Reliquiario di sant'Orsola

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Reliquiario di sant'Orsola
Reliquiario di sant'Orsola
Autore Hans Memling
Data 1489
Tecnica cassa in legno intagliatoe dorato con inserti pittorici a olio su tavola
Dimensioni 87 cm × 33 cm × 91 cm
Ubicazione Hans Memlingmuseum, Bruges
Madonna col Bambino e le committenti
Sant'Orsola protegge le vergini

Il Reliquiario di sant'Orsola o di san Giovanni è una cassa in legno intagliato e dorato con inserti pittorici a olio su tavola (87x33x91 cm) di Hans Memling, databile al 1489 e conservato nell'Hans Memlingmuseum di Bruges.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera venne commissionata dall'ospedale di San Giovanni, oggi sede del Memlingmuseum, ma a differenza di altri lavori eseguiti dall'artista per tale istituzione, come il Trittico di san Giovanni o il Trittico Florens, non è né firmata né datata. Si trattava di una cassa contenente le reliquie della santa che veniva mostrata solo il giorno della festa di sant'Orsola: il trasferimento delle reliquie avvenne solennemente il 21 ottobre 1489.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Il reliquiario ha le forme di una piccola cappella gotica, rifacendosi a schemi architettonici a sua volta già riutilizzati in oreficeria. Ha un coperchio a capanna dalle falde molto inclinate, come tipico nei paesi del nord, su cui si trovano tre medaglioni per lato, di cui uno più grande al centro e due minori ai lati con angeli musicanti. Considerati lavori minori attribuiti alla bottega, contengono su sfondo rosso le raffigurazioni delle Prime undici vergini con dietro il papa, un cardinale, un vescovo e Etherius: si tratta di personaggi della leggenda della santa, martirizzati con essa; dall'altro lato l'Incoronazione della Vergine con la santissima Trinità. I medaglioni ricordano da vicino gli inserti in smalti policromi tipici degli oggetti di oreficeria dell'epoca.

Le due "facciate", di forma cuspidata, contengono le rappresentazioni della Vergine col Bambino tra due monache inginocchiate, cioè le committenti, tra cui la badessa, e Sant'Orsola che protegge le sante vergini: entrambe le scene sono inserite in una nicchia dipinta che simula uno sfondamento della superifcie verso l'interno della cassa.

I lati mostrano, sotto tre arcatelle, sei scene della vita e martirio di sant'Orsola, che assomigliano alle vetrate chiesastiche:

  • Arrivo a Colonia
  • Arrivo a Basilea
  • Arrivo a Roma
  • Partenza da Basilea
  • Martirio dei pellegrini
  • Martirio di sant'Orsola

Le scene sono composte in un continuum pittorico ambientato in città anseatiche, che mostrano scene portuali tratte con grande precisione dalla quotidianità.

Completano la decorazione gli intagli lignei in stile gotico fiammeggiante: pinnacoli, fregi traforati lungo i bordi suepriori e, sui pilastrini agli angoli, quattro statuette entro nicchie che rappresentano i santi Jacopo, Giovanni evangelista, Agnese ed Elisabetta d'Ungheria.

Le Storie di sant'Orsola[modifica | modifica sorgente]

La leggenda di sant'Orsola è tratta dalla Leggenda aurea di Jacopo da Varagine. Orsola era una principessa bretone che accettò di sposare Etereo, figlio del re d'Inghilterra e pagano, a condizione che si coinvertisse al Cristianesimo. Dopo che l'accordo fui raggiunto Orsola partì con undici (o undicimila) vergini alla volta di Roma per un pellegrinaggio dove conobbe il papa. Tornata a Colonia la trova occupata dagli Unni, che fanno strage dei pellegrini, compreso il papa (una figura leggendaria non documentato storicamente) e la stessa Orsola.

Il pittore si dedicò soprattutto alla rappresentazione di singole figure in pose aggraziate e all'osservazione realistica del dettagli, con una tavolozza squisita che ricorda i migliori esiti della miniatura. Suo limite è invece la rappresentazione di scene concitate e drammatiche, anche nelle scene di martirio, e una certa difficoltà nel gestire le masse di figure.

Nelle descrizioni dei paesaggi Memling dimostrò una conoscenza in prima persona di Colonia, come dimostra il suo ritratto preciso della skyline della città negli sfondi, con la cattedrale incompiuta, la caratteristica torre della chiesa grande di San Martino e, sulla sinistra, la chiesa di San Cunibert.

Dirk De Vos, grande studioso di Memling, arrivò a ipotizzare che l'artista visitò appositamente i luoghi che doveva dipingere, in modo da ottenere il massimo realismo possibile.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Carlos van Hooreweder, Hans Memling à l'Hôpital Saint-Jean, Koninklije Gidsenbond van Brugge en West-Vlaanderen, Bruges 2010. ISBN non esistente
  • Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 8837023154

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