Roberto II delle Fiandre

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Roberto II di Fiandra in veste di crociato

Roberto II di Fiandra, detto Roberto di Gerusalemme (in latino: Robertus Hierosolimitanus) o Roberto il crociato dopo aver preso parte alla prima crociata (1065 circa – 5 ottobre 1111), fu conte delle Fiandre dal 1093 fino alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Roberto II, era il figlio primogenito di Roberto I delle Fiandre e di Geltrude d'Olanda. Suo padre, sperando di attribuire la Contea delle Fiandre al ramo cadetto (la cosiddetta branca baldovinita), prese ad associarlo al governo della Contea intorno al 1077. Dal 1085 al 1091 egli fu quindi reggente della Contea mentre suo padre era lontano per un pellegrinaggio in Terrasanta.

La partecipazione di Roberto II alla prima crociata[modifica | modifica sorgente]

Dopo esser diventato conte delle Fiandre a pieno titolo, nel 1093, egli entrò a far parte della spedizione della prima crociata, lanciata da papa Urbano II nel 1095. Roberto, prima di avventurarsi nella crociata, istituì un consiglio di reggenza per le Fiandre e seguì poi nell'impresa Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena. Pare che fossero con lui anche dei soldati italiani, visto che il Bonoli scrive che due compagnie di Forlivesi "giunsero in Asia insieme col conte Roberto Fiammingo"[1].

Dopo aver raggiunto Costantinopoli, i crociati furono obbligati a far giuramento di fedeltà feudale all'imperatore bizantino Alessio I Comneno, promettendo quindi di restituire all'Impero bizantino ogni terra che fosse stata riconquistata. Roberto, il cui padre aveva servito anch'egli sotto l'imperatore Alessio durante il suo pellegrinaggio nel 1080, non ebbe alcun problema a prestare questo giuramento, a differenza di molti altri comandanti della crociata; inoltre gli altri comandanti non sembravano nemmeno intenzionati ad adempiere al loro votum crucis tanto presto, preferendo trattenersi nella capitale bizantina, la più grande e fastosa metropoli dell'intero mondo cristiano.

Quando finalmente i crociati sbarcarono in Asia Minore, nel 1097, si diressero verso la città di Nicea, la più importante città dell'Asia Minore, che era caduta nel 1077 nelle mani dei Turchi selgiuchidi. Quindi il 14 maggio posero l'assedio alla città e ad esso prese parte ovviamente anche Roberto. L'assedio ebbe successo infine grazie ai Bizantini, che riuscirono con la diplomazia a strappare la città ai Turchi. I crociati non apprezzarono ciò, considerando il gesto dei Bizantini come un tradimento e a questo punto l'esercito crociato si divise in due gruppi: Roberto si rimise subito in marcia insieme a Stefano di Blois, Boemondo di Taranto, Roberto II di Normandia, Tatikios, Manuele Boutoumites e Tzitas, con un giorno di vantaggio rispetto al resto dei crociati. L'esercito di cui faceva parte Roberto fu circondato dai Selgiuchidi, comandati dal sultano Qilij Arslan I e la battaglia fu inevitabile (30 giugno 1097). Il giorno seguente il secondo esercito, comandato da Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione e Ugo di Vermandois, sopraggiunse e ruppe l'accerchiamento; i due eserciti si unirono, con Roberto e Raimondo che tenevano il centro dello spiegamento. Il risultato finale della battaglia fu la sconfitta dei Turchi, grazie alla quale i crociati poterono continuare la loro marcia verso la terra Santa.

