Sardegna

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Sardegna
regione a statuto speciale
(ITLIJ) Sardegna
(SCSDCSDN) Sardigna
(CA) Sardenya
Sardegna – Stemma Sardegna – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
La Sardegna vista dall'  ISS
La Sardegna vista dall' ISS
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Cagliari-Stemma.png Cagliari
Presidente Francesco Pigliaru (PD) dal 17 febbraio 2014
Data di istituzione 26 febbraio 1948
Territorio
Coordinate
del capoluogo
40°03′00″N 9°05′00″E / 40.05°N 9.083333°E40.05; 9.083333 (Sardegna)Coordinate: 40°03′00″N 9°05′00″E / 40.05°N 9.083333°E40.05; 9.083333 (Sardegna)
Superficie 24 090 km²
Abitanti 1 663 859[1] (31-12-2013)
Densità 69,07 ab./km²
Province 8
Comuni 377
Regioni confinanti nessuna (isola)
Altre informazioni
Lingue Italiano, Sardo, Sassarese, Gallurese (Corso), Algherese (Catalano), Tabarchino (Ligure)
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-88
Codice ISTAT 20
Nome abitanti (IT) (LIJ) Sardi
(SRO) Sardus (SRC) Sardos
(SDC) Sardhi (SDN) Saldi
(CA) Saldus
PIL (PPA) 33.638 mln
PIL procapite (PPA) 20.071 [2]
Cartografia

Sardegna – Localizzazione

La Sardegna e le sue province
La Sardegna e le sue province
Sito istituzionale

La Sardegna (Sardigna in sardo[3], Sardhigna in sassarese, Saldigna in gallurese, Sardenya in algherese[4], Sardegna in tabarchino) è la seconda isola più estesa del mar Mediterraneo, nonché una regione italiana a statuto speciale la cui denominazione ufficiale è Regione Autonoma della Sardegna.

Regione dell'Italia insulare, estesa 24 090 km² con 1 663 859 abitanti[1] distribuiti in 8 province e 377 comuni, si posiziona terza in Italia per superficie[5] e undicesima per popolazione.[6] Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione del 1948, garantisce l'autonomia amministrativa delle istituzioni locali a tutela delle peculiarità geografiche e linguistiche.

Nonostante l'insularità - attenuata solo dalla vicinanza con la Corsica, da cui è separata dalle Bocche di Bonifacio - la posizione strategica al centro del mar Mediterraneo occidentale ha favorito sin dall'antichità i rapporti commerciali e culturali, come gli interessi economici, militari e strategici. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la bellezza della Sardegna, immersa in un ambiente ancora in gran parte incontaminato con diversi endemismi e in un paesaggio che ospita le vestigia della civiltà nuragica.[7]

Indice

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Sardegna.
Altimetrie della Sardegna.

La Sardegna ha una superficie complessiva di 24.090 km² ed è per estensione la seconda isola del Mediterraneo, dopo la Sicilia, e la terza regione italiana, sempre dopo la Sicilia e il Piemonte. La lunghezza tra i suoi punti più estremi (Punta Falcone a nord e Capo Teulada a sud) è di 270 km, mentre 145 sono i km di larghezza (da Capo dell'Argentiera a ovest, a Capo Comino ad est). Gli abitanti sono 1,68 milioni per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 189 km (Capo Ferro - Monte Argentario) dalle coste della penisola italiana, dalla quale è separata dal mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine del continente africano che si trovano 184 km più a sud (Capo Spartivento - Cap Serrat). A nord, per 11 km, le Bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a ovest, dalla penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41º ed il 39º parallelo, mentre il 40º la divide quasi a metà.

Montagne e colline[modifica | modifica sorgente]

Monti di Oliena visti dalle campagne nuoresi

Più dell'80% del territorio è montuoso o collinare per un'estensione complessiva di 16.352 km², dei quali il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi. Alcuni di questi sono assai caratteristici e vengono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei. L'altimetria media è di 334 m s.l.m. Le montagne sono il 13,6% del territorio per un'estensione complessiva di 4.451 km² e sono formate da rocce molto antiche e livellate dal lento e continuo processo di erosione.

Culminano nel centro dell'isola i monti di Punta La Marmora, a 1.834 m, Bruncu Spina (1829 m), Punta Paulinu (1792 m), Punta Erba Irdes (1676 m) e Monte Spada (1595 m), situati nel Massiccio del Gennargentu,[8] il quale digrada verso sud (interrotto dal percorso del Flumendosa) col monte Perdedu di Seulo (1334 m) e il Monte Santa Vittoria di Esterzili (1212 m). Da nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo, il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). Sotto il Gennargentu ci sono i tacchi d'Ogliastra con Punta Seccu alta 1000 m in territorio di Ulassai. A sud il Monte Serpeddì(1.069 m), Monti dei 7 fratelli, (1.023 m), il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini.[9]

Pianure, fiumi e laghi[modifica | modifica sorgente]

Lago Omodeo, visto dalle campagne di Sedilo

Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio (per 3.287 km²); la pianura più estesa è il Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio. I più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo, il Flumini Mannu. I maggiori sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. L'unico lago naturale è il lago di Baratz situato a nord di Alghero.

Isole e coste[modifica | modifica sorgente]

Isola di Budelli, La Maddalena, (OT).
Cala Gonone, Grotte del bue marino

Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per complessivi 1.897 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).[10]

Litorali bassi e sabbiosi, talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide importanti dal punto di vista ecologico. Molte isole ed isolette la circondano e tra queste la più grande è l'isola di Sant'Antioco (109 km²), seguono poi l'Asinara (52 km²), l'isola di San Pietro (50 km²), la Maddalena (20 km²) e Caprera (15 km²).[11] I quattro punti estremi sono: Capo Falcone (a nord), Capo Teulada (a sud), Capo comino (ad est), Capo dell'Argentiera (ad ovest).

Geologia[modifica | modifica sorgente]

La storia geologica e della Sardegna iniziò con la cosiddetta fase sarda dell'orogenesi caledoniana all'inizio del Paleozoico, in cui si formò il primo nucleo dell'attuale Sulcis, per poi emergere completamente, insieme alla Corsica, durante l'orogenesi ercinica (Carbonifero). Attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica tra 35 e 13 milioni di anni fa, lungo la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria, si originò una profonda frattura i cui relativi lati rocciosi sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Fréjus, e poi oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale corsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.

Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale. Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la penisola italiana.

Benché nel passato siano stati documentati dei terremoti, la Sardegna è ritenuta una zona non sismica, e tutti i 377 comuni che la compongono sono classificati in zona sismica 4.[12][13] Sul suo territorio infatti non passano faglie che possano generare terremoti di rilievo. Gli unici risentimenti macrosismici appartengono a scosse che sono avvenute e potranno avvenire nel Tirreno centrale e meridionale.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazioni meteorologiche della Sardegna.

Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna[14]. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, grazie alla presenza del mare[15] si hanno inverni miti[14] con le temperature che scendono raramente sotto lo zero. Le estati sono calde e secche[14], caratterizzate da una notevole ventilazione. Le brezze marine e la costante ventilazione permettono di sopportare le elevate temperature estive che superano normalmente i 30 °C e raggiungono anche i 35 C°[15]. Anche nelle zone interne pianeggianti e collinari il clima è tipicamente mediterraneo, anche se a causa della maggior lontananza dal mare si registrano temperature invernali più basse ed estive più alte[15] rispetto alle aree costiere. Il clima è nel complesso abbastanza mite, ma durante l'arco dell'anno si possono avere valori minimi invernali di alcuni gradi al di sotto dello zero[16] e massimi estivi anche superiori ai +40 °C[17].

Nelle zone più interne, come gli altopiani e le vallate spesso incastonate tra i rilievi, il clima acquista caratteri continentali[15] con forti escursioni termiche, risultando particolarmente basse le minime invernali in caso di inversione termica, con temperature che possono scendere anche al di sotto dei -10/-12 °C. In casi particolari, anche durante la stagione estiva, a causa delle inversioni termiche e della dispersione del calore per irraggiamento nelle notti serene che fanno seguito ad un corposo afflusso di aria fresca da nord-ovest, le temperature possono avvicinarsi o scendere leggermente al di sotto degli 0 °C. In altre località di valle o pianura interna, in estate, si possono registrare picchi di temperatura molto elevati durante il giorno, anche superiori ai +40 °C, ma con accentuate escursioni termiche tra giorno e notte.

Sui massicci montuosi nei mesi invernali nevica frequentemente e le temperature scendono sotto lo zero, mentre nella stagione estiva il clima si mantiene fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente fa caldo per molti giorni consecutivi.

Capo Carbonara dall'isola dei Cavoli

Durante la stagione estiva le temperature più alte si raggiungono all'arrivo dell'anticiclone subtropicale africano, accompagnato dalle calde correnti del Sahara; in questo caso, nelle pianure e valli interne si raggiungono picchi termici molto elevati. In inverno, invece, le temperature più basse si registrano con l'arrivo delle correnti fredde di origine artica e russo-siberiana.

Le precipitazioni, che sono distribuite in maniera variabile ed irregolare, risultano essere di modesta entità lungo le coste, con medie comprese tra i 400 mm (costa meridionale) e i 500–600 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto in Italia, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne la piovosità media è di 500–800 mm. In prossimità dei rilievi montuosi si registrano i maggiori valori pluviometrici che raggiungono e superano i 1000 mm annui e con locali picchi superiori ai 1300–1400 mm in certe zone.

A causa del dominio sulla regione dei venti provenienti dai quadranti occidentali, mediamente la maggior frequenza di giorni di pioggia si riscontra nelle zone occidentali dell'isola, perché esse sono direttamente esposte alle correnti umide di origine atlantica che accompagnano le perturbazioni. Le zone orientali, invece, trovandosi sottovento a questo tipo di circolazione a causa dell'orografia, presentano una frequenza minore di giornate piovose, ma a differenza del versante opposto, in certe situazioni, sono soggette a fortissime piogge (anche con accumuli di centinaia di millimetri in 24 ore) in presenza di depressioni accompagnate da circolazione orientale, esaltate dall'effetto stau causato dalla presenza di rilievi montuosi più alti, ripidi ed estesi rispetto al versante di ponente. Nonostante queste differenze, gli accumuli medi annuali sono simili tra i due versanti.

Specialmente nel periodo autunnale, quando la Sardegna viene interessata da depressioni mediterranee rinvigorite dal calore e dall'umidità forniti dal mare ancora caldo e accompagnate da venti molto umidi e temperati meridionali come lo Scirocco, non di rado si verificano degli episodi di forte maltempo, che causano nubifragi e improvvise alluvioni. Le precipitazioni sono concentrate per lo più nel periodo compreso tra ottobre e aprile, quando la Sardegna viene interessata dal passaggio di perturbazioni, mentre tra maggio e settembre si estende la stagione secca; nei mesi estivi, in molte località, le precipitazioni sono in genere scarse o addirittura possono essere del tutto assenti, perché in questo periodo nel Mediterraneo dominano gli anticicloni. Tuttavia, non mancano locali manifestazioni temporalesche che interessano prevalentemente i rilievi e le aree interne in genere, ma che in certi casi possono colpire anche le pianure e le coste, sebbene più raramente. Per sopperire al problema della siccità, dalla fine dell'Ottocento ad oggi, sono stati realizzati sull'intero territorio sardo circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche.

La neve in Sardegna è un fenomeno frequente sulle zone montuose e a quote superiori ai 1000 m le nevicate possono essere anche particolarmente abbondanti. La zona più nevosa è il massiccio del Gennargentu, dove il manto bianco può perdurare diversi mesi (in certe annate gli ultimi nevai possono durare anche fino a giugno) e raggiungere accumuli notevoli. Sui rilievi a quote comprese tra i 500 e i 1000 metri la neve fa la sua comparsa almeno una volta all'anno; man mano che si cala di quota la frequenza delle precipitazioni nevose diminuisce, fino ad arrivare alle zone pianeggianti dove le nevicate con accumulo al suolo rappresentano degli eventi rari con tempi di ritorno di diversi anni e nelle località costiere, specialmente quelle meridionali, diventano addirittura degli eventi molto rari.

Le condizioni ideali per avere nevicate con accumulo in pianura e sulle coste si hanno quando l'isola viene investita da intensi nuclei di aria gelida di origine artica sia di tipo marittimo che continentale e polare continentale, associati a vortici depressionari che interessano l'isola. In genere, nella parte centro-occidentale della regione, le nevicate si verificano più di frequente durante le irruzioni di aria fredda dalla valle del Rodano accompagnate quindi dal Maestrale[18], mentre nella parte orientale dell'isola nevica più frequentemente con le irruzioni fredde che giungono dai quadranti nord-orientali (porta della Bora) accompagnate dai venti di Grecale.

