Romano I Lecapeno

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Moneta di Romano I.

Romano I Lecapeno, in greco Ρωμανός Α΄ Λακαπήνος , Rōmanos I Lakapēnos (87015 giugno 948), fu un imperatore bizantino che regnò dal 920 al 944.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa e il palazzo di Myrelaion, commissionata da Romano I, nel 922.
Battaglie nel sud Italia, tra bizantini e arabi.

Nato intorno all'870 (la data è incerta) in una famiglia di contadini armeni, Romano Lecapeno entrò piuttosto giovane nell'esercito come il padre, facendo carriera e arrivando, intorno ai trent'anni, a diventare strategos del Tema di Samo e, nel 912, Drungarios (comandante supremo della marina bizantina). In quegli anni l'impero, governato dall'imperatrice Zoe Karvounopsina, quarta moglie di Leone VI in nome del figlio minorenne Costantino, era impegnato in una lunga serie di guerre contro i Bulgari. In seguito a un'ennesima incursione bulgara in Tracia, l'imperatrice decise di attaccare il regno bulgaro su due fronti: pagò i Peceneghi perché invadessero la Bulgaria da nord, capeggiati dal generale Giovanni Bogas, mentre il grosso dell'esercito bizantino, capeggiato dal generale Leone Foca, avrebbe attaccato il regno bulgaro da sud. Romano aveva il compito di traghettare con la sua flotta i Peceneghi dall'altra parte del Danubio; tuttavia, dopo un violento litigio con Bogas, si rifiutò di eseguire l'ordine. I Peceneghi tornarono indietro e l'esercito bizantino fu distrutto in un'imboscata: Romano sfuggì all'accecamento ordinato dall'imperatrice solo grazie alle sue amicizie, e riuscì a mantenere il comando della flotta. Nel frattempo, la situazione dell'imperatrice Zoe a corte era diventata piuttosto difficile, dopo le recenti sconfitte militari; il suo regime era criticato ormai da più parti, e a Zoe non rimase che cercarsi un protettore. Scelse Leone Foca, che pur non valendo molto come generale, apparteneva alla famiglia Foca, una delle più importanti dell'aristocrazia bizantina. Tuttavia, i cortigiani vicini al legittimo erede Costantino, che aveva solo tredici anni, temevano che il generale, una volta preso il potere, non avrebbe esitato a fare uccidere il ragazzo; chiesero dunque aiuto a Romano Lecapeno. All'inizio del 919, Zoe fu deposta dai suoi stessi ministri e chiusa in un convento: il 25 marzo dello stesso anno, l'ammiraglio entrò nella capitale con la flotta, proclamò di avere assunto il governo dell'impero e diede in sposa a Costantino sua figlia Elena. Leone Foca non rimase a guardare, ma fu sconfitto e accecato: a questo punto, per Romano Lecapeno la strada per il trono era spianata. Prima di farsi incoronare, fece convocare un sinodo, nel luglio del 920, che stabilì l'illegalità delle quarte nozze: questo indebolì molto la posizione di Costantino VII, che era nato appunto dalle quarte nozze di suo padre.

Regno[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 dicembre 920, Romano si fece incoronare imperatore nella basilica di Santa Sofia. Il primo problema che si trovò a dover affrontare erano i Bulgari, che, sotto la guida del re Simeone, stavano continuando la loro politica di espansione nei Balcani, razziando a più riprese Balcani, Tracia e Grecia. Risolse la situazione accettando di pagare un tributo ai Bulgari, che si ritirarono dai territori imperiali. Con la morte di Simeone, nel maggio del 927, la Bulgaria smise di essere un problema.

Sempre nel 927, ci fu una terribile carestia, dovuta a cambiamenti climatici sfavorevoli, che portarono molti contadini a cedere la loro terra ai grandi proprietari terrieri o ai conventi, che avevano grandi scorte di grano e quindi potevano superare la carestia. Le grandi famiglie accumularono in questo modo grandi patrimoni, che usarono per offrire protezioni più efficaci di quelle dell'imperatore ai contadini-soldati, conquistando così la loro fiducia.

Così nacque una vera e propria guerra tra i grandi proprietari terrieri e l'imperatore; Romano I Lecapeno nel 934 affrontò la questione decretando una legge a sfavore dei latifondisti. Con essa obbligava questi ultimi a restituire le proprietà ai contadini senza ricevere in cambio denaro se la terra era stata acquistata pagando una somma inferiore alla metà del suo vero valore.

Presa di Melitene del 934.

Romano Lecapeno riportò importanti vittorie contro i saraceni sfruttando il periodo di crisi che gravava in quel tempo sull'impero abbaside e l'abilità dei suoi generali, in particolare Giovanni Curcuas e Barda Foca. Nel 942 i bizantini riconquistarono Edessa, che era musulmana addirittura dal 641, recuperando reliquie preziose come il Mandylion, la tela su cui era rimasta impressa l'immagine del volto di Gesù, ed una sua lettera; nella lotta contro gli arabi, l'impero bizantino fece degli enormi passi avanti.

Nel 941, Costantinopoli fu attaccata da una flotta del principato russo di Kiev; i Russi furono sconfitti, ma attaccarono di nuovo tre anni dopo e questa volta Romano preferì ricorrere alla diplomazia, stringendo con il principe Igor di Kiev un trattato di pace che durò oltre 25 anni.

Moneta rappresentante Romano I e Costantino VII.

Il 16 dicembre 944 Romano Lecapeno fu deposto dal trono dai suoi figli naturali e si fece monaco; morì dopo 4 anni. Gli usurpatori ebbero però vita breve al trono, venendo immediatamente detronizzati a furor di popolo; fu incoronato definitivamente imperatore Costantino VII, che provvide ad esiliarli.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal suo matrimonio con Teodora (†922) nacquero:

Romano ebbe anche un figlio illegittimo:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opera eseguita nel 920, sotto il regno di Romano I Lecapeno.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, 2a ed, Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-4691-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Giorgio Ravegnani, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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