Riviste letterarie del Novecento

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le prime pagine di 4 fra le più note riviste del Novecento
« La vera destinazione di una rivista è rendere noto lo spirito della sua epoca. L'attualità di questo spirito è per essa più importante della sua stessa unità o chiarezza e perciò una rivista sarebbe condannata - al pari di un giornale - all'inessenzialità, qualora non si configurasse in essa una vita abbastanza potente da salvare, col suo assenso, anche ciò che è problematico. Infatti: una rivista, la cui attualità non abbia pretese storiche, non ha ragione di esistere. »
(Walter Benjamin, Annuncio della rivista: "Angelus Novus")

I movimenti letterari, i fatti culturali, l'ideologia stessa del Novecento, sia sul piano letterario che politico, possono essere colti e seguiti nel loro complesso sviluppo attraverso l'articolarsi delle più rappresentative Riviste del Novecento le cui premesse si possono già trovare nelle riviste di fine Ottocento.

Dalla loro analisi scaturisce chiaramente, sia il profilo dei fenomeni sociali, politici, religiosi, scientifici (non solo artistico-letterari), sia quello dei gruppi intellettuali e redazionali che li hanno animati e gestiti e dei loro singoli componenti.

Le riviste rappresentano un modo più concreto, partecipe e militante di lavorare e discutere sui temi e sui problemi che sono stati dibattuti dalla cultura del secolo procedendo dal di dentro dei fenomeni, non solo artistico-letterari, ma politici, sociali, religiosi e scientifici.

Indice

[modifica] Le riviste dell'estetismo decadente

  • La Cronaca bizantina: fondata a Roma nel 1881 e nata come quindicinale della letteratura-sociale-artistico che aveva l'intento di far confluire ideologie e culture diverse, aggiornamenti letterari e pubblicità, cronache e resoconti mondani.
  • Convito: fondata a Roma nel 1895 alla quale collaborano autori estetizzanti della nuova e vecchia generazione e che nasce come rivista programmatica del decadentismo italiano.
  • Il Marzocco: nasce a Firenze nel 1896, come settimanale, dandosi subito una impronta antipositivista, simbolista, votata alla contemplazione della bellezza e al culto dell'arte per l'arte.
  • Leonardo: sorta nel 1903 che cerca di rappresentare l'estetismo filosofico e nazionalista all'alba del Novecento.
  • Hermes: inizia le sue pubblicazioni nel 1904 ambendo ad una ispirazione letterariamente colta ispirata al modello di Gabriele D'Annunzio.

[modifica] I periodici del risveglio cattolico e del Modernismo

[modifica] La stampa periodica socialista

[modifica] I fogli-manifesto del nazionalismo e del futurismo

[modifica] L'idealismo de "La Critica" e le riviste vociane

[modifica] Le riviste degli artisti

Persuasi che la guerra abbia interrotto l'andamento della realtà solamente per quanto riguarda l'ordine temporale ma che non abbia cambiato il destino dell'arte e della letteratura, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Vincenzo Cardarelli, Riccardo Bacchelli, ritenendosi i restauratori della tradizione artistica italiana, fondano due riviste romane, una di pittura e una di letteratura.

Sono questi, storicamente, gli anni dell'armistizio e dell'immediato dopoguerra e i trattati di pace hanno provocato un diffuso risentimento.

Sul piano sindacale e operaio vi era stata, il 20 settembre 1920, l'occupazione delle fabbriche, era nato nel 1919 il Partito Popolare e la classe dirigente liberale e giolittiana ha difficoltà a controllare sia le forze socialiste, sia i fasci di combattimento e il nuovo Partito Fascista.

In queste condizioni, gli intellettuali di "Valori plastici" e de "La Ronda" si pongono a difesa dell'arte e della letteratura come "questione la più importante" e riaffermano il valore creativo e l'autonomia del genio.

[modifica] Le riviste di Gobetti e di Gramsci

L'accusa fatta alla "Ronda" di avere appoggiato, nel rapporto tra cultura e politica, la separazione del letterati dai politici incontra su un versante assolutamente diverso l'esperienza delle riviste di Piero Gobetti "Energie Nove" (1918-1920), "La Rivoluzione liberale" (1922-1924), "Il Baretti" (1924-1928), nelle quali l'unione tra politica e letteratura diventa unitario.

Vi erano stati intanto i lunghi e dolorosi anni dalla guerra che avevano lasciato al mondo proletario reale consapevolezza in ordine alla lotta di classe. Per poter meglio gestire queste nuove energie e per "integrare l'attività politica ed economica come un organo di attività culturale" era necessario un terzo organo del movimento dei lavoratori da affiancare al partito e ai sindacati. A questo terzo organo pensa Antonio Gramsci con la rivista "L'Ordine Nuovo" che intende diventare il portavoce della cultura proletaria.

[modifica] Le riviste dell'era fascista

I periodici pubblicati nel fascismo rivelano tre fondamentali orientamenti: l'appoggio al regime; l'astensionismo politico e il ripiegamento nella pratica letteraria; la contrapposizione alla dittatura con la lotta clandestina.

[modifica] Riviste alternative durante il regime

[modifica] La rivendicazione dei cattolici

[modifica] Le riviste di Strapaese

All'indomani del delitto Matteotti il fascismo delle "origini", tutta azione e risoluzione, provoca manifestazioni squadristiche ed episodi difensivi che, all'insegna del movimento di Strapaese e dei suoi fogli, Il Selvaggio di Mino Maccari e L'Italiano di Leo Longanesi, programmano l'utopia dell'Italia terrigena e tradizionalista, barbara e antieuropea.

[modifica] Il novecentismo di Bontempelli

[modifica] L'europeismo di Solaria

[modifica] L'arte non asservita allo stato

[modifica] Le riviste del dopoguerra

Le riviste del dopoguerra nascono nella libertà e nella democrazia e si connotano subito per l'impegno a sostenere la nuova cultura. Il desiderio di allontanare il periodo oscurantista e autarchico del regime fascista e le prospettive allettanti che nascevano dalle scoperte di nuovi orizzonti (il marxismo, la psicoanalisi, i sistemi della grande industria, il sogno americano da Faulkner a Hemingway, il pensiero nazional-popolare di Gramsci, gli appunti sul materialismo dialettico di Lukàcs e l'esistenzialismo di Sartre) producono nel 1945-50 una grande fioritura di riviste di vario interesse che chiedono all'intellettuale di aprirsi alla realtà del mondo con un dialogo che venga dal basso.


[modifica] I fogli di tendenza e contestazione negli anni '50-'60

[modifica] Le riviste politiche e letterarie degli anni '60

[modifica] Le riviste degli anni Settanta - Ottanta

[modifica] Le riviste degli anni Novanta

[modifica] Collegamenti esterni


Strumenti personali