Romolo Gessi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Romolo Gessi Pascià(1831-1881)

Romolo Gessi, pascià (In mare a bordo di un mercantile tra Ravenna e Costantinopoli, 30 aprile 1831Suez, 24 aprile 1881), è stato un geografo, esploratore e militare italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gessi nacque su una nave diretta a Costantinopoli, nel tratto tra Ravenna e Malta. Era figlio di Marco Gessi, avvocato e console inglese nell'Impero Ottomano e dell'armena Elisabetta Clarabett.

Trascorse l'adolescenza con il padre a Costantinopoli ed in altre regioni balcaniche dove quest'ultimo esercitava la sua missione diplomatica.

Frequentò l'accademia militare prima a Wiener Neustadt in Austria e in seguito nella città di Halle in Germania.

Sposò una violinista rumena, Maria Purkart, da cui avrà sette figli. Durante le sue peripezie in Africa si ritroverà ad adottare anche Saida, una ragazzina pigmea originaria del Sudan.

Missioni ed incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla perfetta conoscenza di sette lingue (tedesco, inglese, francese, turco, armeno, greco e russo) Gessi ottenne numerosi incarichi diplomatici e militari.

Nel 1848 ottenne un impiego al consolato inglese a Bucarest.

Come militare combatté inquadrato nelle forze inglesi nella Guerra di Crimea (1854–55), esercitando il ruolo di interprete dell'esercito; qui incontrò il futuro generale Charles Gordon, al tempo anch'egli ufficiale di prima nomina, con cui strinse amicizia.

Fu perito per il registro navale Lloyds in Romania.

Lasciata la Romania, nel 1859 si arruolò nei Cacciatori delle Alpi e combatté con Garibaldi, anche nella campagna del Trentino; fece domanda di cittadinanza italiana una volta proclamato il Regno d'Italia, essendo figlio di un diplomatico inglese.

Chiamato in Africa nel 1873 dall' amico Gordon, nel frattempo diventato governatore del Sudan, con l'incarico di suo fiduciario, ottenne varie missioni, ed in seguito fu governatore (pascià) della regione del Bahr-al-Ghazal[1].

La guerra agli schiavisti[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Gordon già nel 1873 aveva avuto il mandato di sopprimere la tratta degli schiavi. Chiamato Gessi, questi studiò il fenomeno, ma poi si dedicò alle esplorazioni. Rientrò in Italia, e negli anni successivi tornò in Africa per una nuova spedizione nell'Etiopia meridionale.

Nel 1878, tornato al servizio di Gordon, nel frattempo nominato governatore generale del Sudan, ricevette l'ordine di sconfiggere i mercanti di schiavi, trafficanti arabi e europei, che, stanziati nel Darfur, si rifornivano di uomini nelle regioni del Bahr al-Ghazal.

Gessi organizzo una campagna antischiavistica contro il figlio del pascià ribelle Ziber Rahmat, Suleiman, che si concluse con la sua fucilazione nel 1879. Nonostante egli riuscisse a sconfiggere i negrieri ed a restituire la regione ribelle al controllo del viceré dell’Egitto, il Sudan che si avviava verso la guerra mahdista, rese la sua vittoria incerta sotto il profilo politico: nominato pascià e governatore del Bahr al-Ghazal e della provincia equatoriale, fu osteggiato dalla componente araba che vedeva il dominio egiziano come oppressivo.[1]

Esplorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Effettuò ricognizioni nella difficile area del Bahr al-Ghazal nel 1874; fu il primo esploratore a completare la circumnavigazione del Lago Alberto nel 1875: lasciò una memoria dell'impresa alla Società Geografica di Parigi[2]; con Carlo Piaggia avvistò, primo europeo, le cime innevate del Ruwenzori[3], ma l'onore gli venne usurpato dall'inglese Stanley nel 1888; nel 1878 con Pellegrino Matteucci risalì il corso del Nilo Azzurro, studiando le genti Amara [4];

Rientro in Italia e morte[modifica | modifica wikitesto]

Risalendo il Nilo dalle regioni equatoriali verso Khartum, l'imbarcazione di Gessi con la sua guarnigione restò bloccata nelle paludi del Sudd per tre mesi, durante i quali buona parte dei suoi morirono di stenti. Salvo, ma gravemente ammalato, nel marzo 1881 egli intraprese il viaggio di ritorno verso l'Italia da Khartum in lettiga; il 22 marzo incontrò a Suakin un compatriota, l'esploratore italiano Luigi Pennazzi, che lo assisterà fino alla morte. Insieme si imbarcarono per Suez sul battello a vapore egiziano Zagazig il 18 aprile; il 22, trasportato all'ospedale francese di Suez, poté ancora ricevere gli onori da de Lesseps e dal viceré d'Egitto, Tawfiq Pascià.

« Il khedivè prendendo la scarna mano del Gessi, gli disse : Gessi, coraggio, l'Egitto ha bisogno di voi. Il grand'uomo mostrando le braccia ridotte come quelle d'uno scheletro, rispose: Altezza, lo vorrei; ma qui come vedete non vi è che un cadavere. Vi raccomando la mia famiglia. Muoio per aver fatto il mio dovere. »

Si spense nelle braccia del Pennazzi, la sera del 24 aprile.[5] Le spoglie sono tumulate nel cimitero di Ravenna, luogo di origine della famiglia paterna.

