva romanista. Sul finire dell'anno scoppia lo "Scandalo calcioscommesse", e la Lazio viene retrocessa in Serie B insieme al Milan e alcuni suoi giocatori squalificati per delibera della CAF.[21]
Il girone di andata della stagione 1980/81 nel campionato cadetto sembra promettere un rapido ritorno in Serie A: la squadra, guidata da Ilario Castagner, ed attrezzata in sede di mercato per competere nella massima serie, prende largamente il comando della classifica. Al girone di ritorno il meccanismo però si rompe (come anche il tendine di Achille del portiere Moscatelli) e comincia un lento ed inesorabile declino fino al fatale rigore, fallito la penultima giornata da Stefano Chiodi contro il Vicenza, che condanna la Lazio alla permanenza in serie B. La squadra faticherà a riaversi: alla fine gli anni di B saranno tre.
Il 1981 è un anno travagliato anche per la società che dopo un periodo di grave incertezza manageriale, tra i fratelli Lenzini e Rutolo, passa nell'estate a Gian Chiaron Casoni. Con la gestione Casoni la Lazio risale faticosamente la china. Il purgatorio finisce anche grazie al ritorno di Manfredonia e Giordano, graziati dalla vittoria mondiale dell'82 dell'ultimo anno di squalifica. La Lazio torna in Serie A nel 1983 e Giorgio Chinaglia, tra gli artefici in campo dello scudetto del 1974, ne assume la presidenza. La presidenza Chinaglia non sarà all'altezza delle aspettative suscitate nei tifosi. La Lazio di Giordano, D'Amico, Manfredonia e di un giovanissimo Michael Laudrup, in prestito dalla Juventus, ottiene una stentata salvezza nel 1984.
Segue un'estate di polemiche con Giordano e Manfredonia in bilico tra Juventus e Roma e con i conti del bilancio in rosso fisso: prodromi di un campionato rovinoso. Nel 1985 la Lazio retrocede di nuovo in serie B; Giordano prende la strada di Napoli tra le mille polemiche e lasciano la squadra anche Manfredonia e "Michelino" Laudrup, entrambe accasatisi alla Juventus. Oltre a questi tre pezzi pregiati, lascia la Lazio anche il brasiliano João Batista.
Anche questa volta gli anni di B saranno tre. Al temine del primo, nel 1986, la Lazio viene coinvolta nel cosiddetto “secondo scandalo calcioscommesse”: la squadra viene penalizzata di 9 punti per la stagione 1986/87 e rischia seriamente di finire in Serie C per la prima volta nella sua storia. Di nuovo il crocevia della stagione è la partita con il Vicenza all'Olimpico, dove più di 80.000 tifosi laziali sosterranno la squadra. Protagonista della giornata è Giuliano Fiorini che a pochi minuti dal termine butta la palla in rete, consentendo alla squadra di raggiungere il terzultimo posto insieme al Taranto e al Campobasso, contro i quali deve disputare lo spareggio a Napoli nel giugno 1987 per non retrocedere. La squadra verrà sostenuta da 40.000 tifosi in entrambi le partite allo stadio San Paolo; alla fine, battendo il Campobasso con un gol di Fabio Poli, la Lazio riesce a mantenere la Serie B, riuscendo in una impresa che rimarrà negli annali della storia biancoceleste e nella memoria dei tanti tifosi laziali.
Dopo la sofferta salvezza la società viene rilevata da Gianmarco Calleri, che, dopo la promozione in Serie A, il risanamento economico ed il rilancio sportivo la vende nel 1992 al finanziere Sergio Cragnotti.[22]
[modifica] Gli anni novanta: la rinascita, l'era Cragnotti, il secondo scudetto e la conquista dell'Europa
Gli anni novanta si aprono con l'arrivo di Sergio Cragnotti che costruirà una delle realtà calcistiche più forti a livello mondiale.[23] Nella prima stagione del nuovo corso (1992/1993) arrivano alla Lazio giocatori molto importanti grazie ai quali riesce a raggiungere la qualificazione in Coppa UEFA. Il progressivo rafforzamento della rosa continua anche nell'anno successivo, approda in prima squadra, proveniente dalle giovanili, anche il futuro ed indimenticato capitano: Alessandro Nesta.
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Birmingham, Villa Park, 19 maggio 1999
Marcatori: LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlović, Favalli, D.Stanković (56' Sérgio Conceição), Almeyda, Mancini (90' Couto), Nedved (83' Lombardo), Salas, Vieri. Allenatore: Eriksson. MAIORCA: Roa, Olaizola, Marcelino, Siviero, M. Soler, Lauren, Engonga, J.Stanković, Ibagaza, Biagini (72' Paunović), Dani. Allenatore: Cuper. Arbitro: Günter Benkö (Austria) |
Nel 1994 la Lazio decide di puntare su un nuovo tecnico, Zdenek Zeman, con il quale la squadra capitolina inizia ad attuare un gioco brillante e molto offensivo, conclude il campionato in seconda posizione, arrivando anche ai quarti di finale in Coppa UEFA. Nella stagione successiva giunge al terzo posto. Quella ancora seguente segna l'addio del tecnico boemo sulla panchina biancoceleste, gli subentra in corsa Dino Zoff che concluderà con un ottimo quarto posto.
Per la stagione 1997/1998 la Lazio ingaggia il tecnico Sven-Göran Eriksson, il quale non passa una stagione senza vincere un trofeo. Il suo arrivo risulta decisivo, Cragnotti è sempre più convinto ad investire nel suo progetto: portare la Lazio a vincere il suo secondo scudetto. Arrivano quattro acquisti di notevole caratura, la squadra lotta per lo scudetto fino a sette giornate dal termine. Centra però la Coppa Italia e giunge ad un passo dalla vittoria della prestigiosa Coppa Uefa, persa nella finale di Parigi contro la connazionale Inter del "Fenomeno" Ronaldo.
Nella stagione successiva sembra tutto pronto per la conquista dello scudetto, la Lazio riesce a distaccare di ben 7 punti la seconda in classifica, ma ha poi un finale di campionato un po' infelice e il Milan ne approfitta, il sorpasso avviene alla penultima giornata, la Lazio non va oltre l'1-1 fuori casa contro la Fiorentina di Giovanni Trapattoni mentre il Milan regola con un rotondo 4-0 l'Empoli già retrocesso, la squadra capitolina conclude a malincuore seconda e senza non poche polemiche nei confronti degli arbitraggi delle ultime partite. Si rifà, battendo il Maiorca nella finale di Coppa delle Coppe a Birmingham, il 19 maggio 1999, grazie ai gol di Christian Vieri e della "Furia ceca" Pavel Nedved, decisivo a circa dieci minuti dalla fine. Quella fu l'ultima edizione della coppa europea, che tuttora è conservata nella bacheca della Lazio.