Verso la fine del 1097, Roberto, insieme ai crociati, arrivò ad Antiochia, che era caduta in mano ai Selgiuchidi nel 1085. L'assedio iniziò il 20 ottobre dello stesso anno e durò molti mesi. In dicembre, Roberto e Boemondo lasciarono brevemente l'esercito per razziare il territorio circostante e rifornire così l'esercito di viveri. Per caso il loro piccolo esercito si scontrò con i turchi guidati da Duqaq ibn Tutush di Damasco. Il 30 dicembre i due riuscirono a sconfiggere l'esercito turco che era stato inviato per alleviare l'assedio su Antiochia. La città d'Antiochia fu tradita da una guardia armena, corrotta da Boemondo, e Roberto fu uno tra i primi a entrare nella città; ma appena pochi giorni dopo che i crociati avevano preso Antiochia, furono a loro volta assediati da Kerbogha di Mossul. Il 28 giugno 1098 i crociati si diressero contro l'esercito turco, sapendo che avrebbero ingaggiato battaglia; Roberto e Ugo di Vermandois comandavano le prime sei formazioni dell'esercito crociato. Roberto, insieme a Boemondo, Raimondo e Goffredo, occuparono nuovamente la cittadella, ma presto Boemondo rivendicò la città per se stesso. Anche Raimondo rivendicava per sé la città, ma Boemondo, che godeva del sostegno di Roberto e di altri nobili, poté divenire signore d'Antiochia.

La battaglia di Ascalona, in un'incisione del 1881.

Questa controversia ritardò ancor di più il proseguimento della crociata. Raimondo sì allontanò da Antiochia per attaccare Maʿarrat al-Nuʿmān, che fu conquistata; anche Roberto prese parte a questo assedio. Raimondo quindi cercò di corrompere Roberto e gli altri comandanti per farsi così nominare signore di Antiochia al posto di Boemondo. A Roberto furono offerti 6.000 solidi, ma ogni tentativo di corromperlo fu vano perché Roberto sì rifiutò di accettare. Raimondo continuò a dirigersi verso Gerusalemme nel gennaio del 1099, ma Roberto e Goffredo rimasero ad Antiochia fino a febbraio e raggiunsero l'esercito di Raimondo durante l'assedio di Arqa.
Nel mese di giugno, Roberto e Gastone IV di Béarn comandarono l'avanguardia a Ramla; poi Roberto con Tancredi d'Altavilla guidò una spedizione in Samaria per trovare legname per costruire le macchine d'assedio per l'assedio di Gerusalemme. Quando Gerusalemme fu conquistata, il 15 luglio, Goffredo, grazie al sostegno di Roberto e degli altri nobili, fu nominato "Difensore del Santo Sepolcro" a scapito dell'altro pretendente, Raimondo, feudatario ben più importante di lui, sostenuto dalla Chiesa e da Costantinopoli, ma per natura ritroso ad accettare un ruolo di primato nella Crociata.[2]

Il 9 agosto marciò insieme a Goffredo per affrontare i Fatimidi comandati dal loro vizir al-Afdal Shahanshah, che era giunto per tentare di liberare Gerusalemme dai crociati: in questo conflitto, che avvenne ad Ascalona e che si concluse con la vittoria dei crociati, Roberto faceva parte dell'ala centrale. Tuttavia Goffredo e Raimondo litigarono sul possesso di Ascalona (unica città fatimide in grado di essere vettovagliata dal Cairo via mare) e persino Roberto non sostenne Goffredo in questa controversia. Malgrado questo grave errore strategico la vittoria consentì la costituzione del Regno di Gerusalemme.

Il ritorno verso le Fiandre[modifica | modifica sorgente]

Alla fine dell'agosto 1099, Roberto tornò a casa, insieme a Roberto di Normandia e a Raimondo. Sulla via di ritorno Roberto, conquistò la città di Latakia, che restituì all'impero bizantino, come aveva promesso anni prima all'imperatore bizantino. Raimondo rimase lì, mentre i due Roberto proseguirono il loro viaggio verso casa, dirigendosi intanto verso Costantinopoli, Roberto, fu accolto da Alessio, che gli chiese se voleva rimanere al suo servizio, ma Roberto non accettò, perché voleva ritornare in patria ma, per la fedeltà mostrata, l'imperatore gli donò una preziosa reliquia, il braccio di San Giorgio: reliquia che fu poi collocata da Roberto nella chiesa di Anchin nelle Fiandre.

Dopo esser tornato nelle sue amate Fiandre, Roberto costruì un monastero dedicato a Sant'Andrea a Betferkerke, vicino a Bruges. Gli abitanti delle Fiandre dettero due soprannomi a Roberto, uno era Roberto di Gerusalemme e l'altro Roberto il Crociato. Questi soprannomi gli furono dati a causa della sua partecipazione alle crociate e a causa del bottino portato con sé.

