Rover P6

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Rover P6
Rover 2000 TC aka P6 1997cc August 1967 faithfully conserved or restored to look not unlike the way they looked in 1967.JPG
Una Rover P6 prima serie
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Rover (azienda)
Tipo principale Berlina
Produzione dal 1963 al 1977
Sostituisce la Rover P5
Sostituita da Rover SD1
Premio Auto dell'anno nel 1964
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.550 mm
Larghezza 1.680 mm
Altezza 1.400 mm
Altro
Stile David Bache
MHV Rover 2000TC 02.jpg

P6 è la sigla tecnica di una autovettura berlina di alta gamma prodotta dalla Rover tra il 1963 ed il 1977.

Storia[modifica | modifica sorgente]

All'inizio degli anni sessanta alla casa della nave vichinga serviva un modello da affiancare alla aristocratica P5 (venduta col nome commerciale di 3 litres) che fosse meno impegnativa economicamente, ma ugualmente di classe.
Partendo da un'impostazione tradizionale, motore anteriore longitudinale e trazione posteriore, la P6, introdusse parecchie novità. La carrozzeria era composta da pannelli imbullonati ad un telaio portante, le sospensioni posteriori erano a ponte De Dion, i freni erano a disco su tutte le ruote (con quelli posteriori "inboard"), il motore, 4 cilindri in linea con albero a camme in testa, aveva camere di scoppio Heron ricavate nel cielo dei pistoni. Anche gli interni erano all'avanguardia sotto il profilo stilistico (design plancia), ergonomico (comandi secondari raggruppati, per funzione, nella consolle centrale) e della sicurezza (piantone dello sterzo collassabile, plancia imbottita).

L'ultima P6 prodotta, una 3500 con il frontale post-facelift.

La linea, disegnata da David Bache, era a 3 volumi (con 4 porte) e presentava un frontale moderno (con originali piccole pinne su parafanghi) e una coda classica. Al debutto (1963) era disponibile un solo motore alimentato con un solo carburatore di 1978 cm³ da 87 CV, abbinato ad un cambio manuale a 4 marce o ad una trasmissione automatica a 3 rapporti. La P6, commercializzata col nome di Rover 2000 si aggiudicò il titolo di Auto dell'anno nel 1964.

Nel 1966 venne lanciata la 2000 TC (cioè "Twin Carburetors"), con motore alimentato con 2 carburatori e potenza di 106 CV. La TC era disponibile solo con cambio manuale a 4 marce.

Nel 1968 venne lanciata la Rover 3500, equipaggiata col V8 monoalbero (centrale) in alluminio di 3532 cm³ da 146 CV. La 3500 V8 era disponibile solo con cambio automatico a 3 rapporti ed era riconoscibile per l'ampia presa d'aria sotto al paraurti anteriore.

Nel 1971, in occasione di un restyling che coinvolse l'intera gamma (nuova mascherina anteriore, nuova plancia, verniciatura in nero o marrone scuro dei sottoporta), arrivò anche la 3500 V8 S, con motore portato a 150 CV e cambio manuale a 4 marce.

L'ultima novità fu l'introduzione nel 1974 della Rover 2200 TC, con motore 4 cilindri bicarburatore di 2205 cm³ e 115 CV.

La P6 uscì di listino nel 1977, rimpiazzata dalla Rover SD1.

Modelli prodotti[modifica | modifica sorgente]

Versione Anni di produzione Esemplari
Rover 2000 dal 1963 al 1973 208.875
Rover 2200 dal 1973 al 1977 32.370
Rover 3500 dal 1968 al 1977 81.057
Totale 322.302

La P6 nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La famosa Canzone per un'amica dei Nomadi parla di un incidente stradale realmente avvenuto nel 1966 su di una Rover 2000.[1]

La Rover P6 viene usata da Franca Valeri nel film La signora gioca bene a scopa? del 1974.

Nel settembre 1982 perse la vita in un incidente stradale la principessa Grace Kelly, moglie del principe Ranieri di Monaco, che viaggiava insieme alla figlia Stephanie su una Rover 3500 V8 S [2] che precipitò in una scarpata capovolgendosi. Tuttavia, alcune fonti riportano erroneamente che l'automobile fosse una SD1.[3][4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ File:In morte di S.F.jpg
  2. ^ Princess Grace of Monaco, P6 fan | The Rover P6 Club 1993 - 2013
  3. ^ Il fascino senza tempo di Grace Kelly: storia di una diva che diventò principessa in Sapere.it. URL consultato il 10 giugno 2013.
  4. ^ Grace Kelly, l’addio 30 anni fa. Ricordiamola così in Oggi, 13 settembre 2012. URL consultato il 10 giugno 2013.

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