Ritchie Blackmore's Rainbow

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Ritchie Blackmore's Rainbow
Artista Rainbow
Tipo album Studio
Pubblicazione Maggio 1975
Durata 36 min : 54 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Hard rock[1]
Heavy metal[1]
Etichetta Polydor
Produttore Martin Birch
Registrazione 20 febbraio / 14 marzo 1975
Rainbow - cronologia
Album precedente
Album successivo
(1976)

Ritchie Blackmore's Rainbow è il primo album in studio del gruppo musicale inglese Rainbow, pubblicato nel 1975 dalla Polydor.

Come il titolo di questa opera indica esplicitamente, l'album era stato inizialmente costruito come mero progetto solista di Ritchie Blackmore a latere dei Deep Purple (Mk. III) ed in cui esprimere le proprie linee musicali che nella band avevano trovato sempre maggiori ostacoli o critiche: critiche a loro volta ricambiate visto che era il chitarrista che a sua volta soffriva crescenti insoddisfazioni per la linea musicale espressa con l'album Stormbringer, in particolare per il crescente ruolo assunto da Glenn Hughes nella composizione e per la sua volontà di portare la band a esplorare terreni musicali ad essa naturalmente estranei, come il R&B-Soul-Funk. Il disco viene composto quando Blackmore era ancora nella band e per esso egli (dopo una prima proposta di coinvolgere David Coverdale alla voce, che a sua volta rifiutò ritenendo che ciò che Ritchie voleva fare fosse un passo indietro rispetto a quanto i DP stavano facendo) coinvolse quale suo partner compositivo e come voce della sua musica il cantante americano degli Elf Ronnie James Dio, ben conosciuto perché gli stessi Elf avevano più volte fatto da supporter act ai Deep Purple. L'intesa si rivela immediata e tale da donare a Blackmore quell'entusiasmo in lui spento sin dalla fine del Tour di Burn con i DP; il chitarrista coinvolge come musicisti il resto della band (a parte, ovviamente, il chitarrista Dave Feinstein) ed alla fine, l'entusiasmo per il progetto è tale che Blackmore decide di abbandonare la sua band 'madre' alla fine del Tour Europeo della Primavera 1975, già programmato appena dopo la fine delle session del suo disco.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i brani sono originali ed è probabile che per esso Blackmore abbia ritirato fuori pezzi già composti con il Mk. II e III dei Deep Purple e che poi aveva preferito tenersi per sé nei momenti di insoddisfazione creativa e musicale con la band. Il disco vede Blackmore proporre un Hard Rock che prende le mosse da alcuni momenti dei Deep Purple Mk. III, per svilupparli nella prospettiva di un suono dai toni epici, emotivi, lirici in cui i riferimenti all'estetica rinascimentale e post-rinascimentale sono ben chiari. Essenziali ed indicativi in questo senso sono la mitica opener track Man On The Silver Mountain, la seguente elegante Self Portrait e le medieval-rinascimentali Temple Of The King e Sixteen Century Greensleeves, che brillano per la loro qualità ed energica eleganza. Anche un pezzo come Catch The Rainbow che è chiaramente un omaggio nella sua costruzione base a Little Wing di Jimi Hendrix, si diluisce in un sognate epico chorus finale... dalla bellezza estraniante. Il disco vede però anche due cover: Black Sheep of the Family dei Quatermass fu proposto quale 45 giri e costituì la personale rivincita di Blackmore verso i Deep Purple; la canzone era stata infatti proposta da Ritchie per essere inclusa in Stormbringer, ma ad essa si oppose il resto della band. Still I'm Sad è una reinterpretazione resa in maniera strumentale, senza il cantato, di un pezzo degli Yardbirds, che si ricordava per essere un pezzo costruito secondo gli schemi dei canti gregoriani, a riscontro dell'attenzione che Blackmore oramai aveva verso epicità e riferimenti medieval-rinascimentali-classicheggianti nella sua musica. La qualità compositiva è sicuramente molto buona, anche se risente di un suono e produzione inadeguato alla qualità stessa ed anche un po' vecchia, con poca profondità ed incisività di chitarre e batteria, suonando più come un disco di due anni prima che come un disco del 1975 (tenendo conto che quelli erano anni in cui l'innovazione tecnologica dei suoni era anno per anno evidente). La conferma di tutto ciò si vedrà nel seguente Rising, in cui a parità di produttore (Martin Birch) il suono si rivelerà invece di qualità ben superiore, trasferendo all'ascoltatore tutta la forza, potenza e profondità delle composizioni.

La formazione che registrò l'album non suonò mai dal vivo, anche se parte del materiale fu ampiamente suonato in concerto da successive incarnazioni del gruppo, visto che in maniera pressoché contestuale all'abbandono dei Deep Purple e quindi alla necessità di rendere più strutturata la band, Blackmore decise per un profilo musicale più alto della stessa licenziando bassista, tastierista e batterista, e coinvolgendo musicisti di maggiore spessore, quali Cozy Powell, ex batterista del Jeff Beck Group, l'ex Harlot Jimmy Bain ed il tastierista Tony Carey.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i brani sono scritti dalla coppia Blackmore/Dio, tranne dove indicato.

  1. Man on the Silver Mountain – 4:42
  2. Self Portrait – 3:17
  3. Black Sheep of the Family – 3:22 (Steve Hammond)
  4. Catch the Rainbow – 6:27
  5. Snake Charmer – 4:33
  6. The Temple of the King – 4:45
  7. If You Don't Like Rock 'n' Roll – 2:38
  8. Sixteenth Century Greensleeves – 3:31
  9. Still I'm Sad – 3:51 (Paul Samwell-Smith, Jim McCarty)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) David Kent-Abbott, Ritchie Blackmore's Rainbow in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 21 aprile 2012.
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