Rocche del Reopasso

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Rocche del Reopasso
Rocche Reopasso.JPG
Le Rocche del Reopasso da Crocefieschi (loc. Martellona)
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Altezza 956 m s.l.m.
Catena Appennino ligure
Coordinate 44°34′27.86″N 9°01′19.99″E / 44.574406°N 9.02222°E44.574406; 9.02222Coordinate: 44°34′27.86″N 9°01′19.99″E / 44.574406°N 9.02222°E44.574406; 9.02222
Data prima ascensione 1905
Autore/i prima ascensione Figari e Federici
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Rocche del Reopasso

Le Rocche del Reopasso sono costituite da una cresta rocciosa di conglomerato e si trovano nell'Appennino Ligure, in valle Scrivia, tra i comuni di Busalla, Crocefieschi e Vobbia, all’interno del Parco naturale regionale dell'Antola, in provincia di Genova.

Le Rocche, il cui nome deriva probabilmente dal latino “reus” (malvagio, infido) si estendono per circa un chilometro e fanno da spartiacque tra le valli dei torrenti Vobbia e Seminella, entrambi affluenti dello Scrivia.

Questa cresta rocciosa comprende alcune cime, denominate Anchise (incudine), 882 m s.l.m., Biurca (punta bifida, perché formata da due punte rocciose), rispettivamente di 934 e 941 m s.l.m. e la cima più alta, che per la sua forma è chiamata in lingua ligure Carrega do Diao (Sedia del Diavolo) alta 956 m s.l.m.

A differenza della maggior parte delle montagne dell’entroterra genovese (generalmente costituite da costiere erbose, raggiungibili con facili sentieri) le Rocche del Reopasso sono di difficile accesso; vi si può salire tramite una via ferrata aperta nel 1979 dal Gruppo Escursionistico Busallese e completamente rinnovata nel 2005, intitolata a Deanna Orlandini, una giovane alpinista morta durante un’ascensione sulle Alpi Apuane. Particolarmente difficile lo spigolo sud-ovest della rocca Sud della Biurca, oggi percorso dalla via ferrata, che fu scalato per la prima volta in epoca moderna nel 1905 dagli alpinisti genovesi Figari e Federici. Sul versante est della Biurca si trova un piccolo bivacco denominato “Città di Busalla”.

Nel corso dei secoli sono state diverse le vittime di incidenti su questi monti. Il primo incidente documentato risale addirittura al 1585, come riportato da G. Dellepiane nella sua “Guida per escursioni nella Alpi e Appennini Liguri”, citando un documento conservato nell’archivio parrocchiale di Crocefieschi ("il 21 maggio 1585, messer Agosto Spinola e Giov. de Salvareca precipitarono dal Reopasso e furono portati in sepoltura a Busalla"). L’ultimo infortunio mortale si è verificato nel 2007.

Nel cuore della montagna si trova anche una grotta, chiamata Tana del Lupo, ma l'entrata è nascosta dalla vegetazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce umane nella zona del Reopasso risalgono al Neolitico. È infatti datata intorno al 4000 a.C. un’ascia in pietra verde rinvenuta nel 1986 lungo l’itinerario che da Minceto (frazione di Ronco Scrivia conduce al Reopasso e oggi conservata nel Museo Archeologico di S. Bartolomeo di Vallecalda (Savignone).

Nel 1800, durante l'occupazione napoleonica questa impervia zona fu occupata da un manipolo di ribelli capitanati da un certo Cavero, che osteggiò a lungo l’esercito francese, impedendogli di occupare Crocefieschi, finché un fiero sostenitore dei francesi, un certo Antonio De Ferrari, guidò nottetempo i soldati napoleonici attraverso i sentieri del Reopasso. In tal modo i francesi colsero di sorpresa i ribelli del Cavero e i soldati austriaci, occupando Crocefieschi, fino ad allora feudo dei Fieschi. Le case feudali vennero devastate e i ribelli giustiziati nel bosco della Braia, oggi ritrovo dei villeggianti (il Cavero tuttavia riuscì a fuggire, riparando a Vienna, e ritornò in Italia solo dopo la caduta di Napoleone).

Negli anni venti e trenta un vecchio (chiamato Pajarito) visse in completa solitudine in una capanna alla base della Biurca, e morì nel 1942 nell’incendio della stessa.

Vie d’accesso[modifica | modifica wikitesto]

L’inizio della ferrata “Deanna Orlandini”, che consente la salita alle cime delle Rocche può essere raggiunto per sentiero da Crocefieschi, Camarza (frazione di Busalla), Minceto (frazione di Ronco Scrivia) e Vobbia.

La via più breve è quella da Crocefieschi: dal centro del paese si raggiunge la cappella della Madonna della Guardia, dove termina la strada asfaltata e si prosegue per sentiero che raggiunge in circa 30’ di cammino l’inizio della ferrata.

Come segnalato mediante cartelli all’inizio della ferrata, il percorso è difficile e pericoloso (anche per la roccia in qualche punto instabile), quindi da effettuare solo con condizioni climatiche favorevoli ed esclusivamente da escursionisti esperti, dotati di calzature ed attrezzatura adeguate (imbragatura, corde, moschettoni, ammortizzatore di caduta e casco).

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Intorno a questo monte sono fiorite diverse leggende, una delle quali riguarda i carbonai che tornando la sera sostenevano di incontrare spesso un cane dagli occhi infuocati come carboni accesi che scappava alla loro vista ed il cui ululato risuonava contro le Rocche. Gli avvistamenti di questo cane erano ricondotti all’anima di un certo Filippin, morto suicida nel Medioevo su questi monti.

Un'altra leggenda racconta dell'anima vagabonda di un uomo chiamato “Raffaelin de la Croce”, un poco di buono che aveva chiesto di essere sepolto in un posto inaccessibile (dove non si sentissero “né galli cantare, né campane suonare”) e venne accontentato facendo cadere il suo corpo in un dirupo del Reopasso.

Un'altra leggenda racconta che Ometto, un boscaiolo, chiamò il diavolo in persona per farsi aiutare a trasportare la legna sui ripidi sentieri del monte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Lavaggi, L'Entroterra della Provincia di Genova, 2006, Blu Edizioni.
  • G. Dellepiane, Guida per escursioni nelle Alpi e Appennini Liguri, 1924, C.A.I..

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]