La Sardegna inoltre è una regione molto ventosa; i venti dominanti sono il Maestrale ed il Ponente[19]. Il primo, durante l'inverno è freddo e spesso violento, causa mareggiate, non di rado è portatore di piogge, temporali e repentini crolli di temperatura con nevicate anche a bassa quota, mentre d'estate mitiga le temperature, specialmente sui settori centro-occidentali, provoca aumenti termici invece, nella costa est e nel cagliaritano, ma data la sua elevata velocità (che può raggiungere i 100 Km/h[20]) può arrecare danni non indifferenti all'agricoltura, favorire la propagazione degli incendi e creare problemi alla navigazione marittima. Da segnalare anche lo Scirocco, che non di rado rende i cieli lattiginosi per effetto del pulviscolo proveniente dai deserti africani[18], apporta forti ondate di caldo in estate e piogge abbondanti e talvolta intense nelle zone esposte, specialmente nelle stagioni autunno-inverno e si rivela particolarmente dannoso in tarda primavera, quando si intensifica l'evapotraspirazione che causa stress idrici alle colture non irrigue. La costante ventilazione ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in certe aree industriali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna.
« La Sardegna è tra le meno conosciute delle grandi isole d'Europa, ma è anche una delle più interessanti. »
(Thomas Ashby (1874-1931), Direttore della British School a Roma (1906-1925))

In posizione centrale nel mar Mediterraneo, la Sardegna è stata sin dagli albori della civiltà un attracco frequentato da quanti navigavano da una sponda all'altra del Mar Mediterraneo in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di minerali, ha favorito il popolamento e l'impianto di insediamenti considerevoli. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dalla propria insularità - che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica - sia dalla propria posizione strategica, in quanto luogo imprescindibile nella rete degli antichi percorsi.

Nel suo patrimonio storico e culturale sono abbondanti le testimonianze delle culture indigene ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche.[21] Di seguito sono evidenziati solo tre periodi fra tanti della storia della Sardegna, data la loro peculiarità: quello nuragico, quello giudicale e quello successivo del regno sardo (dal baricentro territoriale prima iberico e poi italiano).

Sardegna nuragica[modifica | modifica sorgente]

Cinta turrita esterna del Nuraghe Losa presso Abbasanta
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Civiltà nuragica.

Circa 8.000 nuraghi, mediamente uno ogni 3 km² (7.000 disseminati nel territorio sardo), centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una singolare civiltà che si è sviluppata nell'isola a partire dal II millennio a.C. Il nuraghe era il centro della vita sociale degli antichi Sardi, ma oltre alle torri, altre strutture caratterizzarono la loro cultura, come le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) le cui stele centrali possono arrivare fino a 4 m di altezza, i pozzi sacri (luoghi di culto) dalla raffinata tecnica costruttiva, i bronzetti arrivati numerosi fino ai nostri giorni e fusi mediante la tecnica della cera persa sono il simbolo della civiltà nuragica che li costruì ma anche della Sardegna.

I Nuragici erano un popolo di guerrieri e navigatori, di pastori e di contadini, suddiviso in nuclei tribali (clan) che abitavano nei cosiddetti "cantoni nuragici". Commerciavano con i Micenei e i Minoici, con i popoli Iberici, i Fenici e gli Etruschi, lungo rotte che attraversavano il mar Mediterraneo dalla Spagna alle coste libanesi. Il loro simbolo più conosciuto, il nuraghe, è stato classificato dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità, individuando in Su Nuraxi presso Barumini l'esempio più significativo.[22]

Sardegna giudicale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna Giudicale, Condaghe e Carta de Logu.
Mariano IV d'Arborea (1317 -1376).

Altro periodo storico singolare nel contesto mediterraneo fu quello giudicale, quando a partire dal IX secolo col declino di Bisanzio, le istituzioni locali dovettero riformarsi e rendersi autonome, anche per fare fronte alle scorrerie e ai tentativi di invasione dei saraceni. Ebbe così inizio il periodo dei giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi 600 anni. Nell'isola probabilmente si formò in origine un'unica entità statuale autonoma nella sostanza, su cui Bisanzio esercitava una autorità solo nominale. Solo dopo il tentativo di conquista musulmana da parte di Mujāhid al-ʿĀmirī, sventato a stento dai sardi per terra e dalle flotte di Pisa e Genova [23], si formarono vari regni indipendenti, fra cui i più noti sono quelli di Torres, Gallura, Arborea e Calari, che diedero vita ad una organizzazione politica ed amministrativa efficace e con elementi di modernità rispetto ai regni coevi. Il territorio era diviso in curatorie che, secondo alcuni studiosi, ricalcavano i confini degli antichi cantoni nuragici.

Grazie all'abbondanza di risorse naturali, prosperarono nuovamente l'agricoltura e la pastorizia, i commerci ebbero nuovo impulso e così le arti, come l'architettura in stile romanico pisano. Si sviluppò inoltre un sistema giuridico locale, il cui apice fu raggiunto con la promulgazione della Carta de Logu nel XIV secolo «considerata una delle più importanti costituzioni di principi del Medioevo».[24] Le ingerenze fra gli stessi Giudicati, delle repubbliche marinare e dello Stato Pontificio portarono all'infeudamento della Sardegna da parte del papa nel 1297, istituendo questi nominalmente il Regno di Sardegna senza aver tenuto conto delle realtà statuali già presenti nell'isola. Gli aragonesi solo nel 1324 riuscirono a realizzarlo territorialmente con la battaglia di Lucocisterna, alleandosi con arborensi, genovesi e sassaresi, i quali si erano costituiti in libero comune come Iglesias e altre città. Dopo decenni di guerre, epidemie e trattati di pace, nel 1420 prevalsero nell'intera isola i catalani-aragonesi sul Giudicato di Arborea, i cui territori superstiti vennero ceduti dall'ultimo Giudice, Guglielmo III di Narbona, per 100.000 fiorini d'oro.[25]

"La Sardegna custodisce lo scudo di Savoia", affresco di Domenico Bruschi nel Palazzo Reale di Cagliari.

Regno di Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sardegna, Stato sardo, Regno di Sardegna (1324-1720) e Regno di Sardegna (1720-1861).

Il Regno di Sardegna fu istituito nel 1297 da papa Bonifacio VIII in ottemperanza al trattato di Anagni del 24 giugno 1295; venne istituito per risolvere la crisi politica e diplomatica, sorta tra la Corona d'Aragona e il ducato d'Angiò a seguito della Guerra del Vespro per il controllo della Sicilia. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1297, affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo. Fu conquistato territorialmente a partire dal 1324 con la guerra mossa dagli Aragonesi contro i pisani, in alleanza col regno giudicale di Arborea; la conquista fu a lungo contrastata dalla resistenza sull'isola dello stesso regno di Arborea e poté considerarsi parzialmente conclusa solo nel 1420, con l'acquisto dei rimanenti territori dall'ultimo Giudice per 100.000 fiorini d'oro, nel 1448 con la conquista della città di Castelsardo (allora Castel Doria) e nel 1767-69, quando Carlo Emanuele III di Savoia sottrasse l'arcipelago della Maddalena al controllo genovese.

Fece parte della Corona di Aragona fino al 1713, anche dopo il matrimonio di Ferdinando II con Isabella di Castiglia, allorquando l'Aragona si legò prima alla Castiglia, poi, in epoca già asburgica (a partire dal 1516), anche alle altre entità statuali da loro governate. Nel 1713, subito dopo la guerra di successione spagnola, entrò a far parte dei domini degli Asburgo d'Austria; nel 1720 con il trattato dell'Aia la Sardegna venne ceduta, dopo un fallito tentativo di riconquista da parte della Spagna, a Vittorio Amedeo II, già duca di Savoia, ricevendo l'Austria in cambio della Sicilia. Nel 1847, con la cosiddetta fusione perfetta, tutti i possedimenti della Casa Reale sabauda confluirono nel Regno; per mezzo di tale atto giuridico scomparvero conseguentemente le ultime vestigia statuali acquisite in periodo iberico (carica vicereale, parlamento degli Stamenti, suprema corte della Reale Udienza), diventando l'isola, a detta del Casula, una regione di uno Stato più ampio, non più composto come lo era stato dopo il 1720, ma unitario, con un solo popolo ed un unico territorio. La denominazione Regno di Sardegna venne mantenuta ancora per anni finché, una volta raggiunta l'unificazione italiana, mutò nome nel nuovo Regno d'Italia,[26] il cui inno, tuttavia, rimase (unitamente alla Marcia Reale) S'hymnu sardu nationale.

Stemma settecentesco del Regno di Sardegna

Le istituzioni del Regno, oltre al Vicerè, di nomina reale e quasi sempre non sardo, erano le Cortes e la Real Udiencia; le Cortes erano un parlamento pattizio, in cui erano rappresentate le città reali, la chiesa e la nobiltà feudale, ovvero tutti coloro che potevano sostenere le spese dello Stato, giacché i feudatari provvedevano direttamente a raccogliere le imposte nei villaggi agricoli dell'interno in base alla capacità delle singole famiglie. I primi censimenti infatti non contavano le persone ma i "fuochi", le famiglie capaci di contribuzione.

Il Vicerè deveva contrattare il "donativo" ovvero le entrate del governo, con il parlamento, il quale in cambio chiedeva al sovrano degli interventi ritenuti importanti dalla comunità. In base a questo sistema fu impiantato un'efficiente sistema di difesa con numerose torri litoranee e le piazzeforti di Alghero e Cagliari, e furono fondate le due Università di Sassari e Cagliari, ridondanti rispetto alla popolazione isolana di allora, ma che furono essenziali per creare una classe dirigente che nei secoli successivi differenzierà la Sardegna dalle regioni del sud Italia. Basti pensare ai personaggi politici del dopoguerra formatisi nell'Università di Sassari: due Presidenti della Repubblica (Antonio Segni e Francesco Cossiga, il capo del più grande Partito Comunista dell'Europa Occidentale, Enrico Berlinguer, e altri come Mario Segni e Giuseppe Pisanu). Amministrativamente il Regno era diviso nei due tradizionali Capi (Capo di sopra o Logudoro e Capo di Cagliari) e a Sassari risiedeva un governatore mentre la medesima carica era assunta a Cagliari dal Vicerè. La Reale Udienza era il supremo tribunale del Regno, da cui deriva l'attuale Corte d'appello e, in assenza del Vicerè, ne assumevano i compiti di governo.

La stele di Nora

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stele di Nora.

Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (in greco Ιχνούσσα), o ancora Sandalyon (Σανδάλιον) per la somiglianza dell'intera conformazione costiera all'impronta di un piede (sandalo)[27]. Sempre i Greci la chiamarono anche Argyróphleps Nèsos (Αργυρόφλεψ Νήσος) ossia l'isola dalle vene d'argento per l'abbondanza nelle sue miniere di quel metallo[28] Per loro la Sardegna era l'isola più grande di tutto il mar Mediterraneo e tale rimase nella conoscenza degli antichi navigatori per lungo tempo in quanto la lunghezza delle coste sarde (1385 km escluse le isole) è effettivamente maggiore di quelle siciliane o cretesi (1039 km). Secondo recenti studi linguistici, l'appellativo latino Sardinia deriverebbe da un'altra denominazione greca conosciuta come Sardò, Σαρδώ (con l'accento sulla ω - òmega - ossia la o, come i nomi in lingua sardiana di Buddusò e Gonnosnò), nome di una leggendaria donna della quale si ha notizia nel Timeo di Platone e le cui origini venivano da Sàrdeis, Σάρδεις, capitale della Lidia, luogo dal quale Erodoto farà provenire sia le genti etrusche, ma anche quelle sarde[29].

Sallustio nel I secolo d.C. sosteneva che: «Sardus, generato da Ercole, insieme ad una grande moltitudine di uomini partito dalla Libia occupò la Sardegna e dal suo nome denominò l'isola», e Pausania nel II secolo d.C. confermava quanto detto da Sallustio aggiungendo che: «Sardo venne dalla Libia con un gruppo di coloni ed occupò l'Isola il cui antico nome, Ichnusa, mutò in Sardò (...)»[30]. In una stele in pietra risalente all'VIII / IX secolo a.C. ritrovata nell'odierna Pula, centro comunale comprendente l'antica città di Nora, appare scritto in fenicio la parola b-šrdn che significa in Sardegna, a testimonianza che tale toponimo era già presente sull'Isola all'arrivo dei mercanti fenici.[31].

Gonfalone regionale

Stemma, bandiera e inno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera dei quattro mori e Su patriottu sardu a sos feudatarios.

Il DPR del 5 luglio 1952 concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone. La legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 stabilisce all'Art. 1: La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. Di origine incerta, l'emblema dei quattro mori rappresenta un forte elemento identitario, e il suo uso è documentato costantemente a partire dalla costituzione del regno di Sardegna e Corsica (1324) fino alla nascita della Regione Autonoma.