Tra i tanti anni di storia della Lazio non vi è dubbio che quello che i tifosi laziali ricorderanno come il più importante è proprio il 1999/2000, l'anno del centenario, del secondo scudetto e della terza Coppa Italia. Durante il calciomercato estivo Cragnotti rinforza ulteriormente la rosa, difatti approdano a Roma giocatori del calibro di Juan Sebastián Verón, Diego Simeone, acquistato dall'Inter nell'ambito dell'affare che ha portato Vieri in nerazzurro, Simone Inzaghi, Néstor Sensini e Fabrizio Ravanelli, arrivato durante la finestra invernale del calciomercato. Il campionato favorisce la Juventus che mantiene un certo distacco sui biancocelesti, ma proprio all'ultima giornata, al Renato Curi di Perugia i laziali trovano però un'inaspettata sorpresa. Qui la Juventus, impegnata contro la squadra dell' allora presidente Gaucci, si ritrova nel bel mezzo di un diluvio incredibile che, a metà partita, costringe l'arbitro Collina a sospendere l'incontro. Il direttore di gara dopo aver effettuato numerosi sopralluoghi, coll'intento di verificare l'esistenza delle condizioni necessarie per riprendere la partita, e nella speranza di evitare di effettuare un rinvio del match a data da destinarsi che causerebbe la lesione del principio di contemporaneità dell'ultima giornata, decide che la partita può riprendere: il diluvio si è fermato e le squadre possono scendere in campo. La Juventus fatica e sorprendentemente il Perugia segna con Alessandro Calori. L'uno a zero del giocatore perugino segnerà la fine delle speranze "tricolore" della Juventus e porterà la Lazio ad un'incredibile, inattesa ed incessante festa: dopo 26 anni lo scudetto è ritornato in mano alla compagine biancoceleste. [24]L'ultimo impegno della stagione vedrà una Lazio decisamente in festa conquistare la sua terza Coppa Italia.
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Montecarlo, Stade Louis II, 27 agosto 1999
Marcatore: MANCHESTER UTD: Van der Gouw, G.Neville, Berg, Stam (57'Curtis), P.Neville, Beckham (58' Cruijff), Keane, Scholes, Sheringham, Cole (77' Greening), Solskjaer. Allenatore: Ferguson. LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlović, Pancaro, D.Stanković (56' Sérgio Conceição), Veron, Almeyda, Nedved (66' Simeone), Mancini (84' Lombardo), S.Inzaghi (21' Salas). Allenatore: Eriksson. Arbitro: Ryszard Wojcik (Polonia) |
In Europa però la storia è un'altra: la stagione inizia nel migliore dei modi, un gol di Salas allo stadio Louis II di Montecarlo regala alla Lazio la Supercoppa Europea ai danni del Manchester United, la Champions League vede la Lazio trionfare nel suo girone con 14 punti, nella fase successiva sarà ancora prima con 11. Il sorteggio dei quarti di finale sarà però beffardo per la squadra romana: ancora Héctor Cúper, questa volta seduto sulla panchina del Valencia. In questa occasione però è il tecnico argentino a trionfare (5-2). La vittoria per 1 a 0 nel ritorno dell'Olimpico sarà solo una magra consolazione per i biancazzurri che salutano così i sogni di gloria.
Il giorno che di tutta la stagione i laziali ricorderanno con maggior piacere sarà il 9 gennaio del 2000, quando la Lazio, dopo aver regolato i rossoblù del Bologna per 3-1, festeggerà il suo centesimo compleanno con una bellissima cerimonia celebrata allo Stadio Olimpico, durante la quale saranno ricordati i personaggi che hanno fatto la storia della società capitolina. Per l'occasione sarà realizzata anche una partita amichevole tra le vecchie glorie laziali, tra cui Pulici, Wilson, Martini, D'Amico, Giordano, Caso e Fiorini, simbolo della "Lazio del -9" ed indimenticato dal popolo laziale. Scese in campo, in veste di giocatore, anche il presidente Cragnotti con la maglia numero 100, realizzando tra l'altro anche un calcio di rigore. Inoltre alcuni cantanti e vip affezionati ai colori biancazzurri interpreteranno quello che è ormai noto come l'inno del centenario, dal titolo "Cent'anni insieme".
[modifica] Gli ultimi anni: il rischio del fallimento e l'avvento di Lotito
La Lazio inizia nel migliore dei modi la nuova stagione, mettendo in bacheca un altro trofeo: la Supercoppa Italiana, sconfiggendo all'Olimpico per 4 a 3 l'Inter. L'inizio scoppiettante fa pensare ad un'altra grande stagione di vittorie in riva al Tevere, la situazione ben presto peggiora, la dirigenza decide di sostituire Eriksson, che nel frattempo aveva raggiunto un accordo contrattuale con la Nazionale inglese, con Dino Zoff, che ritorna sulla panchina laziale dopo cinque anni. La Lazio chiude con un soddisfacente terzo posto in campionato, frutto di uno strepitoso girone di ritorno, a 6 punti dai "cugini" della Roma vincitori dello scudetto.
La stagione successiva segna l'ultimo anno del presidente Sergio Cragnotti; il calciomercato presenta un gran numero di cessioni importanti, tra cui quella clamorosa di Nedved, ma anche buoni acquisti, come Stam, arrivato quasi a fine mercato, Fiore e Giannichedda, entrambe prelevati dall'Udinese, oltre a Liverani, Cesar e Mendieta, uno degli acquisti più costosi della storia del calcio.[25] Dopo le prime deludenti partite in campionato, Zoff viene sostituito da Alberto Zaccheroni, ma la Lazio non riesce mai ad inserirsi nella lotta per lo scudetto e conclude solamente sesta, mentre in Champions League esce alla prima fase a gironi.
Nella stagione seguente arriva Roberto Mancini, idolo dei tifosi biancocelesti, reduce dalla sua prima stagione da tecnico in una Fiorentina allo sbando. Nonostante i gravi problemi finanziari, la Lazio vola in campionato e infine centra un inatteso quarto posto. La stagione europea si rivelerà invece beffarda: la Lazio verrà fermata 4 a 1 dal Porto di José Mourinho in semifinale e dirà addio al sogno di portare a Roma quella coppa persa nel 1998 a Parigi.
Tra i più importanti eventi della stagione c'è da segnalare l'addio del presidente Sergio Cragnotti nel gennaio del 2003. Chiuderà la sua storia in biancoceleste come il più vincente presidente di tutti i tempi nella Capitale, superando Umberto Lenzini e Dino Viola, cedendo il ruolo all'avvocato Ugo Longo, affiancato prima dal direttore generale Luca Baraldi e successivamente dall'amministratore delegato Giuseppe Matteo Masoni.
La squadra capitolina conclude la stagione successiva al sesto posto, perdendo la possibilità di arrivare ad una migliore posizione con la sconfitta nella penultima partita contro il Brescia[26]. In Champions League esce nella fase a gironi, mentre è decisamente più fortunata l'avventura in Coppa Italia, che viene vinta dopo una bella e schiacciante vittoria sui campioni d'Europa del Milan in semifinale e dopo una finale spettacolare con la Juventus.
L'anno successivo salutano Roma alcuni calciatori importanti insieme all'allenatore Roberto Mancini e tutto il suo staff; mancano i soldi per i rinnovi contrattuali di alcuni giocatori: ciò che rimane alla Lazio è un pugno di mosche o poco più. L'amministratore delegato Masoni, che aveva sostituito Baraldi, dichiara che se la Lazio non incasserà almeno 80 milioni di euro dall'aumento di capitale la società è destinata a fallire.
Il 19 luglio il presidente Ugo Longo annuncia però che la Lazio ha trovato il suo nuovo presidente: si tratta di Claudio Lotito che dopo una faticosa trattativa porta alle casse laziali 21 milioni di euro, scatenando l'entusiasmo dei tifosi laziali.[27]
La società, nonostante l'arrivo dell'imprenditore romano e di nuova liquidità, rischia comunque di fallire a causa di un debito accumulato con l'erario di circa 110 milioni di euro. Per scongiurare questo rischio la dirigenza intraprende una trattativa con l'Agenzia delle Entrate che si conclude con l'ammissione della Lazio ai benefici del decreto legge 138 dell'agosto del 2002, convertito in legge 178/02.[28] In tal modo viene concessa una dilazione del debito in 23 anni.
