Riforma mariana dell'esercito romano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Riforma mariana dell'esercito romano
Busto in marmo di Gaio Mario (Museo Chiaramonti), grande innovatore delle forze armate romane.
Busto in marmo di Gaio Mario (Museo Chiaramonti), grande innovatore delle forze armate romane.
Descrizione generale
Attiva 107 - 104 a.C.
Nazione Roma Antica
Tipo forze armate terrestri (di fanteria, cavalleria e artiglieria)
Patrono Marte dio della guerra
Colori porpora
Anniversari 21 aprile
Decorazioni Dona militaria
Onori di battaglia Trionfo,
Ovatio,
Spolia opima,
Cognomina ex virtute
Comandanti
Comandanti degni di nota Caio Mario,
Lucio Cornelio Silla,
Caio Giulio Cesare,
Gneo Pompeo Magno

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La riforma mariana dell'esercito romano rappresentò uno dei momenti principali della storia dell'esercito romano, che vide in Gaio Mario, per sette volte console romano, l'artefice della riorganizzazione della macchina da guerra romana, rimasta in vigore per oltre 70 anni, fino alla successiva riforma augustea. I soldati venivano, ora, sottoposti ad un addestramento che mai in precedenza si era visto. Venivano addestrati a sopportare senza lamentarsi le fatiche delle lunghe marce di avvicinamento, ad allestire accampamenti e alla costruzione di macchine da guerra, tanto da meritarsi il soprannome di muli di Mario.[1]

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre contro Giugurta e Guerre cimbriche.

Verso la fine del II secolo a.C. Roma si era trovata coinvolta in una guerra in Numidia dove, per la mancanza di attrattiva di qualsiasi genere, era quasi impossibile reperire nuove reclute. Il problema si era andato nel corso dell'ultimo secolo sempre più ampliando. Non a caso, al termine della seconda guerra punica vi fu una nuova riduzione del censo minimo richiesto per passare dalla condizione di proletarii (o capite censi) ad adsidui, ovvero per prestare il servizio militare all'interno delle cinque classi, come aveva stabilito nel VI secolo a.C., Servio Tullio. Si era, infatti, passati nel corso di tre secoli da un censo minimo di 11.000 assi[2] ai 4.000 degli anni 214-212 a.C.[3][4] (pari alle 400 dracme argentee di Polibio alla fine del III secolo a.C.[5]) fino ai 1.500 assi riportati da Cicerone[6] e databili agli anni 133-123 a.C.,[7] a testimonianza di una lenta e graduale proletarizzazione dell'esercito romano, alla continua ricerca di armati, in funzione delle nuove conquiste nel Mediterraneo. A questo punto, quindi, è chiaro che molti dei proletari ex nullatenenti erano stati nominalmente ammessi tra gli adsidui.[8]

Da questa premessa il console di quell'anno, Gaio Mario, decise di aprire le legioni a chiunque, che fosse o meno possidente,[9] come ci racconta Sallustio:

« Mario si accorse che gli animi della plebe erano pieni di entusiasmo. Senza perdere tempo caricò le navi di armi, stipendium per i soldati e tutto ciò che era utile, ordinando a Manlio di imbarcarsi. Egli intanto, arruolava soldati, non come era nell'uso di quel periodo, per classi sociali, ma anzi accettando tutti i volontari, per la massima parte nullatenenti (capite censi). »
(Gaio Sallustio Crispo, Bellum Iugurthinum, LXXXVI.)

Riforma[modifica | modifica sorgente]

In un processo noto come riforma mariana, il console romano Gaio Mario portò avanti un programma di riforme dell'esercito romano[10]. Nel 107-104 a.C., tutti i cittadini potevano accedere all'arruolamento, indipendentemente dal benessere e dalla classe sociale[11]. Questa mossa formalizzava e concludeva un processo, sviluppatosi per secoli, di graduale rimozione dei requisiti patrimoniali per l'accesso al servizio militare[12].

