Rhamnus frangula

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Frangula
Frangula OM11.JPG
Rhamnus frangula
Foglie con frutti maturi e immaturi.
Penza Oblast, Russia
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Rhamnaceae
Genere Rhamnus
Specie R. frangula
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Rosidi II
Famiglia Rhamnaceae
Nomenclatura binomiale
Rhamnus frangula
Mill.

La Frangola (Rhamnus frangula L., 1753) è una pianta arborea, appartenente alla famiglia delle Ramnacee, originaria dell'Europa e dell'Asia.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Predilige terreni umidi e sabbiosi, nei boschi di pianura o di montagna, lungo le rive dei fiumi o delle paludi, nei terreni asciutti assume un portamento più compatto.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Portamento[modifica | modifica sorgente]

Arbusto alto fino a 4–5 m (in media 2–3 m) generalmente con pochi rami alterni sviluppati per lo più alle estremità.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono alterne caduche, con un picciolo più lungo delle stipole che sono lunghe 4–7 cm, lamina ovato ellittica, ottusa o più spesso acuminata, con 8 nervi per lato e margine intero. Adulte sono glabre da giovani leggermente pelose come i giovanissimi rami e gemme. Le stipole brevi e strette cadono prestissimo.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono piccoli raccolti in fascetti ascellari di 2-6, ermafroditi piccoli 3–4 mm, perigini, con ricettacolo glabro imbutiforme e 5 sepali glabri e biancastri. I petali sono 5 anche essi bianchicci e concavi più piccoli dei sepali. Ogni petalo ha 5 stami. ovario a 3 logge con stilo unico. Nei terreni umidi i rami si accrescono tutta l'estate e portano fiori all'ascella di ogni foglia, quindi nel periodo estivo si possono trovare su ogni ramo dalla estremità boccioli, fiori, frutti verdi poi rossi poi neri. Nei luoghi asciutti la pianta fiorisce solo a primavera.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto maturo è una piccola drupa nero-bluastra di 6–7 mm, sferica, un po' più larga che lunga, con un seme per loggia di colore giallo, quasi rotondo, appiattito, con un tegumento coriaceo.

Corteccia[modifica | modifica sorgente]

La corteccia è grigio violacea o grigio piombo, con numerose lenticelle bianco grigiastre rotonde nei rami giovani e allungate trasversalmente nei vecchi.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Può essere confusa con:

  • Rhamnus alpina: tuttavia quest'ultima ha corteccia grigio-bruna, con poche lenticelle talvolta anche grandi. La pianta è più ramificata, con foglie seghettate, e con una dozzina di nervi per lato, ha fiori dioici verdognoli.
  • Rhamnus carniolica
  • Rhamnus rupestris: più diffusa nel Carso, con un portamento più basso e compatto, cespugli quasi emisferici, foglie più piccole e quasi rotonde, più dure, con piccolissimi denti al margine, e spesso un po' pelose da adulte.

In generale, le cortecce di tutti questi Rhamnus hanno il sughero rossiccio ma con tonalità più tendenti al giallo o al rosso mattone e si possono ritenere più che surrogati della vera Frangora.

  • Cornus sanguinea simile nella foglia, ma ha la corteccia rossa nei rami giovani e grigia chiara nei vecchi, senza lenticelle.

Principi attivi[modifica | modifica sorgente]

La corteccia contiene antrachinoni, glicofrangullina, frangullina, ramnoxantina, ramnocerina, acido arachinico, altre sostanze amare, si ritiene possibile la presenza di una tossina la ramnotossina.[1]

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Nei tempi antichi il carbone ottenuto dalla Frangola veniva utilizzato per produrre ottima polvere pirica a fumo soprattutto nei paesi dell'est europeo, mentre nel bolognese venivano utilizzati i rametti per produrre cannucce per pipa.[2] In omeopatia, viene utilizzata la corteccia essiccata a scopi lassativi per uso interno o come collutorio contro afte o stomatiti per uso esterno. La corteccia fresca o non ben essiccata produce effetti collaterali quali vomito, coliche e altri leggeri sintomi da avvelenamento. Anche le bacche contengono molti dei principi sopra indicati, ma provocano effetti collaterali simili a quelli dati dalla corteccia fresca.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giovanni Negri, Erbario Figurato, pag. 232-233.
  2. ^ Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, pag. 458.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, pag. 791.
  • Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, pag. 459, ISBN 88-203-0279-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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