Rudbeckia hirta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Rudbeckia irta
Browneyedsusan.jpg
Rudbeckia hirta
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Heliantheae
Sottotribù Rudbeckiinae
Genere Rudbeckia
Specie R. hirta
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Heliantheae
Sottotribù Rudbeckiinae
Nomenclatura binomiale
Rudbeckia hirta
L., 1753
Nomi comuni

(DE) Rauer Sonnenhut
(FR) Rudbeckie hérissée
(EN) Black-eyed Susan

La Rudbeckia irta (nome scientifico Rudbeckia hirta L., 1753) è una pianta erbacea, bienne a fiori gialli, simile alle “margherite”, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del nome generico (Rudbeckia) deriva dal cognome di due botanici svedesi (padre e figlio) Olaus Johannis Rudbeck (1630-1702) e Olaus Olai Rudbeck (1660-1740)[1]; il promotore di questa dedica fu Carl von Linné. Il nome specifico (hirta) deriva dall'habitus di questa pianta: cosparsa di peli irti.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Rudbeckia hirta) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento

L'altezza di queste piante può variare da 1 a 10 dm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa/bienne (H scap/H bienn); ossia sono piante perennanti (o bienni, raramente annue) con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e mediamente foglioso. Tutta la pianta è cigliato-ispida.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma di tipo fibroso.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è di tipo rizomatosa.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e poco ramoso. La superficie è irsuta con peli di 1 mm.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie cauline

Le foglie sono a disposizione opposta con superfici ruvide e peli ispidi. La forma è lanceolata e intera (eventualmente trilobate) con margini grossolanamente dentati. Quelle basali sono picciolate, mentre quelle superiori sono sessili. Dimensione delle foglie basali: larghezza 0,5 – 7 cm; lunghezza 8 – 30 cm. Dimensione delle foglie foglie cauline: larghezza 0,4 – 4 cm; lunghezza 20 – 30 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Il capolino

L'infiorescenza è formata da medio-grandi capolini alla sommità di lunghi peduncoli terminali. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro semisferico composto da più squame (o brattee) ispide a disposizione embricata e poste in 3 - 4 serie che fanno da protezione al ricettacolo conico, assai elevato e provvisto di pagliette acute e persistenti[3][4] sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 8 a 16) di colore giallo brillante con a volte una macchia marrone o rosso scuro basale, molto più lunghi dell'involucro disposti in modo patente; quelli interni brevemente tubulosi (da 250 a 500) di colore bruno scuro (inizialmente verde giallastro) sporgenti verso l'alto. Diametro dei capolini: 6 – 10 cm. Lunghezza delle squame: 3 cm. Diametro del disco centrale: 12 – 20 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

L'involucro con le squame

I fiori sono zigomorfi (quelli ligulati), attinomorfi(quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono sterili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Corolla: i fiori periferici (ligulati) sono nastriformi (provvisti di lunghe lingule – sono decisamente più lunghi dell'involucro) e raggianti. Quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 5 denti. Lunghezza dei fiori ligulati: larghezza 5 – 10 mm; lunghezza 15 – 45 mm. Lunghezza dei fiori tubulosi: 3 – 4,2 mm.
  • Fioritura: da luglio a settembre.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni glabri a forma tetragona e senza pappo. Dimensione dei frutti: 1,5 – 2,7 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[6] – Distribuzione alpina[7])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono gli ambienti ruderali, sentieri e strade rurali, aree abbandonate, scarpate e coltivi ornamentali (giardini, parchi e viali). Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 800 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[7]:

Formazione: delle comunità perenni nitrofile
Classe: Artemisietea vulgaris
Ordine: Galio-Alliarietalia

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza della R. hirta (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[8] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[9]). Il genere di appartenenza (Rudbeckia) è composto da una ventina di specie.
Anche se il genere non è molto corposo, i botanici comunque lo suddividono in varie sezioni secondo caratteristiche sia morfologiche che anatomiche più interne al fiore stesso. La specie di questa voce appartiene al gruppo delle “Rudbeckie” con foglie composte e picciolate e disco centrale (del capolino) di colore bruno, che rimane ovoide anche dopo la fioritura (nell'altro gruppo il disco centrale si allunga fino a diventare cilindraceo)[4].
Il numero cromosomico di R. hirta è: 2n = 38[2].

