Ruggiero Amico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Ruggieri d'Amici)
Vai a: navigazione, cerca

Ruggiero Amico (Messina probabilmente, ... – 1248 ca.) è stato un politico e poeta italiano. Fu giustiziere ai tempi di Federico II di Svevia ed esponente della Scuola poetica siciliana.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Titoli nobiliari

È signore della baronia di Cerchiara in Calabria, consistente in Cerchiara e nei casali di Sant'Antonio, Casalnuovo, degli Schiavi, Placazzo, Sant'Elia e Albidona, e signore di altri feudi in Oriolo, Galata e Cosenza[1].

[modifica] Carriera politica

La citazione più remota risale al 10 ottobre 1239, ossia del periodo in cui riveste la carica di giustiziere della Sicilia occidentale (Sicilia ultra flumen Salsum). Probabilmente lo è già a partire dal 10 settembre dello stesso anno, in un periodo di forte difficoltà per Federico II di Svevia, che da pochi mesi è destinatario di una seconda scomunica comminatagli da papa Gregorio IX. Federico prende pesanti misure per assicurarsi la fedeltà dei suoi funzionari e prevenire eventuali tradimenti; la nomina di Ruggiero, in un momento così delicato, denota la fiducia dell'imperatore posta nei suoi confronti. Per suo ordine, Ruggiero intraprende pesanti misure contro il clero che, dopo la scomunica, sono considerati nemici dell'imperatore, in quanto partigiani del papa.

Tenta anche di mantenere l'ordine interno in Sicilia, irrigidendosi contro i saraceni, abitanti dell'isola, accusati di abusi; quindi vengono deportati per costituire l'insediamento musulmano di Lucera. Inoltre, punisce duramente le città di Centorbi e Capizzi per la loro adesione alla rivolta del 1232: le città sono distrutte e gli abitanti braccati per tutta la Sicilia, poi arrestati e puniti.

Nel maggio 1240 Ruggiero è eletto dall'imperatore Federico II capitano e maestro giustiziere di Sicilia e Calabria[2].

[modifica] Congiura di Capaccio

Nel 1246 scoppia la congiura di Capaccio che, ordita dal papa e dai baroni ribelli, mira alla detronizzazione di Federico II di Svevia; alla stessa partecipa anche Amico, il quale passerà perciò gli ultimi giorni della sua vita in carcere[1].

[modifica] Discendenza

Il terminus ante quem per la sua morte è il 1248, anno in cui i suoi figli si vedono restituire da papa Innocenzo IV i feudi calabresi; è più verosimile che fosse già stato punito con la morte l'anno stesso del suo tradimento perpetrato ai danni dell'imperatore nel 1246. Tra i destinatari della formale restituzione dei feudi vi è il figlio Corrado che potrà così tornare nel regno di Sicilia solo con l'avvento di Carlo d'Angiò.

[modifica] Attività poetica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Scuola siciliana.

Fu poeta della Scuola siciliana: scrisse infatti la canzone Sovente Amor n'à ricuto manti; di altri componimenti, a lui attribuiti da taluni studiosi, non v'è assoluta certezza.

[modifica] Note

  1. ^ a b Camillo Minieri Riccio, Studi storici su' fascicoli angioini dell'archivio della Regia Zecca di Napoli, Napoli, Detken, 1863, p. 16.
  2. ^ Filippo M. Pagano, cap. VIII. Condizioni civili e politiche del regno sotto gli Svevi in Istoria del Regno di Napoli, Palermo, Spampinato, 1835, vol. II, libro terzo, p. 229.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti