Riviste letterarie del Novecento

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Le prime pagine di 4 fra le più note riviste del Novecento
« La vera destinazione di una rivista è rendere noto lo spirito della sua epoca. L'attualità di questo spirito è per essa più importante della sua stessa unità o chiarezza e perciò una rivista sarebbe condannata - al pari di un giornale - all'inessenzialità, qualora non si configurasse in essa una vita abbastanza potente da salvare, col suo assenso, anche ciò che è problematico. Infatti: una rivista, la cui attualità non abbia pretese storiche, non ha ragione di esistere. »
(Walter Benjamin, Annuncio della rivista: "Angelus Novus")

I movimenti letterari, i fatti culturali, l'ideologia stessa del Novecento, sia sul piano letterario che politico, possono essere colti e seguiti nel loro complesso sviluppo attraverso l'articolarsi delle più rappresentative Riviste del Novecento le cui premesse si possono già trovare nelle riviste di fine Ottocento.

Dalla loro analisi scaturisce chiaramente, sia il profilo dei fenomeni sociali, politici, religiosi, scientifici (non solo artistico-letterari), sia quello dei gruppi intellettuali e redazionali che li hanno animati e gestiti e dei loro singoli componenti.

Le riviste rappresentano un modo più concreto, partecipe e militante di lavorare e discutere sui temi e sui problemi che sono stati dibattuti dalla cultura del secolo procedendo dal di dentro dei fenomeni, non solo artistico-letterari, ma politici, sociali, religiosi e scientifici.

Riviste dell'estetismo decadente[modifica | modifica wikitesto]

Periodici del risveglio cattolico e del Modernismo[modifica | modifica wikitesto]

La stampa periodica socialista[modifica | modifica wikitesto]

Fogli-manifesto del nazionalismo e del Futurismo[modifica | modifica wikitesto]

L'idealismo de "La Critica" e le riviste vociane[modifica | modifica wikitesto]

Le riviste degli artisti[modifica | modifica wikitesto]

Persuasi che la guerra abbia interrotto l'andamento della realtà solamente per quanto riguarda l'ordine temporale ma che non abbia cambiato il destino dell'arte e della letteratura, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Vincenzo Cardarelli, Riccardo Bacchelli, ritenendosi i restauratori della tradizione artistica italiana, fondano due riviste romane, una di pittura e una di letteratura.

Sono questi, storicamente, gli anni dell'armistizio e dell'immediato dopoguerra e i trattati di pace hanno provocato un diffuso risentimento.

Sul piano sindacale e operaio vi era stata, il 20 settembre 1920, durante il biennio rosso, l'occupazione delle fabbriche, era nato nel 1919 il Partito Popolare e la classe dirigente liberale e giolittiana ha difficoltà a controllare sia le forze socialiste, sia i fasci di combattimento e il nuovo Partito Fascista.

In queste condizioni, gli intellettuali di "Valori plastici" e de "La Ronda" si pongono a difesa dell'arte e della letteratura come "questione la più importante" e riaffermano il valore creativo e l'autonomia del genio.

Le riviste di Gobetti e di Gramsci[modifica | modifica wikitesto]

L'accusa fatta alla "Ronda" di avere appoggiato, nel rapporto tra cultura e politica, la separazione del letterati dai politici incontra su un versante assolutamente diverso l'esperienza delle riviste di Piero Gobetti "Energie Nove" (1918-1920), "La Rivoluzione liberale" (1922-1924), "Il Baretti" (1924-1928), nelle quali l'unione tra politica e letteratura diventa unitario.

Vi erano stati intanto i lunghi e dolorosi anni dalla guerra che avevano lasciato al mondo proletario reale consapevolezza in ordine alla lotta di classe. Per poter meglio gestire queste nuove energie e per "integrare l'attività politica ed economica come un organo di attività culturale" era necessario un terzo organo del movimento dei lavoratori da affiancare al partito e ai sindacati. A questo terzo organo pensa Antonio Gramsci con la rivista "L'Ordine Nuovo" che intende diventare il portavoce della cultura proletaria.

Riviste dell'era fascista[modifica | modifica wikitesto]

I periodici pubblicati nel fascismo rivelano tre fondamentali orientamenti: l'appoggio al regime; l'astensionismo politico e il ripiegamento nella pratica letteraria; la contrapposizione alla dittatura con la lotta clandestina.

Le riviste di Strapaese[modifica | modifica wikitesto]

All'indomani del delitto di Giacomo Matteotti il fascismo delle "origini", tutta azione e risoluzione, provoca manifestazioni squadristiche ed episodi difensivi che, all'insegna del movimento di Strapaese e dei suoi fogli, Il Selvaggio di Mino Maccari e L'Italiano di Leo Longanesi, programmano l'utopia dell'Italia terrigena e tradizionalista, barbara e antieuropea.

Il novecentismo e l'europeismo[modifica | modifica wikitesto]

Le riviste satiriche[modifica | modifica wikitesto]

Riviste alternative durante il regime[modifica | modifica wikitesto]

La rivendicazione dei cattolici[modifica | modifica wikitesto]

L'arte non asservita allo Stato[modifica | modifica wikitesto]

Riviste del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Le riviste del dopoguerra nascono nella libertà e nella democrazia e si connotano subito per l'impegno a sostenere la nuova cultura. Il desiderio di allontanare il periodo oscurantista e autarchico del regime fascista e le prospettive allettanti che nascevano dalle scoperte di nuovi orizzonti (il marxismo, la psicoanalisi, i sistemi della grande industria, il sogno americano da Faulkner a Hemingway, il pensiero nazional-popolare di Gramsci, gli appunti sul materialismo dialettico di Lukàcs e l'esistenzialismo di Sartre) producono nel 1945-50 una grande fioritura di riviste di vario interesse che chiedono all'intellettuale di aprirsi alla realtà del mondo con un dialogo che venga dal basso.

Fogli di tendenza o di contestazione negli anni 1950-1960[modifica | modifica wikitesto]

Riviste politiche e letterarie degli anni 1960[modifica | modifica wikitesto]

Riviste degli anni 1970 e degli anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

Riviste degli anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Alcune riviste di fine secolo continuano l'attività anche nel nuovo secolo. Si veda la voce Riviste letterarie del Duemila.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio Natalini, Ennio Flaiano: una vita nel cinema; introduzione di Walter Veltroni, Roma, Artemide, 2005.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La cultura italiana del '900 attraverso le riviste, serie di sei volumi di saggi Einaudi, Torino 1960-1963.
  • Luisa Mangoni, Le riviste del Novecento, in Alberto Asor Rosa (a cura di), Letteratura Italiana Einaudi, 1. Il letterato e le istituzioni, Einaudi, Torino 1982, pp. 945–82.
  • Augusto Simonini, Cent'anni di riviste: la vittoria della critica sulla letteratura, Calderini, Bologna 1993.
  • Elisabetta Mondello, Le riviste del primo novecento in Walter Pedullà e Nino Borsellino (a cura di), Storia generale della letteratura italiana, vol. XI. Il Novecento. La nascita del moderno, Federico Motta Editore, Milano 2004, pp. 286–310.
  • Elisabetta Mondello, Le riviste del secondo novecento in Walter Pedullà e Nino Borsellino (a cura di), Storia generale della letteratura italiana, vol. XIII. Il Novecento. Le forme del realismo, Federico Motta Editore, Milano 2004, pp. 82–106.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]