Filogenesi[modifica | modifica sorgente]

Alcuni autori (specialmente nel passato) accomunano in uno stesso gruppo sia le specie del genere Rudbeckia che quelle del genere Echinacea. Ma recenti studi filogenetici basati tra l'altro sul DNA nucleare ribosomale[10] indicano che Rudbeckia insieme ai generi Dracopis e Ratibida (escluso quindi il genere Echinacea) formano un gruppo monofiletico (corrispondente alla sottotribù Rudbeckiinae sensu H. Robinson).

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Nell'America del nord sono presenti quattro varietà (non presenti in Italia), qui descritte brevemente[11]:

  • var. angustifolia (T.V. Moore) Perdue (1958): i fusti sono maggiormente ramificati; le foglie basali sono oblanceolate. Distribuzione: dal Texas alla Georgia.
  • var. floridana (T.V. Moore) Perdue (1958): i fusti sono maggiormente ramificati; le foglie basali sono da obovate a orbicolate (sub-rotonde). Distribuzione: Florida.
  • var. hirta: i fusti sono poco ramificati; le foglie sono lanceolate con margini grossolanamente dentati. Distribuzione: Monti Appalachi.
  • var. pulcherrima Farwell (1904) : i fusti sono poco ramificati; le foglie basali sono da lanceolate a oblanceolate con margini interi, quelle cauline sono a forma da spatolata a lineare. Distribuzione: America del Nord.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Rudbeckia bicolor Nutt. (sinonimo di R. hirta var. pulcherrima)
  • Rudbeckia brittonii Small & Vail (1894)
  • Rudbeckia flava T.V. Moore
  • Rudbeckia floridana T.V. Moore(sinonimo di R. hirta var. floridana)
  • Rudbeckia floridana var. angustifolia T.V. Moore (sinonimo di R. hirta var. angustifolia)
  • Rudbeckia gracilis Nutt. (1818)
  • Rudbeckia hirta var. corymbifera Fernald (sinonimo di R. hirta var. pulcherrima)
  • Rudbeckia longipes E.L. Greene (1903)
  • Rudbeckia monticola Small (1901)
  • Rudbeckia sericea E.L. Greene (1903)
  • Rudbeckia serotina Nutt. (1834), non Sweet
  • Rudbeckia strigosa Nutt. (1841)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Le due specie di Rudbeckia presenti sul territorio italiano (Rudbeckia laciniata e Rudbeckia hirta) sono molto simili tra di loro. Si distinguono in quanto la R. hirta è completamente cosparsa di peli irti, mentre le foglie di R. laciniata sono profondamente incise o sono pennato-composte.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

In passato questa pianta veniva usata (secondo la medicina popolare) nel trattamento del raffreddore, nell'idropisia e nel trattamento di piaghe in genere[12].

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

L'uso principale che attualmente viene fatto di queste piante è nel giardinaggio. Se messe in zone soleggiate o parzialmente ombreggiate su qualsiasi tipo di terreno crescono bene senza grandi problemi. L'effetto migliore si ottiene producendo delle grandi macchie decorative in giardini ampi e piuttosto rustici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 01-03-2011.
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 01-03-2011.
  3. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 57
  4. ^ a b c Motta, op. cit., vol. 3 - p. 597
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20-12-2010.
  6. ^ a b Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., p. 155
  7. ^ a b c Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 470
  8. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  9. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 858
  10. ^ Lowell E. Urbatscha, Bruce G. Baldwinb, Michael J. Donoghuecl, Phylogeny of the Coneflowers and Relatives (Heliantheae: Asteraceae) Based on Nuclear rDNA Internal Transcribed Spacer (ITS) Sequences and Chlorplast DNA Restriction Site Data. in Systematic Botany 25(3):539-565. 2000.
  11. ^ eFloras - Flora of North America. URL consultato il 01-03-2011.
  12. ^ Plants For A Future. URL consultato il 01-03-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009, p.176.
  • Kadereit, J.W. & Jeffrey, C., The Families and Genera of Vascular Plants, vol. VIII, Flowering Plants. Eudicots. Asterales., Berlin, Springer, 2007, pp. 440-477.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume terzo, 1960, pag. 597.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 58, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 470.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 155, ISBN 88-7621-458-5.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]