Riso amaro

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Riso amaro
RisoAmaro-titolo.jpg
Il titolo di testa del film
Titolo originale Riso amaro
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 108 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere drammatico
Regia Giuseppe De Santis
Soggetto Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Gianni Puccini
Sceneggiatura Corrado Alvaro, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Carlo Musso, Ivo Perilli, Gianni Puccini
Produttore Dino De Laurentiis
Casa di produzione Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film (1949)
Fotografia Otello Martelli
Montaggio Gabriele Varriale
Musiche Goffredo Petrassi
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Anna Gobbi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Riso amaro è un film del 1949 diretto da Giuseppe De Santis.

Fu presentato in concorso al 3º Festival di Cannes.[1] Ha ricevuto una candidatura ai Premi Oscar 1951 per il miglior soggetto. È stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Maggio 1948. Alla stazione ferroviaria di Torino, mentre sono in formazione i treni delle mondariso, le lavoratrici stagionali che da tutta Italia partono per Vercelli durante la stagione del trapianto e della monda delle piantine in risaia, due poliziotti in borghese sono in attesa. Devono arrestare Walter Granata, un pregiudicato che riesce però a sfuggire alla cattura.

Inseguito dagli agenti, Walter incontra sul binario una ragazza di nome Francesca, le impone di nascondersi sul treno delle mondine. Improvvisa un ballo con un’altra ragazza che in attesa del treno ha messo musica da danza sul giradischi, poi deve fuggire di nuovo perché i poliziotti sono alle sue calcagna.

Francesca sale sul treno e viene avvicinata dalla ragazza del giradischi, che si presenta come Silvana Meliga, di Ferrara. È una veterana della stagione di monda, che si spende con un “caporale” perché Francesca possa essere avviata al lavoro come clandestina, anche senza avere in mano un contratto di lavoro con un padrone.

Al loro arrivo alla cascina di destinazione, le donne vengono ospitate nelle camerate lasciate libere dai militari di leva che vi si trovano acquartierati provvisoriamente. Tra loro, il sergente Marco Galli rimane colpito da Silvana; tra le due donne non è però la bella ferrarese a subire il suo fascino, bensì Francesca. Da quando l’ha vista insieme a Walter alla stazione ferroviaria, Silvana la tiene d’occhio e si rende conto che nasconde qualcosa; approfittando della sua assenza per un momento, trafuga un involto da sotto la coperta del pagliericcio di Francesca.

Già dal primo giorno nascono attriti con il padrone, che non vuole problemi con la Camera del Lavoro e decide quindi di rimandare a casa le clandestine senza contratto. Francesca non può però permettersi di allontanarsi, deve recuperare quello che Silvana le ha trafugato; convince anche le altre irregolari a resistere. Secondo il “caporale”, le donne possono provare a essere assunte dimostrando di lavorare più sodo e più in fretta delle regolari; per questo si scatena in risaia una competizione tra due squadre di mondine, con Francesca e le sue in vantaggio.

Silvana Mangano in una scena del film.

Silvana, preoccupata, soffia sul fuoco e addita le irregolari come crumire che danneggiano il lavoro delle regolari a contratto. In risaia inizia una lotta furibonda tra le donne, Francesca a mal partito deve fuggire, inseguita. Il sergente Marco, che passa sulla strada insieme ai suoi soldati, riesce a far ragionare le donne e placare gli animi; le lavoratrici si rendono conto che sono tutte spinte dal medesimo bisogno, e le regolari si fanno carico di imporre al padrone di ingaggiare le irregolari.

Mentre le donne si recano in massa dal datore di lavoro, ha luogo un confronto tra Francesca e Silvana; quest’ultima accusa la prima davanti a Marco di essere la ladra della collana milionaria di cui parlano i giornali, sottratta in un albergo di Torino; invece di denunciarla, Marco la lascia andare. Adesso però le due donne sono legate da un segreto. Pentita di quello che ha fatto, Silvana diventa amica di Francesca e si fa raccontare da lei la sua vita sfortunata. Rimasta incinta di Walter, la donna ha dovuto provvedere perché lui non vuole bambini; era lei che manteneva l’uomo lavorando come domestica in casa di padroni ricchi. È a loro che ha rubato la collana.

