Riccardo Filangieri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Riccardo Filangieri (disambigua).

Riccardo Filangieri (1195 circa – 1254-63) è stato maresciallo del Regno di Sicilia sotto Federico II. Caduto in disgrazia nel 1243 e destinato all'esilio, nella seconda parte della sua carriera fu oppositore della dinastia sveva.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era figlio di Giordano (m. 1227) e di Olimpiasa; sposò Iacoba Cottone, figlia del conte di Lettere e di Gragnano, la quale gli portò in dote un posto nella nobiltà napoletana. Già dal 1224 sotto Federico II viene citato a Palermo come imperialis marescalcus, ufficio che conservò fino al 1242. Tra il 1225 e il 1227 fu al fianco dell'imperatore negli spostamenti della corte nell'Italia settentrionale.

Ebbe un ruolo importante durante la sesta crociata nel 1228-1229 e, dal 1231 al 1243, come luogotenente del Regno, combattendo in Terrasanta contro i baroni locali guidati inizialmente da Giovanni di Ibelin: all'alba del 3 maggio 1232 riuscì a sorprendere l'esercito dei baroni presso Akhzib, a nord di San Giovanni d'Acri, e ad infliggere loro una grave disfatta. Il suo governo, però, poco attento al rispetto delle consuetudini feudali ed ecclesiastiche vigenti nel Regno di Gerusalemme, provocò presto un'opposizione contro la sovranità dell'imperatore. Già nel 1235, anche per le pressioni di papa Gregorio IX, Federico avrebbe voluto rimuovere il Filangieri dall'incarico, ma una serie di circostanze glielo impedì fino al 1242.

Dopo la caduta di Tiro nel 1243 in mano ai baroni ribelli, Filangieri cadde definitivamente in disgrazia presso l'imperatore Federico: giunto in Puglia per dimostrare le proprie ragioni, Riccardo fu incarcerato. Fu graziato nel 1244 per intercessione di Raimondo di Tolosa, preso cui dovette rifugiarsi in esilio. Fu così che dopo aver trascorso la sua carriera da ghibellino diventò di parte guelfa e oppositore di Federico.

Nel 1251 fece ritorno a Napoli, dopo la morte di Federico II e lottò, insieme al fratello Marino Filangieri, contro la dinastia sveva guidata da Manfredi. Ebbe sicuramente un ruolo fondamentale negli otto mesi di strenua resistenza all'assedio portato dall'imperatore Corrado IV a Napoli, divenuta nel frattempo libero comune. Ma alla capitolazione della città dovette riparare nuovamente in esilio: nel 1253-54, con gli auspici del papa Innocenzo IV, si stabilì ad Ariccia con tutta la famiglia, ospite del nipote Enrico Filangieri, arcivescovo di Bari.

Il papa Innocenzo IV gli riconobbe nell'ottobre 1254 i titoli feudali di cui era stato espropriato e gliene assegnò altri a titolo di risarcimento per la posizione guelfa e filopapale che tenne con costanza.

Negli anni successivi al 1254 non si hanno più notizie di lui e solo un documento napoletano del marzo 1263 lo dà per morto. In base a questi due elementi, la sua morte dovrebbe essere occorsa tra l'ottobre 1254 e il (marzo) 1263.

Da Iacoba Cottone (m. 1271) ebbe almeno due figli:

Note[modifica | modifica sorgente]


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]