Struttura del nuovo esercito[modifica | modifica sorgente]

La distinzione tra hastati, principes e triarii, che già era andata assottigliandosi, era ufficialmente rimossa[13][14], e fu creata quella che, nell'immaginario popolare, è la fanteria legionaria, che formava una forza omogenea di fanteria pesante. I suoi componenti erano reclutati da stirpi di cittadini; a questa epoca, la cittadinanza romana o latina era stata territorialmente estesa ben al di fuori dell'Italia antica e della Gallia cisalpina[15] All'interno poi delle singole centurie i legionari formavano gruppi di 8-10 soldati, chiamati contubernium, a capo dei quali veniva posto un decanus (o caput contubernii).[16] Questa nuova unità ebbe una grande importanza a livello strutturale nella legione (non forse a livello tattico), sia nella gestione interna della centuria, sia per la vita quotidiana che gli 8-10 soldati compivano insieme, montando la tenda al termine di una lunga marcia in territorio nemico, dividendo i pasti e condividendo molte delle comuni fatiche della vita militare.

Veniva, inoltre, abolita sia la cavalleria legionaria (equites), sia la fanteria leggera di cittadini dei velites (ovvero la fanteria leggera), che furono però sostituiti con speciali corpi di truppe ausiliarie o alleate (socii), a supporto e complemento della nuova unità legionaria,[17] che potevano consistere anche di mercenari stranieri[18]

A causa della concentrazione delle legioni di cittadini in una forza di fanteria pesante, le armate romane dipendevano dall'affiancamento di cavalleria ausiliaria di supporto. Per necessità tattica, le legioni erano quasi sempre accompagnate da un numero eguale o superiore di truppe ausiliarie più leggere[19], che erano reclutate fra i non cittadini dei territori sottomessi all'Impero. Un'eccezione conosciuta, durante questo periodo, di legioni formate da province senza cittadinanza, fu la legione arruolata nella provincia di Galazia.[15]

Organizzazione tattica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Manipolo (storia romana) e Coorte.

In seguito alle invasioni dei Cimbri e dei Teutoni, dove le armate romane avevano subito numerose sconfitte, anche a causa della nuova tattica adottata dalle popolazioni germaniche del cuneus. Si trattava di una formazione molto compatta e profonda che mirava a devastare il centro dello schieramento avversario. Per questo motivo, Caio Mario, intuì che c'era la necessità di cambiare la tattica tradizionale per poter finalmente contrastare il nemico germanico, tattica che si era rivelata già disastrosa ai tempi della guerra annibalica. Egli adottò così uno schieramento più compatto (che potesse fronteggiare il devastante impatto del cuneus germanico), ma allo stesso tempio più flessibile, in modo tale da poter agire autonomamente all'interno dello schieramento legionario, e potendo così aggirare i fianchi del nemico (unico punto debole) e metterlo in gravi difficoltà.[20]

L'organizzazione interna tattica subiva, pertanto, un cambiamento fondamentale: il manipolo (formato da sole due centurie) perse ogni funzione tattica in battaglia (non invece quella amministrativa[21]) e fu sostituito, come unità di base della legione,[20] da 10 coorti (sull'esempio di ciò che era già stato anticipato da Scipione l'Africano un secolo prima), ora numerate da I a X.[17] Furono, come si è accennato prima, eliminate le divisioni precedenti tra Hastati, Principes e Triarii, ora tutti equipaggiati con il pilum (arma da lancia, che sostituiva l'hasta, che fino ad allora era in dotazione ai Triarii).[17]

Gerarchia interna[modifica | modifica sorgente]

Ogni coorte era formata da tre manipoli oppure da sei centurie, composte a loro volta da un centurione, un optio, un signifer, un cornicen (che si alternava con un tubicen nello stesso manipolo, ma dell'altra coorte) e 60 legionari, per un totale di 64 armati a centuria, ovvero 384 a coorte. La legione contava così 3.840 fanti.[22] A capo di ogni legione fu, in seguito, posto un legatus pro praetore (dal 67 a.C.), che faceva le veci del console in sua absentia.[23]

Paga, età, durata del servizio militare e veterani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paga (esercito romano), honesta missio e veterano (storia romana).