La sera , al termine della faticosa giornata di lavoro, le mondine scavalcano il muro di cinta della cascina per andare a ballare nel bosco. Francesca le segue e scopre che sono tutte in cerchio, insieme ai braccianti e ai militare, a guardare Silvana che balla il boogie woogie. Rimane sbalordita perché la ragazza ha di nuovo sottratto il monile dai suoi bagnagli e la sta sfoggiando al collo. Improvvisamente compare sulla scena, tra gli spettatori, Walter; Francesca lo accusa di imprudenza ma lui sembra molto preso da Silvana e il suo ballo. Come in precedenza alla stazione, scende in pista e danza con la bella mondina. Sopraggiunge Marco con i commilitoni, come vede il monile al collo di Silvana perde le staffe e gliela strappa di dosso. Marco e Walter si azzuffano, il sergente ha la meglio; Francesca, che ha raccolto la collana da terra, trattiene Walter che sfodera il coltello. A questo punto lui le rivela che il gioiello è solo una copia dell’originale, tutti i giornali hanno riportato la notizia.

Walter si nasconde nel magazzino del riso, Francesca gli porta da mangiare una parte della propria razione, ma Silvana la sta spiando. L’uomo sorprende dei ladruncoli che sottraggono qualche sacchetto di riso e propone loro di fare un grande colpo, organizzarsi per portarne via a tonnellate con i camion che verranno a riprendere le mondine per portarle alla stazione. Francesca subodora qualcosa, e inoltre ha finito di essere succube dell’uomo: forse grazie all’amore che poco alla volta scopre per Marco, non subisce più il fascino di Walter.

Inizia a piovere, i lavori in risaia si fermano, le mondine rimangono chiuse nelle camerate. Ogni giorno fermo è un giorno in meno di paga. Dopo avere spiato i movimenti di Francesca, Silvana s’introduce nel magazzino dove incontra Walter. L’uomo le parla della possibilità di un’altra vita insieme, una vita di agiatezza nella quale non c’è bisogno di lavorare, lei si lascia tentare ma non gli si concede.

La pioggia giunge al sesto giorno consecutivo, le mondine esasperate decidono di andare comunque in risaia, coperte da impermeabili di sacco, e si mettono a lavorare sotto il tempo inclemente. Tutte cercano Silvana, ma la ragazza ha incontrato sulla via dell’argine Walter, che dopo avere alzato le mani su di lei la violenta ai piedi di un albero. Silvana diventa completamente succube di Walter; l’uomo le dice di amarla in presenza di Francesca, che si è invece liberata dalla sua nefasta influenza e capisce che l’uomo sta tramando un brutto tiro.

Nel frattempo i 40 giorni dalla stagione della monda sono terminati, alla cascina si organizza una festa danzante per l’addio alle ragazze. È questo momento di confusione che Walter ha scelto per portare a termine il colpo, ma ha bisogno della complicità attiva di Silvana. Le chiede di aprire le rogge che portano acqua alle risaie per inondare i campi e distrarre l’attenzione dal magazzino. Come pegno d’amore le regala la collana, Silvana è l’unica a non sapere che è falsa.

Silvana Mangano e Doris Dowling in una scena del film.

È la sera della festa. Un’alta impalcatura è stata montata per i musicisti e come podio, e anche un pontile per ballare sopra l’acqua. Le mondine proclamano per acclamazione Silvana “Miss Mondina 1948”, ma subito dopo la ragazza scompare con la sua corona di carta argentata e corre a aprire le chiuse delle rogge. L’acqua irrompe nei campi di riso, rischiando di travolgere le spighe ancora fragili. Si diffonde l’allarme, tutti corrono attraverso le risaie allagate per chiudere le saracinesche e rifare a mano gli argini. Nel frattempo Walter e complici sono al magazzino per riempire i camion.

