Regola di Foster

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La regola di Foster o regola dell'insularità è un principio della biologia evolutiva secondo il quale i membri di una specie tendono ad aumentare o diminuire le proprie dimensioni nel tempo a seconda delle risorse a disposizione.

Deve il nome allo studioso J. B. Foster, il quale nel 1964 pubblicò un articolo sul giornale Nature, intitolato "The evolution of mammals on islands" ("L'evoluzione dei mammiferi sulle isole"), nel quale analizzava 116 specie di mammiferi insulari e le relative controparti continentali. Da questo studio, Foster notava che alcune specie insulari erano versioni più grandi di specie presenti sulla terraferma, mentre altre erano viceversa versioni più piccole degli animali riscontrabili sulla terraferma[1]. In particolare, secondo lo studioso, le specie più grandi tendevano a diminuire le proprie dimensioni per non sovrasfruttare le risorse limitate che l'ambiente insulare offre, mentre le specie di minori dimensioni potevano accrescersi in mancanza di predatori e competitori per il cibo[2][3].

Le constatazioni di Foster vennero riprese da Robert Helmer MacArthur e Edward Osborne Wilson, ed in seguito anche da Ted Case, i quali però contestarono le tesi dello studioso, giudicandole troppo semplicistiche e non generalizzabili[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Foster J. B, The evolution of the mammals of the Queen Charlotte Islands, British Columbia in Occ. papers of the B. C. Prov. Museum 1965; 14: 1-130.
  2. ^ Foster J.B., The evolution of mammals on islands in Nature 1964; 202: 234 235.
  3. ^ Why Do Islands Breed Giants (And Sometimes Dwarfs)?
  4. ^ A general explanation for insular body size trends in terrestrial vertebrates in Ecology 1978; 59: 1-18.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]