Riotamo

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Riotamo (latino: Riothamus, Riotimus, Rigothamus o Rigotamos; ... – ...) è stato un condottiero britanno della seconda metà del V secolo, definito "re dei Brittoni" da Giordane nella Getica.

« Ora Eurico, re dei Visigoti, di fronte ai continui cambiamenti degli imperatori romani tentò di impossessarsi della Gallia. E allora l'imperatore Antemio chiese aiuto ai Brittoni[1]. Il loro re Riotamo giunse attraverso Oceano con 12.000 uomini nel territorio dei Biturigi e fu ricevuto quando sbarcò dalle sue navi. Eurico, li affrontò con una grande armata e, dopo un lungo combattimento, mise in fuga Riotamo, re dei Brittoni, prima che i Romani si potessero unire a lui[2]. E così, persa un'ampia parte del suo esercito, scappò con gli uomini che era riuscito a raccogliere, e si recò presso i Burgundi, una tribù alleata di Roma che si trovava lì vicino. Eurico, re dei Visigoti, conquistò la città gallica di Arverna[3]. Nel frattempo, l'imperatore Antemio era morto. »
(Getica XLV, 237-238)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dato che nella forma latina il suo nome significa "leader supremo", alcuni studiosi hanno suggerito che potrebbe trattarsi di un titolo e non di un nome proprio. Si è dibattuto se i brittoni di cui parla Giordane fossero Britanni che si erano stabiliti nell'odierna Bretagna, oppure se fossero venuti dalla Britannia per combattere contro i Visigoti. Ma il passo in cui Giordane dice che Riotamo "venne attraverso l'Oceano" potrebbe significare che egli era leader in Britannia, o addirittura, secondo alcuni studiosi, sia dei popoli britannici sia dei Britanni che si erano insediati in Bretagna (vedi Dumnonia). C'è chi pensa, invece, solo alla Bretagna.

Prese parte alla campagna militare dell'imperatore d'Occidente Antemio contro il sovrano visigoto Eurico. Quest'ultimo sconfisse Riotamo, che si ritirò tra i Burgundi e sparì così dalla storia. Riotamo compare anche in una lettera piena di rispetto, scrittagli da Sidonio Apollinare in merito all'indisciplina delle sue truppe nella regione[4].

Gli studiosi moderni Geoffrey Ashe e Leon Fleuriot hanno identificato nella figura di Riotamo una possibile base storica per Re Artù. Loro fanno infatti notare che l'ultima volta che viene menzionato dalle fonti, Riotamo si sarebbe trovato nei pressi della città burgunda di Avallon[5], che potrebbe essere identificata come la base per l'Avalon della leggenda arturiana[6]. In ogni caso l'attività di Riotamo in Gallia potrebbe essere alla base della tradizione ricordata da Goffredo di Monmouth nella sua Historia Regum Britanniae), secondo cui Artù attraversò il canale della Manica e attaccò Roma.

Ashe ha ipotizzato che la caduta di Riotamo sia dipesa dal tradimento del suo prefetto del pretorio Arvando[7], che, dopo la partenza del re per la Gallia, mise insieme un'armata e si ribellò, alleandosi coi Goti[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fu chiamato da Antemio ad unirsi alle forze romane della Gallia settentrionale guidate dal comes Paolo contro i Visigoti dell'Aquitania, che avevano rotto il loro foedus
  2. ^ È la battaglia di Déols del 469 circa. Questo luogo è oggi la banlieue di Châteauroux
  3. ^ Vedi Arverni
  4. ^ Sidonio Apollinare, Epistole III, IX; Lettera scritta a Riotamo da Sidonio Apollinare, introduzione e traduzione da Britannia.com
  5. ^ Avallon è comune francese nel dipartimento dell'Yonne, in Borgogna.
  6. ^ The Discovery of King Arthur, Guild Publishing, London, 1985
  7. ^ Arvando fu nominato prefetto del pretorio delle Gallie nel 464 da Libio Severo e Ricimero. Arvardo si trovò quindi a vivere in quella fase caratterizzata dalla crescente potenza dei regni romano-barbarici nati in Gallia e l'ormai morente Impero romano d'Occidente, ridotto all'Italia dopo la secessione di Egidio nel 461. Nel 468, fu scoperta una lettera in cui Arvardo consigliava a re Eurico dei Visigoti di non riconoscere il nuovo imperatore Antemio, imposto da Costantinopoli e di attaccare i Bretoni che si trovavno al di là della Loira. Accusato a Roma anche da alcuni nobili Galli (tra cui Tonanzio Ferreolo), non venne giustiziato ma solo esiliato grazie all'intervento dell'amico Sidonio Apollinare (vedi Epistole I, 7, 1-13)
  8. ^ Ashe, Geoffrey. A Certain Very Ancient Book: Traces of an Arthurian Source in Geoffrey of Monmouth's History. Speculum. 1981

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Léon Fleuriot Les origines de la Bretagne, Paris, 1980
  • Emilienne Demougeot La formation de l’Europe et les invasions barbares: II De l'avènement de Dioclétien (284) à l'occupation germanique de l'Empire romain d'Occident (début du VIe siècle), Parigi, 1979
  • Jeremy Duquesnay Adams "Sidonius and Riothamus : a glimpse of the historical Arthur ?" in J. P. Carley (dir.) Arthurian litterature XII, Woodbridge, 1993
  • Geoffrey Ashe e Leon Fleuriot, The Discovery of King Arthur, Guild Publishing, Londra, 1985
  • Geoffrey Ashe, A Certain Very Ancient Book: Traces of an Arthurian Source in Geoffrey of Monmouth's History, Speculum, 1981
  • A.H.M. Jones, J.R. Martindale, J. Morris, Prosopography of the Later Roman Empire T.2 395-527, Cambridge, 1971-1992

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]