« Gessi è una gloria italiana, scriveva il conte Luigi Pennazzi dopo la sua morte, ed al suo nome vanno unite le parole umanità e progresso perché per opera sua la tratta e la schiavitù han ricevuto un gran colpo, e lo sanno dire le Provincie liberate del Bahr-el-Ghazal, del Mombuttu, del Macraca e del Hofrat-el-Naha, che annualmente fornivano ottanta mila schiavi ai Gelabba, onde que' popoli rammenteranno con riconoscenza il loro abu (padre) che aveva saputo liberarli dai flagelli delle loro famiglie. »

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

Numerose città italiane hanno dedicato una via od un viale a suo nome[6] così come Asmara ai tempi della dominazione coloniale italiana. Nella catena del Ruwenzori gli è stata intitolata una cima alta 4715 m (monte Gessi), da parte del duca degli Abruzzi, primo scalatore del gruppo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Sette anni nel Sudan egiziano - memorie di Romolo Gessi pascià - esplorazioni, caccie e guerra contro i negrieri., riunite e pubblicate da suo figlio Felice Gessi, coordinate dal cap. M. Camperio, Milano, Editrice Galli di Chiesa e Guindani, 1891, pp. 489.

(FR) Exploration du lac Albert Nyanza - lettre au Président de la Société de Geographie, Paris, Bulletin de la Société de Géographie, 1876, pp. 632 - 643.

(EN) On the circumnavigation of the Albert Nyanza - under Gordon's directions, Papers from the Royal Geographical Society 21, 1877.

Relazione e diario sul Bahr-el-Ghazal e sul viaggio della "Safia" da Meshra-er-Rek a Khartum, Bollettino della Società Geografica Italiana 18: 185-204, 1881.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di IV classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di IV classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Scheda su Romolo Gessi.
  2. ^ Exploration du lac Albert Nyanza, par M. Romolo Gessi, lettre au président de la Société de géographie de Paris..
  3. ^ Paolo Del Papa, Italiani in Africa, 1º settembre 2006.
  4. ^ Stefano Mazzotti, Esploratori perduti - storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento, Torino, Codice edizioni, 2011, pp. XXII - XXIII, ISBN 978-88-7578-262-7.
  5. ^ Luigi Pennazzi, Dal Po ai due Nili, vol. secondo - Ghedareff, Kartum, Suakim, 2ª ed., Modena, Soc. Tipografica Soliani, 1887, pp. 164 - 166.
  6. ^ Breve biografia di Romolo Gessi sul sito internet del museo nazionale preistorico etnografico "Luigi Pigorini: consultato 2 volte

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Arfelli, “Romolo Gessi alla navigazione del lago Alberto”, in: L’Oltremare, anno II, 1933, pp. 84-85.
  • A. Avelardi, Romolo Gessi pascià nel Sudan niliaco, Paravia, Torino, 1932
  • C. Bertacchi, “Romolo Gessi”, in: C. Bertacchi, Geografi ed esploratori italiani contemporanei, De Agostini, Milano, 1929, pp. 237-239
  • R. Charles, P. James, Diari di esploratori dell'Africa orientale 1843 - 1929, Longanesi & C. Milano, 1971.
  • D. Comboni, “Quadro storico delle scoperte africane (1880)”, in: Id., Gli scritti, Bologna, 1991, pp. 1752-1789.
  • G. Cora, “Spedizione Gessi-Matteucci a Fadasi 1878, Memorie”, in: Cosmos, vol. V, 1878-1879, pp. 16-31.
  • G. Gibelli (prefazione), Una spedizione in Africa. Lettere di Romolo Gessi e Pellegrino Matteucci, Edoardo Perino, Roma,1884.
  • M. Marchini, La storia meravigliosa di Gessi Pascià, Bemporad, Firenze, 1928, pp. 23-33
  • P. Matteucci, Sudan e Gallas, Fratelli Treves, Milano, 1879.
  • M. Milani, Nell'inferno del Sudan: Romolo Gessi pascià, Mursia, Milano, 1968.
  • G. Paladino (a cura), “L’ultimo rapporto di Romolo Gessi”, da: Rassegna nazionale, Firenze, 1917, fasc. 16 giugno e 1-16 agosto
  • S. Saccone, Romolo Gessi e il suo tempo (con lettere inedite), in: "Economia e storia", xxiii, 4, Giufrè Editore, Milano, 1976, pp. 486-518.
  • E. Salgari, I drammi della schiavitù (1896), Torino, Viglongo, 1992
  • G.C. Stella, Romolo Gessi. Contributo ad una Bibliografia. 2ª edizione not. aument., Fusignano, Biblioteca Archivio Africana”, 1998.
  • F. Surdich, “Nuovi documenti su Romolo Gessi”, in: Rassegna degli Archivi di Stato, Roma, 1974, pp. 157-177.
  • Massimo Zaccaria: "Il flagello degli schiavisti: (Romolo Gessi in Sudan, 1874-1881)", Fernandel scientifica, Ravenna, 1999, p. 272; ISBN 88-87433-08-9, ISBN 978-88-87433-08-1
  • C. Zaghi, Gordon Gessi e la riconquista del Sudan (1874-1881), Università degli Studi di Firenze, Centro Studi Coloniali, Firenze, 1947.
  • Carlo Zaghi: "Vita di Romolo Gessi", 1942, p. 384, con 24 tavv. f.t. e 7 cartine
  • S. Zavatti, Romolo Gessi: il Garibaldi dell’Africa, Forlì, 1937.
  • S. Zavatti, “Lettere inedite di Romolo Gessi relative alla spedizione del Kaffa”, in: Africa, XVII, 1962, n.6, pp. 300-310.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 44288121 LCCN: n00041559

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie