Riserva cognitiva

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Riserva cognitiva è un termine che descrive la resilienza del cervello rispetto al danno cerebrale. La resilienza è valutata su base comportamentale, mentre il danno cerebrale è valutato su base neurologica o istologica (per esempio, attraverso esami di neuroimmagine di vario tipo, o analisi del liquor, o indagini genetiche). Possono essere usati due modelli teorici per esplorare il concetto di "riserva": quello di brain reserve e quello di cognitive reserve. Questi termini, per quanto spesso confusi in letteratura, hanno alimentato un dibattito costruttivo. Usando un'analogia, la brain reserve può essere vista come l'hardware, mentre la cognitive reserve come il software.

Studi scientifici[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988, in un lavoro pubblicato sugli Annals of Neurology, fu riportato lo studio di 10 soggetti con chiari segni neuroanatomici di demenza di tipo Alzheimer, la cui prestazione ai test cognitivi risultò migliore rispetto a un gruppo di controllo composto da anziani sani di pari età[1]. Gli autori concludevano lo studio attribuendo tale discrepanza a un cervello di dimensioni maggiori della norma, ossia ad un maggior numero di neuroni. La grande quantità di materia cerebrale, al pari di una "riserva", avrebbe quindi parzialmente e temporaneamente compensato il danno neurologico legato alla patologia demenziale.

A partire da questo studio è aumentato l'interesse per quest'area di ricerca, e questa scoperta iniziale ricevette numerose conferme da studi successivi. I dati confermano che un alto livello di "riserva cognitiva" comporta una più alta soglia di "immunità" rispetto al manifestarsi dei sintomi clinici della demenza[2][3].

Alcuni studi rilevano come la soglia di tolleranza al danno neurocognitivo, per i soggetti con elevata riserva cognitiva, fosse più alta rispetto alla media della popolazione, mentre più rapido era il deterioramento cognitivo successivo al suo superamento.[4] In tale senso, la riserva cognitiva agirebbe come una sorta di buffer, che, tramite lo sviluppo di adeguate strategie cognitive di "compensazione" rispetto alla perdita neurocognitiva in corso, ne ritarderebbe la manifestazione palese; ma, una volta arrivati al livello di perdita anche di tali strategie, il deficit funzionale si manifesterebbe quindi più rapidamente (essendo in realtà già presente e in progress, ma temporaneamente "compensato" e "coperto" da tali strategie cognitive).

Fattori alla base della riserva cognitiva[modifica | modifica sorgente]

Molteplici fattori contribuirebbero all'incremento della riserva cognitiva di un individuo; i principali sono:

  1. il livello di scolarità[5];
  2. il tipo di professione svolta[6];
  3. lo stile di vita e le attività svolte durante il tempo libero[7].

Questionario CRIq[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi CRIq.

Sulla base degli indici riportati in letteratura, è stato costruito il questionario CRIq, che consente di quantificare in modo standardizzato la riserva cognitiva di un individuo. Il questionario CRIq raccoglie informazioni bio-anagrafiche relativamente al percorso scolastico, all'attività lavorativa e al tipo di attività svolte nel tempo libero. Questi tre differenti indici (CRI-Scuola, CRI-Lavoro, CRI-TempoLibero) sono poi combinati in un unico "Indice di Riserva Cognitiva" (CRI, Cognitive Reserve Index)[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Katzman R, Terry R, Deteresa R, Brown T, Davies P, Fuld P, Renbing X, Peck A (1988). Clinical, pathological, and neurochemical changes in dementia: A subgroup with preserved mental status and numerous neocortical plaques. Annals of Neurology, 23, pp. 138-144.
  2. ^ Stern Y, Gurland B, Tatemichi TK, Tang MX, Wilder D, Mayeux R (1994). Influence of education and occupation on the incidence of Alzheimer's disease. JAMA-The Journal of the American Medical Association. 271(13):1004-10
  3. ^ Satz P, Morgenstern H, Miller EN, Selnes OA, McArthur JC, Cohen BA, Wesch J, Becker JT, Jacobson L, D'Elia LF, et al. (1993), Low education as a possible risk factor for cognitive abnormalities in HIV-1: findings from the multicenter AIDS Cohort Study (MACS). Journal of Acquired Immune Deficiency Syndrome. 6(5):503-11
  4. ^ Stern Y, Albert S, Tang MX, Tsai WY. Rate of memory decline in AD is related to education and occupation: cognitive reserve? Neurology. 1999 Dec 10;53(9):1942-7.
  5. ^ Gatz M, Svedberg P, Pedersen N L, Mortimer J A, Berg S, Johansson B (2001). Education and the risk of Alzheimer's disease: findings from the study of dementia in Swedish twins. The Journals of Gerontology Series B: Psychological Sciences and Social Sciences, 56, 292-300.
  6. ^ Stern Y, Alexander GE, Prohovnik I, Stricks L, Link B, Lennon MC, Mayeux R (1995). Relationship between lifetime occupation and parietal flow: Implications for a reserve against Alzheimer’s disease pathology. Neurology, 45, 55-60.
  7. ^ Scarmeas N, Zarahn E, Anderson Ke, Habeck Cg, Hilton J, Flynn J, Marder Ks, Bell Kl, Sackeim Ha, Van Heertum Rl, Moeller Jr, Stern Y (2003). Association of life activities with cerebral blood flow in Alzheimer Disease. Implications for the cognitive reserve hypothesis. Archives of Neurology, 60, 359-365.
  8. ^ Nucci, M., Mapelli, D., & Mondini, S. (2012) The cognitive Reserve Questionnaire (CRIq): a new instrument for measuring the cognitive reserve. Aging clinical and experimental research, 24, 218-26

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]