Nelle varie epoche storiche, lo stemma è stato rappresentato con diverse varianti: la forma grafica attuale riproduce quella consolidatasi nel secolo XVIII ai fini istituzionali.[32] Nel luglio 2012 è stata presentata in Consiglio regionale una proposta di legge che prevede il riconoscimento del canto "Su patriottu sardu a sos feudatarios", composto nel 1794, quale inno ufficiale della Sardegna[33]; noto popolarmente con il nome di Procurade de moderare, barones, sa tirannia, il testo fu scritto dal magistrato Francesco Ignazio Mannu in un periodo di fermento politico nutrito degli ideali democratici francesi e contrassegnato da un rinnovato sentimento patriottico, di cui fa fede la data istituzionalizzata del 28 aprile che, conosciuta come Sa die de sa Sardigna, rammenta la ribellione popolare antipiemontese contro i soprusi baronali[34].

Ambiente naturale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette della Sardegna e Conservatoria delle coste della Sardegna.
Monte Ortobene (Nuoro) , lecci e graniti
Muflone, uno dei simboli della fauna sarda.

Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana, mentre la principale isola che ne fa parte, anch'essa nota con il nome di "Sardegna", è la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia complessa a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi che formano gole e cascate, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo[35]. Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della sua superficie e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centro-orientale e sud-occidentale, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena e di Su Marmuri di Ulassai. Notevoli sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture sparse su tutta l'isola, come l'Orso di Palau, l'Elefante di Castelsardo, il Fungo di Arzachena, sa Conca a Nuoro nel Monte Ortobene per citarne alcuni.[36]

Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più importanti tratti della costa e ampi territori dell'interno. Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela. Complessivamente si contano: 2 parchi nazionali, 2 parchi regionali, 60 riserve naturali, 19 monumenti naturali, 16 aree di rilevante interesse naturalistico, 5 oasi del WWF[37]. Dal 1985 la Sardegna è dotata di un corpo forestale proprio, denominato Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna.

Fauna terrestre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fauna della Sardegna e Mammofauna della Sardegna.

Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neo-endemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.[38]

Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. Tra i mammiferi, particolare curiosità desta una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'Asinara (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico Cavallino della Giara (Equus caballus Giarae), una specie di cavallo endemica[39], di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C.

Asinelli bianchi sull'isola dell'Asinara.

L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. Si sono estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni. L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari.

Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante[40]. Dei 1.897 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso. Ci sono infine 4 sottospecie endemiche di uccelli che sono il fringuello (f.c. sarda), il Picchio rosso maggiore (d. m. ssp. harterti), la cinciallegra (P. m. ssp. ecki) e la ghiandaia (g.g. ssp ichnusae).I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica.

Urospermum dalechampii

Flora terrestre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna.

La vegetazione spontanea è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum. L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo). Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri. La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo.

Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone la Sardegna come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007)[41]. Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche minori che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.

Flora e fauna acquatiche[modifica | modifica sorgente]

I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di pesci, spugne e coralli e sono caratterizzati dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda rispetto al suo limite naturale. Questo enorme polmone verde produce ossigeno e ospita una grande varietà di forme di vita che crescono e si riproducono, cercando riparo nella vegetazione marina. Il segno inequivocabile della presenza delle praterie di posidonia, sono i caratteristici mucchi di alghe che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge. Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si ritiene ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.

Plecotus sardus, l'unico pipistrello endemico presente in Italia.

Gli endemismi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Plecotus sardus, Euproctus platycephalus e Centaurea horrida.

L'ambiente naturale sardo è caratterizzato da un elevato numero di endemismi. Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari in Sardegna.

La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari. Nel 2002 nelle grotte del Gennargentu è stato scoperto il Plecotus sardus, una specie endemica di pipistrello.[42]

Grotte naturali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grotte di Alghero.

Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500 km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo Paleozoico, ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel Mesozoico, nel Terziario e nel Quaternario, contribuendo alla creazione di una rimarchevole varietà di formazioni rocciose. Molte grotte sono state scoperte per azzardo da archeologi alla ricerca di manufatti appartenuti alle antiche civiltà, o da geologi alla ricerca di falde acquifere per migliorare l'approvvigionamento idrico, o da minatori durante lavori in miniera.

Il patrimonio speleologico sardo comprende attualmente più di 1500 grotte[43]. L'area del Supramonte è sicuramente quella più ricca insieme alla zona del Sulcis-Iglesiente e al promontorio di Capo Caccia. Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è ritenuta la più vasta in tutto il Mediterraneo. Le grotte litoranee più conosciute sono le Grotte di Nettuno ad Alghero e la grotta del Bue Marino a Cala Gonone. Fra quelle terrestri, sono particolarmente suggestive quelle di Sa Oche-Su Bentu a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, la grotta di Su Marmuri ad Ulassai, quella di Ispinigoli[44] presso Dorgali, di San Giovanni presso Domusnovas, e la grotta di santa maria nel Sulcis per citarne alcune.[45]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua protosarda.

Secondo alcune interpretazioni, gli antichi Sardi del periodo prenuragico e nuragico conservarono senza rilevanti alterazioni lingua e costumi pre-indoeuropei della cosiddetta vecchia Europa. Secondo alcune teorie la lingua sardiana o protosarda sarebbe stata affine a quella etrusca[46][47], mentre secondo altre sarebbe da confrontare piuttosto con le lingue basco-iberiche. Un'altra recente ipotesi suppone che nell'Isola erano presenti popolazioni contraddistinte sia da parlate indoeuropee che pre-indoeuropee[48].

Mappa delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua sarda, Lingua sassarese, Lingua gallurese, Dialetto algherese, Dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna.

In Sardegna si parlano oggi diverse lingue romanze: oltre all'italiano, introdotto nell'isola con un atto potestativo nel 1760[49] e correntemente espresso dalla gran parte dei locutori nella sua variante regionale, la lingua più diffusa nell'isola è il sardo, ritenuta subito dopo l'italiano[50] la più conservativa tra le lingue neolatine.[51] Parlata in larga parte dell'isola,[52][53] essa è ripartita da una parte dei glottologi[54] in due varianti fondamentali:

  • nel cosiddetto "capo di sopra" il sardo logudorese (sardu logudoresu) è la variante rimasta più simile al latino in desinenze e pronuncia, e generalmente considerata quella di maggior prestigio letterario; in essa furono scritte molte poesie e componimenti come, per esempio, l'inno del Regno in epoca sabauda, "No potho reposare" e "Procurad'e moderare, barones, sa tirannia". Nel logudorese viene generalmente compresa come sottovarietà la variante nuorese e barbaricina (sardu nugoresu e sardu barbaritzinu), che si caratterizza per un ancor maggiore conservazione e fedeltà al latino ma con frequenti elementi arcaici del sostrato preindoeuropeo. Nella regione del Guilcer sono diffuse parlate di transizione col campidanese, a cui si sono ispirati gli studiosi che hanno elaborato la variante scritta della Limba Sarda Comuna, adottata dalla Regione nel 2006.
  • nel cosiddetto "capo di sotto" il sardo campidanese (sardu campidanesu) presenta vocaboli di matrice fenicio-punica oltre che nuragica, ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa; nell'Ogliastra la parlata ha una matrice campidanese arcaica, con molti vocaboli barbaricini

Altri linguisti[55] teorizzano invece la sostanziale unitarietà del sistema linguistico sardo, anche tenendo conto dell'oggettiva impossibilità nel tracciare un confine netto tra i sistemi dialettali per via dell'esistenza di numerose parlate con caratteri mediani (es. arborense, barbaricino meridionale, ogliastrino etc.).

Il sardo è stato utilizzato in diverse epoche come lingua istituzionale; tra i documenti più importanti vi sono i condaghi, gli Statuti Sassaresi e la Carta de Logu. Di recente, con l'approvazione della legge 482/99, il sardo e il catalano sono stati riconosciuti e tutelati a livello statale come minoranze linguistiche storiche, mentre la tutela di sassarese, gallurese e tabarchino è riconosciuta dalla legge regionale 26/97. Nell'ambito delle iniziative per la lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni di tutte le varianti. Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni in sardo dell'amministrazione regionale. Nel 2012 la giunta Cappellacci[56] introduce la dicitura «Regione Autònoma de Sardigna» in sardo con la stessa evidenza grafica dell'italiano, nei documenti, nello stemma della Regione e in tutte le produzioni grafiche legate alla propria comunicazione istituzionale[57].

Accanto alla lingua sarda propriamente detta, nel nord dell'isola sono parlati due idiomi romanzi di derivazione corso-toscana:

  • nella regione nord-occidentale dell'isola, il sassarese (sassaresu) è parlato a Sassari e con piccole variazioni nella Nurra, Romangia e Anglona. È un idioma nato dalla commistione fra corso, pisano, ligure e la successiva forte influenza del sardo logudorese;
  • nella regione nord-orientale dell'isola, la Gallura, è parlato il gallurese (gadduresu /gaɖːu'rezu/) che si avvicina particolarmente al dialetto parlato nella Corsica del Sud, frutto e testimonianza dei contatti fra le due isole e delle migrazioni nello Stretto di Bonifacio avvenute dalla preistoria fin quasi ai giorni nostri.

Vi sono infine delle isole linguistiche, presenti nel versante occidentale dell'isola:

Statuina muliebre esposta al Museo Arch. Naz. di Cagliari

Cultura materiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei della Sardegna.

Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura sarda in generale.

I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna,[58] che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.[59]

Colonne romane a Tharros.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

I primi insediamenti preistorici della Sardegna risalgono al Paleolitico Inferiore (500.000-350.000 anni fa) secondo gli archeologi che nel 1979-1980 scoprirono un'industria litica presso il rio Altana a Perfugas in Anglona. Nel IV millennio a.C. si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la Cultura di Ozieri. I ritrovamenti archeologici conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel II millennio a.C. le testimonianze archeologiche della civiltà nuragica sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi urbanesimo e scrittura.

Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'Ottocento, il canonico Giovanni Spano diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel Bullettino archeologico sardo. Nei primi del Novecento, l'archeologo Antonio Taramelli intraprese una serie di scavi nel sud dell'isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra Giovanni Lilliu con diverse campagne di scavo aveva portato alla luce il villaggio nuragico Su Nuraxi, concorrendo ad aprire nuove prospettive e conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. Attualmente sono in corso su tutto il territorio ulteriori e numerose campagne di scavi, seppure spesso con carenza di finanziamenti e con un importante numero di siti ancora da riportare alla luce, che potrebbero fornire nuove testimonianze storiche sui periodi meno conosciuti.[60]

Architettura gotico-catalana, campanile della cattedrale di Santa Maria ad Alghero

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Particolare della facciata della Chiesa di Nostra Signora di Tergu.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuraghe, Architettura romanica in Sardegna e Pinnetta.

Dell'architettura preistorica in Sardegna sono presenti numerose testimonianze come le Domus de janas (tombe ipogeiche), le tombe dei giganti, i circoli megalitici, e poi menhir, dolmen, templi a pozzo. Tuttavia l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico sardo sono i nuraghi che si trovano numerosi e in varie tipologie. Si stima che vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui gli esempi più importanti e significativi sono Su Nuraxi di Barumini, Santu Antine a Torralba e Losa nei pressi di Bonorva. Numerose sono anche le tracce lasciate dai Fenici che introdussero sulle coste nuove forme urbane.

I Romani diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la strutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui rimangono i resti di teatri, terme, templi, ponti, ecc. come il Palazzo di Re Barbaro a Porto Torres o l'anfiteatro romano di Cagliari. Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono diverse testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno; tra le più significative sono le basiliche di San Saturnino di Cagliari, Sant'Antioco nell'isola omonima e San Giovanni di Sinis nei pressi di Cabras, risalenti al VI secolo. Altrettanto interessanti sono alcuni ipogei, come quello di San Salvatore di Sinis a Cabras, la chiesa rupestre di Sant'Andrea Priu a Bonorva e alcune chiese di origine bizantina come Nostra Signora di Mesumundu nei pressi di Siligo.

Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle Repubbliche Marinare, a seguito del prosperare delle attività commerciali, si sviluppò il romanico. Il primo edificio romanico dell'isola fu la Basilica di San Simplicio di Olbia (recenti studi hanno datato la sua prima fase ad un periodo anteriore al 1050), quasi coeva rispetto alla basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres. La costruzione voluta dal giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale ebbe inizio prima del 1038, e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da Pisa. La basilica fu completata durante il regno del figlio Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale intorno al 1065. I sovrani dei regni giudicali, dal 1063 in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della Francia. Queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: pisani, lombardi e provenzali, ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica, dando luogo al manifestarsi di espressioni artistiche inedite, caratterizzate dalla fusione di queste esperienze. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda sarà contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia sarda e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. La basilica di Saccargia a Codrongianos è forse la più nota espressione del romanico-pisano in Sardegna.

Successivamente gli Aragonesi introdurranno forme di architettura gotico-catalane, di cui il Santuario di Nostra Signora di Bonaria ne costituì il primo esempio. L'architettura rinascimentale pur scarsamente rappresentata, annovera esempi notevoli come l'impianto della Cattedrale di San Nicola di Sassari (tardo gotica ma dal forte influsso rinascimentale), la chiesa di Sant'Agostino di Cagliari (progettata dai Palearo Fratino), la chiesa di Santa Caterina a Sassari (progettata dal Bernardoni, allievo di Vignola) e il completamento della cattedrale di Santa Maria di Alghero, opera di Jacopo Palearo Fratino.

