Rigel

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Rigel
Rigel circondata dalla tenue nebulosità di vdB 36.Rigel circondata dalla tenue nebulosità di vdB 36.
Classificazione supergigante blu
Classe spettrale B8Iab[1]
Tipo di variabile Irregolare
Distanza dal Sole 860 ± 80 anni luce[2]
Costellazione Orione
Coordinate
(all'epoca J2000)
Ascensione retta 05h 14m 32,30s [1]
Declinazione -08° 12′ 06,89″[1]
Lat. galattica -25,2454°[1]
Long. galattica 209,2412°[1]
Dati fisici
Diametro medio 102 milioni di km
Raggio medio 73 R
Massa
17 M
Acceleraz. di gravità in superficie 1,17 log g
Periodo di rotazione ≥ 89 giorni
Velocità di rotazione v × sini = 43 km/s
Temperatura
superficiale
12.000 K (media)
Luminosità
67.000-100.000 L
Indice di colore (B-V) -0,03[1]
Età stimata 3-10 milioni di anni
Dati osservativi
Magnitudine app. 0,12[1]
Magnitudine ass. -8,03
Parallasse 3,78 ± 0,34 mas[1]
Moto proprio AR: 1,31 mas/anno
Dec: 0,50 mas/anno[1]
Velocità radiale +20,7 ± 0,9 km/s[1]
Nomenclature alternative
Rigel, Algebar, Elgebar, β Ori, 19 Ori, HD 34085, HIP 24436, SAO 131907, WDS 05145-0812

Rigel (β Ori / β Orionis / Beta Orionis) è una stella della costellazione di Orione, la settima più luminosa del cielo, con una magnitudine apparente di 0,12.[3] Sebbene secondo la nomenclatura di Bayer la stella abbia la lettera greca β, è in realtà la stella più luminosa della costellazione, più luminosa anche di Betelgeuse, cui è stata assegnata la lettera α. Ciò può essere dovuto o al fatto che, al momento dell'assegnazione delle lettere nel 1603, Betelgeuse, in virtù della sua variabilità, era più luminosa di quanto non sia ora, oppure semplicemente al fatto che Johann Bayer, come in molti altri casi, si è basato sulle posizioni delle stelle piuttosto che sulla loro effettiva luminosità al momento dell'assegnazione della lettera.

Rigel è una supergigante blu dall'elevata temperatura superficiale, situata alla distanza di circa 860 anni luce dal sistema solare; attorno ad essa si trova una gran quantità di gas interstellare, che viene illuminato dalla sua intensa radiazione ultravioletta, rendendolo così luminoso per riflessione.

Osservazione[modifica | modifica sorgente]

Carta della costellazione di Orione

Rigel è una stella dell'emisfero australe, ma è talmente prossima all'equatore celeste (solo 8° a sud) da poter essere osservata da tutte le aree abitate della Terra, senza difficoltà. D'altra parte questa vicinanza all'equatore celeste fa sì che essa sia circumpolare solo nelle regioni vicine al polo sud terrestre.

L'individuazione di Rigel è facilitata, oltre che dalla sua notevole luminosità, anche dal fatto che appartiene alla costellazione di Orione, una delle figure più note e riconoscibili della volta celeste, di cui costituisce anche la stella più luminosa. Essa è posta nella parte sud-ovest della costellazione, in corrispondenza del suo piede destro, secondo l'Uranometria di Bayer, o sinistro, secondo l'etimologia araba. Si trova infatti a sud rispetto alla Cintura di Orione (formata da Alnitak, Alnilam e Mintaka) e a ovest rispetto a Saiph, con la quale forma una delle basi della figura a forma di clessidra, costituita dalle stelle più luminose della costellazione.

Per quanto riguarda le dinamiche terrestri, si può osservare che Rigel si trova ora nel punto più settentrionale che possa raggiungere nel ciclo precessionale, essendo prossima alle 6h di ascensione retta; fra circa 13.000 anni (come lo è stato anche 12.000 anni fa), Rigel sarà al contrario nel punto più meridionale, e sarà osservabile dall'emisfero nord solo in prossimità del Tropico del Cancro.

