Monti (rione di Roma)

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Coordinate: 41°53′41.86″N 12°29′21.21″E / 41.894962°N 12.489225°E41.894962; 12.489225

R. I Monti
Stemma ufficiale
Via Panisperna, rione Monti
Via Panisperna, rione Monti
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma I
Codice 101
Superficie 1,6508 km²
Abitanti 13 864 ab.[1] (2011)
Densità 8 398,35 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Monti è il primo rione di Roma, indicato con R. I.

Lo stemma è formato da tre monti verdi di tre cime su sfondo d'argento.

Il nome deriva dal fatto che comprendeva il colle Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e del Celio. Oggi il Quirinale, Castro Pretorio ed il Celio non gli appartengono più, ma il nome è rimasto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'età romana al Novecento[modifica | modifica wikitesto]

In epoca romana la zona era densamente popolata: la parte alta del rione (dalle Terme di Diocleziano alla Suburra) era costituita da domus signorili e denominata Vicus patricius (oggi Via Urbana), mentre nella parte bassa e pantanosa - la Suburra, appunto - vivevano i plebei, e la zona era fitta di lupanari e locande malfamate[2]. Più giù, nella valle tra Campidoglio e Palatino, c'erano i Fori Imperiali, separati dal quartiere popolare sempre a rischio d'incendi per mezzo del grande muro in pietra gabina che ancor oggi fa da quinta architettonica al Foro di Augusto.

Piazza San Francesco di Paola, Loggia Borgia e Arco della Suburra, in una foto del 1982

Nel Medioevo la situazione era ben diversa: gli acquedotti romani erano stati danneggiati ed era difficile far arrivare l'acqua a causa del terreno rialzato (è una zona collinare); per questo gli abitanti tendevano a trasferirsi nel Campo Marzio, zona pianeggiante a valle dei colli. Del resto gli abitanti di Roma erano abituati a bere l'acqua del Tevere, allora potabile.

Dal Medioevo fino agli inizi dell'Ottocento il rione rimase essenzialmente una zona ricca di vigne e orti, poco popolata per la scarsità d'acqua e per la lontananza dal Vaticano, centro culturale di quel periodo. L'unico fattore che fece sì che la zona non diventasse totalmente inabitata era la presenza delle basiliche di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore: il continuo afflusso di pellegrini garantiva sempre un cospicuo numero di persone sul territorio.

Sempre nel Medioevo gli abitanti di Monti, detti monticiani, svilupparono una loro forte identità, tant'è che il loro dialetto romano era lievemente diverso da quello degli altri rioni. Sussisteva una rivalità tra gli abitanti dell'altro rione con una forte identità, Trastevere, che spesso nel XIV secolo si concretizzava in scontri cruenti tra abitanti dei due rioni[3].

Successivamente, lo sviluppo urbanistico di fine 1800 (Roma era appena diventata capitale) e i grandi sventramenti del periodo fascista cambiarono completamente il volto del rione. In particolare, tra il 1924 e il 1936 un'ampia porzione della parte bassa del rione fu distrutta per costruire via dei Fori Imperiali (allora via dell'Impero) e portare alla luce i resti dei Fori Imperiali.

Il rione oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il rione è molto ampio, e urbanisticamente assai composito: si va dalle zone di intensiva urbanizzazione ottocentesca (come quella tra il Viminale e il Quirinale, con asse su via Nazionale, e tutta l'edilizia di via Cavour) e ancor più recente (come quella tra l'Esquilino e il Celio, con asse su via Amba Aradam), al parco archeologico costituito dalla zona Colle Oppio - Colosseo - Ludus Magnus - Foro di Nerva - Foro e Mercati di Traiano.

Il furore edilizio del primo quarantennio del regno d'Italia e gli sventramenti fascisti hanno risparmiato la zona della Suburra, di cui i turisti amano molto il "pittoresco", quasi quanto quello di Trastevere. Particolarmente apprezzata da questo punto di vista e sempre più frequentata, negli ultimi anni, è la zona tra via Nazionale e via Cavour (via del Boschetto, via dei Serpenti, via Panisperna e Via Baccina), che per la modestia delle case d'abitazione, le vie strette, le botteghe artigiane, i negozietti sembra conservare le caratteristiche della Roma ottocentesca. La zona, fitta di trattorie, bar e locali vari, gravita sulla piazzetta della Madonna dei Monti, nei pressi dell'omonima chiesa, che ancora funge anche da centro di aggregazione per i residenti locali e i frequentatori occasionali.

I confini[modifica | modifica wikitesto]

  • Trevi: via Ventiquattro Maggio, largo Magnanapoli, via del Quirinale
  • Castro Pretorio: via Quattro Fontane, via Depretis, piazza Esquilino, via Cavour
  • Esquilino: via Merulana, largo Brancaccio, piazza San Giovanni in Laterano
  • Celio: via di San Giovanni in Laterano (detta lo stradone di San Giovanni), via della Navicella, via di Santo Stefano Rotondo, piazza del Colosseo
  • Campitelli: via dei Fori imperiali

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Edicole sacre[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna Arco dei Pantani

