Regio VI - Umbria

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Cartina della Regio V Picenum e VI Umbria

La Regio VI, detta Umbria o Umbria et Ager Gallicus[1], è una delle regioni in cui l'imperatore Augusto aveva diviso l'Italia nel I secolo d.C.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

La regione sesta è nota come Umbria o come Umbria et Ager Gallicus[1] in quanto nel territorio regionale erano compresi due territori distinti: la parte dell'attuale Umbria posta ad est del Tevere e l'Ager Gallicus, detto anche Ager Gallicus Picenus[2], il territorio che i Romani avevano conquistato ai Galli Senoni e che essi a loro volta avevano invaso e popolato mescolandosi ai Piceni; esso corrispondeva alle attuali Marche settentrionali, a Nord dell'Esino. La parte occidentale dell'Umbria attuale, situata ad ovest del Tevere, era invece compresa nell'Etruria.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio regionale corrisponde solo parzialmente all'attuale regione Umbria, non essendovi allora compresa la cosiddetta "Etruria tiberina", ovvero il territorio alla destra del Tevere (Perugia, Orvieto, ecc.). Comprende invece una parte delle attuali Marche (a nord del fiume Esino, zona chiamata ager Gallicus e a sud della stessa valle)e ad est dello spartiacque appenninico (Camerino) e alcune zone delle attuali Romagna (ad es. Sarsina) e Toscana (ad es. Sestino). La città di origine umbra di Ariminum (Rimini), colonia di diritto latino dedotta nel 268 a.C., pur essendo all'estremità nord dell'ager Gallicus, fu esclusa dalla Regio VI ed inclusa da Augusto nella Regio VIII Aemilia.

Una descrizione del territorio della Regio VI è presente nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro III, paragrafi 112-114)[3] con l'elenco delle città che con i propri territori costituivano la regione.

(LA)

« Iungetur his sexta regio Umbriam conplexa agrumque Gallicum citra Ariminum. »

(IT)

« Aggiungeremo a questa[4] la sesta regione che comprende l'Umbria e il territorio dei Galli al di qua di Rimini. »

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 112; Traduzione di G. Ranucci in G.B. Conte (a cura di), Gaio Plinio Secondo. Storia Naturale I. Cosmologia e geografia. Libri 1-6, Torino 1982)

Le città della Regio VI[modifica | modifica wikitesto]

La Regio VI comprendeva il territorio di molte città di fondazione umbra, gallica e romana. Alcune di esse erano originariamente centri piceni[5]. Plinio il Vecchio enumera 44 città oltre ad altre località minori, di queste città oggi 25 appartengono alla regione Umbria e 16[6] alla regione Marche, 2 alla Romagna e 1 alla Toscana:

Le città della regio VI
Nome latino Nome umbro Nome attuale[7] Zona Regione attuale Fondazione Tribù Note
Aesis Jesi ager Gallicus Marche picena[8], poi colonia romana dedotta nel 247 a.C. Pollia
Ameria Amer Amelia Umbria umbra
Arna Civitella d'Arna Umbria umbra
Asisium Assisi Umbria umbra Sergia
Attidium Atiersium[9] Attiggio, vicino Fabriano Marche umbra Lemonia
Camerinum Kamars Camerino Marche umbra Cornelia
Carsulae vicino San Gemini Umbria
Corculon Falisci Montefalco Umbria umbra
Fanum Fortunae - Fano ager Gallicus Marche picena[8], poi colonia romana Pollia Colonia Julia Fanestris
Forum Flaminii San Giovanni Profiamma (Foligno) Umbria Fondata nel 220 a.C. dal censore Gaio Flaminio durante la costruzione della via Flaminia
Forum Julii Concupiensium vicino Pietralunga Umbria Elevata a municipium nell'eta augustea
Forum Sempronii - vicino Fossombrone ager Gallicus Marche picena[8] Pollia
Fulginium, Fulginia Fulkinion Foligno Umbria fondazione umbra, secondo alcuni autori nel 1480 a.C. Cornelia
Hispellum Spello Umbria umbra Lemonia, poi Julia Splendidissima colonia Julia
Iguvium Ikuvium Gubbio Umbria umbra Clustumina
Interamna Nahars Terni Umbria fondazione umbra nel 672 a.C.
Matilica Matelica Marche picena[8] Cornelia
Mevania Bevagna Umbria umbra Æmilia
Mevaniola vicino Galeata Romagna umbra Stellatina
Narnia Nahars Nequinum Narni Umbria fondata dagli Umbri come Nequinum, distrutta dai romani, fu da essi rifondata nelle vicinanze come Narnia Nahars Papiria
Nuceria Camellaria Nocera Umbra Umbria umbra
Nuceria Favoniense Pievefanonica vicino Capodacqua (Foligno) Umbria
Ocriculum vicino Otricoli Umbria umbra
Ostra - vicino Ostra Vetere ager Gallicus Marche fondazione romana Pollia
Pisaurum - Pesaro ager Gallicus Marche picena[8], poi, dal 184 a.C., colonia romana Stellatina In età triumvirale e augustea la città assunse il nome di colonia Iulia Felix Pisaurum
Pitinum Mergens - vicino Acqualagna Marche Clustumina
Pitinum Pisaurense - vicino Macerata Feltria ager Gallicus Marche Oufentina
Plestia vicino Colfiorito Umbria/Marche[10] umbra Oufentina
Sarsina Sarsina Romagna umbra Pupinia
Sena Gallica - Senigallia ager Gallicus Marche colonia romana dal 283 a.C. Pollia
Sentinum vicino Sassoferrato Marche Lemonia
Sestinum Sestino Toscana Clustumina
Spoletium Spoleto Umbria umbra, la colonia romana fu fondata nel 241 a.C. Horatia
Suasa - vicino Castelleone di Suasa ager Gallicus Marche fondazione romana[11] Camilla detta a volte Suasa Senonum[12]
Suillum vicino Sigillo Umbria municipio romano retto da duoviri
Tadinum Tarsina Gualdo Tadino Umbria umbra
Tifernum Metaurense vicino Sant'Angelo in Vado Marche Clustumina
Tifernum Tiberinum Città di Castello Umbria Clustumina
Trebia o Lucana Trebiensis vicino Trevi Umbria Æmilia
Tuder Tutere Todi Umbria umbra Clustumina
Tuficum Borgo Tufico, vicino Fabriano Marche Oufentina
Urvinum Hortense vicino Collemancio Umbria romana
Urvinum Metaurense Urbino Marche Stellatina detto a volte anche Urvinum Mataurense
Vettona Bettona Umbria umbra

La riforma di Diocleziano[modifica | modifica wikitesto]

Con una riforma delle divisioni amministrative dell'Italia, nel 297 d.C. l'imperatore Diocleziano, accorpò gran parte della Regio VI Umbria alla Regio VII Etruria costituendo così la VI provincia denominata Tuscia et Umbria o, alcuni secoli dopo, Tuscia[13], mentre unì la parte orientale al Piceno a formare la Regio VII Flaminia et Picenum che fu successivamente divisa nelle due province Flaminia et Picenum Annonarium e Picenum Suburbicarium.

A causa del malcontento popolare per l'unione di fatto dell'Umbria all'Etruria sotto un unico Corrector dipendente dal Vicariatus Italiae (detto poi da Costantino Italia Annonaria), nel 333 d.C. (quindi appena 33 anni dopo la riforma di Diocleziano), Costantino fu costretto a ridare autonomia all'Umbria con l'editto denominato "Rescritto di Costantino" dato ad Hispellum (e qui conservato presso il palazzo civico), che inoltre poneva la capitale religiosa dell'Umbria al Clitumno (allora extraterritorio appartenente alla colonia Julia di Hispellum), dando anche alla colonia il titolo di Flavia Costans.

Viabilità[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio era attraversato da molte strade romane di varia importanza che collegavano i vari centri e le vallate.

Vie consolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Via Flaminia: la via consolare principale che partendo da Roma attraversava gli Appennini arrivando al mar Adriatico all'altezza di Fanum Fortunae e continuava fino ad Ariminum.