Ambiente galattico[modifica | modifica sorgente]

Ambiente galattico di Rigel e del Sole

La nuova riduzione dei dati astrometrici del telescopio spaziale Hipparcos risalente al 2007 ha portato a un nuovo calcolo della parallasse di Rigel, che è risultata essere 3,78 ± 0,34 mas[4]. Pertanto la distanza di Rigel dalla Terra è pari a 1/0,00378 ± 20 pc, ossia 264 ± 20 pc, equivalenti a circa 860 ± 70 anni luce. In ogni caso, il metodo della parallasse a queste distanze non è pienamente affidabile e il margine di errore ampio. Comunque sia, questa stella si trova sullo stesso braccio della Via Lattea su cui si trova anche il Sole, cioè il braccio di Orione, il cui nome deriva dal fatto che il suo punto più ricco ed intenso si trova proprio in direzione della costellazione di Orione.

Sulla stessa linea di vista di Rigel e lungo il medesimo braccio galattico, si trovano anche l'associazione OB Orion OB1 e la nebulosa di Orione, ad essa collegata. Di questa associazione fanno parte molte stelle calde e luminose della costellazione, comprese Saiph e le tre che formano la Cintura. Tuttavia la distanza di Rigel da noi è circa la metà di quella delle stelle che formano l'associazione. È pertanto dubbio che Rigel ne faccia parte: a volte viene considerata un membro staccato dell'associazione, ma più spesso è considerata un membro dell'Associazione R1 del Toro-Orione. Il fatto che Betelgeuse si trovi più o meno alla stessa distanza da noi a cui si trova Rigel e abbia più o meno la stessa età (circa 10 milioni di anni) farebbe pensare a un fenomeno di formazione stellare avvenuto di fronte all'associazione Orion OB1 alla distanza di 200-300 parsec, che ha generato anche queste due stelle[5].

Essendo una stella brillante e inoltre muovendosi in una regione folta di nebulose, Rigel illumina numerose nubi di polvere nelle sue vicinanze, come vdB 36 e la Nebulosa Testa di Strega; quest'ultima è una nebulosa a riflessione che si trova circa due gradi e mezzo a nord-est, a circa 40 anni luce da Rigel. Nonostante la distanza, la Nebulosa Testa di Strega è ugualmente illuminata da questa stella a testimonianza della sua grande luminosità. Essa è di colore azzurro perché riflette la luce di Rigel, che ha questo colore.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Temperatura e luminosità[modifica | modifica sorgente]

Il colore azzurro di Rigel è determinato dalla sua alta temperatura superficiale. Il valore di tale temperatura non è tuttavia conosciuto con certezza: alcune misurazioni hanno dato come risultato 12.000 K[6], altre 13.000 K[7]. In ogni caso, Rigel è stata assegnata alla classe spettrale B8[1].

Visto che la distanza precisa a cui Rigel si trova è incerta, anche la sua luminosità intrinseca è difficilmente determinabile con precisione: il suo calcolo infatti può essere effettuato sulla base della luminosità apparente e della distanza. Tenendo conto che, data la sua alta temperatura superficiale, Rigel emette molta radiazione nella banda dell'ultravioletto, le stime della luminosità di questa stella variano fra le 66.000 L[8] e le 100.000 L. In ogni caso con una magnitudine assoluta bolometrica di -8,03[7], Rigel è l'oggetto più luminoso della nostra zona della Via Lattea. Occorre allontanarsi dal Sole ben 1.400 anni luce fino a Deneb, α Cygni, per trovare una stella sicuramente più luminosa. Anche Deneb si trova sul braccio di Orione della Via Lattea, ma nella direzione opposta a quella in cui si trova Rigel. Un'altra stella che potrebbe contendere a Deneb il primato di stella più luminosa nelle vicinanze del Sole a una distanza superiore a quella di Rigel è Naos, ζ Puppis, che è sicuramente più luminosa di Deneb: tuttavia non è ancora ben chiaro quale delle due stelle sia la più vicina[9].