Francesca però ha subodorato il complotto. Appena Francesca scompare dalla festa, la segue nelle risaie. Qui incontra Marco fresco di congedo, che torna a casa con il suo sacco in spalla dopo 10 ani di servizio militare. Gli chiede aiuto, ma lui cede solo quando si rende conto del grande pericolo per le coltivazioni. Segue Silvana nella cascina, i complici si danno alla fuga con i camion. Walter e Silvana si nascondono nella macelleria della cascina, Marco e Francesca li seguono. Qui ha luogo l’ultimo, drammatico confronto. Entrambi gli uomini sono armati, ma Marco viene ferito alla spalla dal lancio di un coltello, e Walter si prende un proiettile nel fianco. Adesso sono le due donne a prendere le due pistole.

Silvana impugna maldestramente la sua, è in lacrime, Walter la incita a sparare. Francesca la affronta a viso aperto e le dice la verità; quando scopre che la collana è falsa, Silvana comprende che ha finora vissuto su una tragica illusione, e spara a Walter.

Senza che possano fermarla, la ragazza esce dalla macelleria e si arrampica sull’impalcatura predisposta per il ballo. Francesca la segue sull’alta scala, ma è troppo tardi: la mondina si getta nel vuoto.

Il mattino seguente, mentre i carabinieri posano una coperta sul corpo di Silvana, le mondine sono tutte in attesa di partire coni camion e tornare a casa. Una per una aprono i sacchi di riso ricevuto per salario e ne spargono un pugno sul cadavere di Silvana, come estremo omaggio, fino a ricoprirlo. Marco, con il braccio al collo per la ferita, si allontana insieme a Francesca. Per i due inizia una nuova vita insieme.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea del film venne a Giuseppe De Santis nel 1947 quando, tornando da Parigi dove aveva presentato Caccia tragica, si trovò nella stazione di Torino in attesa della coincidenza per Roma. Cominciò a sentire dei canti e scoprì che c'erano delle mondine che tornavano dalla risaia, De Santis ne rimase affascinato.[3]

De Santis era alla ricerca di una "Rita Hayworth italiana", Silvana Mangano si presentò ad un'audizione con un trucco e un abbigliamento eccessivi, tutto l'opposto di quello che il regista aveva in mente per la protagonista, ruolo per il quale era ancora indeciso su Lucia Bosè. Un giorno incontrò casualmente la Mangano per le vie di Roma, la vide vestita in un modo modesto, senza trucco e con i capelli bagnati dalla pioggia, rimanendo a parlarci per circa mezz'ora. In seguito la convocò, le fece fare un provino e venne scritturata; De Santis riuscì a fatica a convincere la Lux Film e Dino De Laurentiis che invece volevano un'attrice più affermata.[3] Per la realizzazione del film, gli autori si rivolsero al direttore dell'Unità che presentò loro Raf Vallone, allora giovane giornalista, e decisero di farlo recitare.[4]

Il film costò 70 milioni di lire.[3] Le riprese si svolsero nelle campagne vercellesi, più precisamente nella Cascina Veneria[5][6] (comune di Lignana) e nella Tenuta Selve (Salasco). Molti esterni sono girati presso la Cascina Selve di Salasco, tra cui la parte iniziale con l'arrivo delle mondine sugli autocarri.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Riso amaro fu il primo film neorealista ad avere successo di pubblico nelle sale italiane.[3] Fu un grande successo anche in Francia con 3.118.642 spettatori.[7]

