Risciò

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Il risciò o risció è un mezzo di trasporto che, nella sua forma originale, utilizza la forza umana per la trazione del mezzo. Il risciò è composto da un carrello a due ruote sul quale possono prendere posto una o due persone. Il conducente si inserisce tra due lunghe sbarre trainando il mezzo. Il risciò è un mezzo di trasporto molto diffuso in Asia e in Africa, dove è noto anche come pousse-pousse[1].

Un risciò a Calcutta
Un risciò a Calcutta, 2012

Questa forma di risciò è ora illegale in molti paesi. La più grande flotta di risciò a trazione umana è a Calcutta dove l'Associazione dei conducenti si è opposta all'introduzione di questa proibizione. A seguito di queste nuove norme si sono quindi diffusi i ciclorisciò o gli autorisciò. Nel primo caso il conducente muove il risciò per mezzo di una bicicletta a cui è attaccato il carrello, mentre nel secondo il risciò è mosso da un motore motociclistico.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La parola risciò è un prestito dall'inglese rickshaw, a sua volta adattamento dal giapponese jinrikisha, composto da jin (uomo),riki (forza) e sha (carrozza).[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo risciò venne realizzato nel 1869 da un fabbro americano, Albert Tolman, per un missionario, il reverendo Jonathan Scobie, un ministro battista americano, che ne è considerato l'inventore e che lo utilizzò per trasportare la moglie invalida per le strade di Yokohama. Esistono tuttavia numerose altre teorie sull'origine del risciò.

La parola riscio deriva dal giapponese "jinrikisha" (人力車, 人 jin= uomo, 力 riki = forza, potere, 車 sha= veicolo), che letteralmente significa "veicolo a trazione umana".

Intorno al 1880 i risciò apparvero in India, prima a Simla e poi a Kolkata (Calcutta). Inizialmente furono utilizzati dai mercanti cinesi per trasportare le merci e solo dal 1914 venne autorizzato il trasporto delle persone. La diffusione di questo mezzo fu molto ampia in tutto il sud-est asiatico.

Sono diffuse anche ad Amsterdam, la città delle biciclette -composti da biciclette coadiuvate nella pedalata da un motorino elettrico- soprattutto come alternative ai taxi, che, per via dei canali, non sono molto diffusi.

Il risciò nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Il film La città della gioia di Roland Joffé [1992], tratto dal libro omonimo di Dominique Lapierre, ambientato a Kolkata (Calcutta) narra la storia di un conducente di risciò, impersonato da Om Puri, rivelando la durezza delle condizioni economiche e emotive con le quali questi lavoratori sottopagati si confrontano ogni giorno.

Le disavventure di un guidatore di un risciò sono anche alla base del film franco-vietnamita Cyclo di Tran Anh Hung (1995).

Il risciò in televisione[modifica | modifica sorgente]

  • In un episodio della serie televisiva americana Seinfeld viene utilizzato un risciò.
  • In un episodio di Affari di famiglia un signore propone la vendita di un Risciò che però, venne rifiutata.
  • In un episodio di Life Bites c'è una gara di risciò

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I pousse pousse di Antsirabe in http://www.viaggi-madagascar.com. URL consultato il 17/06/2011.
  2. ^ Garzanti Linguistica, Etimologia della parola risciò.

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