Riserva matematica

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Nel campo delle assicurazioni che non riguardino i danni, la riserva matematica è l'importo che deve essere accantonato dalla compagnia assicurativa per far fronte agli obblighi futuri assunti verso gli assicurati.

La sua origine sta nello sfasamento temporale esistente fra il momento in cui il contraente paga il/i premio/i e il momento in cui l'assicuratore deve eseguire le prestazioni.

Tipicamente i criteri di valutazione sono due e consentono di definire la riserva matematica prospettiva e la riserva matematica retrospettiva.

Formalmente, la riserva matematica prospettiva valutata all'epoca t per un contratto di durata n anni a premio annuo pagabile per l'intera durata contrattuale, può essere rappresentata in questo modo:

\ V_t=Prest(t,n)-Premi(t,n)

dove Prest(t,n) indica il valore attuariale all'epoca di valutazione t delle future prestazioni dell'assicuratore fino a scadenza n, mentre Premi(t,n) è il valore attuariale dei premi esigibili dall'epoca di valutazione t fino a scadenza. Essendo differenza di valori attuariali, la riserva matematica prospettiva sarà anch'essa un valore attuariale. Se il valore della riserva risulta essere maggiore di zero, essa rappresenta un debito dell'assicuratore nei confronti dell'assicurato. Per quanto riguarda la 'riserva matematica retrospettiva, formalmente si ha, per lo stesso contratto di cui sopra,

\ W_t=Premi(0,t)-Prest(0,t).

Essa rappresenta sempre un valore attuariale ma è calcolata come differenza fra quanto "consumato" dei premi versati fino all'epoca di valutazione per far fronte agli impegni intervenuti nello stesso periodo. Si tratta di due ottiche diverse che conducono, sotto opportune ipotesi come identità tra basi tecniche, allo stesso risultato.

La riserva matematica nel campo della previdenza sociale obbligatoria[modifica | modifica sorgente]

Nell'ordinamento italiano,ovvero nel campo della previdenza sociale obbligatoria, è utilizzata:

- al livello di determinazione delle singole prestazioni pensionistiche

  1. per valutare l'importo attualizzato dei contributi versati, detto anche montante contributivo individuale ancorché con la capitalizzazione simulata nel caso di enti previdenziali con la gestione a ripartizione;
  2. per il calcolo della pensione di vecchiaia con il metodo di calcolo contributivo attraverso il coefficiente di trasformazione;
  3. per valutare le riserve finanziarie necessarie, agli enti gestori, per la erogazione delle pensioni di tipo retributivo.[1]
  4. per valutare il debito previdenziale latente determinato dal singolo pensionato con il sistema di tipo retributivo.[2]


- al livello di gestione finanziaria dell'ente

  1. per valutare il debito previdenziale latente ossia il debito dell'ente gestore di forme di previdenza obbligatorie nei confronti degli iscritti. Esso è valutato attraverso il bilancio tecnico a gruppo chiuso valutato a legislazione vigente. L'ente non ha una obbligazione contrattuale nei confronti degli iscritti come nel campo assicurativo privato, pertanto si parla di promesse pensionistiche che variano ogni volta che una riforma previdenziale si rende necessaria per ristabilire l'equilibrio finanziario dell'ente;

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rivista1/2009, op. cit., p.31 fig. 1
  2. ^ S2420120803, op. cit., Finora ha riscosso 339.962 euro di pensione, il doppio di quanto ha versato. In base alla sua speranza di vita riscuoterà altri 963.967 euro per un totale di 1.303.929 euro: ossia 7,45 volte i contributi versati

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]