Rodney Dangerfield

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Rodney Dangerfield a New York nel 1978

Rodney Dangerfield, pseudonimo di Jacob Cohen (Babylon, 22 novembre 1921Westwood, 5 ottobre 2004), è stato un attore e comico statunitense, noto per la sua frase «Non ottengo rispetto» e il suo monologo su questo tema.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Dangerfield nacque a Long Island, New York, figlio dell'attore di vaudeville Phil Roy (Philip Cohen). Rodney avrebbe in seguito detto che suo padre "non era mai a casa - stava fuori a fare altri figli" e che sua madre "lo fece crescere in maniera sbagliata". Il suo mentore, negli anni dell'infanzia fu Christopher Drum, che coniò la famosa frase «Odio quei dannati lembi!».

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

In fase adolescenziale, iniziò a scrivere battute per i comici dei locali prima di diventarlo lui stesso a 19 anni sotto lo pseudonimo di "Jack Roy". Si affannò per nove anni finanziariamente e ad un certo punto divenne addirittura un cameriere (venne licenziato anche qui), prima di abbandonare il mondo dello spettacolo per avere un lavoro in una compagnia di riparazione di tetti domestici: lavoro mirante ad aiutare la propria famiglia. Più tardi, Dangerfield disse che era così poco conosciuto quando venne licenziato che «quando uscii, ero l'unica persona che sapeva che ero uscito». Ironicamente, più tardi, si dice che Dangerfield abbia detto che il pubblico aveva assolutamente ragione nel dire che fosse terribile.

Rodney Dangerfield all'età di 19 anni

Nei primi anni sessanta, iniziò a percorrere una lunga strada che lo avrebbe condotto a risalire la china alla sua carriera. Iniziò a capire che ciò che gli mancava per essere un bravo comico era un'immagine, cioè un personaggio ben definito che le platee avrebbero identificato con il suo volto e che lo avrebbe distinto da altri comici simili. Prese perciò il nome di "Rodney Dangerfield", uno pseudonimo che era stato utilizzato da Ricky Nelson nel programma televisivo The adventures of Ozzie and Harriett. Disse una volta che quando un amico per primo sentì il suo nuovo nome d'arte, disse «Rodney Dangerfield?» e Rodney rispose «Hey, se hai intenzione di cambiare il tuo nome, cambialo davvero!». Comunque, Jack Roy rimase il suo nome legale, come disse più volte lungo la sua vita.

"No respect" e il successo[modifica | modifica wikitesto]

La sua frase tipica, I don't get no respect oppure I get no respect, I tell ya gli fu ispirata dal film del 1972, Il padrino, che recitava con il memorabile accento da boss mafioso: la frase parlava del "rispetto". Rodney notò che il contrario - un personaggio che non aveva il rispetto di nessuno - sarebbe stato visto dalle platee in chiave divertente. La sua primissima battuta sul "non rispetto" fu: «Io non ottengo rispetto: figurarsi che ho giocato a nascondino, e non mi hanno mai cercato!».

Riuscendo finalmente ad imporsi come un uomo che sapeva suscitare la risata, scrisse migliaia di battute del genere, nuove negli anni seguenti, ognuna delle quali mostrava l'idea di auto-deprecazione. Con questa figura ormai stabilita, Rodney iniziò degli show di punta a Las Vegas e fece dozzine di comparse all'Ed Sullivan Show ed al Dean Martin Show. Sarebbe comparso sul Tonight Show a metà degli anni settanta.

Il nightclub di Dangerfield a Manhattan fu la rampa di lancio per uno show della HBO che aiutò a rendere popolari molti comici come Jerry Seinfeld, Jim Carrey, Tim Allen, Roseanne Barr, Jeff Foxworthy, Sam Kinison, Rita Rudner e Bob Saget. Rodney lo comprò nel 1969 per rimanere vicino ai suoi figli in seguito alla morte della loro madre.[1]

La sua carriera raggiunse un picco nei primi anni ottanta, con la sua apparizione in Palla da golf, il ruolo da protagonista in Soldi facili e A scuola con papà e la realizzazione del suo album commedia No Respect, vincitore del Grammy Award.

Interpretò un padre violento e violentatore in Assassini nati in una scena dove egli stesso scrisse le proprie battute. Nel 1994, Rodney vinse un American Comedy Award per la carriera. Venne anche riconosciuto dallo Smithsonian Institution, che mise in commercio una delle famose magliette bianche e rosse. Era tipica dell'umore di Dangerfield una battuta che egli diceva quando gli domandavano dell'onore di "avere una maglietta tutta per sé": egli diceva sempre che sperava servisse in un museo come straccio per pulire il piano di Charles Lindbergh.

Nel 1995, venne respinta la sua proposta di ammissione nell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Al tempo, Rodney commentò su come il presidente dell'Academy (AMPAS), Roddy McDowall - interprete di una delle spietate creature di Il pianeta delle scimmie - aveva avvertito che la presenza di Rodney non era un bene per l'organizzazione. L'AMPAS avrebbe in seguito cambiato la sua decisione e gli offrì l'ammissione: offerta che Dangerfield declinò. La confusione del personaggio interpretato da Rodney con il Rodney "reale" era una cosa di cui egli a lungo risentì. Descritto da sua moglie come un uomo "di classe, un gentleman, sensibile ed intelligente"[2], venne invece considerato da quelli che lo incontravano come un comico che rifletteva il personaggio che interpretava.

