Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidobaldo

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Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidobaldo
Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidobaldo
Autore Pedro Berruguete
Data 1475
Tecnica Tempera su tavola
Dimensioni ?
Ubicazione Galleria nazionale delle Marche, Urbino

Il Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidobaldo è un dipinto, tempera su tavola, forse di Pedro Berruguete (ma è stato attribuito anche a Giusto di Gand od allo stesso Melozzo da Forlì), databile al 1475 circa e oggi conservato nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera è forse la più importante dello spagnolo Pedro Berruguete eseguita alla corte di Urbino di Federico da Montefeltro, dove era stato chiamato nel 1474 assieme a un altro pittore di scuola fiamminga: Giusto di Gand. Per entrambi fu importante, qui, l'incontro con l'opera degli italiani Piero della Francesca e Melozzo da Forlì.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

La tavola ha un formato verticale ed è impostata con un punto di fuga della prospettiva a sinistra della scena, per cui farebbe pensare a uno scomparto destro di un dittico o comunque a un'opera già in pendant con qualcos'altro.

Il ritratto di Federico è denso di simboli del suo potere, dei suoi interessi culturali e del suo prestigio. È innanzitutto raffigurato con l'armatura, evidente simbolo del suo valore militare come capitano di ventura. La corazza è rivestita da un costoso manto con collare in pelliccia d'ermellino. Al collo indossa il collare del Toson d'Oro, alla vita ha legata la spada, mentre a terra si trovano appoggiati l'elmo e il bastone del comando. Inoltre la gamba distesa di Federico mette in mostra la giarrettiera, attributo nobiliare di grande prestigio conferitogli da re d'Inghilterra. Tra i simboli ufficiali, accuratamente identificati in tutti i dettagli, si trova anche la mitria tempestata di perle posta sulla mensola lignea traforata in alto a sinistra: è infatti un dono personale del sultano di Costantinopoli, che certifica, ancora una volta, il rango internazionale del protagonista.

Il duca è ritratto mentre, seduto su un austero seggiolone, una sorta di trono, sta studiando un codice, all'epoca un vero e proprio status symbol di ricchezza (erano tra gli oggetti più costosi) e di spessore intellettuale. L'atteggiamento sembra quasi voler sottolineare come l'attività speculativa sia nutrimento di quella pubblica, all'insegna dell'ideale umanistico di armonia tra negotium (vita attiva) e otium (attività meditativa e speculativa).

Accanto a Federico, appoggiato al suo ginocchio destro, sta il figlioletto Guidobaldo, futuro duca d'Urbino, che è sfarzosamente abbigliato di gioielli e tiene già in mano lo scettro del potere, a sottolineare la sua futura eredità dinastica.

Tra le notazioni stilistiche dell'opera va sottolineata la maniera del tutto particolare di Pedro Berruguete di fondere l'attenzione al dettaglio ed ai riflessi luminosi che esso produce della pittura fiamminga con una composizione sintetica e con pause della tradizione italiana. La padronanza della prospettiva matematica, una delle ossessioni della scuola urbinate, è testimoniata dall'intelaiatura della stanza e dal soffitto, dove sono presenti dei lacunari lignei scorciati.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]