Rover Serie 800

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Rover Serie 800

Mk1827.JPG

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Costruttore: Austin Rover Group
Descrizione generale
Tipo principale Berlina
Altre versioni Coupé
Produzione dal 1986 al 1999
Sostituisce la: Rover SD1
Sostituita da: Rover 75
Esemplari prodotti 317.126[1]
Stelle Euro NCAP:
Premio Auto dell'anno nel [[{{{auto_dell'anno}}}]]

La Serie 800 è un'autovettura prodotta dall'Austin Rover Group e commercializzata col marchio Rover tra il 1986 ed il 1999.

Indice

[modifica] La nascita

La Serie 800, destinata a prendere il posto nella gamma della Casa dell'ammiraglia SD1, venne sviluppata in joint-venture con Honda.

Basata sulla meccanica della Legend e dotata di carrozzeria ed interni autonomi, la 800 esordì nel 1986 con 2 propulsori: un 4 cilindri in linea bialbero 16 valvole di 1994cc Rover (O Series) ed un V6 24 valvole (bialbero per bancata) Honda di 2494cc, entrambi alimentati a iniezione elettronica. Il primo erogava 138cv, il secondo 170.

Il resto della meccanica era, come detto, comune a quella della Honda Legend e prevedeva trazione anteriore, sospensioni a ruote indipendenti sia davanti che dietro, 4 freni a disco con ABS e cambio manuale a 5 rapporti o automatico a 4. L'unica carrozzeria disponibile al momento dell'esordio era quella a 3 volumi e a 4 porte disegnata autonomamente in Inghilterra. La gamma per l'Italia prevedeva esclusivamente le versioni 820Si (2 litri) E 825Si V6 (2,5 litri), ossia quelle dotate dell'allestimento più curato e completo (le finiture rispecchiavano una certa tradizione inglese, con inserti in legno di noce e rivestimenti in velluto di York).

Nel 1988, per accontentare i nostalgici delle SD1, la Rover presentò la 827i Vitesse dotata di carrozzeria fastback, allestimento sportivo e motore V6 Honda maggiorato a 2675cc (179cv). Sul mercato italiano, per ragioni fiscali, venne offerta anche una 820i Vitesse. Contemporaneamente le versioni a tre volumi adottarono il nome di Sterling ed il motore V6 di 2,7 litri (accanto al 2 litri). La gamma '88 per l'Italia prevedeva le seguenti varianti:

  • 820i 4p Sterling
  • 827i V6 4p Sterling
  • 820i 5p Vitesse
  • 827i V6 5p Vitesse

[modifica] La seconda serie

L'interno di una 827 coupé del 1995
Rover 800 seconda serie
Retro

Nel 1991 la Serie 800 subì un sostanzioso restyling (della versione originaria venne conservato il tetto, il parabrezza e la struttura interna della vettura), che generò la seconda serie. Anche gli interni vennero completamente rivisti. Grazie alle modifiche apportate la vettura appariva più moderna, più elegante e, al tempo stesso, più classica (venivano recuperati, nella mascherina anteriore cromata, negli interni ed in parecchi altri dettagli, i classici stilemi del marchio). La gamma dei motori venne aggiornata con l'introduzione di un nuovo 4 cilindri diesel sovralimentato di 2499cc da 118cv (prodotto dall'italiana VM Motori e della variante turbocompressa del classico 4 cilindri 2 litri 16v. In Italia non vennero più importate la variante fastback (disponibile, invece, nel resto d'Europa con tutti i motori) e la versione 2000 16v aspirata. La nuova gamma per il nostro mercato includeva la 820 Ti, con motore 2 litri sovralimentato (200cv) e differenziale anteriore Torsen, la 827i Sterling, col noto V6 2700 da 180cv, e la 825 SD Turbo, spinta dal turbodiesel 2500 VM. La Sterling aveva un allestimento particolarmente raffinato (sedili in pelle con cadenini in tinta contrastante, inserti in legno più estesi, climatizzatore automatico).

Nel 1992 la gamma venne completata dalla versione coupé, disponibile sia nella versione 820 Ti (1994cc turbo, 200cv) che nella variante 827i (2675cc, 180cv), e dalle versioni Luxury delle berline 820 Ti e 825 SD Turbo. Sia le coupé che le Luxury avevano lo stesso allestimento della Sterling.

La gamma "italiana" del 1992 era composta da:

  • 820 Ti
  • 820 Ti Lusso
  • 827i Sterling
  • 825 SD Turbodiesel
  • 825 SD Turbodiesel Lusso
  • 820 Ti Coupé
  • 827i Coupé

Tutte le 800 uscirono di produzione nel 1999 ma rimasero in listino fino al 2000, rimpiazzate dalle 75.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Production figures in aronline.co.uk. URL consultato il 06-01-2011.

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