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Strade antiche[modifica | modifica wikitesto]
  • via in Selci: scende lungo il tracciato dell'antico Vicus Suburranus: i "selci" da cui prende il nome erano appunto quelli della strada antica, ritrovati durante dei lavori.
    Vi sorge la chiesa di Santa Lucia in Selci, diaconia attestata dal V secolo, e l'annesso monastero.
  • via degli Annibaldi: come altre vie del rione, prende il nome dalle famiglie che vi avevano case fortificate e torri nel Medioevo (via dei Capocci, via dei Ciancaleoni, via Frangipane) e palazzi e terreni in secoli meno fortificati (salita dei Borgia, via Cimarra, piazza e salita Del Grillo).
    Segue in parte il tracciato delle Carinae romane, di cui comunque il toponimo permane in Via delle Carine.
  • salita dei Borgia: sale dal vicus suburranus verso San Pietro in Vincoli. Corre in parte su quello che si crede essere stato il Vicus sceleratus dove Tullia calpestò con il suo carro il cadavere del padre Servio Tullio per favorire l'ascesa al trono del suo amante, nonché marito di sua sorella minore, Tarquinio il Superbo.
  • vicolo delle Carrette, superstite di una piazza e di una via omonime dove sostavano i carretti che portavano vino e altri generi alimentari dai Castelli, in prossimità del mercato del Foro.
  • via Magnanapoli: il nome sarebbe una corruzione di Balnea Napoli. Fiancheggia i Mercati di Traiano, la Torre delle Milizie e la chiesa di Santa Caterina in Magnanapoli. Al centro della rotatoria restano in vista alcuni massi delle Mura serviane: si pensa fosse localizzata qui la Porta Sanqualis.
  • via Urbana segue l'antico tracciato del Vicus Patricius. L'attuale toponimo deriva da papa Urbano VIII. Lungo il percorso si trova l'antica chiesa di Santa Pudenziana.
  • via Panisperna: strada che dall'area di Magnanapoli conduce a San Martino ai Monti, deve probabilmente il suo nome ai monaci di San Lorenzo in Panisperna che nel giorno di festa del loro Santo distribuivano panis et perna (pane e prosciutto) ai poveri. Tale chiesa tuttavia è detta Parasperna in una bolla di Giovanni XII, un termine che sarebbe una corruzione della parola greca para (presso) e di quella derivante dal latino antico sperno (confine), quindi avrebbe indicato che la chiesa era situata vicino ad un confine tra proprietà importanti.[4] Altra ipotesi lo fa derivare dal cognome di due famiglie, che esistettero veramente, i Pane ed i Perna; ed è la fusione dei due cognomi che avrebbe dato luogo al toponimo. È di tutt'altra origine secondo Mariano Armellini, che lo riconduce al cognome gentilizio Perpennia; in Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, afferma di aver trovato su una lapide in una cappellina della chiesa, andata però perduta. Benedetto Blasi, invece, riporta nel suo stradario di Roma che Panisperna sarebbe corruzione di Palisperno, cioè palis (pali o verghe) e sterno (distendo), per cui sarebbe un riferimento a S. Lorenzo «messo a bruciare sui ferri».[5]
Strade moderne[modifica | modifica wikitesto]


Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Foro e i Mercati di Traiano dal Vittoriano
Piazza della Suburra. Iscrizione che ricorda l'edicola di San Salvatore delle tre immagini ai Monti

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalle stazioni: Cavour e Colosseo.
Metropolitana di Roma C.svg
Sarà raggiungibile, entro il 2020, dalla stazione Fori Imperiali/Colosseo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roma Capitale - Dipartimento risorse tecnologiche - servizi delegati - statistica. Iscritti in anagrafe al 31-12-2011.
  2. ^ Del resto, alla vigilia della Legge Merlin, nel 1958, due dei casini della zona erano appunto in via Urbana, e un altro era poco più su, in via Cimarra.
  3. ^ Questa rivendicazione di identità è ancora riconoscibile: uscendo dalla metropolitana a via Urbana, si nota un pilastro di marmo sul quale sono scolpiti, dall'alto:
    • ALEXANDRO VI PONT MAX (papa regnante all'epoca);
    • il nome SUBURA, incoronato;
    • uno scudo recante l'emblema nobiliare (oggi scalpellato) del donatore.
    • una lunga iscrizione che ricorda come Stefano Coppi di San Gimignano, a proprie spese, riparò e riconsacrò in luogo più consono l'immagine Salvatoris trium imaginum suburani ne memoria interiret.
    Il luogo doveva essere la chiesa di S. Salvatore alla Suburra, di cui Stefano Coppi, uomo assai colto, e - pare - specialmente dotto nel greco, era il rettore, e che egli stesso aveva fatto restaurare e fornito di rendite. La chiesa fu demolita nel 1650, per sostituirvi l'oratorio della confraternita di San Francesco di Paola, pertinente al sovrastante complesso chiesa-convento, e in quell'occasione, probabilmente, fu spostato il pilastro memoriale. L'oratorio stesso fu poi demolito nel 1884, per l'apertura di via Cavour, ma il pilastrino si salvò (cfr. Bollettino d'Arte del Ministero della P. Istruzione, Roma 1915, p. 190 [1]).
  4. ^ Rendina C., e Paradisi D., Le strade di Roma, Roma, Newton & Compton Editori, 2004. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  5. ^ Via Panisperna, Roma, Associazione Culturale Info.Roma. URL consultato il 28 dicembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Manodori, RIONE I. MONTI in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 1989.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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