Raggio[modifica | modifica sorgente]

Confronto fra le dimensioni del Sole e quelle di Rigel

Rigel è classificata come stella supergigante; in particolare essa è stata assegnata alla classe MMK Ia (a volte Iab[1]), che raccoglie le supergiganti più luminose. Ciò significa che Rigel ha già abbandonato la sequenza principale e si trova in un avanzato stato evolutivo. Le dimensioni di Rigel sono quelle che ci si aspetta da una stella della sua classe: infatti, basandosi sulla sua luminosità e sulla sua temperatura, si può ricavare che essa ha un raggio che è 78 volte quello del Sole[10]; misurazioni dirette del diametro di Rigel hanno dato come risultato 2,43 mas[11], che alla distanza presunta a cui Rigel si trova danno quale raggio 73 R (cioè 0,34 UA), in buon accordo con il raggio calcolato in base a luminosità e temperatura. I margini di incertezza sono tuttavia ampi: altre misurazioni hanno dato risultati maggiori, fino a 130 R[12]. Se fosse posta al centro del Sistema solare, Rigel raggiungerebbe quindi almeno l'orbita di Mercurio, ma potrebbe addirittura avvicinarsi all'orbita di Venere, se le stime più alte dovessero rivelarsi corrette.

Velocità e periodo di rotazione[modifica | modifica sorgente]

Le stelle giganti e supergiganti, uscendo dalla sequenza principale, aumentano il loro volume. Per la legge di conservazione del momento angolare, la velocità di rotazione diminuisce. Queste stelle quindi di solito ruotano tanto più lentamente quanto più hanno aumentato il loro volume. Rigel, come tutte le stelle molto calde, quando era all'interno della sequenza principale doveva ruotare molto velocemente, tanto che forse la sua velocità di rotazione era all'equatore circa 400 km/s[13], fra i valori più alti conosciuti. L'eccesso di elio riscontrato nell'atmosfera stellare di Rigel è stato spiegato proprio sulla base di questa originaria velocità di rotazione molto elevata: essa dovrebbe infatti avere provocato un rimescolamento dei prodotti del ciclo CNO, quando questa stella si trovava nella sequenza principale[13].

L'attuale velocità di rotazione di Rigel è molto difficile da determinare, così come lo è in tutte le supergiganti. Le stelle di questo tipo infatti uniscono una velocità di rotazione ridotta, causata dall'aumento di volume, a una atmosfera estremamente turbolenta e non è semplice separare i movimenti del gas dovuti alla rotazione e quelli dovuti alla turbolenza. In ogni caso, Rigel è stata fatta oggetto di indagini accurate in questo campo, che hanno portato nel 1975 a stabilire che la sua attuale velocità di rotazione all'equatore moltiplicata per sin i è pari a 43 km/s, ove i è l'angolo di inclinazione rispetto alla nostra visuale[14]. Una successiva misura ha dato un risultato comparabile (40 km/s[13]). Poiché l'angolo di inclinazione non è conosciuto, la velocità di rotazione di Rigel e il suo periodo di rotazione non sono determinabili con esattezza. Assumendo che l'asse di rotazione di Rigel sia inclinato di 90° rispetto al piano della nostra visuale (e quindi assumendo sin i = 1), Rigel avrebbe un periodo di rotazione di circa 89 giorni, posto che il raggio di Rigel sia pari a circa 70 R. Tale periodo tuttavia diminuirebbe se l'asse di rotazione della stella fosse inclinato più di 90° o meno di 90° e aumenterebbe se il raggio fosse maggiore[12].

Vento stellare[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione artistica di Rigel vista da una distanza di 1 unità astronomica

Come tutte le stelle supergiganti, Rigel emette massicciamente gas tramite il proprio vento stellare. Si tratta di un vento stellare relativamente veloce (400 ≤ v ≤ 600 km/s[15]), che emette radiazione nelle frequenze dell'ultravioletto. Questo vento stellare origina una notevole perdita di massa da parte della stella, ma c'è incertezza riguardo a quanto essa ammonti di preciso. Le misurazioni effettuate da tre diversi studi la collocano fra 1,1 milionesimi[16] e 1,3 decimilionesimi[17] di massa solare ogni anno. Si tratta di una perdita che è nell'ordine di 1-10 milioni di volte la massa persa dal Sole ogni anno a causa del vento solare. In ogni caso tale perdita non avviene in modo regolare[18], ma avviene in eruzioni che danno origine a diverse shell di gas, concentriche le une alle altre, che si espandono allontanandosi dalla stella. Queste eruzioni sono probabilmente da mettere in relazione con la variabilità della stella.