Il servizio attivo permanente subiva così un importante cambiamento nel 107 a.C.. La Repubblica romana fu costretta ad assumersi l'onere di equipaggiare e rifornire le truppe legionarie, permettendo a tutti, compresi i nullatenenti, di arruolarsi. L'età minima per i volontari (non più costretti a prestare il servizio di leva) era ora stabilita a 17 anni, quella massima a 46. Il servizio durava invece fino ad un massimo di 16 anni (honesta missio).[22] Si trattava della prima forma di un esercito di professionisti dove era abolita la coscrizione per censo, mentre i soldati veterani, che dall'esercito traevano quotidiano sostentamento (vitto e alloggio, oltre all'equipaggiamento), ottennero una pensione sotto forma di assegnazioni di terre nelle colonie e, più tardi, anche della cittadinanza romana. A loro Mario e poi i successivi comandanti concedevano anche di dividere il bottino razziato nel corso delle campagne militari.[17]

Insegne legionarie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista di legioni romane.

Durante il consolato del 104 a.C. introdusse, infine, la possibilità per ogni legione di distinguersi dalle altre, assumendo un simbolo proprio (il toro, il cinghiale, il leone, ecc.),[24] per creare maggior attaccamento all'unità di appartenenza e spirito di gruppo, in modo da combattere sia per la paga sia per la patria.[25] Ora le legioni potevano distinguersi, le une dalle altre, grazie a specifiche insegne e numerazioni, proprio perché non erano più "sciolte" al termine di una campagna militare, ma, al contrario, erano divenute unità permanenti, che con gli anni acquisivano una loro storia, fatta di ricompense e riconoscimenti per le vittorie dalle stesse conseguite nel corso delle guerre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sesto Giulio Frontino, Stratagemata, IV, 1.7.
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 43.
  3. ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p. 6.
  4. ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p. 28.
  5. ^ Polibio, Storie, VI, 19.3.
  6. ^ Cicerone, De re publica, II, 22, 40.
  7. ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p. 21
  8. ^ Emilio Gabba, Republican Rome, The Army and The Allies, p. 7
  9. ^ P. Connolly, L'esercito romano, p. 26.
  10. ^ Santosuosso, Storming the Heavens, p. 10.
  11. ^ Boak, A History of Rome to 565 A.D., p. 189
    * Santosuosso, Storming the Heavens, p. 10
  12. ^ Emilio Gabba, Republican Rome, The Army And the Allies, p. 1
  13. ^ Santosuosso, Storming the Heavens, p. 18.
  14. ^ Cary & Scullard, A History of Rome, p. 219
  15. ^ a b Edward Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 27
  16. ^ Flavio Vegezio Renato, Epitoma rei militaris, II, 13.
  17. ^ a b c d Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P. Connolly, p. 214.
  18. ^ Santosuosso, Storming the Heavens, p. 16
  19. ^ Tacito, Annali, IV, 5.
  20. ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I: Dalle origini alla fine della Repubblica, p.169.
  21. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, XVI, 4.
  22. ^ a b Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P. Connolly, p. 213.
  23. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 17.
  24. ^ Plinio, Naturalis Historia, X, 5 e X, 16.
  25. ^ J. R. Gonzalez, Historia de las Legiones Romanas, p. 29.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I: Dalle origini alla fine della Repubblica (con prefazione di Giovanni Brizzi), Rimini 2007.
  • P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976.
  • P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
  • E.Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, Firenze 1973.
  • A.K.Goldsworthy, The Roman Army at War, 100 BC-AD 200, Oxford - N.Y 1998.
  • A.K.Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena 2007. ISBN 978-88-7940-306-1
  • L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, Londra 1998.
  • A.Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma 1993.
  • H.Parker, The Roman Legions, N.Y. 1958.