Come allenatore viene scelto Domenico Caso, e la campagna estiva sarà portata avanti in fretta e furia fino all'ultimo minuto, difatti il presidente Lotito stupisce tutti realizzando nove acquisti proprio l'ultimo giorno di calciomercato. In questo clima di incertezza alcuni giocatori iniziano a chiedere di lasciare il club, e così inizia la difficile stagione della Lazio. Dopo una serie di partite alquanto negative, Lotito opta per l'esonero di Mimmo Caso, ed incarica l'esperto Giuseppe Papadopulo di guidare la Lazio verso una salvezza tranquilla. L'esordio di Papadopulo è nella stracittadina contro la Roma: nonostante le numerose assenze nella formazione, il risultato è di 3-1 per la Lazio con il gol di Paolo Di Canio, idolo della tifoseria tornato dopo 16 anni tra Scozia ed Inghilterra. Papadopulo confermerà la piacevole impressione non solo centrando la salvezza ma addirittura la qualificazione all'Intertoto, manifestazione dalla quale la formazione biancoceleste uscirà per opera dell'Olympique Marsiglia in semifinale.
Nonostante Papadopulo abbia centrato un obiettivo superiore a quello fissato dal presidente, non viene confermato: Lotito decide di chiamare un nuovo tecnico per la stagione seguente. Si tratta di Delio Rossi, arrivano anche dei buoni giocatori che porteranno la Lazio al sesto posto della classifica, qualificandosi per la Coppa Uefa.
Nella settimana che accompagna l'ultima giornata del campionato 2005/2006 la Lazio viene coinvolta nell'affare "Calciopoli", uno scandalo calcistico riguardante la stagione 2004/2005. Per la squadra capitolina la penalizzazione sarà di 11 punti in campionato, e il sogno di giocare la Coppa UEFA centrata la stagione passata è definitivamente cancellato, riceve infatti una seconda penalizzazione di 30 punti validi per la stagione precedente.
In Coppa Italia il cammino della Lazio termina al terzo turno contro un tenace Messina, allenato dal grande ex Bruno Giordano, che vince 4-3 tra le mura amiche, ma in campionato nonostante un brutto inizio di stagione centra uno straordinario terzo posto che permette alla squadra di ottenere la qualificazione al turno preliminare di Champions League. Vince inoltre il Derby d'andata 3-0, un punteggio che in campionato contro i "cugini" non si era mai verificato prima.
Il calciomercato estivo 2007, nonostante la qualificazione alla Champions League 2008, continua nella filosofia del risanamento economico, alla fine i colpi messi a segno da parte del presidente Lotito saranno pochissimi. Il portiere Carrizo, grande promessa argentina, per problemi con il passaporto rimane in prestito al River Plate e la Lazio giocherà l'intera stagione senza un vero portiere titolare. Proprio in questa competizione la società capitolina, dopo aver superato brillantemente i preliminari, crolla nella fase a gironi piazzandosi ultima nonostante i cinque punti conquistati. Sono decisive le sconfitte subite con Real Madrid ed Olympiacos Pireo. Le note positive sono però Tommaso Rocchi, che stende con una doppietta il Werder Brema, ed il suo "gemello del gol" Goran Pandev, che realizza 5 reti di cui 3 al Real Madrid.
In campionato, invece, la squadra di Delio Rossi non ripete le prestazioni dell'anno precedente e si piazza in dodicesima posizione senza qualificarsi in nessuna competizione europea. A novembre la società, così come tutta la città, è scossa dalla morte del suo giovane tifoso Gabriele Sandri, ucciso per mano di un poliziotto nel parcheggio di un autogrill, in circostanze non ancora chiarite, mentre dormiva nell'auto con cui insieme ad alcuni amici era in viaggio per assistere ad Inter-Lazio. Da allora, durante le partite della Lazio, sotto la Curva Nord (ribattezzata dai tifosi "Curva Nord - Gabriele Sandri") sarà presente un grande ritratto del giovane. In Coppa Italia, nonostante il buon inizio con l'eliminazione del Napoli e della Fiorentina, si ferma in semifinale dove viene battuta dall'Inter 2-0 nella gara di ritorno all'Olimpico (all'andata 0-0) in una sfida sfortunata per la Lazio che coglie 2 legni prima di subire i 2 gol.
Per il ritiro estivo della stagione 2008-2009 il presidente Lotito, in accordo con il tecnico Rossi, ha deciso di lasciare a Roma giocatori che avevano disunito la squadra nel corso della stagione ed altri che non rientravano nei piani tecnico-tattici del mister. Il nuovo capitano della Lazio scelto dal gruppo è Rocchi, che ha già indossato la fascia in altre occasioni ed è fino a quel momento il sesto bomber della storia biancoceleste con oltre 70 centri.
Una novità è l'inserimento dell'ex giocatore biancoceleste Igli Tare nello staff dirigenziale come coordinatore dell'area tecnica, raccogliendo di fatto l'eredità dell'ex direttore sportivo Walter Sabatini, trasferitosi al Palermo. All'inizio della stagione agonistica 2008/2009 la Lazio, e tutto il calcio italiano, rimane incantata dalle gesta di un giovane talento argentino di 21 anni, visionato ed acquistato in estate da Lotito: Mauro Matías Zárate. Nelle prime partite "Maurito" mette a segno gol di pregevole fattura, questo nonostante l'assenza di Rocchi infortunatosi con l'Italia nel corso delle Olimpiadi. Alla fine del girone d'andata, la Lazio arriva al settimo posto con 31 punti. In Coppa Italia, la Lazio sconfigge Benevento e Atalanta per qualificarsi agli ottavi di finale, dove riesce nell'ardua impresa di sconfiggere il Milan per 1-2 a Milano, poi ai quarti sconfigge il Torino per 3-1 a Roma e, arrivata alle semifinali, nella partita d'andata sconfigge la Juventus per 2-1 in casa. Il 14 marzo 2009 viene a mancare l'ex presidente Ugo Longo, che all' età di 68 anni muore dopo una lunga malattia. L'11 aprile 2009 all'Olimpico va in scena il Derby che la Lazio vince per 4-2 grazie ai gol di Pandev, Zárate, Lichsteiner e Kolarov. In Coppa Italia il 22 aprile la Lazio supera 1-2 la Juventus nel ritorno della semifinale (con reti di Zárate e Kolarov, per la Juventus a segno Del Piero) e in finale, riesce a conquistare la sua 5° Coppa Italia, battendo ai rigori la Sampdoria dopo che i supplementari si erano conclusi sull'1-1 (gol di Zárate e Pazzini). Dagli 11 metri, decisivi gli errori doriani di Cassano e Campagnaro; per la Lazio aveva sbagliato Rocchi. Il rigore vincente lo firma Ousmane Dabo, guarda caso, l'unico superstite della Lazio di Mancini che 5 anni prima conquistò la Coppa. Nella stagione 2009/2010, la Lazio parteciperà di diritto alla Supercoppa Italiana ed all'UEFA Europa League (ex Coppa Uefa).
Nonostante il successo in coppa il contratto in scadenza di Delio Rossi non viene rinnovato, ed il 16 giugno viene ufficializzato l'ingaggio del nuovo tecnico Davide Ballardini.