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Rigel varia la sua luminosità in modo irregolare, come è tipico delle supergiganti. Sia il periodo di variazione che l'ampiezza non sono infatti costanti. Secondo alcuni studiosi il semiperiodo medio di queste variazioni è 22 giorni[19]. Tuttavia secondo altri studiosi, le variazioni di luminosità della stella non hanno alcuna regolarità[20]. L'intervallo di variabilità va da 0,03 a 0,3 magnitudini, cioè dal 3 al 30 percento. L'esatto meccanismo all'origine di queste variazioni non è ancora conosciuto e sono state fatte al proposito diverse ipotesi. Una prima è che la stella vada incontro a pulsazioni non radiali, che interessano larghe parti dell'atmosfera stellare, in modo irregolare e non periodico. Queste pulsazioni sarebbero accompagnate da grandi perdite di massa, che renderebbero di forma irregolare l'involucro della stella[19].

Sono state avanzate altre ipotesi. Poiché alcune osservazioni hanno rivelato la presenza non solo di gas che si allontana dalla stella, ma anche di gas che ricade su di essa, è stata proposta l'esistenza di fenomeni simili alle protuberanze solari e ai flare a cui il Sole va soggetto. Tutto ciò suggerisce l'esistenza di una cromosfera, per certi versi simile a quella del Sole[12]. Le protuberanze sarebbero più frequenti in corrispondenza dell'equatore stellare e sarebbero collegate con il magnetismo di Rigel. La sua superficie presenterebbe infatti delle macchie stellari. Nella zona interessate da esse si originerebbero vaste eruzioni di materiale confinato magneticamente che causerebbero loop molto estesi (decine di volte più grandi di quelli che interessano il Sole), che arriverebbero fino ad una altezza pari a un quarto del raggio della stella. Le variazioni di luminosità di Rigel sarebbero associate a questi fenomeni.

Stato evolutivo[modifica | modifica sorgente]

Entrata nella sequenza principale fra i 3 e 10 milioni di anni fa[8] come una stella di classe spettrale O, avente forse una massa una trentina di volte quella del Sole[12], Rigel ha già esaurito l'idrogeno presente nel suo nucleo e quindi è già entrata nelle fasi finali della sua esistenza. Stelle della massa di Rigel, infatti, bruciano molto velocemente il loro combustibile nucleare e hanno quindi una vita (in termini astronomici) molto breve. Da quando è entrata nella sequenza principale, Rigel ha sicuramente perso una consistente porzione della sua massa originaria tramite il potente vento stellare prodotto dalle stelle di classe O e dalle supergiganti. Tuttavia non è ancora chiaro quanta della sua massa iniziale Rigel abbia perso, perché il suo preciso stato evolutivo non è conosciuto.

Circa lo stato evolutivo di Rigel, infatti, due ipotesi sono possibili[21]. Secondo la prima, Rigel sarebbe da poco uscita dalla sequenza principale e avrebbe un nucleo inerte di elio, che si sta contraendo e scaldando. L'innalzamento della temperatura del nucleo farà gonfiare in futuro la stella fino a farla diventare una supergigante rossa simile ad Antares o Betelgeuse. In questo caso la massa attuale di Rigel dovrebbe aggirarsi sulla ventina di masse solari. Una seconda possibilità è che Rigel abbia già passato lo stadio di supergigante rossa e che la temperatura del suo nucleo sia già aumentata a sufficienza per innescare la fusione dell'elio in carbonio e ossigeno. Se questo è accaduto, allora il suo nucleo si è espanso e ciò ha prodotto una nuova contrazione della stella che da supergigante rossa è tornata ad essere una supergigante blu. Se questa seconda ipotesi dovesse essere corretta, allora Rigel ha fatto in tempo a perdere maggiori quantitativi di massa, tanto che la sua massa attuale dovrebbe essere intorno alla quindicina di masse solari. In ogni caso, vista la sua massa elevata, il suo destino sembra quello di esplodere in una supernova di tipo II entro circa un milione di anni. Vista la relativa vicinanza di Rigel, questa esplosione potrebbe avere una magnitudine apparente di -17, cioè apparire luminosa dalla Terra quanto 100 lune piene[8].