Nel novembre del 1996, doppiò il figlio del signor Burns nell'episodio dei Simpson Burns baby Burns. Il personaggio venne scritto appositamente per Rodney; egli infatti pronunciava la frase «Non ottengo rispetto».

Nel 2004, venne pubblicata l'autobiografia di Rodney, It's not easy bein' me: a lifetime of no respect but plenty of sex and drugs (ISBN 0-06-621107-7). Il titolo originale del libro era My love affair with marijuana, in riferimento alla droga che aveva fumato per sessant'anni.[3]

La malattia e la morte[modifica | modifica wikitesto]

L'8 aprile 2003, Dangerfield venne ricoverato in neurochirurgia per aumentare il flusso sanguigno al cervello; l'aumento era mirato a facilitare il bypass coronarico che eseguirà il successivo 24 agosto 2004. In ospedale, pronunziò un'altra delle sue famosissime battute: gli chiesero per quanto tempo sarebbe stato ricoverato ed egli ironizzò «Se tutto va bene, circa una settimana. Se no, circa un'ora e mezzo».

A settembre 2004, venne rivelato che Dangerfield, all'età di 82 anni, era stato in coma per diverse settimane. Dopodiché era riuscito a respirare da solo ed aveva mostrato segni di lucidità quando venne visitato da alcuni amici. Comunque, il 5 ottobre 2004, morì all'UCLA Medical Center, dove era stato ricoverato ad agosto. È stato seppellito al Westwood Village Memorial Park Cemetery di Los Angeles. In perfetto accordo con il suo personaggio "non rispettato", la sua lapide recita semplicemente: "Rodney Dangerfield - Se ne va un amico".[4]

Sempre in segno di rispetto nei confronti di Rodney, sua moglie Joan Child, aveva un sogno e decise di tenere un evento[5] in cui la parola "rispetto" venne disegnata nel cielo e ad ogni ospite venne donata una farfalla, e molte altre cose che onorarono la sua esistenza.

Si sposò due volte con Joyce Indig - dal 1949 al 1962, e dopo dal 1963 al 1970 - con la quale ebbe un figlio chiamato Brian ed una figlia chiamata Melanie. Dal 1993 sino alla sua morte fu sposato con Joan Child. Joan era una programmatrice di internet. In una intervista televisiva, essa ammise che Rodney non aveva alcun problema sull'imparare il funzionamento delle nuove tecnologie.

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Farrah Fawcett sta scolpendo una statua di bronzo a dimensioni reali di Rodney, che sarà piazzata nel Pierce Bros Memorial Park. Sarà la prima celebrità ad avere mai fatto una cosa del genere[senza fonte].
  • La divisione di neurochirurgia dell'UCLA ha nominato un reparto di sale operatorie con il suo nome; gli ha inoltre donato il "Rodney Respect Award", che sua moglie ha presentato al notissimo conduttore di un programma televisivo Jay Leno il 20 ottobre 2005.
  • Il canale televisivo "Comedy Central" ha mandato in onda uno speciale su di lui il 10 settembre 2006, che ha commemorato la sua vita. Tra i comici che sono intervenuti, vi furono Adam Sandler, Chris Rock, Ray Romano, Roseanne, Jerry Seinfeld, Bob Saget, Jerry Stiller, Kevin Kline e Jeff Foxworthy.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Quando Johnny Carson morì il 23 gennaio 2005, un corrispondente della CNN chiamò il manager pubblicitario di Rodney, Kevin Sasaki, e gli chiese quando Dangerfield sarebbe stato disponibile per rilasciare commenti in diretta su Carson. Sasaki replicò «Sino a quando la CNN non creerà un canale via satellite per l'altra vita, questo sarà impossibile».[6]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Da doppiatore è sostituito da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rodney Dangerfield morto ad 82 anni: il comico soffriva di complicazioni vascolari, pubblicato dalla Associated Press, il 7 ottobre 2004; ultimo accesso il 14 settembre 2006.
  2. ^ Articolo su RollingStone.com, "Gone to Pot" di Erik Hedegaard, del 19 maggio 2004; ultimo accesso l'11 dicembre 2006.
  3. ^ Dangerfield non fa più ridere: il comico rivela il suo "lato oscuro" (e qualche) fuori scena, pubblicato dal San Diego Union Tribune, da Jeff Pearlman, il 18 luglio 2004; ultimo accesso il 14 settembre 2006.
  4. ^ Foto della lapide di Rodney Dangerfield; ultimo accesso l'11 dicembre 2006.
  5. ^ Sito apposito; ultimo accesso l'11 dicembre 2006.
  6. ^ Articolo sull'accaduto su Washingtonpost.com; ultimo accesso l'11 dicembre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rodney Dangerfield. It's not easy bein' me: a lifetime of no respect but plenty of sex and drugs. New York, 2004. ISBN 0-06-621107-7

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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