Strade secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Per il nome Ager Gallicus vedi: Lorenzo Braccesi, Hellenikòs Kolpos: supplemento a Grecità adriatica L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2001 (pagina 110, testo consultabile su Google libri)
  2. ^ Per il nome Ager gallicus picenus vedi: Lorenzo Braccesi, Hellenikòs Kòlpos: supplemento a Grecità adriatica L'erma di Bretschneider, 2001 (pagina 110, testo consultabile su Google libri); Luca Antonelli, I Piceni: corpus delle fonti. La documentazione letteraria, editrice L'Erma di Bretscneider, 2003; Adam Ziólkowski, Storia di Roma, Pearson Italia S.p.a., 2006; Ulrico Agnati, Per la Storia Romana Della Provincia Di Pesaro e Urbino, editrice L'Erma di Bretscneider, 1999
  3. ^ Vedi il passo nella wikisource latina
  4. ^ N.d.t.: riferendosi alla regio V prima descritta
  5. ^ Delia G. Lollini, La civiltà picena in Popoli e civiltà dell'Italia antica, Roma, Biblioteca di Storia Patria, 1976, Vol. V.
  6. ^ Nell'attuale territorio della regione Marche erano presenti in epoca romana 35 città romane, 19 nella Regio V e 16 nella Regio VI. Fonte: Archeologia nelle Marche, Mario Luni, 2003, pag. 136, ISBN 88-392-0744-9
  7. ^ Se non c'è continuità urbanistica tra la città romana ed insediamento attuale, viene indicato la località attuale più vicina al sito urbano antico preceduta da "vicino"
  8. ^ a b c d e Delia Lollini, La Civiltà Picena', (in Popoli e civiltà dell'Italia antica), capitoli da Piceno I a Piceno VI. Per gli abitati e le necropoli picene di Matelica, Moscosi, Montedoro e Pesaro, ancora non ritrovati al momento della pubblicazione del volume precedente, si è fatto riferimento a: Piceni popolo d'Europa, Roma, De Luca, 1999. ISBN 88-8016-332-9
  9. ^ Giacomo Devoto, Le Tavole di Gubbio, Sansoni, 1977. Citando le Tavole eugubine
  10. ^ L'attuale confine umbro-marchigiano divide a metà il nucleo urbano antico. Fonte:Nereo Alfieri, Le Marche e la fine del mondo antico, in Atti Mem. Deputazione Storia Patria delle Marche. 86 , 1983, pp. 9-34.
  11. ^ La città di Suasa sorge nel III secolo a.C. come praefectura e assume dignità municipale a metà del I secolo a.C. L'ipotesi di un preesistente insediamento gallico rimane aperta ma al momento senza riscontro nei dati archeologici.
  12. ^ Questa denominazione è stata utilizzata da alcuni autori nei secoli recenti ma non trova attestazioni in fonti antiche o nel dato archeologico, quindi è da considerarsi non corretta.
  13. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, Liber II (passo 16)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La documentazione epigrafica latina della Regio VI è stata raccolta in C.I.L. nel volume XI.

  • Nereo Alfieri, Le Marche e la fine del mondo antico, in Atti Mem. Deputazione Storia Patria delle Marche. 86, 1983
  • P.L. Dall'Aglio - S. De Maria - A. Mariotti (a cura di), Archeologia delle valli marchigiane Misa, Nevola e Cesano, Perugia 1991
  • Augusto Ancillotti - Romolo Cerri, La civiltà degli Umbri, Edizioni Jama, Perugia, 1996
  • Nereo Alfieri, Scritti di topografia antica sulle Marche, a cura di Gianfranco Paci, Editrice Tipigraf, 2000, ISBN 88-87994-09-9
  • Mario Luni (a cura di), La Via Flaminia nell'ager Gallicus, Urbino 2002
  • Mario Luni, Archeologia nelle Marche, 2003, ISBN 88-392-0744-9
  • Gino Sigismondi, La battaglia tra Narsete e Totila nel 552 d.C. in Procopio, BDSPU, vol.LXV-fasc.1,Perugia,1968
  • Gino Sigismondi,Nuceria in Umbria,Edizioni Ediclio, Foligno, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]