Il sistema[modifica | modifica sorgente]

La brillante stella Rigel costituisce, secondo Bayer, il piede destro di Orione

Rigel non è in realtà una stella singola, ma un sistema stellare. Intorno alla stella principale, che è stata fin qui descritta e che è denominata Rigel A, orbitano due o forse più stelle. Rigel è stata riconosciuta come binaria visuale almeno dal 1831, sulla base delle osservazioni di F. G. W. Struve. La compagna visuale di Rigel A sarebbe una stella di tutto rispetto, brillando alla magnitudine apparente 6,7 nonostante la distanza di circa 800 anni luce. Tuttavia essendo vicina a Rigel A e essendo quest'ultima 500 volte più luminosa, la sua luminosità viene sovrastata dalla sua più potente compagna, sicché la sua risoluzione necessita di un telescopio di almeno 150 mm[22]. Alla distanza stimata, la compagna di Rigel A è separata dalla primaria da almeno 2200 UA (330 miliardi di km). Vista la notevole distanza fra le due componenti non si è finora osservato nessun moto orbitale, ma, come è ovvio, esse condividono il medesimo moto proprio[22][23]. In ogni caso l'orbita viene compiuta in almeno 25.000 anni[21].

La compagna visuale di Rigel è essa stessa una binaria spettroscopica, formata da due stelle azzurre di sequenza principale. Entrambe le componenti, chiamate Rigel B e Rigel C, hanno classe spettrale B9 e hanno una temperatura superficiale di poco superiore ai 10.000 K. Rigel B, la più massiccia, ha una massa pari a due volte e mezzo quella del Sole, mentre Rigel C ha una massa pari a 1,9 M[23][22]. Esse si trovano distanti 100 UA (circa 15 miliardi di km) l'una dall'altra e compiono il loro moto orbitale in circa 400 anni[21].

Alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX ci fu una lunga controversia circa la possibilità di risolvere con telescopi una ulteriore componente ottica nelle immediate vicinanze di Rigel. Parecchi osservatori esperti affermarono di averla individuata, mentre altri affermarono di non essere riusciti in questa impresa; tuttavia, anche quelli che affermavano di esservi riusciti furono spesso incapaci di ripetere il risultato. Le osservazioni compiute in seguito hanno smentito che tale ulteriore componente ottica esista[23][22].

Potrebbe essere invece legata al sistema una ulteriore debole stella di quindicesima magnitudine, che si trova 44 secondi d'arco dalla principale. Alla distanza di 800 anni luce, questi corrispondono a una separazione di 11.500 UA (circa 0,175 anni luce) da Rigel A. Se veramente legata al sistema, questa stella arancione di sequenza principale completerebbe la sua orbita intorno al trio delle stelle maggiori in almeno un quarto di milione di anni[21].

Etimologia e significato culturale[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Rigel deriva dalla sua posizione di "piede" sinistro di Orione. È infatti una contrazione di Rijl jawza al-yusra, espressione araba per "il piede sinistro di Colui che è Centrale". Un altro nome arabo è riǧl al-ǧabbār, che significa "il piede di colui che è grande (gigante, conquistatore, ecc.)"; da questa espressione araba derivano i nomi alternativi di Rigel, Algebar e Elgebar, che tuttavia sono raramente utilizzati[24].

Nella mitologia norrena il gigante Orione era identificato con Orwandil. Secondo il mito egli stava viaggiando in compagnia del dio Thor, quando in uno sfortunato incidente il suo alluce si congelò durante l'attraversamento di un fiume. Thor tagliò il dito e lo lanciò nel cielo, ove divenne Rigel. In alcune varianti, l'altro alluce divenne la stella Alcor[25].

In Cina Rigel è conosciuta con il nome 参宿七, che significa "la settima delle tre stelle". Questo curioso nome deriva dal fatto che i cinesi chiamavano l'asterismo della Cintura di Orione, "le tre stelle". Poi altre stelle vennero aggiunte all'asterismo, ma il nome non cambiò.

