Russkaja Pravda

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"L'amministrazione della giustizia nella Rus' di Kiev" di Ivan Bilibin

La Russkaja Pravda (russo: Ру́сская пра́вда, Russkaja Pravda; russo antico: Правда Роська, Pravda Ros'ka; ucraino: Руська Правда, Rus'ka Pravda; significato giustizia russa) fu il Codice legislativo della Rus' di Kiev e dei principati della Rus' nati in seguito alla sua dissoluzione. Anche se condivide un certo numero di analogie con le codificazioni germano-barbariche (come la Legge Salica), si distingue dalle stesse per alcune peculiarità.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Sono note tre distinte edizioni della Russkaja Pravda: la Versione Breve (Kratkaja), la Versione Ampia (Prostrannaja), e la Versione Ridotta (Sokraščennaja). Più di 110 copie, datate dal XIII al XVIII secolo, si sono conservate, raccolte in vari manoscritti. Di queste più di 100 copie, inclusa quella più antica, sono della Versione Ampia.

Il codice fu scoperto dallo storico Vasilij Nikitič Tatiščev nel testo di una cronaca storica di Novgorod e portato all'attenzione dell'Accademia russa delle scienze nel 1738. La prima edizione commentata fu in seguito pubblicata da August Ludwig von Schlözer nel 1767.

Genesi ed evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Il contenuto della Russkaja Pravda rifletteva i rapporti sociali presenti nella Rus' del XI-XIII secolo. La legge consuetudinaria, la legislazione dei Knjaz', e le procedure legali rappresentavano le basi fondanti del Codice.

Il Codice era costituito da due parti apparentemente distinte, chiamate dagli storici “Pravda Jaroslava” (1017), anche conosciuta come “Drevneišaja Pravda” (la Giustizia Antica) di Jaroslav il Saggio, e la “Pravda Jaroslavičej” (la Giustizia dei figli di Jaroslav, 1054). Alcuni storici sono soliti indicare altri distinte sezioni del testo, probabilmente aggiunte successivamente.

La “Pravda Jaroslava” riunisce la legislazione feudale con sistemi di legge arcaici che risalgono a un primitivo sistema di norme tribali. Secondo una popolare teoria, fu promulgata con lo scopo di sedare un conflitto sorto tra Konstantin Dobrynič, un posadnik di Novgorod, e la popolazione variaga della città.

Successive evoluzioni e aggiunte al testo originario furono poste in essere da i figli di Jaroslav e dal nipote Vladimir II di Kiev. Gli storici ritengono che altri articoli furono inclusi successivamente alle rivolte di Kiev, Novgorod, e delprincipato di Rostov-Suzdal' negli anni 1068-1071.

Nel territorio corrispondente all'odierna Russia, il sistema legislativo della Russkaja Pravda fu rimpiazzato solo nel 1497 dal “Sudebnik”. Alcuni secoli prima, nuovi codici legali erano stati promulgati a Pskov e Novgorod.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Introduzione del sistema feudale[modifica | modifica sorgente]

La Russkaja Pravda istituzionalizzò il sistema feudale basato sull'ineguaglianza sociale. Durante l'XI e il XIII secolo rafforzò infatti il potere dei Knjaz sugli smerd (contadini strettamente dipendenti dai nobili), sui zakup (smerd divenuti liberi dopo essersi riscattati), e sui cholop (contadini semi-liberi ma vicini allo stato servile, che potevano essere uccisi o venduti come schiavi dal proprio padrone) ecc. La Versione Ampia conteneva speciali regolamentazioni inerenti allo status di zakup e cholop. Il Codice regolò inoltre il diritto successorio all'interno della Rus'.

