Rossane

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Alessandro Magno e Rossane (dipinto di Pietro Rotari, 1756)

Rossane, o Roxane (347 a.C.310 a.C.), figlia di Ossiarte, satrapo di Battriana, sposò nel 327 a.C. Alessandro Magno.

Il suo nome in persiano significa "Piccola stella splendente" ("Roshanak"), anche se recentemente è stata avanzata un'altra ipotesi, ovvero che il suo nome derivi da un dialetto locale della Battriana (attuale Afghanistan), e significhi "la bella figlia del padrone del fiume dalle acque bianche e sacre" (Oxos, in greco antico; Oxus in latino; oggi Amu Darya). Infatti, il suo nome si scriverebbe "Vahkhshona", ma la lettera "V", in greco antico non esisteva; né il suono "SH". Di qui la storpiatura del nome, passato, poi, al latino e - mediante questo - a tutte le lingue europee. Fu la "moglie ufficiale" di Alessandro Magno.

Cenni biografici e storici[modifica | modifica sorgente]

Di Rossane non è nota la data di nascita, sebbene collocabile intorno al 347 a.C. - 343 a.C. Era una principessa persiana - battriana, figlia del satrapo Oxiartes (in persiano "Vakhshunvarta"). La satrapia Battriana era caratterizzata da un territorio montuoso ove la guerriglia poteva esser condotta molto efficacemente. Il padre di Rossane, infatti, era schierato con i satrapi ribelli Spitamene e Besso intenti ad ostacolare l'avanzata dell'esercito macedone. Dopo la battaglia di Gaugamela, il 1º ottobre 331 a.C., l'intera Persia cadde nelle mani di Alessandro. Falliti i tentativi di addivenire ad un accordo diplomatico, l'ingresso dell'esercito macedone prima a Babilonia, poi a Persepoli, costrinse l'ultimo re persiano Dario III (371 a.C. - 330 a.C.) alla fuga nelle estreme regioni orientali dell'impero. Ad Hecatompylos, nel luglio 330 a.C., il satrapo Besso, assieme al satrapo Satibarzane, lo pugnalò a tradimento e si proclamò nuovo re di Persia. Alessandro riuscì a soccorrere Dario, ma oramai costui era moribondo, e con un gesto di estrema pietà e di rispetto, il re macedone, prima coprì col suo mantello il rivale e, poi, fece organizzare imponenti funerali di stato. Nel contempo, la rivolta si estendeva in tutte le satrapie orientali. Besso si era ritirato in Battriana ed in Sogdiana, le due estreme satrapie settentrionali dell'impero achemenide, corrispondenti all'incirca agli attuali stati dell'Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan. Nel settembre 330 a.C. Satibarzane finse di arrendersi e di sottomettersi. Il piano concordato tra lui e Besso prevedeva di prendere tra due fuochi l'esercito macedone e di annientarlo tra le montagne della catena dell'Hindu Kush.

Alessandro, perdonato il satrapo ribelle e riconfermatolo governatore, iniziata la penetrazione in Battriana (ottobre 330 a.C.), viene colto in contropiede dalla repentina rivolta di Satibarzane, per cui fu costretto a tornare indietro per fronteggiare la rivolta. A questo punto, l'altro congiurato, il satrapo Barsente, scappò e si rifugiò nella satrapia indiana, ma venne prontamente estradato ad Alessandro. A questo punto, la lotta di Besso iniziò ad esser vista come improduttiva dal satrapo della Sogdiana, Spitamene, che lo catturò e lo estradò. Besso venne condannato a morte per alto tradimento a Persepoli. La lotta nelle satrapie orientali dell'impero durò tre anni (330 - 327 a.C.) e fu particolarmente violenta e crudele perché alla guerriglia indigena, Alessandro contrappose la rappresaglia contro le popolazioni civili.

Ma anche Spitamene faceva il doppio gioco e fu promotore di un'ennesima rivolta: assediò Maracanda (attuale Samarcanda) ed annientò un distaccamento macedone presso il fiume Politemetos, l'attuale fiume Kohik (in uzbeco) o Zerafshan in tagiko. Per risposta, Alessandro fece eseguire brutali massacri della popolazione civile, pose sotto assedio la città di Kyropolis (Ciropoli, attuale Kurkath) ed assediata la cittadella di Gabe, riuscì a fare a pezzi l'esercito ribelle. Spitamene fuggì oltreconfine, ma i Massageti (una popolazione di ceppo affine agli Sciti) gli tagliarono la testa e la inviarono ad Alessandro. Nell'autunno del 328 a.C. Alessandro svernò a Maracanda, seppure la rivolta fosse ancora parzialmente in corso. Quivi un alterco tra il re macedone, palesemente ubriaco, ed un anziano ufficiale che pure gli salvò la vita al fiume Granico (odierno Koçabas, in Turchia, sede della prima vittoria macedone contro i Persiani nel 334 a.C.), si risolse con la morte del generale, Kleitos o Melas (Clito il Nero), trafitto da un giavellotto scagliato dal re.