In Giappone Rigel fu chiamata Genji-boshi, nome suggerito dalla bianca bandiera del clan Genji. Il nome, infatti, significa la stella del clan Genji. Un altro nome utilizzato in Giappone è Gin-waki, che significa "la (stella) argentata accanto (alla Cintura di Orione)"[26].

Presso la popolazione aborigena australiana dei Wotjobaluk Rigel era chiamata Yerrerdet-kurrk ed era considerata la suocera di Totyerguil, cioè Altair. La distanza fra le due stelle esprimeva il taboo che impediva a un uomo di accostarsi alla propria suocera[27].

Nella navigazione astronomica, Rigel è una delle più importanti stelle utilizzate per stabilire la posizione di una nave. Ciò è dovuto sia alla sua brillantezza, sia alla sua posizione vicina all'equatore celeste, che la rende visibile da tutti gli oceani del mondo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Rigel su SIMBAD. URL consultato il 29 aprile 2010.
  2. ^ Da parallasse.
  3. ^ The 50 Brighest Stars. URL consultato il 22 maggio 2010.
  4. ^ F. van Leeuwen, Validation of the new Hipparcos reduction in Astronomy and Astrophysics, vol. 474, n. 2, 2007, pp. 653-664. DOI:10.1051/0004-6361:20078357. URL consultato il 10 novembre 2012.
  5. ^ J. Bally, Overview of the Orion Complex in Handbook of Star Forming Regions, Volume I: The Northern Sky ASP Monograph Publications, vol. 4, dicembre 2008, p. 1. URL consultato il 27 aprile 2010.
  6. ^ L. Sapar, A. Sapar, The ultraviolet IUE spectrum of β Orionis in Tartu Astrofüüs, vol. 99, 1989. URL consultato il 29 aprile 2010.
  7. ^ a b Y. Takeda, Spectroscopic determinations of stellar parameters and photospheric helium abundances for Alpha Cygni and Beta Orionis in Publications of the Astronomical Society of Japan, vol. 46, 1994, pp. 181-203. URL consultato il 29 aprile 2010.
  8. ^ a b c H. A. Stewart, E. F. Guinan, R. Wasatonic, S G. Engle, G. P. McCook, Multi-Frequency Photometric Analyses of Rigel, the nearest Blue Supergiant and Supernova Progenitor in Bulletin of the American Astronomical Society, vol. 41, 2009, p. 207. URL consultato il 12 maggio 2010.
  9. ^ Le misurazioni recenti del satellite Hipparcos indicano che Naos è più vicina di Deneb: cfr. J. Maíz Apellániz, E. Alfaro, A. Sota, Accurate distances to nearby massive stars with the new reduction of the Hipparcos raw data, 2008. URL consultato il 17 maggio 2010.
  10. ^ (EN) Star, NASA. URL consultato il 17 maggio 2010.
  11. ^ A. Richichi, I. Percheron, M. Khristoforova, Charm2: An updated Catalog of High Angular Resolution Measurements in Astronomy and Astrophysics, vol. 431, 2005, pp. 773–777. DOI:10.1051/0004-6361:20042039. URL consultato il 17 maggio 2010.
  12. ^ a b c d G. Israelian, E. Chentsov, F. Musaev, The inhomogeneous circumstellar envelope of Rigel (beta Orionis A) in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 290, 1997, pp. 521-532. URL consultato il 4 maggio 2010.
  13. ^ a b c Y. Takeda, K. Sadakane, M. Takada-Hidai, Profile analysis of He I 6678 in beta Orionis: Rotation, macroturbulence, and He abundance in Publications of the Astronomical Society of Japan, vol. 47, 1995, pp. 307-316. URL consultato il 14 maggio 2010.
  14. ^ D. F. Gray, Atmospheric turbulence measured in stars above the main sequence in Astrophysical Journal, vol. 202, 1975, pp. 148-164. DOI:10.1086/153960. URL consultato il 3 maggio 2010.
  15. ^ B. Bates, D. L. Giaretta, D. J. McCartney, J. A. McQuoid, Balloon and IUE spectra of early-type stars in Irish Astronomical Journal, vol. 14, 1980, pp. 114-120. DOI:10.1086/153960. URL consultato il 5 maggio 2010.