[modifica] Cronistoria
| Cronistoria della Società Sportiva Lazio | |||
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[modifica] Rosa attuale
Aggiornato al 11 luglio 2009 [29]
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[modifica] Staff tecnico
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[modifica] Campi da gioco, stadi e sedi
| Per approfondire, vedi la voce Stadio Flaminio. |
| Per approfondire, vedi la voce Stadio Olimpico. |
[modifica] Le sedi
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[modifica] Stagioni precedenti
| Per approfondire, vedi la voce Stagioni sportive della Società Sportiva Lazio. |
[modifica] Colori e simbolo
I colori della Lazio, il bianco e il celeste, sono stati scelti in omaggio allo stemma nazionale della Grecia, patria dello sport e delle prime Olimpiadi moderne, al cui spirito i fondatori della Lazio si erano ispirati. Originariamente la squadra capitolina indossava una maglietta divisa in quarti di bianco e celeste, con pantaloncini e calzettoni neri.[30] Soltanto dopo un po' la Lazio incominciò ad indossare quella che poi diverrà la divisa classica: maglietta celeste, pantaloncini bianchi e calzettoni biancocelesti.[31] Nell'anno del centenario la Lazio indossò una divisa dedicata, composta da maglia, pantaloncini e calzettoni bianchi con bande celesti e bordi dorati.
Qui sotto sono riprodotte le divise che, sebbene siano state adottate come uniformi principali nelle singole stagioni, si discostano dalla versione tradizionale.
Il simbolo della Lazio è l’aquila romana, emblema delle legioni imperiali[32] e, per metafora, immagine della potenza di Roma nel mondo [33], nella simbologia antica essa è anche il simbolo di Zeus, "Signore dell' Olimpo".[34] Come è accaduto con i colori (Biancocelesti), la Lazio ha acquistato dal proprio stemma vari soprannomi: Le Aquile e Aquilotti. Il simbolo attuale, elaborato nel 1992, raffigura un'aquila d'oro appoggiata su di uno scudo a strisce verticali bianche e celesti sul quale campeggia il nome della squadra. Tale simbolo è stato rivisitato in occasione del centenario ed è rimasto per un anno esatto sulle maglie della Lazio a partire dal 9 gennaio 2000: all'interno dello scudo a bande bianco e celesti era presente in forma stilizzata il numero 100, che andava a ricordare gli anni trascorsi dalla fondazione della società capitolina.
[modifica] L'inno
| “ | Nel cielo biancazzurro brilla una stella che in tutto il firmamento è sempre la più bella ed ogni volta che rintocca er Campanone ho voglia di cantare questa canzone Lazio sul prato verde vola Lazio tu non sarai mai sola vola un'aquila nel cielo più in alto sempre volerà Insieme a te aquilotto noi voliamo via la domenica sempre ci fai compagnia con le bandiere al vento e un tuffo in fondo al cuore sono brividi forti e voglia di gridare perchè il coro che famo tutti quanti insieme dice Lazio sei grande te volemo bene Lazio sul prato verde vola Lazio tu non sarai mai sola vola un'aquila nel cielo più in alto sempre volerà Ma questo grande amore non finisce davvero biancazzurro nel cuore e nei colori del cielo Vola sul prato verde vola Lazio tu non sarai mai sola vola un'aquila nel cielo 'più in alto sempre volerà." |
” |
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—Vola Lazio vola, Toni Malco |
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L'inno ufficiale della S.S.Lazio è Vola Lazio Vola, composto ed interpretato nel 1983 dal cantautore romano Toni Malco, da sempre sostenitore dei colori biancocelesti. Per la presentazione di questo inno fu organizzata una serata di gala durante la quale lo intonarono anche tre "bandiere" della Lazio come Vincenzo D'Amico, Bruno Giordano e Lionello Manfredonia, i quali hanno ripetuto la loro performance proprio in occasione dei 25 anni di "Vola Lazio vola", recentemente festeggiati.[35] "Vola Lazio vola" è trasmesso dagli altoparlanti dell'Olimpico alla fine di ogni partita vinta dalla Lazio. Oltre a questo inno Toni Malco ha composto anche altre canzoni dedicate alla squadra del cuore, tra cui "Cent'anni d'amore", in onore del centenario della società biancoceleste, "Lazio nel cuore" e "Notti biancazzurre". Anche altri cantautori hanno composto inni e canzoni in nome della Lazio, come Aldo Donati con il suo "Inno alla Lazio (Sò già du ore)", Francesco Scarcelli, autore di "Non mollare mai", attualmente diffuso allo stadio prima di ogni partita, ed Enrico Lenni. Tutti questi artisti hanno unito le loro voci in occasione del centensimo compleanno della Lazio, incidendo il brano "Cent'anni insieme", divenuto l'inno ufficiale del centenario della squadra capitolina.
[modifica] Giocatori celebri
[modifica] Calciatori che hanno militato nella squadra
| Per approfondire, vedi le voci Calciatori della Società Sportiva Lazio e Calciatori della Società Sportiva Lazio (1900-1929). |
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Calciatori della S.S. Lazio. |
[modifica] Calciatori campioni del mondo
Di seguito l'elenco dei giocatori campioni del mondo che hanno militato nella Lazio:
[modifica] Calciatori campioni continentali
[modifica] Europa
Di seguito l'elenco dei giocatori campioni d'Europa che hanno militato nella Lazio:
[modifica] Sud America
Di seguito l'elenco dei giocatori campioni del Sud America che hanno militato nella Lazio:
[modifica] Calciatori vincitori della Confederations Cup
Di seguito l'elenco dei giocatori vincitori della Confederations Cup che hanno militato nella Lazio:
[modifica] Calciatori vincitori delle Olimpiadi
Di seguito l'elenco dei giocatori campioni olimpici che hanno militato nella Lazio:
[modifica] Calciatori della Lazio nelle spedizioni azzurre
Il primo giocatore della Lazio a militare in nazionale fu lo storico capitano Ezio Sclavi il 13 dicembre 1931 in una gara di Coppa Internazionale disputata a Torino contro l'Ungheria. La partita terminò con il punteggio di 3-2 in favore degli azzurri.
In occasione dei mondiali del 1934 fu convocata l'ala italo-brasiliana Anfilogino Guarisi, mentre la competizione mondiale del 1938, vinta dalla Nazionale iataliana, vide come assoluto protagonista il centravanti laziale Silvio Piola. Due anni prima, in occasione dei Giochi olimpici di Berlino, nella vincente spedizione azzurra erano presenti due calciatori biancocelesti: Baldo e Gabriotti.
Gli anni '40 rappresentarono un periodo difficile nella storia della Lazio, difatti nessun calciatore laziale militò nella Nazionale durante quel decennio. Tuttavia, tra gli anni '50 e quelli '60, delle spedizioni mondiali ed olimpiche fecero parte alcuni calciatori laziali quali Furiassi, Remondini, Sentimenti IV, oltre a Noletti, il quale partecipò alle Olimpiadi del 1960. Nella spedizione mondiale del 1974, l'allora commissario tecnico Ferruccio Valcareggi convocò tre simboli della Lazio fresca vincitrice dello scudetto, quali Chinaglia, Re Cecconi e Wilson.
Per ben 20 anni nessun calciatore della Lazio ha preso parte alle spedizioni della Nazionale maggiore in occasione di competizioni ufficiali. Spezzarono il digiuno delle convocazioni Casiraghi, Marchegiani e Signori, chiamati a far parte della sfortunata spedizione azzurra nei mondiali statunitensi del 1994, persi ai calci di rigore contro il Brasile. Due anni dopo le convocazioni (e questa volta per gli Europei del 1996) furono per Di Matteo e Fuser, oltre al "solito" Casiraghi.
