Repubblica Socialista Sovietica Estone

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Estonia
Estonia – Bandiera Estonia - Stemma
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Motto: Proletari di tutto il mondo, unitevi!
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Socialista Sovietica Estone
Nome ufficiale (ET) Eesti Nõukogude Sotsialistlik Vabariik
(RU) Эстонская Советская Социалистическая Республика
Lingue ufficiali Russo
Lingue parlate Estone e russo
Inno Inno della RSS Estone
Capitale Tallinn  (500.000 ab. / 1989)
Dipendente da URSS URSS
Politica
Forma di Stato repubblica socialista
Forma di governo Occupazione e dittatura comunista
Nascita 21 luglio 1940
Causa Patto Ribbentrop-Molotov
Fine 20 agosto 1991 con Arnold Rüütel
Causa Dissoluzione dell'Unione Sovietica
Territorio e popolazione
Territorio originale 47.549 km²
Massima estensione 45.527 km² nel 1989
Popolazione 1.556.662 nel 1989
Economia
Valuta Rublo sovietico
Varie
Prefisso tel. +7 014
Religione e società
Religione di Stato nessuna
Religioni minoritarie Cristianesimo (luterano) e (ortodosso)
Estonia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of Estonia.svg Estonia

Flag of the NSDAP (1920–1945).svg Reichskommissariat Ostland

Succeduto da Estonia Estonia

La Repubblica Socialista Sovietica di Estonia (in estone: Eesti Nõukogude Sotsialistlik Vabariik o Eesti NSV, in russo: Эстонская Советская Социалистическая Республика, Ėstonskaja Sovetskaja Socialističeskaja Respublika), fu una delle repubbliche socialiste forzosamente annessa e parte dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dal 1940.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo il patto Molotov-Ribbentrop di non aggressione firmato nel 1939 tra l'Unione Sovietica e la Germania nazista, l'Estonia venne destinata all'area di influenza sovietica. Mosca procedette all'annessione forzata nell'estate di quello stesso 1939. Per questo atto forzato l'Urss venne esclusa dalla Società delle Nazioni. In seguito, nel 1941 (durante la Seconda guerra mondiale) venne occupata dai tedeschi; le perdite civili durante l'intero periodo bellico sono stimate intorno alle 200.000 vittime.

Il successo finale dell'Urss nella Seconda Guerra Mondiale riportò, nel 1944, l'Estonia sotto il dominio e l'occupazione di Mosca e la repubblica, suo malgrado ed indifesa, dovette divenire parte dell'Urss stessa. Poiché il patto Molotov-Ribbentrop fu firmato prima dell'inizio delle ostilità della seconda guerra mondiale, l'URSS, potenza vincitrice, si rifiutò di riconoscere l'indipendenza territoriale dell' Estonia, Lituania e Lettonia tenendole occupate dalle truppe sovietiche ed inglobandole nel suo territorio. Le potenze occidentali non riconobbero mai l'annessione sovietica delle repubbliche baltiche, mantenendo le ambasciate di Estonia, Lettonia, Lituania, nei loro stati, ma non poterono fare altro. Oslo ospitò anche il Governo estone in esilio per tutta la durata dell'occupazione sovietica, dando continuità fino al 1991 alla legittima Repubblica d'Estonia.

Occupazione sovietica 1940[modifica | modifica sorgente]

Il destino della Repubblica di Estonia prima della seconda guerra mondiale fu dunque siglato dal Patto Ribbentrop-Molotov nel protocollo segreto addizionale dell'agosto 1939, in cui Hitler e Stalin fecero un accordo di non-aggressione reciproco.

Il 24 settembre 1939 navi da guerra della Marina Sovietica comparvero fuori dei porti estoni e bombardieri sovietici iniziarono il controllo su Tallinn e le zone attigue.[1] Mosca fece pressione affinché l'Estonia autorizzasse l'USSR di installare basi militari e di accogliere 25.000 soldati sul suolo nazionale estone per la durata della guerra europea.[2] Il governo dell'Estonia dovette accettare l'ultimatum, obbligandosi a firmare il corrispondente accordo il 28 settembre 1939.

La repubblica socialista: dal 1944 al 1991[modifica | modifica sorgente]

I cambiamenti ai confini dell'Estonia (e della Lettonia) imposti dai sovietici, dopo la Seconda guerra mondiale.