Al contrario l'architettura barocca ha trovato ampio risalto,[61] esempi interessanti sono la Collegiata di Sant'Anna a Cagliari; la facciata della cattedrale di San Nicola a Sassari (opera di Romero e Corbellini), la chiesa di S. Michele a Cagliari (a pianta centrale con pregevoli stucchi e affreschi), nonché le cattedrali di Cagliari, Ales e Oristano, ricostruite tra '600 e '700 rispettivamente da Domenico Spotorno e Giovanni Battista Arieti.

A partire dal XIX secolo, grazie alle nuove idee ed esperienze importate da alcuni architetti sardi formatisi a Torino, si diffondono nell'isola nuove forme architettoniche di ispirazione neoclassica.[62] Tra le figure più importanti di questa fase architettonica e urbanistica è da citare quella dell'architetto cagliaritano Gaetano Cima, le cui opere sono disseminate in tutto il territorio sardo[63] (tra le sue molte realizzazioni val la pena citare l'ospedale civile di Cagliari, la parrocchiale di Guasila e la cattedrale di Ozieri). Accanto alle opere del Cima, sono da citare quelle di Cominotti (Palazzo e Teatro Civico di Sassari) e Cano (Cupola di S. Maria di Betlem a Sassari e la cattedrale di Nuoro). Nella seconda metà dell'Ottocento a Sassari fu realizzato il neogotico palazzo Giordano (1878) che rappresenta uno dei primi esempi di revivalismo nell'isola, mentre risale al 1933 la facciata neoromanica della cattedrale di Cagliari, opera di Giarrizzo.

Un interessante realizzazione di gusto eclettico, derivato dal connubio fra ispirazioni a modelli revivalisti e liberty, risulta essere il palazzo Civico di Cagliari, completato nei primi del novecento. Il liberty e il Decò troveranno spazio soprattutto nei nuovi palazzi delle famiglie alto-borghesi oltreché negli edifici pubblici. L'avvento del fascismo influenzerà fortemente negli anni venti e trenta l'architettura italiana; anche in Sardegna, in particolar modo nelle città di nuova fondazione[64], verranno realizzate diverse costruzioni di stile razionalista e monumentale. Interessanti realizzazioni di quel periodo sono i centri di Fertilia, Arborea e la città di Carbonia, uno dei massimi esempi di architettura razionalista.

Lo sviluppo turistico iniziato negli anni Sessanta ha fatto sì che in Costa Smeralda si procedesse alla costruzione di edifici di notevole pregio architettonico come il Cala di Volpe, il Romazzino o il Pitrizza, unitamente al villaggio di Porto Cervo con la chiesa di Stella Maris, opere rispettivamente di Couelle, Vietti e Busiri Vici. Più recenti sono altri edifici decisamente moderni come la torre del T Hotel di Cagliari o la sede della Banca di Credito Sardo, sempre a Cagliari, opera di Renzo Piano. Esistono inoltre diverse tipologie abitative tradizionali come la casa alta delle zone collinari e montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ladiri (mattone in terra cruda)[65] del Campidano.

E diverse tipologie insediative come per esempio gli stazzi in Gallura, i furriadroxius e i medaus nel Sulcis Iglesiente.[66] Gli edifici più alti costruiti nell'isola sono il Grattacielo nuovo di Sassari con 70 metri e 20 piani, il T Hotel di Cagliari con 62 metri e 15 piani, la torre ovest del cosiddetto Palazzaccio di Olbia con 50 metri e 16 piani, infine la cupola della Basilica di Bonaria a Cagliari con 50 metri. La struttura più alta mai realizzata è il camino di 250 metri circa della Centrale Sulcis (appartenente all'Enel), situata all'interno del Polo industriale di Portovesme [67].

Arte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statuaria prenuragica e nuragica.
Telaio del meriggio (1970) di Maria Lai . L'opera, conservata alla Stazione dell'arte di Ulassai, è una delle tante appartenenti al "ciclo dei telai".

Il Neolitico fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della Dea Madre e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la Cultura nuragica produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei Giganti di Monti Prama. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali.

Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i Romani introdussero i mosaici e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel Medioevo, durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di capitelli, di sarcofagi, di affreschi, di altari in marmo e impreziosite successivamente da retabli, dipinti da importanti pittori come il Maestro di Castelsardo, Pietro Cavaro, Andrea Lusso, e la scuola del cosiddetto Maestro di Ozieri a cui facevano capo Giovanni del Giglio e Pietro Giovanni Calvano di origine senese.

Nel XIX secolo, per poi proseguire nel Novecento, si affermano nell'immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Filippo Figari, Mario Delitala e Stanis Dessy. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno[68]. Altri artisti importanti della seconda metà del Novecento sardo sono Costantino Nivola, Maria Lai, Albino Manca e Pinuccio Sciola. Una riscoperta recente dei critici d'arte che ne hanno esaltato la maestria come quella di un genio della pittura, è stata infine quella di Brancaleone Cugusi. Nato a Romana, vissuto nella prima metà del XX secolo e morto in giovane età, di lui Vittorio Sgarbi ha scritto: "nessun pittore, neanche Caravaggio, ha dipinto l'ombra come Cugusi".[69]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura della Sardegna e Poesia estemporanea sarda.

Le prime testimonianze scritte in Sardegna risalgono al periodo fenicio-punico con documenti come la Stele di Nora, mentre la successiva provincia romana della Sardegna e Corsica avrà ovviamente come lingua ufficiale il latino. Questo sarà soppiantato nell'uso ufficiale solo dal greco bizantino durante l'Esarcato d'Italia, ma ritornò in auge nella variante medievale come lingua colta, affiancando il sardo usato per vari documenti ufficiali come condaghe e Carta de Logu.[70]. Altri documenti redatti in più lingue, come gli Statuti Sassaresi in latino e sardo, o in toscano, come il Breve di Villa di Chiesa a Iglesias.

L'istituzione del Regno di Sardegna porterà all'utilizzo prima del catalano e poi dello spagnolo, che resterà lingua ufficiale fino a metà settecento, sostituito dalle riforme di Giovanni Battista Lorenzo Bogino con l'italiano tuttora in uso. In questo contesto poliglotta appaiono anche le prime opere delle letterature locali, come la prima opera letteraria in sardo risalente alla seconda metà del Quattrocento: un poemetto ispirato alla vita dei santi martiri turritani ad opera dall'arcivescovo di Sassari Antonio Cano. Il religioso parlava e scriveva anche altre lingue e questo plurilinguismo era comune anche ad Antonio Lo Frasso, Sigismondo Arquer, Giovanni Francesco Fara, Pietro Delitala. Così mentre Lo Frasso scrive i suoi poemi in spagnolo, Delitala sceglie di scrivere in lingua italiana, o per meglio dire, toscana e Gerolamo Araolla scrive nelle tre lingue.[71] I primi documenti letterari in gallurese sono del Seicento, mentre la letteratura in sassarese si esprimerà al meglio solo nell'Ottocento.

Nel Seicento si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta José Delitala y Castelvì e Josè Zatrilla, mentre quelle di Francesco Vidal mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel Settecento la crisi dell'Impero spagnolo allontana dopo secoli il mezzogiorno con la Sardegna dall'orbita iberica.[71] Nell'Ottocento si ha un rinnovato interesse degli autori sardi e non per la storia della Sardegna: Giovanni Spano intraprende i primi scavi archeologici, Giuseppe Manno scrive la prima grande storia generale dell'isola, Pasquale Tola pubblica importanti documenti del passato, Pietro Martini scrive biografie di sardi illustri. Alberto La Marmora percorre l'isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata Voyage en Sardaigne, pubblicata a Parigi e poi introdotta negli ambienti colti europei.

È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna Alphonse de Lamartine, Honoré de Balzac, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Paolo Mantegazza, Gustave Jourdan per citarne alcuni.[71] Nei primi del Novecento la società sarda viene mirabilmente raccontata da Enrico Costa, dal poeta Sebastiano Satta e da Grazia Deledda, quest'ultima insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 1926. In questo secolo accanto alla produzione letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu. Nel secondo dopoguerra emersero figure come Giuseppe Dessì con il suo Paese d'ombre. In anni più recenti vasta eco ebbero i romanzi autobiografici di Gavino Ledda Padre padrone e di Salvatore Satta Il giorno del giudizio, oltre alle opere di Sergio Atzeni e dei viventi attivi negli ultimi decenni (Nuova letteratura sarda).[71]

Le launeddas

Musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ballo sardo, Launeddas, Canto a tenore e Canto sardo a chitarra.

La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è molto antica. In un vaso risalente alla cultura di Ozieri, circa 3.000 anni a.C., sono raffigurante scene di danza.[72] La caratteristica danza sarda chiamata su ballu tundu viene accompagnata dal suono delle launeddas, un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle launeddas, in base al ritrovamento nelle campagne di Ittiri di un bronzetto raffigurante un suonatore, viene fatta risalire ad un'epoca antecedente all'VIII secolo a.C. Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel Sarrabus, nel Campidano, nel Sinis e in Ogliastra.

Il Canto a tenore è tipico delle zone interne della Barbagia ed è ritenuto un'espressione artistica peculiare e unica al mondo. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII secolo a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei tenores. Questo tipo di canto nel 2005 è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità[73]. Il canto sardo a chitarra (cantu a chiterra) è una tipica espressione artistica nata in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura e Planargia, dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente) delle vere e proprie competizioni tra cantadores, in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista.[74] Questo canto ha avuto notevole diffusione a livello internazionale grazie all'attività di Maria Carta. In ambito colto, la Sardegna ha dato i natali a diversi compositori tra i quali si ricordano Luigi Canepa, Gavino Gabriel, Lao Silesu ed Ennio Porrino.

Donne in costume tradizionale.

Costumi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Berritta.

Dai colori vivaci e dalle forme più svariate e originali, i costumi tradizionali rappresentano un chiaro simbolo di appartenenza a specifiche identità collettive. Sono considerati uno scrigno di tradizioni etnografiche e culturali dalle caratteristiche molto peculiari, frutto di secolari stratificazioni storiche.[75] Sebbene il modello base sia omogeneo e comune in tutta l'isola, ogni paese ha un proprio abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, che lo differenzia dagli altri paesi.

Nel passato gli abiti si diversificavano anche all'interno delle comunità, svolgendo una precisa funzione di comunicazione in quanto rendevano immediatamente palese lo Stato anagrafico e il ruolo di ciascun membro in ambito sociale, la regione storica o il paese di appartenenza, un particolare stato civile (baghiàna/u, gathìa/u). Ancora oggi a Desulo e Atzara, in Barbagia, si possono incontrare persone anziane vestite in costumene, ma fino a circa sessant'anni fa in buona parte dell'isola il costume rappresentava il vestiario quotidiano.[76]

I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'orbace alla seta, al lino, dal bisso al cuoio. I vari componenti dell'abito femminile sono: il copricapo (mucadore), la camicia (camisa), il corpetto (palas, cossu), il giubbetto (coritu, gipone), la gonna (unnedda, sauciu), il grembiule (farda, antalena, defentale), in Ogliastra le donne di alcuni paesi hanno dei particolari ganci angancerias de prata sul copricapo. Quelli dell'abito maschile sono: il copricapo (berritta), la camicia (bentone o camisa), il giubbetto (gipone), i calzoni (cartzones o bragas), il gonnellino (ragas o bragotis), il soprabito (gabbanu, colletu), la mastruca, una sorta di giacca in pelle di agnello o di pecora priva di maniche (mastrucati latrones ovvero "briganti coperti di pelli" era l'appellativo con il quale Cicerone denigrava i Sardi ribelli al potere romano).

Su cumponidori della Sartiglia

Feste[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sagre principali in Sardegna.

Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale[77]. In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.[78]

Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali e organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra di S.Antioco Martire Patrono della Sardegna a (Sant'Antioco), la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, Pozzomaggiore e Illorai, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero, la festa di Santa Vitalia a Serrenti, la sagra di Santa Maria de is Acuas o Santa Mariàcuas a Sardara, la nota Festa del Rimedio, la più antica in Sardegna che si svolge dal 1893, ad Ozieri, San Simplicio a Olbia, i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e Ogliastra, il carnevale allegorico di Tempio Pausania e i riti della Settimana Santa in varie parti dell'isola.

Tenores di Bitti "Mialinu Pira". Per la sua unicità, il canto a tenore è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità.

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[modifica | modifica sorgente]

Enogastronomia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina sarda e Prodotti agroalimentari tradizionali sardi.

La cucina sarda è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati[79]. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Alcuni primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurgiones ogliastrini, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il pane frattau, la fregula, la zuppa gallurese e le lorighittas. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto è considerato l'emblema della cucina sarda.