Tra il 1996 ed il 2002, a parte il campionato eurepeo del 2000, quando fu "accompagnato" dal compagno di squarda e di reparto Negro, l'unico calciatore della Lazio ad essere annesso alle spedizioni della Nazionale maggiore fu uno dei più grandi capitani della storia biancoceleste: Alessandro Nesta.
L'Europeo del 2004 rappresenta la competizione durante la quale la spedizione azzurra presenta il maggior numero di giocatori laziali, ben quattro: Corradi, Favalli, Fiore ed Oddo. Quest'ultimo, insieme ad Angelo Peruzzi, ha fatto parte anche della Nazionale campione del Mondo nel 2006.
Gli ultimi calciatori della Lazio ad essere convocati in una spedizione azzurra sono stati Lorenzo De Silvestri e Tommaso Rocchi, in occasione delle Olimpiadi di Pechino nel 2008.
Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno fatto parte delle spedizioni della Nazionale italiana durante il periodo di militanza nella Lazio:
[modifica] I capitani
Di seguito l'elenco dei capitani della Lazio dal 1900 ad oggi:
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[modifica] Presidenti ed allenatori
Di seguito è presente la lista completa dei presidenti e degli allenatori della S.S. Lazio, dalla fondazione del club ad oggi: [36][37]
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[modifica] Palmarès
[modifica] Trofei ufficiali
[modifica] Nazionali
Coppa Italia: 5
[modifica] Internazionali
[modifica] Trofei minori
[modifica] Nazionali
Campionato italiano di Serie B: 1
[modifica] Internazionali
[modifica] Trofei giovanili
- Campionato Riserve: 1
- Campionato Juniores: 1
- Campionato Ragazzi: 1
[modifica] Altre partecipazioni e piazzamenti
[modifica] Campionati nazionali
| Categoria | Partecipazioni | Debutto | Ultima stagione |
|---|---|---|---|
A |
69 | 1927-1928 | 2008-2009 |
B |
11 | 1962-1963 | 1987-1988 |
In 81 stagioni sportive dall'iscrizione nel Direttorio Nazionale nel 1926, compresi 3 tornei di Divisione Nazionale (A), e compreso 1 torneo di Prima Divisione Sud (B).
[modifica] Piazzamenti notevoli
[modifica] Serie A
[modifica] Serie B
[modifica] Coppa Italia
-
- finalista: 1960/61
[modifica] Supercoppa Italiana
-
- perdente: 2004
[modifica] Coppa UEFA
-
- finalista: 1997/98
[modifica] Coppe europee
-
- partecipazioni: 5 in Champions League, 1 in Coppa delle Coppe, 11 in Coppa UEFA/Fiere
Nota: dati a partire dalla creazione del Campionato Nazionale nel 1926 e aggiornati a metà della stagione 2008/09.
[modifica] Gli incontri
[modifica] Incontri ufficiali
[modifica] Campionato a girone unico
| Serie A | Incontri | V | N | P | RF | RS | |
| Totale | 2206 | 796 | 680 | 730 | 2970 | 2759 | |
| In casa | 1103 | 567 | 332 | 204 | 1870 | 1043 | |
| Fuori casa | 1103 | 229 | 348 | 526 | 1100 | 1716 |
Statistiche aggiornate alla stagione 2008-09.
[modifica] Andamento in Serie A
[modifica] Incontri internazionali
| Per approfondire, vedi la voce Partite internazionali della Società Sportiva Lazio. |
| Competizioni UEFA | Incontri | V | N | P | RF | RS | |
| Totale | 125 | 59 | 32 | 34 | 194 | 141 | |
| 50 | 21 | 12 | 17 | 80 | 62 | ||
| 9 | 4 | 5 | 0 | 16 | 7 | ||
| 61 | 32 | 13 | 16 | 92 | 67 | ||
| 1 | 1 | 0 | 0 | 1 | 0 | ||
| 4 | 1 | 2 | 1 | 5 | 5 |
[modifica] Record e statistiche
[modifica] Record e statistiche individuali
- Dino Zoff detiene il record di partite dirette come allenatore, avendo guidato la Lazio in 202 incontri.[39]
- Giuseppe Favalli detiene il maggior numero di presenze con la maglia della Lazio, avendo giocato 401 partite tra il 1992 ed il 2004 con la prima squadra.[39]
- Luca Marchegiani è il portiere che detiene il maggior numero di presenze, equivalente a 339 incontri disputati tra il 1993 ed il 2003 con la prima squadra.[39]
- Silvio Piola è il miglior marcatore di sempre, con 149 reti tra il 1934 e il 1943;[39] oltre a ciò, è anche il capocannoniere assoluto di tutta la Serie A.[40] Lo stesso calciatore detiene anche il record delle reti in campionato con il club.[39]
- Goran Pandev è attualmente il miglior marcatore straniero di sempre, con 64 reti segnate tra campionato e coppe.
- Simone Inzaghi è il miglior realizzatore per quanto riguarda le coppe europee, egli è anche uno dei pochi ad aver segnato una quadripletta in Champions League, proprio con la maglia della Lazio.[41][39]
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Presenze totali
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Reti segnate totali
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Rigori segnati totali
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Presenze in campionato
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Reti in campionato
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Presenze nelle Coppe Nazionali (*)
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Reti nelle Coppe Nazionali (*)
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(*) Coppa Italia - Supercoppa italiana
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Presenze nelle Coppe Europee (*)
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Reti nelle Coppe Europee (*)
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(*) Champions League - Coppe - Uefa - Fiere - Intertoto - Supercoppa europea
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Capocannonieri del campionato
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Capocannonieri di Coppa Italia
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[modifica] Record e statistiche di squadra
[modifica] Vittorie con il massimo scarto
In assoluto, la vittoria della Lazio con il più ampio scarto in gare di campionato è il 9-1 inflitto al Modena il 12 giugno 1932, 34ª e ultima giornata del campionato 1931/32.
I marcatori dell'incontro furono al 24’ Demaria; 25’, 37’ 49’ e 67’ Fantoni I; 29’, 45’ e 78’ Guarisi; 65’ Castelli. Per il Modena segnò al 46’ Barbolini.
Per quanto riguarda la vittoria più ampia in trasferta, essa risale al 16 giugno 1957, alla Favorita di Palermo, anch’essa all’ultima giornata di campionato. La Lazio vinse 6-2 e i marcatori furono al 10’ Benedetti (Palermo, a); 14’ e 83’ Tozzi; 25’ Bettini; 43’ Lucentini, 89’ Burini, mentre per il Palermo le marcature furono al 57’ Gomez e al 61’ Vernazza (r).
Relativamente ai derby, la vittoria in campionato con il massimo scarto è del 10 dicembre 2006, 15ª giornata del campionato 2006/07. Quel giorno la Lazio sconfisse la Roma 3-0 e i marcatori furono al 44’ Ledesma, al 50’ Oddo (r) ed al 72’ Mutarelli.
L'11 aprile 2009 la Lazio travolge la Roma per 4-2 andando a segno con ben quattro giocatori differenti : Pandev, Zárate, Lichtsteiner e Kolarov.
I biancazzurri non avevano mai realizzato quattro reti in un derby di campionato, mentre vi erano già riusciti all'andata dei quarti di finale di Coppa Italia edizione 1997-1998; era il 6 gennaio 1998 quando la Lazio di Eriksson si impose con un perentorio 4-1 scaturito grazie ai gol di Bokšić, Jugović, Mancini e Fuser. La rete romanista la mise a segno Balbo.