Guerra contro il Sacro Romano Impero[modifica | modifica sorgente]

Durante la sua assenza, l'imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico IV aveva cercato di impossessarsi delle Fiandre. Roberto rispose alle ostilità sostenendo la rivolta del Comune di Cambrai, che era contro l'imperatore e il suo alleato, il vescovo Gaulcher, sequestrò un certo numero di castelli imperiali. La pace fu ristabilita nel 1102 e Roberto rese quindi omaggio all'imperatore ma, dopo il 1105, il nuovo imperatore, Enrico V, marciò sulle Fiandre, con l'aiuto di Baldovino III, conte di Hainaut e di un esercito olandese. Roberto fermò i suoi nemici al di fuori di Douai e riuscì così a firmare una nuova pace, in cui l'imperatore riconobbe a Roberto sia la città di Douai, sia quella di Cambrai.

Guerra contro l'Inghilterra e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1103 sì alleò con il re d'Inghilterra Enrico I, offrendo 1.000 cavalieri in cambio di un tributo annuale, ma quando Enrico I si rifiutò di pagare, Roberto sì alleò con Luigi VI di Francia e attaccò insieme a lui la Normandia, che era in mano agli inglesi. Ma mentre il re francese stava attaccando gli inglesi, Tebaldo II di Champagne condusse una rivolta insieme ai baroni francesi contro Luigi VI. Roberto condusse quindi un esercito contro Meaux ma vicino alla città fu mortalmente ferito, cadde dal suo cavallo e morì annegato, il 5 ottobre 1111.

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Roberto II sposò Clementia di Borgogna, sorella del papa Callisto II, da questo matrimonio nacquero tre figli, ma solo il primogenito sopravvisse fino all'età adulta. Divenne conte di Fiandra col nome di Baldovino VII di Fiandra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ P. Bonoli, Storia di Forlì, Vol. I, Atesa Ediutrive, Bologna 1981, p. 136.
  2. ^ S. Runciman, Storia delle Crociate, 2 voll., Einaudi, Torino, 1966, passim.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Steven Runciman, A History of the Crusades, vol. I: The First Crusade, Cambridge University Press, 1951.
Predecessore Conte delle Fiandre Successore Blason comte-des-Flandres.svg
Roberto I 1093 - 1111 Baldovino VII

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Roberto II delle Fiandre Padre:
Roberto I delle Fiandre
Nonno paterno:
Baldovino V di Fiandra
Bisnonno paterno:
Baldovino IV di Fiandra
Trisnonno paterno:
Arnolfo II di Fiandra
Trisnonna paterna:
Rosala d'Italia
Bisnonna paterna:
Ogiva del Lussemburgo
Trisnonno paterno:
Frederik del Lussemburgo
Trisnonna paterna:
Ermentrude contessa di Gleiberg
Nonna paterna:
Adèle di Francia
Bisnonno paterno:
Roberto II di Francia
Trisnonno paterno:
Ugo Capeto
Trisnonna paterna:
Adelaide d'Aquitania
Bisnonna paterna:
Costanza d'Arles
Trisnonno paterno:
Guglielmo I di Provenza
Trisnonna paterna:
Adelaide d'Angiò
Madre:
Gertrude Billung
Nonno materno:
Bernardo II di Sassonia
Bisnonno materno:
Bernardo I di Sassonia
Trisnonno materno:
Hermann Billung
Trisnonna materna:
Oda
Bisnonna materna:
Hildegard di Stade
Trisnonno materno:
Heinrich I, conte di Stade
Trisnonna materna:
Hildegar di Reinhausen
Nonna materna:
Eilika di Schweinfurt
Bisnonno materno:
Heinrich di Schweinfurt
Trisnonno materno:
Berthold di Schweinfurt
Trisnonna materna:
Eiliswintha di Walbeck
Bisnonna materna:
Gerberga di Hammerstein
Trisnonno materno:
Heribert von der Wetterau
Trisnonna materna:
Irmintrudis von Avalgau

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]