Pane di Villaurbana (Oristano)

Il pane[modifica | modifica sorgente]

Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'isola.[80] Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il Pane carasau, tipico pane della Barbagia, composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare, cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato Pane guttiau[81]; il Pistoccu (tipico ogliastrino), di spessore maggiore della sfoglia di Pane carasau; la Spianada, conosciuta anche come Cogones o Cogoneddas, pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa[82]; in Ogliastra è tipico il Pani pintau, i prodotti più significativi provengono da Tertenia e Ulassai, in quest'ultimo paese si realizza anche un pane unico nel suo genere il Pani de binu cotu, per le feste. Il Civraxu, tipico del Campidano, è una grande pagnotta che si consuma a fette; il Coccoi a pitzus, pagnotta decorata di semola di grano duro; il Pane de poddine, tipico del Logudoro e dell'Anglona, dal diametro di circa 40 cm, e noto anche con il nome di Pane di Ozieri o anche Pane ladu, è molto simile al pane che i greci, gli arabi e gli ebrei chiamano pita.

Torta nuziale (Quartucciu)

Dolci e pani votivi[modifica | modifica sorgente]

Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'isola — può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta[83]. A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cotzuleddas, i Pirichitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Catas, le Orilletas, e le Tzìpulas.

Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le Pitzinnas de ou, le Casadinas le "Tzilicas" e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il Pane de saba e i vari Pabassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari Gatò, sos Coros, s'Aranzada. In altre occasioni sono comunemente diffusi il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli, i Sospiri, particolarmente delicate e pregiate le Copulete di Ozieri.

Forme di Pecorino sardo.

I formaggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Formaggi sardi.

La Sardegna ha un'antica tradizione pastorale e offre una vasta produzione di formaggi pecorini esportati ed apprezzati ovunque, soprattutto in Nord America. Attualmente sono tre i formaggi D.O.P.: il Fiore Sardo, il Pecorino Sardo ed il Pecorino Romano che, nonostante il nome, è prodotto per il 90% nell'isola.

Vini e liquori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vini della Sardegna, Filu 'e ferru e Liquore di mirto.

Come evidenziato da alcune ricerche archeologiche, la coltura della vite in Sardegna risale all'epoca della civiltà nuragica[84]. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il Cannonau, il Monica, il Carignano del Sulcis, il Girò, mentre tra i bianchi vi sono quelli previsti dal disciplinare Vermentino di Gallura DOCG, la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus di Cagliari, il Moscato, la Vernaccia di Oristano. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di un'importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi.

È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu in Ogliastra è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Si produce l'acquavite che è nota con il nome di Filu 'e ferru o Abbardente. Tra i liquori il Mirto (sia bianco che rosso) ed il Villacidro sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di Siniscola ha fatto la sua comparsa il liquore di Pompia (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).[85]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Prodotto interno lordo pro capite nel 2009 nelle regioni dell ' Unione Europea

Secondo Eurostat[86] nel 2009 la Sardegna aveva un reddito pro capite a parità di potere di acquisto pari al 80,0 % della media dell'Unione Europea; le regione italiane più povere erano la Sicilia e la Calabria con il 68 %, le più ricche erano la Provincia Autonoma di Bolzano con il 148 % e Valle d'Aosta e Lombardia con il 133 %. Tra le altre regioni insulari europee della fascia mediterranea le più ricche erano la piccola regione greca dell'Egeo Meridionale col 114 %, seguite dalle Baleari col 110 %, da Madeira col 105 %, da Cipro col 100 %, dalla Corsica col 90 %, le Canarie con l'87 %, Creta con l'85 %, Malta con l'82 %, le Isole Ionie con l'81%; seguivano la Sardegna solo l'Egeo Settentrionale col 76 %, le Azzorre col 75 % e naturalmente, la Sicilia.

Questi pochi dati, ad un'analisi superficiale, ci indicano che, all'interno di un paese con differenze regionali rilevanti rispetto ad altri paesi dell'Unione Europea, il livello di benessere dei sardi non è fra i peggiori, anzi, è tra i più elevati del mezzogiorno (tenendo in conto solo le medie regionali). Facendo il paragone con le altre regioni insulari della fascia mediterranea, pur non essendoci così elevate differenze, e tenendo conto della estensione territoriale e della consistenza demografica (solo la Sicilia e le Canarie sono più popolose, tutte le altre hanno meno di un milione di abitanti), la situazione della Sardegna non appare particolarmente rosea. Le ragioni del ritardo sono antiche e complesse: l'insularità è di per sé una diseconomia, la zona mediterranea è complessivamente in ritardo rispetto all'Europa centro-settentrionale, ma le scelte di politica economica di Governo e Regione non hanno permesso la diminuzione sostanziale del divario con l'Italia centro-settentrionale nonostante l'impiego di ingenti somme di denaro pubblico negli ultimi decenni.

I limiti principali allo sviluppo economico della Sardegna sono quindi legati soprattutto alla carenza di infrastrutture, in particolare nei trasporti sia esterni che interni, al costo complessivo del lavoro, del denaro e alla pressione fiscale, che gravano in equal modo sulle regioni geograficamente più favorite, e che non permettono alle imprese sarde in qualsiasi settore di essere competitive in un mercato sempre più aperto. L'illusione di un'economia differenziata, con la difesa ad oltranza di distretti industriali obsoleti, ha distratto finanziamenti e risorse che potevano essere meglio impiegati nell'unico settore di punta, il turismo, in produzioni di nicchia ad alto valore aggiunto, soprattutto in agricoltura, e nella formazione professionale e ricerca nei settori trainanti per un loro ammodernamento.

Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal 1951 quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti allo Statuto speciale (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia sarda. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel 1958 presentò il rapporto finale, o meglio un'ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell'isola e nel 1959 fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l'anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale, con un investimento per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione.

Il 17 gennaio 1961 il Governo Fanfani III presentò il progetto, promulgato il 2 giugno 1962 come Legge chiamata Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell'Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948[87]. Dopo sedici anni dall'apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il Piano di Rinascita[88]. Nel periodo posteriore al 1945, l'evolversi dell'economia sarda si divide in tre momenti distinti: tra il 1945 ed il 1955, l'isola si adatta progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese; nel corso della seconda fase, tra il 1956 ed il 1966, la situazione economica cambia molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale; la terza fase (fino ai nostri giorni) si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell'attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale con un incremento considerevole della popolazione. Progressivamente l'analfabetismo diminuisce e l'educazione scolastica migliora notevolmente.

Le linee telefoniche, gli elettrodomestici, le automobili, si diffondono in maniera considerevole e i quotidiani hanno grande diffusione mentre aumentano le linee marittime e i trasporti aerei. Negli ultimi decenni hanno avuto ampia diffusione le nuove tecnologie informatiche e digitali e la Sardegna è stata la prima regione italiana ed europea ad avere la copertura televisiva con l'utilizzo esclusivo della tecnologia del digitale terrestre, mentre il quotidiano L'Unione sarda è stato il primo quotidiano europeo a dotarsi di un sito Internet, sin dal 1994. Oggi la Sardegna è la seconda regione italiana col più elevato e-index[89][90] (indice che misura il livello di sviluppo e l'incidenza della tecnologia internet nell'economia di un territorio) e prima per performance e velocità del servizio adsl.[91]

Nel 2013 è allo studio l'istituzione di una possibile zona franca regionale, [92][93][94][95] o locali per aree di crisi, come per il Comune di Portoscuso.

Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici.

Dati economici[modifica | modifica sorgente]

Oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali dell'isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:

Il tasso di disoccupazione nel 2007, secondo l'ISTAT, si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. La Sardegna ha il reddito pro capite più elevato tra le regioni del Mezzogiorno, con 16.837 euro.[96] Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1

Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Sardegna ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 1.006,4 3,09% 1,84%
Industria in senso stretto € 3.692,1 11,33% 18,30%
Costruzioni € 1.957,1 6,01% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.506,8 19,97% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 6.660,8 20,45% 24,17%
Altre attività di servizi € 8.544,1 26,23% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 4.211,8 12,93% 10,76%
PIL Sardegna ai prezzi di mercato € 32.579,1
Polo petrolchimico di Porto Torres.

Industria[modifica | modifica sorgente]

La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al Piano di Rinascita, concentrati soprattutto negli anni '60-'70. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch), Porto Torres e in un secondo momento a Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem ed è in via di costruzione il gasdotto GALSI, che fornirà gas metano all'Europa dall'Algeria, passando in Sardegna. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico. L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche sparse sull'intero territorio isolano. In particolare si menziona il gruppo di centrali elettriche nell'area di Fiume Santo, che sorge su un'area di circa 150 ettari sul golfo dell'Asinara, con una potenza installata di 1.044 MW. L'area circostante, fortemente inquinata e adiacente a zone di indubbio interesse ambientale, non è stata ancora sottoposta alle bonifiche necessarie richieste dalla popolazione e dagli organi competenti.

La miniera di Montevecchio, nel Medio Campidano.

Miniere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia mineraria della Sardegna.

La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale). Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo. A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente e nel Sulcis (in modo particolare intorno alla città di Carbonia, fondata da Mussolini proprio per estrarre il carbone), nel Guspinese - Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera.

Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa[97]. Da una quindicina d'anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l'unica regione italiana in cui l'estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, la quale è destinata alla chiusura per l'esaurimento del filone superficiale, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nel Sarrabus e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.[98]

Gregge nelle campagne di Lula.

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica sorgente]

Querce da sughero nel nord della Sardegna

La superficie della Sardegna è sfruttata per il 60 % per l'allevamento, il 20 % per l'agricoltura e il resto è occupato da boschi chiusi, aree urbane e aree non sfruttabili. La Sicilia ha percentuali praticamente invertite. In Sardegna vivono quasi 4 milioni di ovini[99]., praticamente la metà dell'intero patrimonio nazionale e che fa dell'isola una delle aree del mondo con la più alta densità ovina insieme ad alcune zone dell'Inghilterra e del Galles. I suoli della Sardegna sono in gran parte a scarsa potenza, poco profondi e quindi poco produttivi per l'agricoltura. La Sardegna si è specializzata da millenni nell'allevamento ovino e, in minor misura, caprino e bovino, tradizionalmente meno produttivo in rapporto al territorio utilizzato, dell'agricoltura. È probabilmente nell'allevamento e nella proprietà del bestiame la base economica della precoce e monumentale civiltà proto-storica e preistorica sarda dal neolitico all'età del ferro.

Anche l'agricoltura ha avuto un ruolo molto importante nella storia economica dell'isola, soprattutto nella grande piana campidanese, particolarmente adatta alla cerealicoltura. I suoli sardi, anche quelli pianeggianti sono poco permeabili, con falde di scarsa entità e talvolta salmastre, e riserve naturali d'acqua assai ridotte. La scarsità d'acqua fu il primo problema che fu affrontato per la modernizzazione del settore, con la costruzione di un grade sistema di sbarramento dei corsi d'acqua che oggi arriva a quasi 2 miliardi di metri cubi d'acqua invasabili.[100]. L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e olivicoltura quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche hanno aiutato ad estendere le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite che sono presenti nelle zone collinari.

La piana del Campidano, la più grande pianura sarda produce avena, orzo e frumento, della quale è una delle più importanti produttrici italiane. Tra gli ortaggi, oltre ai carciofi, ha un certo peso la produzione di arance; prima della riforma del settore dello zucchero da parte dell'Unione Europea, era consistente la coltivazione di barbabietole. Nel patrimonio boschivo è presente la quercia da sughero, che cresce spontanea favorita dall'aridità del terreno e viene esportata; la Sardegna produce circa l'80% del sughero italiano. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodori (tra cui i camoni) e di agrumi. Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova quasi la metà dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano.

Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi, basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.[101]. La Sardegna produce anche la maggior parte del pecorino romano, prodotto non originario dell'isola, gran parte del quale è tradizionalmente indirizzato alle comunità italiane d'oltre-oceano. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione aragonese, la cui cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.[102]

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Resa insicura in passato dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è un'attività affermatasi negli ultimi secoli, grazie alla pescosità dei mari circostanti e alla notevole estensione costiera dell'isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis e da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo. Tale attività ha rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere, dove si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è la produzione di mitili, specialmente a Olbia.

Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo. Di antica tradizione e mai abbandonata è la pesca del tonno[103], già nel XVI secolo esistevano diverse tonnare[104], di queste quelle più antiche sono la Tonnara delle Saline di Stintino, quella di Flumentorgiu di Arbus, quella di Porto Paglia a Gonnesa ed infine quella di Calavinagra a Carloforte, che è l'unica ancora in attività nel Mediterraneo. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca. Queste attività costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, così come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie.

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'isola[105]. Per preservare, tramandare e promuovere questa ricchezza culturale ed economica, nel 1957 la Regione Autonoma della Sardegna ha istituito l'I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale), diretto all'inizio dai promotori Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas. Per una maggior tutela delle lavorazioni artigianali, tramite la legge regionale n. 14 del 1984, è stato istituito il marchio di origine e qualità dei prodotti dell'artigianato tipico sardo[106].