Per quanto concerne gli schiavi, questi erano ritenuti privi di personalità giuridica. Parimenti alle leggi barbariche germaniche, ogni danno arrecato a questi ultimi era risarcito esclusivamente al loro padrone quale indennità del loro deprezzamento. La carenza di personalità giuridica li rendeva inoltre inidonei a testimoniare nei processi. Per ovviare a tale inconveniente, quando la testimonianza dello schiavo era determinante, l'accusatore (che per forza di cose doveva essere un uomo libero) poteva però chiedere sulla base di quanto riferito dallo schiavo, che l'imputato fosse sottoposto alla ordalia del ferro incandescente precisando, con una dichiarazione sacrale, che era egli stesso che lo portava davanti al giudizio di Dio e non lo schiavo.[1]. Furono inoltre introdotte pene severe per incendi dolosi, furti di bestiame e invasione della proprietà privata. Dopo la rivolta di Kiev del 1113 fu introdotta una legge che limitava le operazioni finanziarie dei prestatori di denaro.

La "Vira"[modifica | modifica sorgente]

Uno degli obiettivi precipui della codificazione era la regolamentazione della antica tradizione tribale della faida che, comportando un continuo e persistente stato di conflittualità all'interno dello Stato, ne impediva lo sviluppo e ne minava le basi. In maniera analoga alle altre legislazioni barbariche fu allora gradatamente introdotto il sistema del guidrigildo (che nella Rus' assumeva il nome di Vira), istituto che aveva le tre distinte finalità di indennizzare il clan a cui apparteneva la persona offesa dal reato, punire il reo e tutelare il clan di quest'ultimo dalla faida. Inizialmente la Russkaja Pravda Breve condizionava l'applicazione di tale istituto alla circostanza che il clan offeso non potesse o non volesse vendicarsi. In questo caso residuale il pagamento per l'uccisione di un uomo libero era di 40 grivne e doveva essere versato in maniera proporzionale dal reo e dagli appartenenti del clan. Un secolo dopo Vladimir Monomaco, nella Russkaja Pravda Ampia, informa che dopo il 1054 era entrata in vigore una nuova norma che modificava radicalmente la regolamentazione della faida: la vendetta veniva rimandata per consentire al reo e alla sua famiglia di emendarsi tramite il pagamento di un riscatto.

Gli individui a cui erano rivolte le norme sulla faida erano esclusivamente gli uomini liberi. Significativa è la circostanza che nella Rus' il "prezzo della vita" di ognuno di quest'ultimi fosse fisso (40 grivne) e non tenesse in alcun modo conto delle differenze sociali che dovevano necessariamente sussistere nella comunità. Solamente nelle revisioni posteriori del Codice ai funzionari statali fu assegnata una Vira doppia che tuttavia pare essere stata determinata più dal ruolo svolto da quest'ultimi che non da uno status sociale. Il "prezzo per l'uccisione di una donna" (chiamato “poluvir’je”, ovvero metà “vira”) era invece dimezzato rispetto a quello di un uomo.

La Vira tuttavia non risultava applicabile solo alle uccisioni: la sua istituzionalizzazione difendeva anche la salute e l'onore degli uomini liberi della società feudale attraverso la previsione di compensazioni monetarie per le aggressioni fisiche e verbali.

Responsabilità collettiva[modifica | modifica sorgente]

La “Pravda Jaroslavičej” enunciò inoltre il concetto di "responsabilità della comunità di vicinato" (vierv): qualora fossero stati uccisi, sul territorio della stessa, soldati, tiuni (servi di Knjaz e boiari), starosta (rappresentanti dell'amministrazione nobiliare nei villaggi), otrok (soldati di basso rango dell'esercito degli knjaz), se l'omicida rimaneva ignoto, la comunità doveva versare agli eredi del defunto la cosiddetta "vira selvaggia". Questa sanzione tuttavia, poiché veniva pagata dalla collettività per il crimine di un singolo, era divisa in rate. Ma anche il caso in cui l'autore fosse noto non esentava la vierv dal pagamento di una sanzione risarcitoria. Infatti la Pravda Ampia introdusse una vira selvaggia di 40 grivne a carico della collettività, a cui si sarebbe sommata la vira versata dall'omicida per evitare la vendetta dei parenti dell'ucciso[1].

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Karol Modzelewski, L'Europa dei Barbari, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, ISBN 978-88-339-1836-5.