Rhaponticum scariosum

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Fiordaliso rapontico
Asteraceae - Rhaponticum scariosum.JPG
Rhaponticum scariosum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Genere Rhaponticum
Specie R. scariosum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Nomenclatura binomiale
Rhaponticum scariosum
Lam., 1778
Nomi comuni

Centaurea rapontica

Il fiordaliso rapontico (nome scientifico Rhaponticum scariosum Lam., 1778) è una pianta erbacea, perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Rhaponticum) deriva dalla somiglianza delle foglie di alcune specie di questo genere con quelle del genere Rheum (in particolare con la specie Rheum rhaponticum L.) comune in alcune zone dell’Asia occidentale. Il nome specifico ( scariosum ) fa riferimento alla particolare forma delle squame dell’involucro.
Il nome scientifico della specie è stato definito dal biologo, zoologo e botanico francese Jean-Baptiste de Lamarck (1744 – 1829) nella pubblicazione ” Flore Françoise, ou Descriptions Succinctes de Toutes les Plantes qui Croissent Naturellement en France” del 1778.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 28/06/2008

(La seguente descrizione è relativa alla specie Rhaponticum scariosum s.l.; per i dettagli delle varie sottospecie vedere più avanti.)
Il fiordaliso rapontico può arrivare fino a 1,5 metri di altezza (normalmente va da 30 cm a 150 cm). La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap): ossia è una pianta perennante tramite gemme posizionate al livello del terreno con fusto allungato e mediamente poco foglioso.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è ascendente, tubulosa, allungata, semplice e poco fogliosa nella parte alta. La superficie del fusto è striata e ricoperta di peli ragnatelosi (nelle parti giovani). Sotto il capolino il fusto è ingrossato (diametro di 1 – 2 cm).

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 23/06/2007

Le foglie basali hanno generalmente una lamina intera a forma lanceolata-astata con picciolo allungato. Le foglie cauline sono lanceolate e progressivamente minori; quelle superiori sono quasi sessili. La pagina inferiore della lamina è bianco- tomentosa, mentre quella superiore è verde. Dimensione delle foglie basali: larghezza 20 cm; lunghezza 30 – 40 cm. Dimensione delle foglie cauline: larghezza 3 – 6 cm; lunghezza 10 – 22 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Il capolino
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 21/06/2011

Le infiorescenze si compongono di un grosso e unico capolino. I capolini sono formati da un involucro composto da diverse brattee (o squame) con appendice membranosa (scariosa), bruna e frangiata (a volte è divisa in 2 – 3 lobi flabellati), disposte su più serie in modo embricato all’interno del quale un ricettacolo con pagliette fa da base ai fiori. Dimensione del capolino: 6 cm e oltre.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori tubulosi

I fiori sono tutti del tipo tubuloso[2] (il tipo ligulato, i fiori del raggio, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono ermafroditi e sono inoltre tetra-ciclici (sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[3]
  • Calice: i sepali del Calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla è tubulosa con apice a 5 lobi. Il colore della corolla è purpureo.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi e le antere saldate in un manicotto circondante lo stilo.[4]

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni marrone con pappo a setole piumose, quelle esterne sono minori di quelle interne. Dimensione dell’achenio: 3 - 4 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del Rhaponticum scariosum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[6] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[7]). Il genere Rhaponticum contiene circa 30 specie, tre delle quali fanno parte della flora spontanea italiana.

Descrizione sottospecie italiane[modifica | modifica sorgente]

In Italia allo stato spontaneo sono presenti due sottospecie[8] qui di seguito descritte.