Durante la stagione 1997-1998 la Lazio raggiunse anche il record di vittorie consecutive annue nei derby: quattro su quattro. Oltre ai due scontri in campionato (1-3 / 2-0), le "aquile" si aggiudicarono anche andata e ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia (4-1 / 1-2).
Per quanto concerne la vittoria più ampia nelle coppe nazionali, essa risale alla 5a giornata della 2a fase della Coppa Italia 1973-1974, partita disputata all'Olimpico contro il Novara terminata col punteggio di 6-0 in favore della Lazio. Andarono a segno con una doppietta ciascuno Chinaglia e Garlaschelli, oltre a Martini e Ferruccio Mazzola.
In assoluto, la vittoria con il massimo scarto raggiunta dalla Lazio nelle competizioni internazionali è quella ottenuta con il risultato di 5-0, conquistata per due volte nella "storia europea" biancoceleste: la prima risale alla edizione 1977-1978 della Coppa UEFA, quando la Lazio travolse il Boavista grazie alla doppietta di Garlaschelli e alla tripletta di Giordano. La seconda volta, sempre in Coppa UEFA, fu nella stagione 1995-1996 contro i ciprioti dell'Omonia Nicosia; in quella occasione Casiraghi mise a segno una tripletta arricchita dalle segnature di Rambaudi e Signori.
Per quanto riguarda la vittoria più ampia fuori casa in gare europee, essa presenta come risultato lo 0-4. Si è verificata per ben tre volte: la prima ai 32esimi di finale della Coppa UEFA 1997-1998 contro il Vitoria Guimaraes, la seconda ai quarti di finale della Coppa delle Coppe 1998-1999 ai danni del Panionios e la terza alla 4a giornata della 2a fase della Champions League edizione 1999-2000 contro gli sloveni del Maribor. Altresì, da ricordare la vittoria interna per 5 a 1 contro l'Olympique Marsiglia, anch'essa ottenuta nella 2a fase a gironi della Champions League edizione 1999-2000. Questa partita è ricordata anche per la quadripletta messa a segno da Simone Inzaghi, uno dei cinque giocatori di tutti i tempi ad aver segnato quattro reti in una sola partita (lo stesso Inzaghi fallì anche un calcio di rigore); la firma sul quinto gol è del croato Alen Bokšić.
Statistiche aggiornate all' 11 giugno 2009.
[modifica] Numeri di maglia ritirati
La Lazio ha deciso dalla stagione 2003-2004, sotto la presidenza del compianto presidente Longo, di ritirare la maglia n°12 come segno di riconoscenza verso i tifosi biancocelesti, considerati il 12° uomo in campo.
[modifica] Trasferimenti più costosi
Il nome della Lazio compare per ben tre volte nella classifica dei dieci affari più costosi nella storia del calcio: due volte in veste di compratrice ed una sola volta come venditrice.[42]
Di seguito la lista completa:
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Statistiche aggiornate all' 11 giugno 2009.
[modifica] Società
La Società Sportiva Lazio e' una società per azioni sotto la denominazione di "S.S. Lazio - S.p.A.".
Il Gruppo S.S. Lazio S.p.A. è il gruppo controllato dalla società Capogruppo S.S. Lazio S.p.A., quotata presso il mercato di Borsa Italiana S.p.A. a partire dal 27 aprile 1998, nel segmento Standard (Classe 1) (codice ISIN: IT0003621783 - codice alfanumerico: SSL), e su tale mercato vengono negoziate le azioni ordinarie circolanti.[43]
Il Gruppo opera nel settore del calcio professionistico e gestisce le attività tecnico-sportive e di gestione dei diritti di broadcasting relative all’omonima squadra militante nel campionato italiano di Serie A, nonché le attività pubblicitarie, di merchandising ed in generale di sfruttamento commerciale del marchio S.S. Lazio (tramite, a far data dal 29 settembre 2006, la società controllata Lazio Marketing & Communication S.p.A.).
Il Gruppo ha rapporti con Roma Union Security S.r.l., Gasoltermica Laurentina S.p.A., facenti capo al Dr. Claudio Lotito, e Cirio Lazio Immobiliare S.r.l..
Il capitale sociale è di Euro 40.643.346,60 i.v. diviso in n.67.738.911 azioni del valore nominale di euro 0,60 (zeroesessanta) ciascuna.
S.S. Lazio Marketing & Communication S.p.A. detiene il 100% del capitale posseduto.[44]
[modifica] Profilo societario
Dal sito internet ufficiale della società.[45]
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[modifica] Sezioni della Polisportiva
La Società Sportiva Lazio è completata dalle altre seguenti sezioni sportive ed attività associate.[46]
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[modifica] Sponsor ufficiali e tecnici
Di seguito gli elenchi degli sponsor ufficiali e tecnici della Lazio.
[modifica] Sponsor ufficiali
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[modifica] Sponsor tecnici
[modifica] Tifoseria
| Per approfondire, vedi la voce Tifoseria della Società Sportiva Lazio. |
| Per approfondire, vedi la voce Contesti sociali e politici della Società Sportiva Lazio. |
La tifoseria della Lazio è tra le più numerose di tutta Italia: secondo un recente sondaggio è la sesta squadra per numero di tifosi.[9] La storia del tifo organizzato laziale comincia verso la fine degli anni '60, periodo di sollevazioni giovanili in cui piccoli gruppi di tifosi, più che altro nati come aggregazioni di quartiere, riempiono le gradinate dello Stadio Olimpico di Roma (Tuparamos, Aquile, Ultras, Vigilantes, NAB, CAST, Marines...), facendo sentire il loro incitamento alla Lazio in modo spontaneistico. Il gruppo degli Eagles' Supporters, che li riunisce nel 1977 sotto un unico striscione di 54 metri (il più lungo d'Italia), concentra il tifo ultras della Lazio con un sostegno di massa colorato, rumoroso e incessante, nonostante le difficili stagioni che la società affronta sia a livello sportivo che finanziario. Durante la partita casalinga contro il Padova del 1987, in Curva Nord appare uno striscione lungo 10m di un nuovo gruppo: gli Irriducibili creati da Antonio "Grinta". Questi ultimi rivoluzioneranno il modo di tifare: niente più tamburi ma cori all'inglese. Su questo, ma più che altro per motivi politici e di gestione della curva, nascono contrasti con gli Eagles' Supporters, che si scioglieranno all'inizio del 1993 a causa dello scarso ricambio generazionale e delle continue aggressioni subìte dagli ultras emergenti. Con l'arrivo di Sergio Cragnotti la Lazio gioca in Europa. Gli Irriducibili in questo periodo oltre che con interisti e veronesi stringono rapporti con i tifosi organizzati di Real Madrid, Chelsea e Paris Saint Germain. I laziali conquistano anche gli stadi continentali: 4000 a Dortmund, Vienna e Madrid, 20000 a Parigi, 15000 a Birmingham, 10000 a Montecarlo. Sotto la gestione del presidente Longo la società decide di ritirare la maglia numero 12, in onore dei tifosi della squadra biancoceleste.[47]
[modifica] Gemellaggi
Il rapporto tra gli ultras dell'Inter e della Lazio è sicuramente il più saldo: esso è nato attorno alla metà degli Anni '80 e si è rinsaldato negli ultimi anni con la finale della Coppa Uefa 1998 a Parigi, e il 5 maggio 2002 all'Olimpico, quando molti tifosi laziali auguravano agli amici interisti la conquista del tricolore. Tra gli ultras della squadra capitolina e quelli dell'Hellas Verona invece, non c'è in realtà un vero e proprio gemellaggio, ma soltanto sintonia; stessa cosa vale riguardo al rapporto con i tifosi del Chieti. Tra gli ultras della Nord ed i tifosi della Triestina c'è un vero e proprio gemellaggio che risale agli Anni '80 quando le due squadre militavano entrambe in Serie B. Successivamente la squadra giuliana, in una partita allo Stadio Olimpico contro la Roma ha esposto i vessilli biancocelesti, saldando ancora di più il rapporto. A livello internazionale, i gemellaggi più importanti sono quelli con il Real Madrid e l'Espanyol: il primo nasce nel 2001 durante una partita di Champions League tra le due squadre[8].