Le forze sovietiche rioccupano nuovamente l'Estonia durante l'autunno del 1944 dopo la Battaglia di Narva (1944). Nel 1944, a causa degli eventi bellici, 80 000 civili estoni fuggirono dall'Estonia, per timore di rappresaglie sovietiche, via mare in direzione di Finlandia e Svezia. 25 000 Estoni raggiungono la Svezia ed altri 42 000 la Germania. Durante la guerra circa 8 000 Estoni-svedesi ed i membri delle loro famiglie erano emigrati in Svezia. Dopo la ritirata delle truppe germaniche, circa 30 000 partigiani rimangono nascosti nelle foreste estoni, iniziando una intensa opera di guerriglia.

Dal 1945 alcuni territori orientali dell'Estonia con le città di Jaanilinn e Petseri sono state unilateralmente attribuite alla Russia dalla suddivisione interna sovietica.

L'Estonia dal 1991 tornata indipendente e ora libera dall'occupazione sovietica non ha ancora riconosciuto tali nuovi confini e reclama i territori orientali rispettando il Trattato di Tartu del 1920, in cui l'URSS riconosceva tutto il territorio fisico estone come indipendente.

Nel 1949 27.650 soldati sovietici sono ancora impegnati nei combattimenti contro la guerriglia estone dei Fratelli della foresta. Sempre nel 1949 avviene la deportazione di massa con 21 000 civili che sono costretti ad abbandonare l'Estonia per rompere ogni eventuale fiancheggiamento al movimento partigiano. Oltre 6.600 partigiani si arrendono nel novembre del 1949. Successivamente, il fallimento della rivolta ungherese spezza il morale dei 700 ancora rimasti nascosti.

Secondo i dati sovietici, fino al 1953 20,351 partigiani erano stati uccisi o deportati. Di questi, 1.510 caduti in azioni di battaglia. Durante tale periodo 1.728 membri di Armata Rossa, NKVD e della milizia rimasti uccisi in attacchi perpetrati dalla guerriglia. August Sabbe, l'ultimo sopravvissuto in Estonia dei Fratelli della foresta in Estonia, era stato scoperto ed ucciso[3] dagli agenti del KGB nel 1978.

Porte delle prigioni sovietiche esposte al Museo delle Occupazioni, Tallinn, Estonia.

Durante il primo decennio post-bellico di legge sovietica, l'Estonia era governata da Mosca attraverso governatori estoni di etnia russa. Nati da famiglie estoni residenti in Russia, successivamente ricevettero la loro educazione nell'Unione Sovietica durante l'amministrazione staliniana alla fine degli anni Trenta. Molto di questi combatterono nell'Armata Rossa (nel Corpo estone fucilieri), alcuni di questi con perfetta padronanza della lingua estone.[4] Nelle scuole vi fu l'imposizione di apprendere la storia russa e parlare la lingua slava.

Inno[modifica | modifica sorgente]

(lingua estone)

Jää kestma, Kalevite kange rahvas,
ja seisa kaljuna, me kodumaa!
Ei vaibund kannatustes sinu vahvus,
end läbi sajanditest murdsid sa
ja tõusid õitsvaks sotsialismimaaks,
et päikene su päevadesse paista saaks.

Nüüd huuga, tehas, vili, nurmel vooga,
sirp, lõika, alasile, haamer, löö!
Nõukogu elu, tuksu võimsa hooga,
too õnne rahvale, me tubli töö!
Me Liidu rahvaste ja riike seas
sa, Eesti, sammu esimeste kindlas reas!

Sa kõrgel leninlikku lippu kannad
ja julgelt kommunismi rada käid.
Partei me sammudele suuna annab
ja võidult võitudele viib ta meid.
Ta kindlal juhtimisel kasva sa
ja tugevaks ning kauniks saa, me kodumaa!

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Ordine di Lenin (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (2)
— 1958 e 1968
Ordine della Rivoluzione d'Ottobre - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'Ottobre
— 1970
Ordine dell'Amicizia tra i popoli - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia tra i popoli
— 1972

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Moscow's Week sul Time Magazine il lunedi, 9 ottobre 1939
  2. ^ The Baltic States: Estonia, Latvia and Lithuania by David J. Smith, Page 24, ISBN 0-415-28580-1
  3. ^ Mart Laar, War in the Woods: Estonia's Struggle for Survival, 1944-1956. ISBN 0-929590-08-2
  4. ^ Biographical Research in Eastern Europe: Altered Lives and Broken Biographies. Humphrey, Miller, Zdravomyslova ISBN 0-7546-1657-6