Sottospecie lamarckii[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della sottospecie lamarckii (Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Nome scientifico: Rhaponticum scariosum Lam. subsp. lamarckii (Dittrich.) Greuter;
  • fusto: il fusto è lungamente nudo fin sotto il capolino; lunghezza media del fusto: 3 – 15 dm;
  • foglie: le foglie in prevalenza sono riunite alla base del fusto; quelle basali hanno una lamina intera da lanceolata a ovata e progressivamente ristretta verso la base; la parte abassiale della lamina è decisamente grigio- tomentosa;
  • capolino: il diametro dell’involucro è di 5 – 7 cm; le squame sono più o meno acute;
  • fioritura: da luglio a agosto;
  • geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Ovest - Alpino;
  • distribuzione: in Italia la sottospecie lamarckii si trova (raramente) solo al Nord, parte occidentale; fuori dai confini italiani, sempre nelle Alpi, è presente in Francia (dipartimenti di Hautes-Alpes, Isère, Savoia e Alta Savoia) e in Svizzera (cantoni Berna, Vallese e Ticino);
  • habitat: l’habitat tipico per questa sottospecie sono i pascoli alpini e i pendii sassosi su silice; ma anche i megaforbieti e popolamenti a felci; il substrato preferito è calcareo/siliceo o siliceo con pH acido, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • distribuzione altitudinale: queste piante si trovano circa dai 1500 fino ai 2500 m s.l.m.; da un punto di vista altitudinale frequentano quindi il piano vegetazionale subalpino e in parte quello alpino;
  • dal punto di vista fitosociologico la sottospecie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]
Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Mulgedio-Aconitetea
Ordine: Calamagrostietalia villosae
Alleanza: Calamagrostion arundinaceae
  • sistematica: nella “Flora Alpina” di D. Aeschimann e al. (2004) [9] questa entità è denominata Stemmacantha rhapontica subsp. lamarckii Dittrich in Candollea, 1990, mentre in altre checklist[10] è denominata Rhaponticum scariosum Lam. subsp. scariosum.

Sottospecie scariosum[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della sottospecie scariosum (Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Nome scientifico: Rhaponticum scariosum Lam. subsp. scariosum;
  • capolino: il diametro del capolino al massimo può arrivare fino a 10 cm (minimo 6 cm);
  • fioritura: da giugno a agosto;
  • geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico - Alpico;
  • distribuzione: in Italia la sottospecie scariosum si trova (raramente) solo al Nord, parte orientale; fuori dai confini italiani, sempre nelle Alpi, è presente in Svizzera (cantoni Ticino e Grigioni), in Austria (Länder del Tirolo Settentrionale) e in Slovenia;
  • habitat: l’habitat tipico per questa sottospecie sono i pascoli alpini e i pendii sassosi; ma anche i megaforbieti e popolamenti a felci; il substrato preferito è calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • distribuzione altitudinale: queste piante si trovano circa dai 750 fino ai 2000 m s.l.m.; da un punto di vista altitudinale frequentano quindi il piano vegetazionale montano e quello subalpino;
  • dal punto di vista fitosociologico la sottospecie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]
Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Mulgedio-Aconitetea
Ordine: Calamagrostietalia villosae
Alleanza: Calamagrostion arundinaceae
  • sistematica: nella “Flora Alpina” di D. Aeschimann e al. (2004) [9] questa entità è denominata Stemmacantha rhapontica subsp. rhapontica (L.) Dittrich in Candollea, 1984, mentre in altre checklist[11] è denominata Rhaponticum scariosum Lam. subsp. rhaponticum (L.) Greuter.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Centaurea rhapontica L.
  • Centaurea scariosa (Lam.) Rouy
  • Leuzea rhapontica (L.) J. Holub
  • Leuzea rhapontica (L.) J. Holub subsp. heleniifolia (Godr. & Gren.) Holub
  • Leuzea rhapontica (L.) J. Holub subsp. rhapontica (sinonimo della sottospecie scariosum)
  • Rhaponticum scariosum L. subsp. heleniifolium (Godr. & Gren.) Nyman
  • Rhaponticum scariosum L. subsp. lamarckii (Dittrich) Greuter
  • Rhaponticum scariosum L. subsp. lyratum (Bellardi) Hayek
  • Serratula rhapontica (L.) DC.
  • Stemmacantha lamarckii Landolt
  • Stemmacantha rhapontica (L.) Dittrich subsp. lamarckii Dittrich
  • Stemmacantha rhapontica (L.) Dittrich subsp. rhapontica

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

La Centaurea rapontica in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Gewöhnliche Bergscharte
  • (FR) Stemmacanthe rhapontique

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 17 maggio 2012.
  2. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 172
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  4. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 1
  5. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 1
  6. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  7. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  8. ^ a b c Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., pag. 152
  9. ^ a b c d e f Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 596
  10. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 18 maggio 2012.
  11. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 18 maggio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jose L. Panero and Vicki A. Funk, Toward a phylogenetic subfamilial classification for the Compositae (Asteraceae) in Proceeding of the biological society of Washington. 115(a):760 – 773. 2002.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 172, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 594.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 152, ISBN 88-7621-458-5.

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