Ossiarte, per evitare la cattura della famiglia da parte di Alessandro, fece portare i suoi congiunti in una rocca oltre il fiume Osso, nota come Rocca Sogdiana o Rocca di Arimazes, nei pressi dell'attuale città di Ghissar. Qui continuò a fomentare disordini, sfidando Alessandro a conquistare la piazzaforte (identificata con l'attuale Buzgala - Khana, nella Valle di Shurob - Sai, ad occidente del villaggio attuale di Derbent). Alessandro riuscì a catturare la rocca (marzo 327 a.C.) promettendo ad un contingente di scalatori - rocciatori un compenso favoloso. Qui prese prigionieri Ossiarte e la famiglia reale. La sedicenne figlia di Ossiarte colpì per la propria bellezza Alessandro che decise con tempismo di sposarla secondo il locale costume. Nel frattempo, riconfermò a governatore Ossiarte e ne ampliò i domini. Fondò anche una colonia all'estremo confine settentrionale dell'impero, Alessandria Eschate (Alessandria Ultima), l'odierna Khojand (maggio - giugno 327 a.C.). Nel 326 a.C. Alessandro iniziò la campagna indiana, assediando la rocca di Aornos (Pir Sar), combattendo contro re Poro (Paurava Puroshottama) al fiume Idaspe (odierno Jhelum) e discendendo l'Indo, in un susseguirsi ininterrotto di stragi e rappresaglie. Sicuramente tutte quelle crudeltà ebbero l'effetto d'indurire i sentimenti di quella ch'era poco più che un'adolescente, il che venne puntualmente a galla alla morte del marito, nella lotta di successione.

Al termine della campagna dell'Indo, nel 325 a.C., mentre Alessandro per punire i soldati ribelli che l'anno precedente gli impedirono, ammuntinandosi presso l'odierna Amritsar, di estendere le sue conquiste all'odierna India (Alessandro, a Taxila aveva saputo che il territorio indiano, mai conquistato dai persiani, era diviso in deboli staterelli, che potevano esser tutti sottomessi facilmente fino ad arrivare al fiume Gange) intraprese il ritorno a Babilonia attraverso il terribile deserto costiero del Makran, sua moglie Rossane prese la via del ritorno con la flotta dell'ammiraglio cretese Nearco.

A Susa, nel 324 a.C., nel quadro della sua politica di assimilazione dell'elemento persiano con quello greco-macedone, Alessandro promosse un matrimonio collettivo che coinvolse una novantina dei suoi più stretti collaboratori di origine europea che furono indotti a sposare ragazze dell'aristocrazia iranica. Alessandro stesso prese, come seconda moglie, la figlia maggiore di Dario III, che assunse per l'occasione il nome della madre, Statira, e, come terza moglie, Parisatide, figlia e sorella dei precedenti Gran re persiani, Artaserse III e IV. Al fido compagno Efestione fu data in sposa la sorella minore di Statira, Dripetide.

Giunto infine a Babilonia, Alessandro morì improvvisamente l'11 o il 13 giugno del 323 a.C. per cause ancor oggi difficili da stabilire.

Alla morte di Alessandro, in attesa di un figlio (il futuro Alessandro IV di Macedonia), si trovò coinvolta nelle lotte fra i diadochi. Protetta da Perdicca, cui Alessandro in punto di morte aveva attribuito l'anello col suo personale sigillo, nominato reggente per il futuro figlio, Rossane promosse l'assassinio della rivale, forse anch'ella incinta, Statira, nonché probabilmente della vedova di Efestione, Dripetide. Sempre all'ombra di Perdicca, visse a Babilonia fino al 319 a.C., quando questi, ultimo baluardo in favore dell'unità dell'impero, venne assassinato a tradimento presso il fiume Nilo. Rossane fu in seguito tradotta in Macedonia da Antipatro e da Poliperconte, e si rifugiò quindi in Epiro presso Olimpiade d'Epiro, madre di Alessandro. Olimpiade assunse la custodia di Rossane e la reggenza per il figlio di lei: l'ambiziosa vecchia regina si trovò in lotta contro il generale Cassandro (317 a.C.), dopo aver fatto sterminare molti nobili macedoni del partito avverso. Assediata e costretta alla resa a Pidna Olimpiade venne giustiziata nel 315 a.C., mentre Rossane ed il figlio furono tenuti prigionieri ad Anfipoli e quindi fatti avvelenare da Cassandro, quando oramai l'impero era stato diviso definitivamente tra i successori di Alessandro Magno, nel 309 a.C.

La figura di Rossane nei media[modifica | modifica sorgente]

  • La figura di Rossane appare nel film Alexander del regista americano Oliver Stone. Ad interpretarla, l'attrice USA Rosario Dawson. Nel film, essa è rappresentata in maniera fortemente inesatta: dai lineamenti africani e dai costumi simil-arabi\zingari, sembra selvaggia e Alessandro la sposa perché rivede in lei la madre Olimpiade. Nella realtà, a quanto riferiscono Plutarco e Quinto Curzio Rufo, Alessandro cadde innamorato di lei e decise di sposarla, sebbene anche per assicurarsi, con tale matrimonio, la lealtà delle popolazioni battriane.

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