[modifica] Rivalità
L'ostilità degli ultras con i tifosi del Napoli Calcio nasce dal gemellaggio che legava negli anni '80 napoletani e cugini romanisti. Con i tifosi del Livorno Calcio la rivalita' nasce per le idee politiche contrastanti dei sostenitori toscani, notoriamente di estrema sinistra. Nei confronti della tifoseria rossonera è sempre esistita un' accesa rivalità, soprattutto dopo il discusso campionato vinto dal Milan nel 1999 a discapito dei "biancocelesti". I contrasti con la tifoseria dell'Atalanta nascono alcuni anni fa a causa di forti divergenze politiche, mentre con le tifoserie di Perugia, Pescara e Ternana la rivalità nasce già dagli anni '70.
[modifica] Note
- ^ Lazio prima a Piazza Affari. corrieredellasera.it.it. URL consultato il 09-07-2009.
- ^ La Storia. SSlazio.it. URL consultato il 10-09-2008.
- ^ Onoreficenze ricevute dalla S.S. Lazio. sslazio1900.it. URL consultato il 02-07-2009.
- ^ I Colori del Calcio, Empoli, Geo Edizioni, 2005.
- ^ Più antiche della Lazio, tra quelle in attività ad oggi secondo la data di fondazione delle squadre di calcio italiane - o di una sezione per il calcio -, sono il Genoa, l'Udinese, la Juventus, l'Ascoli e il Milan. Secondo la cronologia di fondazione sportiva di tutte le società che partecipano al calcio italiano, la squadra biancazzurra è la tredicesima società d'Italia per ordine di antichità dopo le due squadre prima indicate, la Ginnastica Torino, l'Internazionale Torino, la Ginnastica Sampierdarenese, la Pro Vercelli, il Football Club Torinese, l'Andrea Doria (e la Florence Foot-Ball Club. Per approfondire vedere le voci Prima squadra di calcio italiana ed Origini del calcio italiano.
- ^ Trofei internazionali della Lazio. sslazio1900.it. URL consultato il 02-07-2009.
- ^ La Lazio conquista il "Double". sslazio1900.it. URL consultato il 02-07-2009.
- ^ a b Il gemellaggio con i tifosi del Real Madrid è stato instaurato con il gruppo Ultras Sur nella stagione 2001 quando le squadre si sono affrontate in Champions League, mentre quello con il Chelsea risale agli anni novanta. La partnership con l'Espanyol è stata stretta con le Brigadas Blanquiazules«Amicizie e rivlità». Ultras Lazio.it. URL consultato in data 15 marzo 2009.
- ^ a b Tifosi, Juventus la più amata - Inter la più antipatica. 30-08-2008. URL consultato il 30-08-2008. La Juventus conquista "quasi un terzo" degli intervistati. Dietro si posizionano l'Inter (14%), il Milan (13%) e il Napoli (8%), davanti alla Roma (7%) e alla Lazio (2%).
- ^ Pennacchia Mario. «All' inizio era una società di podisti». La Gazzetta dello Sport, 03-01-2000, pag. 5. URL consultato in data 11 novembre 2008.
- ^ Nel giugno 1907 la Lazio, capitanata dal citato Sante Ancherani, giunge in treno a Pisa per affrontarvi la locale squadra. Capita, invece, di giocare tre partite nella stessa giornata, tutte vinte: contro il Pisa (4-0), il Lucca (3-0) e il Livorno (1-0)
- ^ Piero Strabioni, Calcio Romanus Sum, E.n.n.e B.i, 2007.
- ^ Le radici delle due squadre capitoline, così diverse: una nata sulle ali dell'entusiasmo per le nuove Olimpiadi e l'altra per decreto del regime, inevitabilmente influenzeranno la storia delle rispettive tifoserie. La Lazio, infatti, fondata nel quartiere borghese di Prati, si allenava e giocava al campo Rondinella ai Parioli, laddove la Roma iniziò al Velodromo Appio, presso l’Acqua Santa, per passare poi nel quartiere popolare di Testaccio. Il goliardico appellativo di burini risulta essere d'origini decisamente recenti. Infatti, fino al 1927 (anno in cui il regime fascista creò la AS Roma, per dirla con le stesse parole del "messaggero" d'allora, "in ossequio al desiderio delle superiori gerarchie del Partito"), la Lazio resta de facto la principale squadra di calcio della capitale, con un largo seguito popolare. I beffardi luoghi comuni sulla natura "aristocratica" e provinciale dei laziali cominciano a circolare solo dopo tale data, allorché i biancocelesti, scampato il pericolo della fusione nella As Roma, vengono ingiustamente identificati come refrattari e reprobi anti-fusionisti
- ^ La Coppa Latina vedeva ogni anno sfidarsi i campioni nazionali di Francia, Italia, Portogallo e Spagna. La Lazio, già priva dei nazionali (impegnati nel campionato del mondo in Brasile) Sentimenti IV, Remondini e Furiassi (sostituiti dai prestiti temporanei Sandroni e Fioravanti del Venezia e Trevisan della Triestina) sulla strada per Lisbona, sede di quell’edizione della Coppa, andò a giocare la Coppa Teresa Herrera a La Coruña contro i campioni di Spagna dell’Atlético Madrid. La partita fu vinta, ma una doccia troppo fredda dopo l’incontro causò una faringite ad alcuni giocatori. La squadra arrivò così a Lisbona in condizioni fisiche precarie e non poté evitare, malgrado l’impegno in campo, di essere battuta dallo stesso Atlético e dal Benfica, che poi vinse la Coppa.
- ^ Nell' estate del 1958 la Federazione decise di ripristinare la Coppa Italia che dopo la guerra non era più stata organizzata
- ^ Seghedoni tirò un potente calcio di punizione che si infilò in porta per poi uscire, forse a causa della rete allentata dalla pioggia. Tutti si accorsero che il pallone era entrato (clamoroso il gesto del portiere del Napoli con le mani tra i capelli), tranne l'arbitro Rigato che non convalidò la rete
- ^ Rete o no? - enciclopediadelcalcio.com. URL consultato il 14-04-2008.
- ^ Tuttavia, la Lazio non poté partecipare alla Coppa dei Campioni 1974/75 a causa di una squalifica di un anno subita dall’UEFA a seguito di incidenti avvenuti in un incontro di coppa della stagione 1973/74 contro l’Ipswich Town.