  16. ^ M. J. Barlow, M. Cohen, Infrared photometry and mass loss rates for OBA supergiants and Of stars in Journal of Astrophysics, vol. 213, 1977, pp. 737-755. DOI:10.1086/155204. URL consultato il 5 maggio 2010.
  17. ^ Anne Underhill, V. Doazan, B Stars with and without Emission Lines, Paris, Centre National de la Recherche Scientifique, 1982, p. 142.
  18. ^ N. Morrison, R. Rother, N. Kurschat, Hα line profile variability in the B8Ia-type supergiant Rigel (β Ori), Clumping in hot-star winds, Potsdam, Universitätsverlag Potsdam, 2008. URL consultato il 5 maggio 2010.
  19. ^ a b D. P. Hayes, Rigel's circumstellar envelope structure in Astrophysical Journal, vol. 302, 1986, pp. 403-409. DOI:10.1086/163998. URL consultato il 10 maggio 2010.
  20. ^ N. Morrison, S. Rother, Long-term Spectroscopic Monitoring Of Rigel (Beta Ori, B8ia) in Bulletin of the American Astronomical Society, vol. 42, 2010, p. 344. URL consultato il 17 maggio 2010.
  21. ^ a b c d Rigel, written by prof. Jim Kaler
  22. ^ a b c d Robert, Jr. Burnham, Burnham's Celestial Handbook, New York, Dover Publications, 1978, p. 1300. ISBN 0486235688.
  23. ^ a b c Peter Jedicke, Levy, David H., Regal Rigel in The New Cosmos, Waukesha, Kalmbach Books, 1992, pp. 48–53.
  24. ^ Richard Hinckley Allen, Star names: their lore and meaning, Mineola (N.Y:), Dover Publications, 1963, p. 312. ISBN 9780486210797.
  25. ^ Richard Hinckley Allen, Star names: their lore and meaning, Mineola (N.Y:), Dover Publications, 1963, p. 313. ISBN 9780486210797.
  26. ^ Hōei Nojiri "Shin seiza jyunrei" p.19 ISBN 9784122041288
  27. ^ Mudrooroo, Aboriginal mythology : an A-Z spanning the history of aboriginal mythology from the earliest legends to the present day, London, HarperCollins, 1994, p. 142. ISBN 1855383063.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Testi generici[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) E. O. Kendall, Uranography: Or, A Description of the Heavens; Designed for Academics and Schools; Accompanied by an Atlas of the Heavens, Philadelphia, Oxford University Press, 1845.
  • (EN) John Gribbin, Mary Gribbin, Stardust: Supernovae and Life—The Cosmic Connection, Yale University Press, 2001. ISBN 0-300-09097-8.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 2002.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005. ISBN 88-11-50517-8.

Sulle stelle[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Martin Schwarzschild, Structure and Evolution of the Stars, Princeton University Press, 1958. ISBN 0-691-08044-5.
  • (EN) Martha Evans Martin; Donald Howard Menzel, The Friendly Stars: How to Locate and Identify Them, Dover, Courier Dover Publications, 1964, pagine 147. ISBN 0-486-21099-5.
  • R. J. Tayler, The Stars: Their Structure and Evolution, Cambridge University Press, 1994, p. 16. ISBN 0-521-45885-4.
  • A. De Blasi, Le stelle: nascita, evoluzione e morte, Bologna, CLUEB, 2002. ISBN 88-491-1832-5.
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  • (EN) Fred Schaaf, The Brightest Stars: Discovering the Universe through the Sky's Most Brilliant Stars, John Wiley & Sons, Incorporated, 2008, pagine 288. ISBN 978-0-471-70410-2.

Carte celesti[modifica | modifica sorgente]

  • Toshimi Taki, Taki's 8.5 Magnitude Star Atlas, 2005. - Atlante celeste liberamente scaricabile in formato PDF.
  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987. ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998. ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001. ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Le 20 stelle più luminose a occhio nudo nel cielo notturno
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