La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione come, ad esempio, la lavorazione a pibiones[107], diffusa a Ulassai e Samugheo. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche e costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, ricchi di spille e bottoni in filigrana, di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle. I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto raffinato, sono in filigrana[108]. Tra i gioielli fatti a mano, in filigrana, vediamo la corbula, ossia il bottone sardo, il simbolo della prosperità, della fertilità che raffigura il seno materno.

Famoso è il corallo di Alghero.

La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le biseras dei Mamuthones, ossia le maschere tradizionali mamoiadine, e le produzioni in sughero di Calangianus[109]. L'artigianato della cestineria è molto diffuso, ma è l'area oristanese la zona dove maggiormente si lavorano le materie prime, come il giunco, la palma nana e l'asfodelo, ideali per la confezione di cesti, corbule e canestri. Le ceramiche hanno una forma semplice e lineare.

Una tradizione millenaria ispira varie scuole che tramandano le tecniche della lavorazione al tornio, della cottura al forno e delle decorazioni smaltate con colori naturali[110]. Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della arresoja, resolza o resorza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Dalla classica lama a folla 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche impropriamente leppa e sono considerate dagli appassionati delle vere e proprie opere d'arte[111].

Il litorale di Stintino.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Spiaggia di Tuaredda, Teulada
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Turismo in Sardegna.

Grazie al clima mite, ai paesaggi incontaminati, alla purezza delle acque marine, la Sardegna attira ogni anno un gran numero di vacanzieri (nel 2007 le presenze turistiche per la prima volta hanno superato i 10 milioni di visitatori[112]; gli arrivi sono stati di 1.490.648 italiani e 789.525 stranieri[113]). I primi investimenti ed i primi piani di sviluppo risalgono al 1948 in concomitanza con la sconfitta definitiva della malaria e con la l'acquisizione dello status di regione autonoma. Le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'Ente Regionale ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche) ed il primo boom turistico si sviluppò a cavallo tra gli anni '50 e '60, soprattutto ad Alghero e nella sua Riviera del Corallo.

Ma il boom turistico di maggiori dimensioni si realizzò a partire dai primi anni sessanta allorché fu fondata dal principe ismailita Āgā Khān la Costa Smeralda con il luogo di elezione Porto Cervo, nel comune di Arzachena. Sin dagli inizi il turismo in quest'area si caratterizzò principalmente come di élite, basato sulla qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture oltre che sulle bellezze naturali soprattutto per la vicinanza dell'arcipelago della Maddalena con l'offerta di numerose rotte per i diportisti. I suoi centri principali divennero ben presto luoghi di elezione del Jet set internazionale e tra le mete più ambite nel Mediterraneo. A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, sempre nella zona, come Cala di Volpe e Capriccioli ma anche nel resto della Sardegna. In pochi anni il settore si sviluppò in maniera esponenziale fino a divenire uno dei settori trainanti delle attività economiche. Negli anni Settanta, a seguito dell'incremento del valore delle aree, si è avuto un forte sfruttamento delle coste con nuove costruzioni, principalmente seconde case.

Successivamente i vari governi regionali per circa 20 anni hanno cercato di predisporre un Piano Paesaggistico il quale a tutt'oggi è ancora oggetto di polemiche e di conflitti. In questi ultimi anni l'offerta turistica si è in parte modificata, orientandosi verso la diversificazione e la destagionalizzazione cercando di interessare anche le zone interne e di valorizzare la cultura, l'arte e l'archeologia[114], il turismo equestre, l'escursionismo, il birdwatching, la vela, il free climbing[115]. Da segnalare inoltre il Comprensorio sciistico Bruncu Spina il principale impianto sciistico dell'isola situato nella parte montana di quest'ultima e meta di turisti amanti degli sport invernali. Un supporto importante per la destagionalizzazione in questi ultimi anni è stato garantito dai numerosi voli low cost che collegano l'isola a diverse città europee.

Trasporti e comunicazioni[modifica | modifica sorgente]

Per contrastare efficacemente gli effetti dell'insularità, è stata sviluppata nel tempo una buona rete di servizi e di impianti portuali ed aeroportuali. Ben distribuiti nel territorio queste strutture collegano l'isola al continente italiano ed europeo per mezzo di linee aeree e tramite navi che partono dai porti più importanti. Durante la stagione turistica, il traffico lungo tutte le vie di comunicazione e nelle stazioni marittime, aumenta in modo considerevole e gli spostamenti nelle località interne richiedono tempo. Le strade sono spesso ricche di tornanti e panoramiche (a parte le principali direttrici), con curve e saliscendi a secondo l'orografia del territorio: andare piano è d'obbligo.

Il servizio regionale di trasporti pubblico ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) collega tramite autobus la totalità dei comuni con almeno una corsa giornaliera, ed è presente negli aeroporti e nei porti in coincidenza con l'arrivo degli aerei e dei traghetti. Le località più isolate sono invece servite da compagnie private. Nelle città di Alghero, Cagliari (con tutta l'area metropolitana), Carbonia, Iglesias, Macomer, Nuoro, Olbia, Oristano, Porto Torres, Quartu Sant'Elena, Sassari e Selargius sono presenti sistemi di trasporto pubblico urbano[116][117].

Traghetto in arrivo al porto di Cagliari.

Trasporti marittimi[modifica | modifica sorgente]

Tramite moderne stazioni marittime e traghetti, la Sardegna è collegata con i più importanti porti italiani del mar Tirreno e del mar Ligure, ma anche con la Francia, la Spagna e la Tunisia. I porti di partenza dal resto d'Italia sono: Civitavecchia, Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Palermo e Trapani. I porti di collegamento con la Corsica sono: Ajaccio, Bonifacio e Propriano. La Francia continentale è collegata tramite i porti di Tolone e Marsiglia, la Tunisia tramite il porto di Tunisi, la Spagna con lo scalo di Barcellona. I porti di arrivo sono: Arbatax, Cagliari, Golfo Aranci, Olbia e Porto Torres. Le compagnie di navigazione che garantiscono i servizi verso l'isola sono: Tirrenia, Moby Lines, corsica ferries-sardinia ferries, Grandi Navi Veloci, Snav, Grimaldi Lines e le francesi Sncm e CMN. La compagnia regionale Saremar collega le isole di La Maddalena con Palau, l'isola di San Pietro con i porti di Portovesme e Calasetta, e la Corsica tra Santa Teresa di Gallura e Bonifacio.

Trasporti aerei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sardegna (trasporto aereo).

Tre aeroporti internazionali (Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas) smistano il traffico in arrivo e in partenza verso le principali città italiane e svariate destinazioni europee, quali il Regno Unito, la Scandinavia, la Spagna e la Germania, mentre due sono gli aeroporti regionali[118], quelli di Oristano-Fenosu e Tortolì-Arbatax, e uno quello militare, quello di Cagliari-Decimomannu. Vi è inoltre un'aviosuperficie usata per voli turistici, quella di Castiadas, nel quale è ospitata anche una scuola di paracadutismo. Le principali compagnie aeree italiane attive in Sardegna sono Meridiana, con base a Olbia (ex Alisarda fondata nel 1963 dal principe Aga Khan Karīm al-Hussaynī), Alitalia e Air Dolomiti. Tra le compagnie straniere figurano alcune low cost come Ryanair (compagnia irlandese con basi ad Alghero e Cagliari), EasyJet, Tui Fly e Air Berlin.

Autotreno diesel pendolante ATR365

Trasporti su rotaia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rete ferroviaria della Sardegna.

La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, è considerata insieme all'utilizzo domestico, agli incendi e alla costruzione della ferrovie del Regno di Sardegna in Piemonte, come una delle cause principali del disboscamento dell'isola. La rete attiva per il trasporto pubblico si sviluppa per oltre 600 km e si limita a congiungere le città principali e i porti. Le Ferrovie dello Stato collegano Cagliari con Sassari, in circa 3 ore,[119] e Porto Torres, e con Olbia e Golfo Aranci, in circa 3 ore e mezza.[119] Chilivani è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con Iglesias, in 50 minuti,[119] e Carbonia in un'ora.[119]

L'ARST, che ha in gestione la rete secondaria dell'isola, collega invece Monserrato con Isili, Macomer con Nuoro, e Sassari con Nulvi, Sorso e Alghero. L'intera rete ferroviaria non è elettrificata, fatta esclusione per i sistemi tram-treno delle metrotranvie di Cagliari e Sassari, e risente di mancati investimenti in innovazione. Alcuni ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di Chilivani, Campeda e San Gavino Monreale per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni Minuetto, dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti automotrici, e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di San Gavino Monreale e Decimomannu, dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso Cagliari.

Nel corso del 2013[120][121] sono stati ultimati i primi esemplari degli otto[121][122] treni pendolanti ATR365, sviluppati dall'industria spagnola CAF per l'impiego sulla rete a scartamento ordinario sarda. I nuovi treni, una volta completati i testi di omologazione, riduranno il tempo di percorrenza sulla tratta Sassari-Cagliari dalle 3-4 ore del 2013 a poco più di due ore[123].

Il servizio turistico dell'ARST, il Trenino Verde, costituisce una maniera particolare di visitare alcune zone interne dell'isola, i convogli infatti penetrano in aree prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate dell'interno. Alcuni trenini sono mossi da locomotive a vapore, veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al 1914. Le linee del Trenino Verde sono 4: Mandas - Arbatax; Isili - Sorgono; Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau e Macomer - Bosa. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee.[124]

Rete stradale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Strade della Sardegna.

La rete stradale intera è sviluppata e si sta ampliando ulteriormente. Essendo la Sardegna l'unica regione italiana priva di autostrade, ne fa le veci la rete di superstrade costruite fra i principali centri, completamente pubbliche e gratuite, arterie da cui si diramano poi strade secondarie verso tutte le località. La superstrada SS 131 Carlo Felice Strada Statale 131 Italia.svg Italian traffic signs - strada europea 25.svg attraversa l'isola da nord a sud collegando Cagliari con Sassari e Porto Torres, passando per Oristano e Macomer, mentre una sua deviazione, la SS 131 DCN - Diramazione Centrale Nuorese Strada Statale 131dcn Italia.svg, raggiunge Olbia passando per Nuoro e Siniscola. Nella zona settentrionale dell'isola, la superstrada SS 291 della Nurra Strada Statale 291 Italia.svg e la SS 597 di Logudoro Strada Statale 597 Italia.svg Tabliczka E840.svg collegano Alghero e Olbia via Sassari. Nel meridione la SS 130 Iglesiente' Strada Statale 130 Italia.svg collega il capoluogo con Carbonia e Iglesias, mentre ad est la strada a scorrimento veloce "nuova SS 125 Orientale Sarda", collega Cagliari con Tortolì. Le dorsali Cagliari-Oristano-Sassari-Porto Torres e Alghero-Sassari-Olbia-Golfo Aranci fanno parte dello SNIT - Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti.[125]

Prime 10 città per numero di abitanti
(novembre 2013)[126]
Città Abitanti
1 Cagliari 153.394
2 Sassari 127.627
3 Quartu Sant'Elena 69.245
4 Olbia 55.503
5 Alghero 40.748
6 Nuoro 36.232
7 Oristano 31.215
8 Selargius 28.978
9 Carbonia 28.514
10 Iglesias 27.454

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Demografia della Sardegna.
Superficie e abitanti delle otto province della Sardegna
(dicembre 2013)[126]
Provincia Comuni Superficie Abitanti
Cagliari [CA] 71 4.596 560.827
Carbonia-Iglesias [CI] 23 1.495 128.551
Medio Campidano [VS] 28 1.516 100.676
Nuoro [NU] 53 3.934 158.980
Ogliastra [OG] 23 1.854 57.699
Olbia-Tempio [OT] 26 3.397 158.518
Oristano [OR] 88 3.040 163.511
Sassari [SS] 66 4.281 335.097
Regione Autonoma della Sardegna 377 24.090 1.663.859

Nonostante una civilizzazione plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema naturale ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 69 ab./km². Il milione e settecentomila sardi risiedono nell'isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./km² e dalla Basilicata con 60 ab./km².

Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (40, 85, 66, 31, 45, 53, 77 ab./km² per le province di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 121 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana di 200 ab./km². Nel 2008 i nati sono stati 13.470 (8,1‰), i morti 14.474 (8,7‰) con un decremento naturale di 1.004 unità. Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.671.001 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.

Panoramica di alcune delle più importanti città sarde (dall'alto a sinistra: Cagliari, Alghero, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia)

Città e aree urbane[modifica | modifica sorgente]

Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area metropolitana di Cagliari.

I centri urbani più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale. Cagliari (154.019) ab.[126]) è al centro di una conurbazione di 488.000 abitanti circa, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (70.675 ab.), Selargius (28.972 ab.), Assemini (26.965 ab.), Capoterra (23.850 ab.), Sestu (20.376 ab.), Monserrato (20.356 ab.), Sinnai (17.114 ab.) e Quartucciu (13.131 ab.).

