Rhinolophus blasii

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Ferro di cavallo di Blasius
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Famiglia Rhinolophidae
Genere Rhinolophus
Specie R. blasii
Nomenclatura binomiale
Rhinolophus blasii
Peters, 1866

Il Ferro di cavallo di Blasius (Rhinolophus blasii Peters, 1866) è un mammifero chirottero della famiglia dei Rinolofidi[2].

Indice

[modifica] Distribuzione

Con quattro sottospecie (Rhinolophus blasii andreinii, Rhinolophus blasii blasii, Rhinolophus blasii empusa e Rhinolophus blasii meyeroehmi) la specie è diffusa in Europa Meridionale (penisola balcanica, Italia nord-orientale, Cipro e Malta, ma non Creta), in gran parte dell'Africa (Maghreb, Corno d'Africa e dalla Repubblica Democratica del Congo al Transvaal), Medio Oriente (Turchia, Siria, Giordania, Israele, Yemen Iran), ad est fino al Pakistan.
In Italia la presenza della specie (in particolare della sottospecie nominale) è accertata con sicurezza solo nella provincia di Trieste, in particolare nella val Rosandra[3].

Il suo habitat è rappresentato dalle ree temperato-calde con rocce calcaree e vegetazione rada.

[modifica] Descrizione

[modifica] Dimensioni

Misura fino a cinque centimetri e mezzo di lunghezza, per un peso che sfiora i 17 g: l'apertura alare raggiunge i 30 cm.

[modifica] Aspetto

Il pelo, di aspetto sericeo, è di colore grigio uniforme, con rade brizzolature nere sul dorso e tendenza all'inscurimenteo sulla testa: può assumere tonalità bluastre o violacee a seconda della luce, dell'umidità e dei movimenti dell'animale. Le orecchie, di forma quasi triangolare, sono nerastre con parti più sottili di colore carnicino: carnicine sono anche le zampe e la zona centrale del naso (che per il resto è grigio-nerastro), mentre il patagio è nerastro.

[modifica] Biologia

Nonostante la vastità dell'areale occupato, questa specie è stata assai poco studiata nel suo complesso: pertanto mancano molti dati precisi sulle sue abitudini di vita, che tuttavia si ritiene non differiscano eccessivamente da quelle del congenere e assai affine rinolofo euriale, rispetto al quale il rinolofo di Blasius appare più stanziale, mostrandosi estremamente restio a compiere migrazioni anche di modestissima entità. Durante l'inverso si riunisce in gruppetti di una ventina d'individui (anche se in alcuni casi sono stati osservati più di mille individui in una sola grotta) in grotte o edifici abbandonati: i vari esemplari restano appesi al soffitto del rifugio per i piedi, mantenendosi ad una certa distanza l'uno dall'altro.
A differenza degli altri Rinolofidi, in genere animali tolleranti, questi animali mal sopportano la presenza di altri chirotteri nei propri rifugi, in particolare attaccano con veemenza i miniotteri.

[modifica] Alimentazione

Si nutre di insetti ed altri invertebrati, che cattura ghermendoli al suolo, e spesso camminando per alcuni metri prima di riuscire a prenderli: fra le sue prede si annoverano anche grossi coleotteri dalle elitre indurite, che l'animale consuma stando appeso a testa in giù a qualche ramo d'albero nei pressi del luogo dov'è avvenuta la cattura.

[modifica] Riproduzione

La femmina si accoppia fra l'autunno e l'inverno, ma blocca lo sviluppo embrionale durante il letargo e lo riprende in primavera inoltrata, sicché il parto avviene in estate, fra giugno e luglio, a distanza di sei mesi dalla fecondazione ma dopo due mesi di gravidanza in senso stretto. La femmina partorisce un unico cucciolo, che si invola a circa un mese di vita (a volte anche più precocemente), ma può dirsi svezzato solo dopo un altro mese.

[modifica] Note

  1. ^ Hutson, A.M., Racey, P.A. (Chiroptera Red List Authority) & Temple, H. (Global Mammal Assessment Team) 2008. Rhinolophus blasii. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
  2. ^ D.E. Wilson; D.M. Reeder, Rhinolophus blasii. In Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference. 3rd edition, Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4
  3. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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