Ritratto di una Sforza

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Ritratto di una Sforza ("Bella principessa")
Ritratto di una Sforza ("Bella principessa")
Autore Leonardo da Vinci?
Data 1495 circa
Tecnica gesso e inchiostro su pergamena
Dimensioni 33×23,9 cm
Ubicazione Collezione privata, Canada?

Il Ritratto di una Sforza (detto "Bella principessa") è un dipinto a gesso e inchiostro, matita nera, rossa e biacca su pergamena (33x23,9 cm) attribuito a Leonardo da Vinci, databile al 1495 circa e conservato in una collezione privata, forse in Canada. Si tratta della più recente attribuzione che riguarda Leonardo, scaturita in seguito a una serie di indagini scientifiche del 2009 che avrebbero ritrovato un'impronta digitale sull'opera altamente compatibile con altre conosciute dell'artista, in particolare sul San Girolamo della Pinacoteca Vaticana.

Indice

Storia e descrizione [modifica]

Si ignorano le circostanze originarie della produzione del ritratto, che è applicato su un supporto ligneo su cui sono visibili due timbri della dogana francese. La prima pubblicazione risale al 1998, quando passò a un'asta di Christie's a New York, con l'attribuzione a un artista del XIX secolo, con una stima tra i 12.000 e i 16.000 dollari. Ceduto dalla vedova dell'antiquario fiorentino Giannino Marchig, in quell'occasione venne acquistata dal collezionista canadese Peter Silvermann per un prezzo finale di 21.850 dollari.

In seguito prese strada l'ipotesi di un'attribuzione a Leonardo, che ha condotto a una serie di indagini scientifiche dai risultati sorprendenti. In alto a sinistra è stata infatti scovata, tramite una fotocamera multispettrale della Lumiére Technology Company, un'impronta digitale che è stata poi confrontata con altre conosciute di Leonardo: l'artista infatti notoriamente sfumava le sue opere con i polpastrelli, per raggiungere quel tipico effetto di luce soffusa e colori morbidamente amalgamati in cui era impossibile scovare qualsiasi traccia della pennellata. Se ne conoscono infatti sull'Annunciazione e sul San Girolamo e da quest'ultimo infatti è stata rilevata un'impronta di dito indice o medio che risulta compatibile con quella della "Bella principessa". Dopotutto il San Girolamo è ritenuta un'opera completamente autografa, dipinta dal maestro quando ancora era giovane e non aveva assistenti.

Si è proceduto anche a un esame al radiocarbonio del supporto, che ha confermato un'antichità della pergamena circoscrivibile entro il 1440 e il 1650, compatibile quindi con la produzione di Leonardo. L'esame ai raggi infrarossi, infine, ha evidenziato una serie di pentimenti e di similitudini con la Testa di donna di profilo di Leonardo nella Royal Library del Castello di Windsor. Il tratteggio che procede da sinistra è tipico di Leonardo

Si è cercato quindi di collocare l'opera nella biografia leonardiana, assegnandola, su base stilistica e cercando tracce documentarie, al primo soggiorno milanese dell'artista. L'opera potrebbe raffigurare Bianca Sforza (1482-1496), la figlia primogenita e illegittima di Ludovico il Moro e Bernadina de Corradis, allora tredici-quattordicenne, sposatasi nel gennaio 1496 con Galeazzo Sanseverino, capitano delle armate di Ludovico il Moro. Nel Ligny Memorandum di Jean Perréal, artista di corte che visitò Milano nel 1494, è ricordato l'incontro con Leonardo, che più volte gli chiese ragguagli sull'uso del gesso e della pergamena, forse proprio perché doveva attendere a un'opera del genere. La scelta della pergamena potrebbe spiegarsi con la possibilità che il ritratto facesse parte di un libro di poesie, magari facendo da copertina, come testimonierebbero tre fori lungo il bordo.

Con la nuova attribuzione la quotazione del dipinto è vertiginosamente salita a 107 milioni di euro. L'opera è stata esposta per la prima volta, dal 20 marzo al 15 agosto 2010, nell'Eriksbergshallen di Goteborg, in Svezia; nel frattempo, stando alle fonti giornalistiche, il dipinto avrebbe cambiato proprietario, ma non è stato divulgato dove sia conservato. Sulla Principessa e le sue vicende ha scritto un libro Martin Kemp, professore emerito di storia dell'arte a Oxford, tra i massimi esperti di Leonardo. È stato lui a proporre il nome di Bianca Sforza, per esclusione.

Gli ha fatto eco in Italia Carlo Pedretti, altro storico esperto leonardiano, che si è dimostrato perplesso ma non assolutamente scettico: in particolare non lo convince il vestito della donna, con un ricamo della manica non pertinente all'epoca rinascimentale, privo dei tipici lacci che rendevano le maniche intercambiabili; impeccabile, secondo lui, è invece l'acconciatura lombarda col "coazzone" tenuto da legacci, e il profilo della giovane, con l'occhio vivo ed espressivo, compatibile coi disegni leonardeschi del tempo. Nel 2008 hanno confermato l'attribuzione un gotha di studiosi, tra cui Nicholas Turner, Alessandro Vezzosi, Mina Gregori e Cristina Geddo.

Il ritrovamento del codice [modifica]

Nel settembre 2011 gli studiosi Martin Kemp e Pascal Cotte sono anche riusciti a ritrovare il codice da cui il foglio venne strappato, analizzando i tre fori di rilegatura sul lato sinistro: si tratta di una delle quattro copie note della Sforziade di Giovanni Simonetta, in particolare quella della Biblioteca Zamoyski di Varsavia. Si tratta di un incunabolo stampato a Milano e requisto durante il sacco del 1499, finendo nelle collezioni reali francesi al castello di Blois. Nel 1518 Francesco I di Francia lo donò per le nozze di Bona Sforza con Sigismondo I di Polonia prima di donarlo. L'esemplare polacco è l'unico tra quelli conosciuti (gli altri alla British Library, alla Bibliothèque Nationale de France, e uno in due frammenti al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi e alla Biblioteca Vaticana) ad avere anche un frontespizio miniato, opera di Pietro Birago Giannovani e datato 1496, inneggiante proprio alle nozze di Bianca col Sanseverino. Appare quindi più che mai verosimile l'identificazione con la figlia illegittima (ma poi legittimata) del Duca con Bernardina de Corradis.

Bibliografia [modifica]

  • Stefano Bucci, L'impronta digitale sulla principessa «È di Leonardo», Corriere della Sera, 14 ottobre 2009, pag. 27.
  • Francesca Pini, Profilo da Pincipessa, il Leonardo ritrovato, Corriere della Sera, 28 settembre 2011, pag. 43.

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