São Miguel das Missões

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Coordinate: 28°32′S 54°33′W / 28.533333°S 54.55°W-28.533333; -54.55

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Le rovine della chiesa barocca di São Miguel das Missões
(EN) Jesuit Missions of the Guaranis: San Ignacio Mini, Santa Ana, Nuestra Señora de Loreto and Santa Maria Mayor (Argentina), Ruins of Sao Miguel das Missoes (Brazil)
Ruinas-saomiguel1.jpg
Tipo Architettonico
Criterio (iv)
Pericolo Altamente vulnerabili
Riconosciuto dal 1983
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

São Miguel das Missões o São Miguel Arcanjo[1], situata[2] nei pressi della cittadina omonima nella regione nord-orientale dello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, è stata dal 1632 al 1768 una delle numerose riduzioni (reducciones) dei missionari cattolici dell'ordine religioso dei Gesuiti sorte nel sudest del Brasile tra il XVII e XVIII secolo.

Attualmente della riduzione di São Miguel das Missões rimane parzialmente conservata la chiesa barocca (sul cui modello venne edificata la cattedrale di Santo Ângelo) e il perimetro dell'insediamento.

Le rovine sono entrate a far parte, nel 1984, della lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, insieme a quelle argentine di San Ignacio Minì, Santa Ana, Nuestra Señora de Loreto e Santa Maria la Mayor.

I resti archeologici sono classificati come altamente vulnerabili soprattutto a causa dell'azione del clima tropicale e della vegetazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le riduzioni vennero autorizzate dalla Spagna nel 1503 con la firma di un decreto[3] ad Alcalá de Henares, ma la costruzione dei primi insediamenti sudamericani avvenne solo attorno al 1560.

Lo scopo delle missioni, costruite e gestite dai missionari gesuiti, era sia quello di convertire al cristianesimo i popoli indigeni del Brasile e dell'Argentina, che, imponendone l'urbanizzazione, di fungere da strumento di controllo della monarchia sui nativi insediati nei territori di frontiera dell'impero spagnolo.

La missione di São Miguel das Missões, venne creata, nel 1632, dai gesuiti portoghesi[4], presso l'insediamento di indios Guaraní rinominato Itaiaceco, ma nel 1683, venne trasferita nel sito attuale. A quella data comprendeva circa 4.000 indios cristianizzati stanziati in un villaggio costruito rispettando i criteri prescritti dal libro IV delle Leyes de Indias (Leggi delle Indie), il corpus legislativo emanato dalla Spagna fra il 1512 e 1542 che regolava tutti gli aspetti sociali, politici ed economici delle colonie americane.

Del villaggio non rimane alcun edificio, ad eccezione della grande chiesa ed alcune parti perimetrali dell'abitato.

La costruzione della chiesa barocca è databile fra il 1735 e il 1744, ed è attribuita all'architetto gesuita Gian Battista Primoli. Gli ultimi allestimenti degli interni vennero completati entro il 1750, ma nel 1760 un incendio danneggiò gravemente alcune parti dell'edificio che venne parzialmente restaurato per finire, tuttavia, abbandonato assieme all'intera missione, pochi anni dopo, a seguito dell'espulsione dell'ordine dei Gesuiti dalla Spagna (1767).

Le riduzioni costruite nel bacino del Rio Paranà[5] si resero infatti note per la resistenza degli indios contro i mercanti di schiavi spagnoli e portoghesi e, successivamente, per l'opposizione alla corona di Spagna; azioni che comportarono l'espulsione dell'ordine sia dai territori portoghesi (1758) che da quelli spagnoli (1767), e la sua successiva soppressione (1773) da parte di papa Clemente XIV.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il film Mission del 1986 con Robert De Niro e Jeremy Irons ripercorre, in chiave drammatica e con alcune modifiche[6], la storia della «grande missione di San Miguel» che altro non è che la missione di São Miguel das Missões. In alcune scene viene utilizzata anche una ricostruzione di come doveva apparire la missione nel XVIII secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In portoghese: San Michele delle missioni e San Michele Arcangelo; San Miguel in lingua spagnola.
  2. ^ Le coordinate geografiche del sito sono 28°32'36" S e 54°15'57" W.
  3. ^ Vedi Richard Konetzke, Colección de documentos para la historia de la formación social de Hispanoamerica, 1493 – 1810 (5 volumi), edito dal Consejo Superior de Investigaciones Cientificas, Madrid 1951–1962.
  4. ^ Fino al 1640, il regno del Portogallo è legato alla corona di Spagna.
  5. ^ Un'area abitata dagli indios Tupi e Guaraní.
  6. ^ Per esempio, i gesuiti del film sono spagnoli invece che portoghesi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FREN) [1] Domanda ufficiale di inserimento del sito archeologico nella lista dei Patrimoni dell'Umanità, 1984. Sito dell'UNESCO. Verificato: 14 ottobre 2006
  • (ES) [2] Articolo di Maria Cristina Bohn Martins. Università di Unisinos, Brasile.Verificato: 14 ottobre 2006

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

  • Rovine dell'edificio di culto barocco.


  • Parte del corredo artistico della chiesa: alcune statue lignee e una campana.

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