Ruffo di Calabria

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Stemma della famiglia Ruffo

I Ruffo di Calabria sono una famiglia della nobiltà italiana. La famiglia dei Ruffo fu annoverata tra le sette grandi casate del Regno di Napoli [1]

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Ramo principale

[modifica] Età sveva

Le fortune della famiglia iniziarono sotto Pietro I, conte di Catanzaro (morto nel 1257), che assurse a grande potenza sotto Federico II di Svevia, alla cui corte fu ammesso e dal quale fu creato giustiziere e gran maresciallo. Come ci informa la Historia de rebus gestis Frederici II imperatoris del cosiddetto Pseudo-Jamsilla, Pietro Ruffo proveniva dal nulla, ed era uno dei personaggi di povera condizione che vissero una parabola sociale ed economica sotto la dinastia Hohenstaufen (al pari di Giovanni Moro e della stirpe di Macalda Scaletta[2]). Schieratosi successivamente dalla parte guelfa contro Manfredi, finì assassinato dai partigiani dell'Hohenstaufen, dopo essere stato privato di tutti i suoi beni.

Nipote di Pietro I fu Giordano Ruffo, fiorito intorno al 1239 e morto intorno al 1257) fu anch'egli funzionario del Regno di Sicilia con Federico II. Dapprima castellano e poi maniscalco dell'imperatore, Giordano Ruffo è noto soprattutto per una pionieristica opera di mascalcia, la prima nell'occidente latino[3], che fa di lui una sorta di proto-veterinario.

Altro esponente in vista alla corte sveva del Regno di Sicilia fu Folco Ruffo, poeta della scuola siciliana e nipote di Pietro I, cugino (o fratello) di Giordano Ruffo.

[modifica] Transizione angioina

Pietro I defezionò dalla causa ghibellina e si schierò dalla parte guelfa, sostenendo papa Alessandro IV contro Manfredi. Stessa strada seguì Giordano, che abbandonò gli Svevi dopo la morte di Federico II (1250). Entrambi furono puniti da Manfredi, con la morte Pietro nel 1257, e con l'accecamento (a cui seguì dopo breve la morte) il nipote Giordano.

Altro sostenitore della causa guelfa fu anche Pietro II (sec XIII), che si schierò con Carlo I d'Angiò e riottenne la contea di Catanzaro come compenso per aver tolto Amantea ai seguaci di Corradino di Svevia (1268).

[modifica] Linea collaterale

Il ramo primogenito dei conti di Catanzaro e marchesi di Crotone si estinse con Enrichetta (o Elisabetta).

La famiglia si perpetuò, tuttavia, nel ramo collaterale (capostipite Enrico, sec. XIII discendente da Fulco fratello di Pietro I) dei Ruffo, signori e poi conti di Sinopoli (1334), principi di Scilla nel 1578 e successivamente marchesi di Licodia e principi di Palazzolo, duchi di Guardia dei Lombardi in provincia di Avellino, duchi di Santa Cristina. Questa linea fu resa illustre da molti uomini d'armi, alti prelati e uomini di governo fra cui Fabrizio (XVII secolo), priore di Bagnara, capitano generale dei cavalieri di Malta, che soccorse più volte le galee veneziane di Francesco Morosini contro gli Ottomani.

Il cardinale Fabrizio Ruffo (1744 - 1827), famoso per aver creato il movimento dei sanfedisti, faceva parte della famiglia.

[modifica] Discendenti

A un ramo della famiglia appartiene Paola, divenuta Regina del Belgio) nel 1993, figlia di Fulco VIII.

Altro discendente è suo nipote, Fulco IX, nato nel 1954 a Buenos Aires, attuale pretendente al titolo di Principe di Calabria.

[modifica] Note

  1. ^ http://www.nobili-napoletani.it/Ruffo.htm
  2. ^ Curiam ipsius Imperatoris federici pauper ingressus in Nicolò Jamsilla, Historia de rebus gestis Frederici II imperatoris, pubblicata da Lodovico Antonio Muratori, in Rerum Italicarum Scriptores, Vol. 11, col. 547, 1726
  3. ^ Antonino De Stefano, La cultura alla corte di Federico II imperatore, Palermo, 1938 (p. 84)

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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