Sassari (127.715 ab.), Alghero (43.505 ab.) e Porto Torres (22.461 ab.) sono i poli di un'area vasta (della quale il capoluogo sassarese è il centro catalizzatore) che si espande soprattutto verso la Nurra e il golfo dell'Asinara e che include anche Sorso (14.725 ab.) e altri centri come Ittiri (8.782 ab.) e Sennori (7.413 ab.) e Castelsardo (5.817 ab.) per un totale di 275.000 abitanti circa.

I centri urbani rimanenti svolgono funzione di polarità locale e hanno tutti una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (57.889 ab.), Nuoro (37.064 ab.), Oristano (31.724 ab.), Carbonia (29.228 ab.), Iglesias (27.444 ab.), Tempio Pausania (14.367 ab.), Villacidro (14.274 ab.), Arzachena (12.817 ab.), Guspini (12.194 ab.), Siniscola (11.521 ab.), Sant'Antioco (11.462 ab.), La Maddalena (11.433 ab.), Tortolì (11.035 ab.), Ozieri (10.850 ab.), Terralba (10.396 ab.) e Macomer (10.387 ab.).

Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche Cabras (9.208 ab.) che sorge nella penisola del Sinis, Sanluri (8.530 ab.) e Lanusei (5.556 ab.), e l'antica cittadina di Bosa (8.017 ab.).

Dei 377 comuni sardi, 19 possono fregiarsi ufficialmente del titolo di città: Alghero, Bosa, Cagliari, Carbonia, Castelsardo, Iglesias, Ittiri, Lanusei, Macomer, Nuoro, Olbia, Oristano, Ozieri, Quartu Sant'Elena, Sassari, Siniscola, Sorso, Tempio Pausania e Tortolì. Gli altri comuni che si attribuiscono tale titolo in diverse manifestazioni lo fanno in maniera arbitraria.

Immigrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Flussi migratori in Sardegna.

La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo occidentale, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche. Sempre in guerra con i nuragici, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali[127].

Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XVIII e XIX secolo, ci fu l'insediamento di Liguri nell'isola di San Pietro. Arrivarono poi alcune popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che nel 1928 fondarono Mussolinia, in seguito rinominata Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1938). Nel 1946 arrivarono molti esuli istriano-giuliano-dalmati scampati all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell'Istria, che si stabilirono a Fertilia, nella Nurra di Alghero.[128][129] Negli ultimi decenni si è registrato un discreto flusso immigratorio di cittadini provenienti da altri paesi europei ed extra-europei. La popolazione straniera al 31-12-2010 ammontava a circa 37.000 persone, il 2,2% della popolazione totale sarda.[130] Altro dato rilevante è quello relativo alle rimesse degli immigrati, cioè il denaro che i lavoratori extracomunitari spediscono dall'Italia ai loro paesi d'origine, che nel 2009 ha visto la Sardegna, fra tutte le regioni italiane, al quarto posto per il valore delle rimesse pro-capite.[131].

Emigrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Emigrazione sarda.

I primi flussi emigratori considerevoli si registrano verso la fine dell'ottocento, correlato anche all'interruzione del trattato commerciale con la Francia nel 1877. Considerando il periodo dal 1876 al 1903 gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le Americhe (di cui il 17% verso l'Argentina e l'11,4% verso gli Stati Uniti d'America). Dai primi anni del Novecento il flusso divenne costante, dal 1901 al 1905 la destinazione principale fu l'Africa. Dal 1906 al 1914 la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore.

Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il 1919 ed il 1925 l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa. In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l'isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso altre nazioni come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati. Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi, come negli anni sessanta era pari come numero a quella maschile.

Amministrazione e politica[modifica | modifica sorgente]

I cittadini italiani ed europei residenti nell'isola costituiscono l'omonima regione autonoma a statuto speciale, una delle due regioni, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la Valle d'Aosta nel vecchio Statuto) il cui Statuto utilizza l'espressione «Popolo Sardo», formula condivisa dal 1971 con gli abitanti del Veneto, ossia «Popolo Veneto»,[132] entrambi parte del «Popolo Italiano». Lo Statuto è stato approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3, recante Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna, variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale.[133]

Il presidente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti della Sardegna.

Il presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull'attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell'esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordinamenti presidenziali.

Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'Unione europea rispetto alle posizioni dell'Isola.

La Giunta regionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giunta regionale della Sardegna.

La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Attualmente governa la Regione la Giunta del Presidente Francesco Pigliaru del PD, eletto nelle elezioni regionali del 16 febbraio 2014.

Il Consiglio regionale[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione Sardegna: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 60 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna. Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

Partiti politici[modifica | modifica sorgente]

A fianco allo Statuto Regionale di Autonomia sono presenti nell'isola, oltre ai partiti politici nazionali, diversi partiti regionali, fra cui movimenti di ispirazione autonomista o indipendentista. Il partito di più lunga tradizione autonomista è il Partito Sardo d'Azione, fondato da Emilio Lussu e Camillo Bellieni e che nella persona di Mario Melis negli anni ottanta espresse il Presidente della Giunta Regionale. Altri partiti locali presenti con propri eletti in Consiglio Regionale sono i Riformatori Sardi - Liberaldemocratici e l'Unione Democratica Sarda, e sono attivi diversi movimenti e gruppi politici indipendentisti.

Regioni storico-geografiche della Sardegna

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni territoriali storiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Curatoria, Storia della Sardegna giudicale e Storiche suddivisioni amministrative in Sardegna.

La Sardegna ha avuto nel tempo diverse suddivisioni amministrative e territoriali. Inizialmente, già in periodo romano, il territorio sardo era stato suddiviso in diocesi ecclesiastiche, successivamente, nel periodo medioevale, la Sardegna era ripartita in giudicati e in curatorie, con dei brevi intermezzi signorili e comunali. Poi durante il dominio aragonese e spagnolo, l'isola venne divisa in vari feudi con marchesati, baronie e contee, che lasciarono tracce profonde come dal nome della regione storica delle Baronie. Nel XIX secolo la Regione era già organizzata con prefetture, province, tribunali, mandamenti e comuni.

La Sardegna è suddivisa in regioni storiche che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che probabilmente ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata dalle tribù nuragiche.[134] Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito dal Medioevo fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate. Ecco quelle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro, Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus-Gerrei, Sulcis Iglesiente, Trexenta.

Le otto province sarde.

Suddivisione amministrativa attuale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istituzione di nuove province in Sardegna nel 2001.

Nel 1848 durante il Regno di Sardegna l'Isola fu suddivisa in 3 divisioni (Cagliari, Nuoro e Sassari), in 11 province (Alghero, Cagliari, Cuglieri, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 84 mandamenti e 363 comuni. Sempre durante il regno sardo-piemontese nel 1859 la Sardegna fu suddivisa in due province (Cagliari e Sassari), in 9 circondari (Alghero, Cagliari, Iglesias, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 91 mandamenti e 371 comuni. Questa suddivisione si mantenne fino al 1927 quando furono eliminati tutti i circondari in Italia.

Dal gennaio 1927 fino al luglio 1974 la Sardegna fu suddivisa in 3 province: Cagliari, Nuoro e Sassari. Nel 1974 fu istituita la Provincia di Oristano, così si ebbero 4 province fino al maggio 2005, quando divennero operative altre 4 nuove province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. Allo stato attuale la Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province) a pari della Lombardia (dove però vi sono 12 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti.

In seguito ai referendum regionali del 2012, riguardanti anche le istituzioni provinciali, è stato dato avvio a un processo di riorganizzazione amministrativa di questi enti intermedi: in aula il 24 maggio 2012[135] è stato decretato che secondo gli attuali intendimenti della Regione tali enti dovrebbero essere riformati o aboliti, trasferire i loro poteri ad altri enti come le unioni dei comuni,[136][137][138] entro il 1º luglio 2013 secondo l'ultima proroga.[139]

Circoscrizioni giudiziarie e sedi di tribunale (circondari)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordinamento della giustizia in Italia.

L'intero territorio regionale della Sardegna costituisce il distretto della Corte di appello di Cagliari (con sezione staccata di Sassari), all'interno del quale si trovano i sei Tribunali (Cagliari, Lanusei, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio Pausania), la cui circoscrizione territoriale di ciascuno viene definita circondario. I sei tribunali sono organizzati, inoltre, con sezioni distaccate nei principali centri del circondario (Alghero, Carbonia, Iglesias, La Maddalena, Macomer, Olbia, Sanluri e Sorgono), spesso corrispondenti con la sede delle soppresse Preture, il cui territorio veniva definito mandamento.

Suddivisione ecclesiastica della Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regione ecclesiastica Sardegna.

La Regione ecclesiastica Sardegna è una delle regioni ecclesiastiche della Chiesa cattolica in Italia. In Sardegna vi sono tre arcidiocesi, i cui territori costituiscono le relative province ecclesiastiche, e sette diocesi. L'intero territorio dell'Isola è suddiviso nel seguente modo: Provincia ecclesiastica di Cagliari (Arcidiocesi di Cagliari, Diocesi di Iglesias, Diocesi di Lanusei e Diocesi di Nuoro); Provincia ecclesiastica di Oristano (Arcidiocesi di Oristano e Diocesi di Ales-Terralba); Provincia ecclesiastica di Sassari (Arcidiocesi di Sassari, Diocesi di Alghero-Bosa, Diocesi di Ozieri e Diocesi di Tempio-Ampurias).

La squadra italiana di Hockey su prato che vanta il più ricco palmarès, è la S. G. Amsicora di Cagliari.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Sardegna.

Lo sport organizzato e praticato in senso moderno si diffuse in Sardegna nella seconda metà dell'Ottocento. Le varie discipline sportive, praticate inizialmente in modo elitario dalle classi agiate e da quelle militari, si affermarono di pari passo con quelle della penisola. In seguito, con il diffondersi degli sport popolari, in particolar modo del ciclismo, anche le classi meno agiate iniziarono ad interessarsi alle differenti discipline sportive. Inizialmente praticate nelle città, si diffusero poi nelle periferie e nei centri minori. Le prime società sportive furono fondate a Cagliari, a Sassari e nel Sulcis dove era alta la concentrazione di operai che lavoravano nelle miniere.

La diffusione capillare su tutti i centri isolani si ebbe dal secondo dopoguerra in poi. Attualmente lo sport coinvolge il 20% della popolazione con circa 300.000 praticanti, divenendo un fenomeno di massa, sostenuto anche da iniziative della Regione Sardegna (legge n. 17/1999), che favoriscono l'organizzazione di eventi sportivi anche a livello internazionale. L'Isola è rappresentata a livello nazionale con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nell'hockey su prato maschile e femminile, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano (maschile e femminile), nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel baseball e nel softball e nel tennis (maschile e femminile).

Sport tradizionali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istrumpa.

Uno sport in particolare, S'istrumpa, o lotta sarda, disciplina riconosciuta dal CONI e dalla Federazione Internazionale Lotte Celtiche (F.I.L.C), è una pratica sportiva tipica della Sardegna le cui origini sono antichissime. Rivalutata di recente e praticata soprattutto nella Sardegna centrale, i campioni sardi sono conosciuti a livello internazionale[140]. Altro sport di origine antiche e molto praticato è sa Murra o Morra, diffusa e conosciuta in tutta l'Italia, gioco noto anche agli antichi Egizi, ai Greci e Romani che lo chiamavano micatia.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Cagliari Calcio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cagliari Calcio.

Nel capoluogo dell'isola ha sede l'omonimo Cagliari Calcio, società fondata nel 1920 e che attualmente gioca nella Serie A del Campionato italiano. Gli incontri casalinghi vengono disputati allo stadio Sant'Elia di Cagliari. Nella stagione 2012-2013 la squadra giocò gli incontri casalinghi nello stadio Is Arenas a Quartu Sant'Elena, dopo che la società aveva abbandonato lo storico impianto cagliaritano. Seguita dai tifosi isolani come la squadra che vinse lo scudetto nella stagione 1969-1970, la prima tra i club italiani non situata nel centro-nord.

Lo storico titolo fu per la città di Cagliari un'occasione di orgoglio portando all'attenzione nazionale e internazionale tutti i sardi e la Sardegna stessa, infatti 6 giocatori della squadra (Albertosi, Cera, Domenghini, Gori, Niccolai e Riva) furono poi convocati ai Mondiali del 1970 in Messico dove furono protagonisti diventando vice-campioni mondiali[141]. Figura emblematica di quella vittoriosa stagione (lo scudetto fu vinto con sole due partite perse e 11 gol subiti, record ancora ineguagliato) fu il capocannoniere Gigi Riva soprannominato Rombo di Tuono[142].

Il PalaSerradimigni a Sassari

Calcio femminile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Dilettantistica Torres Calcio.