- ^ Erano presenti 78.859 spettatori, record tuttora imbattuto per una partita disputata allo Stadio Olimpico
- ^ Luciano Re Cecconi venne ucciso durante uno scherzo: durante la guarigione dopo un infortunio, lui e due amici si recarono presso la gioielleria Bruno Tabocchini, nel quartiere Flaminio della capitale, siccome proprio uno dei due amici doveva sbrigare una commissione. Quando i tre entrarono nel negozio, Re Cecconi esclamò per scherzo "Fermi tutti, questa è una rapina!". Sfortunatamente per lui scelse il posto ed il momento sbagliati: Tabocchini aveva subito di recente due rapine e il timore che la cosa potesse ripetersi lo aveva spinto a nascondere sotto la cassa una Walther calibro 7.65. Il gioielliere non riconobbe Re Cecconi, che aveva il bavero alzato; credette che fosse un rapinatore, e che che stesse impugnando una pistola, e così fece subito fuoco colpendolo in pieno petto. Re Cecconi si accasciò e morì solo mezz'ora dopo.
- ^ Squalifica a vita per Wilson, 5 anni per Cacciatori, 3 per Giordano e Manfredonia
- ^ Pennacchia Mario, Garinei Lello. «Scandali e retrocessioni: poi spunta Cragnotti». La Gazzetta dello Sport, 08-01-2000, pag. 11. URL consultato in data 11 novembre 2008.
- ^ Nel 2003 lasciò però la società sull’orlo della bancarotta e con un debito fiscale di circa 40 milioni di euro, divenuto di 170 al termine della seguente gestione; in seguito fu protagonista di una serie di disavventure giudiziarie che portarono Cragnotti a un breve periodo di detenzione per custodia cautelare in vista del processo
- ^ Qui la Juventus si ritrova nel bel mezzo di un diluvio incredibile che, a metà partita, costringe l'arbitro Collina a sospendere l'incontro. Il campo è allagato e non è chiaro se la partita potrà essere conclusa, lo stesso arbitro appare indeciso. Dopo più di un'ora il match riprende, e l'inaspettato gol di Alessandro Calori segna la fine delle speranze scudetto della Juventus.
- ^ Di questo calciomercato è protagonista Mendieta, che fu acquistato per la cifra record di 43,8 milioni di euro dal Valencia: tutt'ora questa cifra è l'ottava più alta nella storia del calciomercato
- ^ Tra le cose positive di questo campinato è da ricordare c'è il record di abbonamenti: 42.000
- ^ Claudio Lotito è il nuovo presidente della Lazio - guide.dada.net. URL consultato il 12-02-2008.
- ^ Lazio, chiusa la partita col fisco. Cacciato lo spettro del fallimento - la Repubblica.it. URL consultato il 29-03-2005.
- ^ Italian Prima Squadra. SS Lazio. URL consultato il 2009-02-01.
- ^ Maglie. UltrasLazio.it. URL consultato il 14-02-2008.
- ^ La storia ed il percorso della Nobile Maglia della Società Sportiva Lazio dal 1900 ad oggi. UltrasLazio.it. URL consultato il 09-04-2008.
- ^ L'Aquila, portata in battaglia dall' aquilifer, veniva donata o dal Senato o dall'Imperatore nel momento in cui la legione veniva costituita: l'insegna era formata da un'asta di legno, con in cima l'Aquila Imperiale dorata, su questa asta venivano poi affisse le phalere, ossia i riconoscimenti al valore militare della Legione.
- ^ Antica Roma - library.thinkquest.org. URL consultato il 13-03-2008.
- ^ Evoluzione di un simbolo glorioso - ultraslazio.it. URL consultato il 13-03-2008.
- ^ 25 anni di "Vola Lazio vola". auditorium.com, 26-03-2009
- ^ I presidenti della Lazio - UltrasLazio.it. URL consultato il 10-01-2008.
- ^ Gli allenatori della Lazio - UltrasLazio.it. URL consultato il 10-01-2008.
- ^ Palmares - SSLazio.it. URL consultato il 08-01-2008.
- ^ a b c d e f Campionati, Coppe e Record. interlog.it. URL consultato il 10-07-2009.
- ^ Grandini Carlo; Gherarducci Mario; Oppio Nino. «È morto Piola, la leggenda del gol», La Gazzetta dello Sport, 05-10-1996. URL consultato in data 14-10-2008.
- ^ Gaetano De Stefano. «Sheva: "Puntiamo al 1° posto"», La Gazzetta dello Sport., 24-11-2005. URL consultato in data 05-10-2008.
- ^ Trasferimenti più costosi nella storia del calcio. lalaziosiamonoi.it
- ^ Azioni della S.S. Lazio. borsaitaliana.it. URL consultato il 09-07-2009.
- ^ Bilancio intermedio consolidato 31 marzo 2009. SSlazio.it. URL consultato il 09-07-2009.
- ^ Profilo societario. SSlazio.it. URL consultato il 09-07-2009.
- ^ Lazio Polisportiva. sslazio2000.net
- ^ Gruppi ultras. ultraslazio.it. URL consultato il 21-06-2009.
[modifica] Bibliografia
- Franco Melli, Marco Melli, La storia della Lazio, Roma, L'airone Editrice, 2005. ISBN 8-879-44725-4
- Sergio Barbero, Lazio. Il lungo volo dell'aquila, Graphot, 1999. ISBN 8-88690-619-6
- Egidio Barraco, Nella Lazio ho giocato anch'io. Novantanni in biancoazzurro, Aldo Pimerano, 1992. ISBN 8-88594-609-7
- Sandro Bocchio; Giovanni Tosco, Dizionario della grande Lazio, Newton & Compton, 2000. ISBN 8-88289-495-9
- Patrizio Cacciari; Filacchione; Stabile, 1974. Nei ricordi dei protagonisti la storia incredibile della Lazio di Maestrelli, Eraclea Libreria Sportiva, 2004. ISBN 8-88877-110-7
- Giorgio Chinaglia, Passione Lazio, Roma, Lucarini, 1984. ISBN 8-87033-051-6
- Guy Chiappaventi, Pistole e palloni. Gli anni Settanta nel racconto della Lazio campione d'Italia, Limina, 2004. ISBN 8-88855-130-1
- Marco Filacchione, Il volo dell'aquila. Numeri e uomini della grande Lazio, Eraclea Libreria Sportiva, ISBN 8-88877-108-5
- Simon Martin, Calcio e fascismo. Lo sport nazionale sotto Mussolini, Mondadori, 2006. ISBN 8804555661
- Franco Melli, Cara Lazio, Roma, Lucarini, 2000. ISBN 8-87033-297-7
- Franco Melli, Saga biancazzurra. La Lazio, Cragnotti, il nuovo potere, Roma, Limina, 2000. ISBN 8-88671-356-8
- Mario Pennacchia, Lazio patria nostra: storia della società biancoceleste, Roma, Abete Edizioni, 1994. ISBN 8-87047-058-X
- Franco Recanatesi, Uno più undici. Maestrelli: la vita di un gentiluomo del calcio, dagli anni Trenta allo scudetto del '74, Roma, L'Airone Editrice, 2005. ISBN 8-87944-844-7
- Alessandro Tozzi, La mia Lazio. L'Avventura nel meno nove e altre storie biancocelesti, Eraclea Libreria Sportiva, 2005. ISBN 8-88877-114-X
- Francesco Valilutti, Breve storia della grande Lazio, Roma, Newton & Compton editori, 1997. ISBN 8-87983-859-8
[modifica] Voci correlate
- Derby di Roma
- Città di Roma
- Lazio
- Calcio
- Albo d'oro del campionato italiano di calcio
- Albo d'oro della Coppa Italia
- Stadio Olimpico di Roma
- Coppa delle Alpi
- Coppa delle Coppe
- Supercoppa italiana di calcio
- Supercoppa Europea
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- S.S. Lazio su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "S.S. Lazio")
- Sito ufficiale
- Scheda della società sul sito della Borsa italiana
- Scheda della società sul sito della Lega Calcio
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