Restavecs

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Restavecs [1] (o restavèk in creolo haitiano, derivato dal francese ‘con soggiorno’) sono i bambini di Haiti che vivono in una famiglia diversa dalla loro famiglia di origine. Hanno una condizione formale di domestici, ma ci troviamo di fronte ad una vera condizione di schiavitù. Sono bambini provenienti da famiglie povere delle zone rurali di Haiti, i genitori dei quali, non potendosi permettere di mantenerli, li mandano a lavorare presso famiglie residenti in città. I genitori naturali non vogliono certo che i figli vengano ridotti in schiavitù, ma sperano che la famiglia che li accoglie offra loro delle condizioni di vita più umane, compresa la possibilità di studiare. La condizione economica degli ospitanti, non è tanto diversa da quella dei genitori biologici, tuttavia rendono più semplice l’accesso ai servizi di base che offre la città. Il trattamento dei bambini da parte delle famiglie che li accolgono ha diversi approcci. A volte vengono trattati come parte integrante, allo stesso modo degli altri bambini: si devono occupare di piccole faccende domestiche e collaborare all’ordinaria pulizia della casa [2]. Purtroppo, la maggior parte delle volte, i restavek sono vittime di abusi di ogni genere: devono dormire sul pavimento senza nessun tipo di materasso, solo con una stuoia; non possono andare a scuola o, al massimo, possono farlo la sera di riposo, stando sempre vicino al 'padrone', nel caso dovesse avere bisogno; sono sottoposti regolarmente a violenza fisica e sessuale. Ci sono dei frustini appositi per la punizione chiamati martinet. Se le femmine rimangono incinte, vengono lasciate per strada. I restavek non sono autorizzati a parlare, se non quando devono rispondere ai padroni e la maggior parte di essi soffre di malnutrizione. Non hanno contatti con i genitori d’origine, anche a causa dell’analfabetismo, oltre che per la distanza.

La schiavitù dei restavek comincia dai 3-5 anni e ha una durata precisa: da una parte, i maschi restavek restano con la famiglia ospitante fino all’adolescenza, per poi affrontare il loro futuro che, nella migliore delle ipotesi, è di lustrascarpe; dall’altra parte, le femmine restano dalla famiglia ospitante fino alla gravidanza, per poi sperare di trovare un lavoro qualsiasi per sopravvivere da sole col bambino.

Lili Dauphin racconta nel suo libro I will fly again: the restavek [3] la storia di una bambina restavek, lasciata dai genitori ad una famiglia 'adottiva' all’età di sei anni. I dettagli del periodo vissuto da schiava sono orribili, punizioni di ogni genere, oltre a chilometri fatti a piedi per andare a prendere l’acqua potabile nei pozzi. Più di 16 ore al giorno di lavoro e poco riposo. Alla fine del suo periodo di schiavitù, la ragazza decide di cercare la madre naturale, ma si imbatte in situazioni poco piacevoli, dopo tutto quello che ha passato. Una denuncia contro una condizione sociale realmente presente ad Haiti e di cui pochi parlano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Repubblica Dominicana e Haiti. La vita a passo di merengue, di Scott Dogget e Joyce Connolly, Lonely Planet Publications Pty. Ltd., Melbourne, 2002.
  2. ^ Haiti. Un terremoto che persiste da due secoli, di Eriona Culaj, Seneca Ed., Torino, 2010, pag. 135, 136.
  3. ^ I will fly again: the restave, di Lili Dauphine, First Miraques Edition, USA, 2007.