Vittorio Gassman in una scena del film.
Vittorio Gassman in una scena del film.
Silvana Mangano e Raf Vallone.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Espressione immediata del cosiddetto neorealismo italiano, Riso amaro, avrebbe dovuto accentuare, al di fuori di qualsiasi schema, una tendenza che già nel primo film, Caccia tragica (1947), aveva mostrato caratteristiche non facilmente confondibili e, per molti aspetti, nuove ed originali. La voce di De Santis si era allora unita, pur con timbro diverso e talvolta contrastante, a quella di un Rossellini o di un De Sica, nel gruppetto di avanguardia del cinema italiano... Riso amaro segna invece, inaspettatamente una battuta di arresto. Il compromesso intervenuto in seguito(non saprei dire per quali ragioni) ha pesato sul film in senso negativo... La già complicata e astrusa struttura ideologica del film si complica ulteriormente e il personaggio di Silvana, lungi dal chiarire gli intendimenti del regista, annebbia ancor più le idee... Relativamente più limpida, se si può parlare la figura della cameriera la ladra che al contatto del lavoro in risaia si crea una nuova coscienza della vita e riacquista l'onesta perduta sia perché essa è l'espressione più diretta del credo sociale di De Santis, sia anche grazie alle qualità di attrice di Doris Dowling, la quale si distingue nettamente dal complesso dilettantistico del cast. »
(Fernaldo Di Giammatteo, Bianco e Nero, 12 dicembre 1949)
« I due film più vistosi della settimana: Riso amaro e Ambra, hanno in comune il tipo dell'eroina, una ragazza spregiudicata e decisa a far carriera a qualunque costo. Sebbene l'americano Ambra sia un film più grossolano dell'italiano Riso amaro, è chiaro che come personaggio, Ambra è più vera di Silvana, Riso amaro è un'opera più artistica, vogliamo dire più ricca di fermenti vitali... Detto questo è doveroso fare al De Santis qualche rimprovero. Perché non ha ripensato di più il suo soggetto cacciando indietro i ricordi americani e perché non ha detto al bravo Gassman che i mascalzoni dalle nostre parti sono diversi da come lui li crede? »
(Giorgio Bianchi, Candido, 2 ottobre 1949)
« Attraverso un intrigo che vuol essere "a suspense", il giovane regista ci mostra la vita delle mondine, operaie agricole temporanee, che faticano duramente nelle risaie della pianura padana e presenta due personaggi "tipici": il sergente che sta per essere smobilitato, generoso e cavalleresco, grande odiatore della guerra e della polizia, e, soprattutto, una mondina con la testa montata dai rotocalchi, i fumetti, i film di natura deteriore, e che vive col fango sino alle cosce ma perduta in assurde fantasie. Per De Santis era il "tipo di giovani incoscienti, incapaci di comprendere la propria condizione e di lottare accanto ai propri compagni, perché deviati verso una vita fittizia che li condanna all'annientamento". Si ha però l'impressione che, pur criticando questo "gusto americano", il regista vi ceda un po' troppo in una sceneggiatura molto macchinosa. Il film ebbe negli Stati Uniti un successo addirittura superiore a quello di Paisà e di Sciuscià. E rivelò tre divi italiani di prima grandezza: Silvana Mangano, Raf Vallone e Vittorio Gassmann »
(Georges Sadoul, Il cinema, Sansoni, Firenze 1968)

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti del film, per l'Italia, fu affidata ai pittori cartellonisti Averardo Ciriello e Carlantonio Longi.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Ne esiste una versione doppiata in inglese dove la voce della protagonista è di Bettina Dickson. Anche nella versione italiana Silvana Mangano non recita con la sua voce, bensì con quella di Lydia Simoneschi (che aveva già doppiato la Mangano nel film Il lupo della Sila e che continuerà ancora a doppiarla in otto film successivi), mentre per le scene di canto la Mangano utilizza la propria voce.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1949, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 gennaio 2011.
  2. ^ Rete degli Spettatori
  3. ^ a b c d Intervista di Giuseppe De Santis presente nel DVD
  4. ^ Intervista di Carlo Lizzani presente nel DVD
  5. ^ Agricola Veneria - Acquisti on-line riso e risotti
  6. ^ Agricola Veneria - Acquisti on-line riso e risotti
  7. ^ Fonte: cbo-boxoffice.com

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