L'A.S.D. Torres Calcio è una società di calcio femminile di Sassari ed è la principale della regione, nonché la più titolata d'Italia. Detiene infatti il record di Scudetti, Coppe Italia e Supercoppe italiane.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinamo Basket Sassari, Brill Cagliari, Mercede Basket Alghero, Virtus Cagliari e CUS Cagliari.

La massima espressione del basket sardo è la Polisportiva Dinamo Sassari, che dopo una ventennale militanza nel Campionato di Legadue, ha raggiunto nella stagione 2009/2010 la promozione nella massima serie del campionato italiano maschile di pallacanestro, e nel biennio 2010/2012 ha partecipato ai play-off scudetto. Quest'anno, per la prima volta nella sua storia parteciperà all'Eurocup. In passato la Brill Cagliari ha militato nella Serie A dal 1968 al 1978. Nel basket femminile le principali società sono la Mercede Basket Alghero, la Virtus Cagliari e il CUS Cagliari.

Nell'ambito del basket in carrozzina figurano l'Anmic Dinamo Sassari, facente parte della Polisportiva omonima, e il GSD Porto Torres

Manifestazioni sportive internazionali[modifica | modifica sorgente]

Soprattutto in campo velico, le competizioni internazionali che si disputano nell'Isola sono molteplici e di grande prestigio. Anche il rally ha lunga tradizione e il Giro di Sardegna di ciclismo è stato vinto da importanti campioni.

Vela[modifica | modifica sorgente]

I centri velici e le scuole di vela sono molto numerosi e situati lungo tutta la costa sarda. Porto Cervo è una tra le più importanti mete dello yachting internazionale. Altri yacht club si trovano ad Alghero, Bosa, Cagliari, Carloforte, Stintino. I principali avvenimenti nautici sono: il Maxi Yacht Rolex Cup, nella prima settimana di settembre; la Veteran Boat rally, considerata una delle più grandi regate di barche d'epoca[143]; la Regata della Vela Latina a Stintino ad agosto; la Sardinia Rolex Cup, in settembre a Porto Cervo, considerata dagli appassionati come l'equivalente mediterranea dell'Admiral's Cup[144]; la Tiscali Cup; la Bordeggiata di giugno a Porto Torres; la Regata di mezz'agosto ad Alghero; la Vinetta Cup a Carloforte; la Città di Bosa; il Trofeo Formenton a Porto Raphael; la Settimana delle Bocche, per citarne alcune.

Windsurfing a Porto Pollo.

Windsurf[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isola dei Gabbiani.

L'Isuledda, conosciuta come Isola dei Gabbiani, è un'area di circa 180.000 m² circondata dal mare, unita alla terraferma da un istmo di terreno sabbioso, nelle vicinanze delle località di Porto Pollo e Barrabisa, a nord di Palau. Questo suggestivo promontorio è universalmente riconosciuto come paradiso del windsurf e del kitesurf. La caratteristica che rende questa zona ideale per la pratica di questi sport è quella di offrire un'ottima esposizione ai venti provenienti dal quadrante Nord-Ovest (Tramontana, Maestrale e Ponente). Inoltre venendo dalla strada e guardando l'Isuledda, si hanno di fronte due grandi baie: quella a sinistra (baia di ponente, sopravvento) è solitamente caratterizzata da un leggero moto ondoso (nel gergo dei surfisti viene chiamato chop) e da vento costante (purché non ci si avvicini troppo alla costa), quella a destra (baia di levante, sottovento e prossima alla baia di Porto Pollo) invece presenta condizioni di acqua piatta e vento un po' più rafficato. Il fondale è in entrambe le parti sabbioso e l'acqua limpidissima. Nel 2005 Aglientu ha ospitato il Kitesurf World Cup nella spiaggia di Vignola.

Rally[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rally Costa Smeralda, Rally d'Italia e Rally di Sardegna.

Il Rally d'Italia che si svolge in Sardegna è una manifestazione inserita nel calendario del Campionato Mondiale Rally in sostituzione dal 2004 del Rally di Sanremo. La manifestazione si svolge su strade strette e tortuose della Gallura. L'appuntamento rappresenta un evento sportivo molto atteso e richiama un gran numero di appassionati. La prima edizione del Rally Costa Smeralda risale invece al 1978; nella sua storia ha visto competere i più grandi campioni che hanno dato vita spesso a duelli memorabili, come quello tra Attilio Bettega e Luigi Battistolli nel 1979, o quello tra Miki Biasion e Fabrizio Tabaton del 1983. Da ricordare le vittorie di Bernard Darniche nel 1980, di Markku Alen nel 1981 e nel 1988, la vittoria di Henri Toivonen nel 1984 e nel 1986, il successo di Juha Kankkunen nel 1987 e di Didier Auriol nel 1988[145]

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giro di Sardegna.

La gara ciclistica Sassari-Cagliari, già dal lontano 1948, richiamava sull'Isola i grandi campioni del ciclismo professionistico mondiale. Nell'albo d'oro di questa corsa appaiono nomi importanti come Fiorenzo Magni, Hugo Koblet, Fred De Bruyne, Miguel Poblet, Rik Van Looy, Franco Bitossi, Vittorio Adorni, Patrick Sercu, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Dieci anni dopo, per merito di Francesco Pretti e Rik Van Looy nacque il Giro di Sardegna.[146]

Corsa campestre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trofeo Alasport.

Il Trofeo Alasport o Cross di Alà dei Sardi è considerato un appuntamento di rilievo per gli appassionati di cross maschile e femminile, vi partecipano infatti i campioni più conosciuti della specialità. La manifestazione è nata nel 1973 ad Alà dei Sardi per iniziativa della giunta comunale. Da gara di corsa campestre negli anni è divenuto un appuntamento crossistico prima a livello nazionale, ospitando atleti come Gabriella Dorio, Gelindo Bordin, Agnese Possamai, Venanzio Ortis, Salvatore Antibo, Francesco Panetta, poi diventando importante appuntamento internazionale, con la partecipazione di campioni olimpici come Kenenisa Bekele, Bronislaw Malinowski (atleta), e primatiste del mondo come Tegla Loroupe, Paul Tergat[147]

Personalità illustri[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della storia la Sardegna ha dato i natali a personalità versate in ogni genere di arte e disciplina. Durante il Novecento ha espresso figure di rilevanza internazionale come Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer, segretario del più grande partito comunista dell'occidente, la scrittrice premio Nobel Grazia Deledda e diversi Presidenti della Repubblica, fra cui Antonio Segni e Francesco Cossiga, oltre a Giuseppe Saragat, nato a Torino da genitori sardi.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008[148]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato ISTAT - Popolazione al 31 dicembre 2013
  2. ^ http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2013/analisi_s-r/1321_sardegna/1321_sardegna.pdf Valore aggiunto e PIL per settore di attività economica - p.55
  3. ^ Nella lingua sarda coesistono anche altre forme locali date da diverse trascrizioni fonetiche, quali "Sardinna", "Sardìngia", "Sardinza", "Sardìnnia", etc.
  4. ^ Secondo la pronuncia algherese "Saldegna".
  5. ^ Regioni d'Italia in ordine di superficie..
  6. ^ Regioni d'Italia in ordine di superficie..
  7. ^ Davide Mocci, Sardegna nel cuore del Mediterraneo (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it, Rai Tre Geo & Geo. URL consultato l'8 febbraio 2011.Video documentario sulla Civiltà nuragica
  8. ^ Sardegna Digital Library, Il Gennargentu (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  9. ^ Ignazio Camarda, Montagne di Sardegna (PDF) in www.sardegnadigitallibrary.it, Carlo Delfino. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  10. ^ Lazzaro Cocomazzi, Sardegna. Le coste (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it, Sardegna TV Srl. URL consultato il 12 febbraio 2011. Video-documentario sulle coste della Sardegna
  11. ^ Davide Mocci, Piccole Isole Grandi Meraviglie (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it, Rai Tre Geo & Geo. URL consultato il 12 febbraio 2011. Documentario trasmesso dalla RAI nella trasmissione Geo & Geo nell'anno 2001
  12. ^ Dipartimento Protezione Civile, Classificazione sismica dell'Italia in www.protezionecivile.it, Presidenza Consiglio dei Ministri. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  13. ^ Dipartimento Protezione Civile, Elenco comuni italiani con relativa classificazione sismica (PDF) in www.protezionecivile.it, Presidenza Consiglio dei Ministri. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  14. ^ a b c Piero Angelo Chessa e Alessandro Delitala, Introduzione in SardegnaArpa. URL consultato il 28 agosto 2014.
  15. ^ a b c d Piero Angelo Chessa e Alessandro Delitala, La temperatura massima in SardegnaArpa. URL consultato il 28 agosto 2014.
  16. ^ Piero Angelo Chessa e Alessandro Delitala, La temperatura minima in SardegnaArpa. URL consultato il 28 agosto 2014.
  17. ^ Piero Angelo Chessa e Alessandro Delitala, Gli eventi estremi in SardegnaArpa. URL consultato il 28 agosto 2014.
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  19. ^ Piero Angelo Chessa e Alessandro Delitala, Il vento in SardegnaArpa. URL consultato il 28 agosto 2014.
  20. ^ Mauro Meloni, Bilancio della Bufera di vento, in Sardegna Maestrale ad oltre 160 km/h in Meteogiornale.it, 7 gennaio 2012. URL consultato il 28 agosto 2014.
  21. ^ Marcello Mazzella, Sardegna un mare di cultura (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it, Esit. URL consultato il 28 febbraio 2011.Video sulle testimonianze archeologiche e culturali
  22. ^ (EN) Sito Unesco, Su Nuraxi di Barumini in whc.unesco.org. URL consultato il 28 febbraio 2011.Sito Unesco con motivazione della scelta di inserire il nuraghe come patrimonio mondiale dell'umanità
  23. ^ http://www.archiviogiuridico.it/Archivio_12/Zedda_Pinna.pdf
  24. ^ Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La Carta de Logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma - Bari, 2004, p. VII e ssgg.
  25. ^ Sardegna DigitalLibrary - Immagini - La Sardegna custodisce lo scudo di Savoia Sardegna Digital Library
  26. ^ Su tale fase conclusiva della storia del regno di Sardegna si vedano: G. Sotgiu, Storia della Sardegna sabauda, Roma-Bari, 1984, e Id., Storia della Sardegna dopo l'Unità, Roma-Bari, 1986; F.C. Casula, La storia di Sardegna, Sassari-Pisa, 1994;
  27. ^ G. F. Chiai, Rivista di Studi Fenici, Volume XXX, 2 (PDF) in www.libraweb.net, Consiglio Nazionale delle Ricerche Roma, pp. 125-146. URL consultato il 28 febbraio 2011.
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  31. ^ Salvatore Dedòla, La Stele di Nora in www.linguasarda.com, Linguasarda.com. URL consultato il 3 marzo 2011.
  32. ^ Regione autonoma della Sardegna, Identità istituzionale: lo stemma dei quattro mori in www.regione.sardegna.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 2 maggio 2011.
  33. ^ Il Psd’Az chiede “Su patriottu” come inno ufficiale-Regione Autonoma della Sardegna
  34. ^ Storia della lingua sarda, Giorgo Ingrassia e Eduardo Blasco Ferrer, CUEC
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  49. ^ S'italianu in Sardìnnia, Amos Cardia, Askra
  50. ^ Sardegna tra tante lingue, autori Roberto bolognesi e Wilbert heeringa, Ed. Condaghes, 2005
  51. ^ Manlio Brigaglia, Sardegna isola del silenzio in www.mclink.it, Italo Innocenti Edizioni. URL consultato il 28 febbraio 2011.. Nel suo libro Manlio Brigaglia rileva che se ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio avesse chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia, avrebbe detto «pone mihi tres panes in bertula» e cioè, pressappoco, la stessa frase che è tuttora in uso nel sardo corrente («ponemi tres panes in bertula»)
  52. ^ Giovanni Lupinu, Alessandro Mongili, Anna Oppo, Riccardo Spiga, Sabrina Perra, Matteo Valdes, Le lingue dei Sardi, una ricerca sociolinguistica (PDF) in www.sardegnacultura.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  53. ^ Cristina Maccioni, Manlio Brigaglia, Intervento di Michelangelo Pira su "La lingua" (Audio) in www.sardegnacultura.it, RAI Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  54. ^ Eduardo Blasco Ferrer, La lingua sarda contemporanea - grammatica del logudorese e del campidanese, Edizioni Della Torre, 1986
  55. ^ AA.VV., Karijn Helsloot (a cura di Roberto Bolognesi), La lingua sarda, Ed. Condaghes, 1999
  56. ^ Delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012.
  57. ^ Dicitura bilingue per lo stemma della Regione in La Nuova Sardegna, 07 luglio 2012. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  58. ^ Legge Regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell'identità del popolo sardo
  59. ^ Regione Autonoma della Sardegna, Legge regionale 20 settembre 2006, n. 14 in www.regione.sardegna.it, Regione Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  60. ^ Regione autonoma della Sardegna, Archeologia in www.sardegnacultura.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 2 maggio 2011.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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